Comincia il tam tam

Il 29 marzo si andrà a votare per il referendum sul taglio dei Parlamentari. Mi sono già espresso (per esempio qui) , mentre sui social è cominciato il tam tam. Una delle perle: “Non se ne sente parlare nei tg perché i politici vogliono difendere le loro poltrone”. Fin troppo prevedibile. Non ci sarà, ahimé, un ragionamento di testa e cervello, ma solo di pancia. O, meglio, con parti più basse del corpo, quelle dove non batte il solo. Ma si, tagliamo tutto, come fatto con le provincie (peraltro non del tutto cancellate): al poi ci si penserà poi. Senza (o quasi) amministrazioni provinciali la vita vi sembra migliorata? Quella delle strade e delle scuole? Sono diminuite le tasse? Ma torniamo al taglio dei Parlamentari. Si risparmierebbe qualcosa, magari. Ma quanto si perderebbe in rappresentatività, in “vicinanza” ai cittadini? Lo schema che pubblico lo dimostra (tratto dal profilo Fb di Economia Italia): l’Italia resterebbe più indietro di tante paesi civili ed europei. Il problema che non si vuole affrontare, proprio perché parlare con le parti basse è più facile, colpisce di più, fa guadagnare (forse) più consensi in un Italietta ignorante e incapace di ragionare, è che il problema non è la politica in generale e il numero di Parlamentari: il problema è la cattiva politica, il problema è come lavorano i Parlamentari, quello che fanno o non fanno. Sono convinto che chi adesso agita la bandiera del taglio, domani sarà il primo a lamentarsi perché il parlamentare di turno non risponde al territorio di riferimento. E non mi parlate della Boschi o di Padoan (o di qualsiasi altro onorevole o senatore di un altro colore), perché il problema è quello di cui sopra. O, per chi è duro di comprendonio, è quello che per fare dispetto alla moglie…

Da Economia Italia: “Domenica 29 Marzo si vota per il referendum costituzionale confermativo (che quindi non prevede quorum minimo) sul taglio del numero dei parlamentari. È a tutti gli effetti una modifica alla Costituzione. Il testo sarà questo:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana – serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?”.

Se votate SÌ acconsentite alla riduzione dei Parlamentari, se votate NO non acconsentite.
L’astensione dal voto NON varrà come un NO.

Se passa il referendum, quindi se vinceranno i SÌ, Italia diventa il paese Ue con il minor numero di deputati per popolazione: con 0,7 “onorevoli” ogni 100.000 abitanti (dall’uno precedente), supererebbe la Spagna che detiene il primato con 0,8″.

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Annaspando (e un bel ps sulle non risposte dell’Ordine)

Pare solo a me (magari sarò smentito in giornata) o il centrodestra sta annaspando sulle regionali? Siamo quasi a fine febbraio e non c’è ancora il nome del candidato, mentre Eugenio Giani, l’unico che riesce a tenere a bada (o viceversa?) Matteo Renzi, da più di un mese (si fa per dire…) è in giro dalla mattina alla sera da Carrara a Chianciano, passando da Orbetello e Foiano. Il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna aveva dato la sua disponibilità, forte del suo civismo e dello schema vincente in Maremma, a Grosseto e a Siena. A fine gennaio ha detto “non c’è più tempo”, anche per provare, come si dice a Siena, a “forzare il canape”; dubito che il tempo sia ritrovato un mese dopo. Si va dunque verso un candidato “di bandiera”: Lega, Forza Italia (probabile), Fratelli d’Italia. Tre mesi di campagna elettorale (si voterà presumibilmente a fine maggio) e stop. Gli altri? In Toscana probabilmente queste elezioni sanciranno la scomparsa o quasi dei CinqueStelle, probabile che siano seguiti a ruota dalla Sinistra. Sto già sbadigliando…

Ps: l’Ordine dei Giornalisti della Toscana annuncia ufficialmente “grande successo di partecipazione per le elezioni Inpgi in Toscana”. Ho chiesto lumi sulla percentuale di votanti rispetto agli aventi diritto, mi è stato risposto, in sostanza, di cercarmi i dati. Non vorrei apparire antipatico, ma se si annuncia (qui) una “partecipazione straordinaria” si fa in base a una elevata percentuale sugli aventi diritti al voto. Conosciuta. Oppure no? Poi ci lamentiamo noi giornalisti….

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Sempre a lavoro?

Leggendo questo articolo del “Soel 24 Ore” (qui il link), decido di tornare a parlare del lavoro di noi giornalisti. Dovrebbe, teoricamente, interessare un po’ tutta la categoria (che è abbastanza numerosa), invece temo fortemente che si prosegua nel coltivare il proprio orticello, oltretutto nella consapevolezza come sia prossimo alla seccatura totale. Basta notare quanti sono andati, in passato, a votare per l’Ordine dei Giornalisti (e sottolineando anche chi è andato a votare, con tutto il rispetto, s’intende), chi ha votato per l’Inpgi, per esempio. C’è, anzi, ci sarebbe una battaglia valoriale e culturale da fare, secondo la quale – per dirla in maniera social, cioè più semplice possibile – se ti curi non vai dall’avvocato, se hai una causa non vai dal chirurgo, se devi leggere qualcosa non leggi quello che scrive l’idraulico. Non tutti, dunque, possono fare tutto. Poi ci sono idraulici bravi e idraulici meno bravi a cui far aggiustare il proprio lavandino che perde. Se però questa battaglia non viene affrontata con un minimo di consapevolezza unitaria, la situazione di questa tabella peggiorerà. Sempre di più. Cosa che accadrà.

 

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Ignoranza: quello è il vero virus

Rispetto al post precedente, questo è più serio. Ahimè, però, si tratta sempre di un’eco che arriva al Nord dall’amata Civitas. Ho letto (qui per esempio) infatti di insulti rivolti a una ragazza cinese all’interno di un ristorante cittadino. Rea, naturalmente, solo di avere un profilo orientale. Logica conseguenza (logica nella mente bacata di chi ha fatto tale associazione) quella di vederla portatrice del mortale (?) virus corona. Purtroppo l’equilibrio, come ribadito più volte, fra ironia, ignoranza, allarmismo, razzismo è sempre più labile e bisogna sempre più fare attenzione in quello che si scrive, si dice, si racconta. Perché per trasformare una battuta in un insulto ci vuole poco, pochissimo. E se “una risata vi seppellirà”, sarà un altro tipo di virus a scavarci la fossa: quello dell’ignoranza. Faccio anche un passo indietro, in riferimento anche al ps in questo post (leggi qui). La polemica politica, in questo frangente di un partito locale, proprio non ci stava. Ribadisco, dunque, che alla luce dei fatti già prima dell’episodio siano stato encomiabili i messaggi del rettore dell’Unistrasi Piero Cataldi e del sindaco di Siena Luigi De Mossi, il quale, peraltro, ha poi sottolineato quanto sia stato deprecabile il successivo gesto. Sui messaggi e sui post che leggo su Facebook e sui social relativi al corona virus, da parte dei soliti espertoni del web (immediatamente laureatisi in vaccinologia), preferisco glissare: si va dalla sindrome della peste nera a numeri snocciolati a casaccio e non mancano richiami al governo per la chiusura di frontiere e porti. Peccato che non ci sia una cura contro l’ignoranza, il vero virus moderno. In realtà ci sarebbe, ma quanta fatica leggere…

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Diluizione

Pure in provincia di Trento, dove mi trovo in questo momento, è giunta la vasta eco dell’intenso dibattito tutto senese sulla pipì dei cani in centro (o giù di lì). Ci si chiede, in maniera amletica, se sia necessario o meno diluire con H20 il rifiuto corporeo ammoniaco proveniente dalle viscere dei canini, i quali scondinzolando si godono nel frattempo la loro ora di libertà, pur legata da un guinzaglio. L’interrogativo è se l’editto comunale, emanato qualche mese or sono, che impone sostanzialmente di anelare per le vie cittadine non solo con paletta e raccoglitore sterile per il rifiuto solido, bensì anche con contenitore di acqua diluente con la quale aspergere l’immonda traccia del passaggio canide, sia legittimo o meno. Se lo sono chiesto, come legittimamente stampato da un giornale locale, circa duecento cittadini, che hanno voluto inviare pure una (ben inteso altrettanto legittima) missiva all’assessore competente. Il sottoscritto non è un esperto di animali, non possiede un cane e quindi non è così all’interno dell’argomento argutamente dibattuto; inoltre conosce poco la formula chimica derivante dalla diluizione stradale di pipì di cane con acqua; a dir la verità ha anche problemi di setto nasale deviato, per cui riconosce solo odori intensi. Quindi non può, ahimè, entrare così sfacciatamente nel dibattito in corso (nella speranza anelata che sia comunque già concluso) sui social. Pur estraneo alla questione, il sopracitato pensa vieppiù che una bottiglietta d’acqua non possa inficiare la suddetta passeggiata, mentre potrebbe in molti casi venire meno l’adorabile caracollo di chi si vorrebbe godere le vie del centro (e non solo) della città medioevale. O forse la suddetta diluizione non è tale da portare benefici olfattivo-igienici alla comunità nostrana e non. Detto tutto questo, non sarebbe forse il caso di dibattere di temi ben più pregnanti per la nostra amata Civitas?

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Fronteggiamenti

Le novità che arrivano dal tribunale (leggi qui) mi fanno riflettere su alcuni aspetti. Ormai ci affacciamo (legittimamente, s’intende) alle prime corse “in provincia” del calendario di corse che ci porterà alle Carriere del 2020. Sono passati diversi mesi e, almeno a mio parere, non mi pare che si sia attivato un reale dibattito all’interno delle Contrade su tante tematiche che, pure, dovrebbero interessare il così detto “Palio d’inverno”, che, invece, è troppo spesso una accezione presa in maniera restrittiva: si parla, per l’appunto, solo e soltanto di Carriera, di fantini, di cavalli. Inconsapevoli (o consapevolissimi, dipende) che il mondo delle Contrade è (anche) molto altro.E che le problematiche, le questioni, le tematiche sul tavolo non possono soltanto attenersi ai fatti del partito fatto o non fatto, della salva presa o non presa, all’accordo rispettato o meno, al fantino che non ha montato là e qui si. Sbandieriamo (notare il plurale) tanto il nostro amore per la città, per le Contrade, per il nostro vissuto. Sarebbe forse arrivato il momento di rifletterci, nei luoghi e nei tempi adatti.

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Certificazione

Sono notoriamente critico (ma sempre costruttivo, s’intende) sull’attività dell’Ordine dei giornalisti e sulla sua rappresentatività territoriale. Tuttavia è giusto riconoscere quando qualcosa viene fatto o quando viene perlomeno avviato un percorso interessante. Ho per esempio letto (qui) l’iniziativa tesa, in qualche modo, a “certificare” l’informazione sul web: per i duri di comprendonio, non si tratta di censura o di pre-autorizzazione, non c’è alcuna limitazione alla libertà di espressione o di manifestazione del proprio pensiero. Apro una parentesi (ripetitiva): nascondersi dietro a questo dito per esprimere baggianate, vomitare insulti o anche semplicemente sparare cazzate non è libera manifestazione del proprio pensiero. Tanto per capirsi. La “certificazione” sopra detta non è pure una separazione fra “casta” (a proposito, parliamone di questa “casta”, ditemi quali siano i privilegi al momento…) dei giornalisti e pubblico. E’ una garanzia per gli utenti, per chi legge: perché la comunicazione e l’informazione, proprio perché rivestono un ruolo particolarmente importante nella vita quotidiana di oggi (l’esempio viene facile: il coronavirus di stretta attualità), dovrebbero essere fatte da coloro che non si pongono su un piano superiore a chi ascolta o legge, ma sanno quali regole seguire, come trattare gli eventi, come presentarli in maniera scientifica e senza forzature di sorta, attraverso verifica e traduzione. Se vi dovete operare andate da un chirurgo o da un avvocato? Se avete una causa andate da un avvocato o da un chirurgo? Eppure entrambe le professione hanno una loro dignità e non entrano in contrasto. La libertà che regala il web non è quella di scrivere ognuno ciò che vuole e tacciarlo per verità: ma amplia la scelta fra “professionisti”. Scelgo cosa e chi leggere, con la garanzia che sia “buona” informazione. Ci sono tanti avvocati e tanti chirurghi, chi è più bravo e chi è meno bravo, perlomeno quando vado so che un paio di testi di diritto o di medicina li hanno studiati più di me. Così per i giornalisti: non mi pare tanto difficile da capire. So bene (e questo è un problema) che in passato la categoria non abbia adempiuto con perizia a questa attività equilibrata e professionale. Questo non vuole dire che si debba continuare e che anche chi legge non debba perseguire questi scopi, abbandonandosi a tutta l’immondizia che si trova sul web.

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