Alla conta: nove o dieci, con sorprese enormi…

E’ probabilmente l’ultimo week end, poi si chiuderà la conta. Siamo a nove candidati a Sindaco di Siena che potrebbero diventare dieci, a seconda della scelta di Liberi e Uguali, mentre il movimento “Idee in Comune” potrebbe, al massimo, pensare di appoggiare esternamente il Movimento Cinque Stelle più che presentare una propria lista. Leu – che comunque non andrà con il Pd, dopo un’assemblea interna, come scritto sul “Corriere di Siena” – dovrebbe sciogliere i nodi nelle prossime ore, poi via “ufficiale” alla campagna elettorale che porterà la città al voto del 10 giugno. Fuori causa, a questo punto, Partito Comunista e Forza Nuova, rispetto a quello che era stato ipotizzato nelle settimane scorse, ma mi pare che il panorama sia ampio e variegato. Come si suol dire, in ogni caso, alla nostra redazione sono arrivati spunti e indiscrezioni sondaggistiche che andranno verificate, ma che preannunciano grandissime sorprese. Enormi. Elettorali. Il 10 giurno. E poi il 24 giugno. Rimanete sintonizzati.

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Vorrei non ci fossero più Pride

Proviamo a ragionare, perchè leggo alcune cose che sinceramente mi piacciono poco. Il riferimento è il “Toscana Pride” che si terrà a Siena a giugno, al quale il comune ha dato il proprio patrocinio. Sgomberiamo subito questo aspetto: il “patrocinio” (che non prevede esborso di denaro, peraltro) viene dato per le più svariate manifestazioni, ci sono “patrocini” ben più contestabili politicamente (di questo).  Detto questo, per l’appunto, ragioniamo. Ho partecipato con grande curiosità a un “Pride” nazionale alcuni anni fa a Bologna e sono ancora più che vivo, anzi ne sono uscito arricchito. Certo partecipare significa avere un certo approccio mentale. Lo spirito del “Pride” è, appunto, quello dell’orgoglio, perfino della rivendicazione di una condizione che, usciamo dalla demagogia e dal buonismo, era e in tantissimi casi è ancora, ghettizzazione, quasi sempre psicologica, molto spesso anche fisica, entrambe altrettanto sovente nascoste dietro alla (falsa) ironia, alla battuta, al sogghigno. Dobbiamo pensare a questo, alla quotidiana vessazione che solo in parte di questi tempi è stata superata, nei luoghi di lavoro, per le strade, nei locali pubblici, nel quotidiano (che significa dal mattino al bar fino alla sera all’aperitivo e anche dopo cena, per capirsi). Sono stati fatti passi avanti (la legge sulle unioni civili, a parer mio, è civiltà), ma tantissimi ancora devono essere fatti. Leggo di “carnevalate” e “ostentazioni”: in linea generale capisco che possono non piacere (anche fossero di etero), che è libertà anche dirlo, ma vorrei che si capisse che non c’è l’obbligo di portarci i propri figli e, soprattutto, che ad azione (la vessazione di cui sopra) il “Pride” rispondeva (e risponde ancora oggi) con reazione, perfino eccessiva, di un giorno. Un solo giorno su trecentosessantacinque, con trecentosessantaquattro in cui si è purtroppo chiusi, messi in un angolo, scansati. Vorrei che non ci fossero più “Pride” proprio per questo. Su questo vorrei che si ragionasse, nel pieno spirito di libertà di pensiero e azione, qualsiasi siano. Purtroppo non avverrà e, oltretutto in piena campagna elettorale, ci si posizionerà su “No” o sul “Si” senza alcun approfondimento, ma a seconda della convenienza elettorale. E ci saranno ancora, ahimè, tanti “Pride”. Un’ultima cosa: a chi contrappone la storia di Siena con queste, presunte, “carnevalate”, consiglio di aprire un libro di storia e perlomeno sfogliarlo, se proprio non lo si vuole studiare. Scopriranno una Siena molto più libertina e “avanti” di quanto si creda. Buona lettura.

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Fondazione e cambiamento

Capisco che per i giornalisti (io per primo) sia più gustoso inseguire il nome del prossimo presidente; capisco che per la campagna elettorale sia più appetibile colpire il mal di pancia e alimentarlo con i disastri (sui quali non ci sono dubbi, s’intende) del passato. Quello che, in un mondo utopico, mi piacerebbe che venisse sottolineato è, però, quello che in qualche modo è cambiato nella Fondazione Monte dei paschi di questi anni. Con tutti i difetti, s’intende, che anche il sottoscritto ha a più riprese evidenziato riguardo la gestione di Marcello Clarich, il quale non credo mi ritenga proprio il giornalista più “simpatico”. Cambiamento gestionale e perfino politico, perchè dove ci sono meno soldi c’è paradossalmente più controllo, ma soprattutto perchè dove c’è un po’ più di autonomia dalla politica, c’è meno modo di indirizzarli. Tutto questo, badate bene (ed è paradossale), va verso poi il medesimo messaggio che in molti lanciano a livello elettorale: il cambiamento.Certo, un conto è sventolarlo a meri fini legati alle urne, un altro è quello che intendo io: un reale cambiamento, che più che nel voto (che va anche bene, ognuno utilizzi quella matita secondo coscienza), andrebbe fatto nella mentalità e nella società senese, nei cittadini, in noi stessi. Non più una Fondazione che elargisce ” a pioggia”, in modo, parlandosi chiaro ma senza calcare troppo la mano (perchè in tanti ne hanno usufruito, anche quelli che adesso gridano allo scandalo), quantitativo; ma una Fondazione che sceglie in maniera qualitativa. Cioè progetti mirati e creati dalle competenze e dalle professionalità, quelle vere. Tutto questo è e deve essere di stimolo rispetto al territorio. Un conto è avere una comunità che apre le braccia ed elemosina quello che arriva; un conto averne una che si professionalizza per creare progetti che possono stare in piedi, sono “sostenibili” e che per questo possono ricevere finanziamenti. Sembra strano, ma in Europa (e nel mondo) funziona così. Da tempo. E’ chiaro, mi si dirà, non ci sono più i danari di una volta, quindi siamo obbligati. Probabilmente se Siena avesse fatto così anche prima, le cose adesso sarebbero migliori, ma non voglio anche io tiare fuori la litania del passato. Tuttavia non è detto che tutta l’opinione pubblica abbia ben capito la necessità della svolta, a prescindere dal suddetto passato. E ancora: dalle crisi nascono opportunità, dicono gli orientali; si cresce, cioè, nel modo sopra descritto. Questa opportunità, però, bisogna coglierla: niente più mani rivolte al cielo, ma pronte a rimboccarsi le maniche. Non è quello che dicono tutti i politici?

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Bagarre e un tema a cui rispondere

Dunque comincia la bagarre. Piccini attacca Sportelli, Sportelli risponde, De Mossi chiede confronto a Valentini, Valentini apre al dibattito, Piccini attacca tutti, Vigni lo stesso, Furiozzi attacca De Mossi e Valentini, tanto per citare a caso le ultime uscite di alcuni candidati a Sindaco. Con nove contendenti e la netta impressione che si possa arrivare presto a dieci (cosa farà Liberi e Uguali?) non poteva essere altrimenti. E su questo blog la situazione era stata pienamente annunciata. Una bagarre, dunque, fatta più che altro di “io non c’ero e se c’ero dormivo”. Speriamo sia soltanto l’inizio, nel senso che con il prosieguo della campagna ci si sposti su dicotomie sui contenuti e non meramente verbali. Impensabile, certo, che non ci siano scontri in una situazione del genere;  utopistico, però, che non si riesca a tramutare tale dibattito in una differenziazione di proposte, idee, contenuti su tematiche concrete? Probabilmente sì. In ogni caso, un tema provo a lanciarlo io. Cosa ne pensano gli attuai nove candidati del Toscana Pride organizzato a Siena a giugno?

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Robur Anno Zero, auguri

Si fa effervescente la campagna elettorale a Siena, ma oggi parlo di un bel compleanno. Quattro anni fa, in un’affollata sala alla “Diana”, nasceva infatti ufficialmente “Robur Anno Zero”, primo libro inchiesta su passato, presente e  futuro dell’Ac Siena, scritto a quattro mani con il collega amico Filippo Tozzi. Non un percorso esaustivo, ma certo un punto di partenza per analizzare quella che è stata la storia della Robur negli ultimi anni, con spunti che, di certo, arrivano fino ai giorni nostri: la dipendenza della casse bianconere da quelle della banca Monte dei paschi, per esempio; e la necessità di dar vita ad un progetto solido, basato anche sul settore giovanile, per “fare calcio” in una città di sessantamila abitanti (anche qualcosa in meno). Ristampato dopo appena una settimana, come accade sempre in questa città, non sono mancate le critiche: di quelle costruttive ne abbiamo fatto tesoro; quelle pregiudiziali, invece, sono state delle piccole stelle che ci siamo appuntati al petto e che lucidiamo di nuovo ogniqualvolta le medesime persone che prima denigravano(alcuni senza averli letti) gli scritti adesso si esprimono esattamente nello stesso modo. In ogni caso sfogliare quel lavoro fa bene: a noi che lo abbiamo scritto, ad altri per capire meglio tante dinamiche: passate, presenti e future.

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Chiti, candidatura ufficiale: siamo a nove (e un ps)

Per qualcuno che si ritira (Guasconi, ormai ex candidato della Lega), qualcuno decide ufficialmente di provare l’avventura: David Chiti, come del resto era nell’aria, è il nono candidato a Sindaco di Siena. L’assemblea dell’associazione Siena Doc di questa sera ha ratificato la decisione, dopo un percorso di almeno due settimane, in cui sono state fatte valutazioni su firme da raccogliere e, soprattutto, lista di candidati al consiglio comunale (ne servono almeno ventuno, di cui un terzo donne). Chiti in un primo momento era fra i possibili competitors nelle primarie di centrosinistra, ma quando il tavolo è imploso (sempre che sia mai nato), ha deciso di provare a intraprendere la strada in solitario, naturalmente attraverso l’associazione Siena Doc, presieduta da Emanuele Paolini, che lo sostiene. Nei prossimi giorni la presentazione ufficiale della lista e il programma, poi il via alla campagna elettorale. Ricapitolando: Piccini, Valentini, De Mossi, Fucito, Sportelli, Vigni, Furiozzi, Pinciani e Chiti. Si attendono ancora mosse da Liberi e Uguali e dal movimento Idee in Comune. Si vocifera in giro anche di altri possibili candidati: da Siena Paradiso, passando a una docente e un chirurgo che starebbero raccogliendo le firme per presentarsi. Confido in dieci aspiranti candidati a sindaco, numeri da record.

Ps: da poche ore concluso  il primo dibattito fra candidati a sindaco (erano “solo” sette), voluto da Uisp Siena. Ne parlerò domani.

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Partiti (e due ps)

A causa di un principio di influenza sono costretto a osservare l’assemblea di Monte dei paschi via web. Fra le tante notizie snocciolate dall’amministratore delegato Marco Morelli nelle risposte di “chiarimenti” agli azionisti e in via dell’approvazione del bilancio (in perdita) fa sicuramente rumore il fatto che Rocca Salimbeni “vanti” (si fa per dire) crediti per dieci milioni di euro verso “alcuni partiti”. Premesso che dieci milioni sono una goccia nell’oceano di crediti deteriorati di Mps, sarà sicuramente lo spunto per qualcuno per trarre delle polemiche, per l’appunto, politiche. Anche se Morelli ha parlato di partiti al plurale, inizierà il consueto gioco de “io non c’ero” e “se c’ero dormivo”, a cui ormai siamo abituati da tempo immemore e che permea già anche la campagna elettorale per le amministrative a Siena, con la testa rivolta chiaramente all’indietro. peccato, potrebbe essere lo spunto, invece, per una riflessione approfondita e ampia (Morelli ha anche detto che Mps “vanta crediti per complessivi 67 milioni” di cui 61 non performing, nei confronti di “persone fisiche che occupano o che hanno occupato importanti cariche pubbliche come pure i loro familiari diretti o coloro con i quali tali persone intrattengono notoriamente stretti legami”, evidentemente non con un’unico riferimento politico) su come e chi abbia mal gestito la banca. Ma non vi preoccupate: non ci sarà niente di questo tipo.

Ps uno: centrodestra unito su Luigi De Mossi. Mai avuto grandi dubbi, quelli che, invece, qualcuno aveva nel centrodestra, ma che sono adesso improvvisamente spartiti. Tutto il mondo è paese.

Ps due: condizioni fisiche permettendo, stasera sono moderatore al dibattito “Sport a Siena: Uisp a confronto con i candidati a sindco”, Hotel Palace Due Punti alle ore 18. primo dibattito con i candidati, vi aspetto.

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