Una piccola (ma non troppo) storia senese

Racconto una piccola-grande storia senese, che avvalora il fatto di come, ormai, il clima sia di “tutti contro tutti” o, meglio, del “tutto e il contrario di tutto”. Anche nel giornalismo. Per cui prima si accusava il giornalismo senese di essere di parte; quando, invece, lo stesso giornalismo prova (non è detto ci riesca) a fare il suo dovere, non va bene lo stesso: si ha come l’impressione (che tanto impressione non è) che per taluni non esista la verità “giornalistica”, ma esista solo la propria verità, la propria idea, la propria tesi. E se non la scrivi, dici, sottoscrivi e sbandieri, sei necessariamente un prezzolato di qualcuno: che, ovviamente, è contrario alla suddetta idea. Fine delle trasmissioni. Mi era già capitato con Radio Siena Tv, mi è ricapitato. In ogni caso: alcuni giorni fa ho scritto sul Corriere di Siena un articolo su un interessamento per la società Robur Siena. Che peraltro ribadisco e sottoscrivo, parola per parola, come altri che ho scritto-trasmesso, sul medesimo argomento, su Radio Siena Tv. Ho “semplicemente” scritto una storia, una situazione, una “verità”. Il giorno successivo, precedente alla gara con l’Alessandria, mi sono sorbito le “rimostranze” (civili) di un paio di dirigenti della Robur Siena, i quali “sospettavano” neanche troppo velatamente, che l’articolo in questione fosse un modo per destabilizzare e per rompere le scatole, oltretutto prima di una gara delicata. E ai quali, con estrema calma e serenità, ho spiegato come sia andata la cosa. E che ripeto anche qui, non avendo nulla da nascondere, pur tutelando i nominativi delle fonti. Ho “semplicemente” ricevuto una telefonata da parte di uno dei tanti “intermediari” che esistono nel mondo del calcio che mi ha raccontato, per l’appunto, di un gruppo di imprenditori interessato al Siena. “Interesse”, ma non “trattativa”, come scrivo e spiego nell’articolo, perchè si era tutt’ora ad una mera idea, senza concretizzazione di alcunchè, compresi contatti con l’attuale proprietà o gli attuali soci di minoranza. Fatte le opportune verifiche, ho deciso di scrivere: in maniera peraltro molto velata, perchè quella è (era) la situazione. Il confronto – serrato – con i dirigenti del Siena si è quasi concluso quando mi è stato riferito che i suddetti “non avevano letto l’articolo”. E siamo al primo punto.
Un paio di giorni fa (e siamo al secondo punto) mi viene inoltrato un messaggio da parte di una persona (che preferisco per correttezza non citare), in cui, sostanzialmente (e la cosa è grave), si mette in dubbio la mia professionalità sull’argomento. Si dice infatti che l’articolo in questione sia stato scritto “sotto dettatura dell’attuale proprietà del Siena”, in un’interpretazione abbasta astrusa secondo la quale tale pezzo avrebbe lo scopo di “valorizzare” l’operato della famiglia Durio-Trani. E che “non bisogna fidarsi” (di me), perchè “non so niente sul Siena”, se non quello che mi viene detto dalla società stessa (?). Tralascio la pochezza delle argomentazioni, tralascio anche l’ignoranza e la virulenza di tali persone (che peraltro mai hanno avuto il coraggio di confrontarsi direttamente con il sottoscritto), ma la cosa curiosa è che, in questo caso, il medesimo sia fra due fuochi: quello della società (non mi avevano dettato loro l’articolo?) e quello di chi è contro questa società (ma non mi avevano dettato loro l’articolo?). In realtà, probabilmente, devo essere contento. Perchè quando non accontenti nessuno delle parti in causa, probabilmente, hai fatto davvero il tuo mestiere. E hai scritto una cosa vera. Così, semplicemente.

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Qualcuno lo avverta (e due ps pesanti)

Poi non ci lamentiamo (o, meglio, non vi lamentate) se i cittadini non vanno a votare. La politica – tutta – dà troppo spesso dimostrazione di non avere a che fare con la quotidianità e con le problematiche del vivere di tutti i giorni. Ci sono esempi lampanti, ma a volte anche quelli meno “eclatanti” dimostrano quale sia la situazione. E’ il caso dell’interrogazione presentata da un deputato della Lega Nord, che chiede che la Caserma dei Carabinieri di Siena sia spostata al Santa Chiara (leggi qui). A parte il fatto che l’onorevole Davide Caparini cita il “Liocorno” come Contrada di Siena, cosa di per sè già abbastanza grave (e non per la suscettibilità tutta senese, ma perchè quando si parla di certe cose bisognerebbe perlomeno conoscerle), restano alcune altrettanto importanti perplessità. Per prima cosa l’onorevole parla di “dismissione del complesso edilizio di Santa Chiara di Siena”. Così come mi lascia perplesso, nell’interrogazione, la frase “per quali ragioni il Governo abbia stabilito di completare in tempi brevi la smilitarizzazione della caserma Santa Chiara, importante presidio di sicurezza nella zona sud-est della città di Siena”. Basta andare a fare una visitina: qualcuno informi il parlamentare che tali traguardi sono già stati raggiunti da tempo, da anni (a dir la verità la smilitarizzazione è avvenuta anche alla Caserma Bandini, così come in altre città, ma questa è un’altra storia…forse l’onorevole non si è accorto pure di questo). Tanto è vero che da anni si parla della riqualificazione del complesso, uno spazio enorme che la Contrada del Nicchio sta – faticosamente – tentando di riconquistare, di concerto – a volte più a volte meno – con le istituzioni. Resta il fatto che al momento lo spazio è demaniale e quindi off limits. Altro che “smilitarizzazione”. In tutto questo, come se non bastasse, qualcuno avverta l’onorevole leghista che i Carabinieri – come ha raccontato il comandante Colonnello Giorgio Manca ai microfoni di Radio Siena Tv – hanno già avuto l’input da Roma di provare a rientrare nel centro storico di Siena e per questo è già stata individuata l’ex sede della Banca d’Italia in via della Stufa Secca. Il trasloco da viale Bracci potrebbe avvenire non in breve tempo, ma in caso di spostamento l’Arma si trasferirà in quel luogo: è tutto già deciso. Per ultima cosa non capisco perchè, sinceramente, andare a perdere tempo con questo tipo di interrogazioni. Ma su questo si potrebbe aprire un capitolo enorme della storia parlamentare italiana, per l’appunto, come detto all’inizio.

Ps uno: divampa (si fa per dire) la polemica sui motorini e sulla “tolleranza zero” (ma solo di giorno) annunciata dal Comune per quanto riguarda i parcheggi. Dibattito direi fondamentale per il futuro di questa città, ma al di là delle battute, non capisco (o forse sì…) la consueta mancanza di equilibrio: si va dalla sosta selvaggia di motorini dappertutto, ai foglietti rosa se un motorino è mezzo centimetro fuori da una striscia bianca. Mi permetto un consiglio agli organizzatori della (per carità, legittima) manifestazione pro-motorini del prossimo 7 aprile. Attenzione, perchè quella organizzata qualche anno fa fece parecchio puzzo, nel senso letterale del termine. E poco altro.

Ps due: naturalmente, leggendo qua e là su Facebook, non va bene neppure il Capodanno Senese. Magari prima di farne una polemica politica (contro il Comune, il Pd, Forza Italia, il Mps, la fame nel mondo..) bisognerebbe leggere perchè è stata rinverdita questa tradizione storica e chi lo ha fatto. Perchè a volte anche quelli che si professano senesoni si rivelano gazzillori. Parecchio.

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Primi e prime (e un ps)

Primi “congressini” e prime polemiche nel Partito Democratico (leggi qui), anche a Siena. Mi verrebbe da dire “come se non si sapesse come vanno queste cose” e credo (ahimè, chi più chi meno) in qualsiasi raggruppamento, partito, associazione, movimento, società. Alcune considerazioni. Per prima cosa questi prime discussioni daranno solo un’indicazione di massima, di cui tenere conto soprattutto a Siena in chiave elezioni comunali, perchè in realtà non contano moltissimo: eleggeranno infatti, su base percentuale, i delegati alla convenzione nazionale del 9 aprile. Una bella reunion in cui i tre candidati faranno la loro prolusione e lanceranno la vera “campagna elettorale”. Già perchè per le regole astruse (non solo del Pd a dir la verità) la convenzione stessa praticamente sarà sciolta immediatamente dopo. Il voto che vale davvero sarà infatti quello del 30 aprile, per le così dette “primarie” in cui voteranno iscritti e non iscritti (basterà una dichiarazione d’intenti per definirsi “elettori del Pd” e anche su questo si potrebbe aprire un’ampia riflessione) e che sanciranno di fatto il segretario con l’elezione dei delegati all’assemblea nazionale, collegati in percentuali ai tre candidati. Per seconda cosa sarebbe interessante, a fine di queste “consultazioni”, capire la partecipazione reale, perchè non mi risultano folle oceaniche. Per terza cosa – dopo due considerazioni negative, una positiva – dobbiamo dare atto di una cosa:  in effetti, al momento, i Dem sono gli unici che bene o male riescono ancora a discutere “dal vivo”, senza web di mezzo. Sarà un magro risultato, ma qualcosina conta.

Ps: domani intervista interessante a Eugenio Neri sul “Corriere di Siena”.

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Nuova (vecchia) crisi (e due ps)

Nuovi dissapori in vista (come se non fossero stati sopiti) in maggioranza a Siena? L’addio di Mancuso al Pd (per chi volesse “Il Bianco e il Nero”) potrebbe portare qualche scossone. Il consigliere regionale del Pd (e neo coordinatore di Renzi in provincia) Stefano Scaramelli ha chiesto, di fatto, le dimissioni del vicesindaco, cinque consiglieri (Siena Attiva più ex Sel) lo hanno difeso: e non è cosa da poco, perchè da una parte la richiesta di dimissioni è notizia “forte”, dall’altra i cinque sono determinanti per reggere in consiglio comunale. Credo che la cosa più legittima sia anche, in questo caso, la più semplice: una verifica politica, come del resto avvenuto in Regione, dove, al momento, Enrico Rossi è rimasto al suo posto come Governatore. “Semplicemente” si è dato vita ad un governo di coalizione, invece che ad un governo “monocolore” Democratico. Il problema è: chi la farà questa verifica politica a Siena?

Ps uno: oggi incontro azienda-medici sul caos 118. Su Radio Siena Tv il provveditore della Misericordia Andrea Valboni ha picchiato duro.

Ps due: considerazioni giustissime de “La Martinella” sul bilancio dell’attività della Guardia di Finanza a Siena.

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Malati di voucher (e di referendum)

Non capisco e quando non capisco mi inquieto. Ma, più in generale, mi faccio delle domande. Il governo ha cancellato i voucher, evidentemente sotto pressione per il referendum (che a questo punto non ci sarà) promosso dalla Cgil. Fin qui, tutto bene, come diceva quello che si era buttato dal ventesimo piano ed era arrivato al penultimo. Ho come la vaga impressione, però, che questo paese e questa società non sappiano più ragionare con un minimo di senno. Il problema, a parere mio, non erano i voucher in se stessi. Era l’abuso che se ne faceva e il gioco a nascondino attraverso il quale non si assumevano le persone e si proseguiva a pagarle con quei tagliandi, vita natural durante. Con un netto distinguo. I voucher, che erano regolamentati (sette euro e cinquanta al lavoratore, due euro e cinquanta all’Inps ogni ora) permettevano di “regolarizzare” lavori saltuari: pensiamo, in una città come Siena, agli studenti, ma non solo. In generale ai giovani o a coloro che non hanno un lavoro. Era uno strumento iniquo? Può darsi, anche io sono per la piena occupazione, per l’assunzione a tempo indeterminato, per i diritti, per la tredicesima e la quattordicesima: la realtà quotidiana, purtroppo, è un’altra. Non che non si debba perseguire tutto questo, ma poi c’è una vita di tutti i giorni. Ed nel racconto di questa si legge che quei tagliandi forse potevano aiutare a contrastare quello che (ed è questa la mia seconda impressione) si tornerà presto a (non) vedere: il lavoro nero. Perchè, in attesa di una normativa che regoli il vuoto lasciato da questa cancellazione (chissà quanto ci vorrà), cosa accadrà? Nessuno lo sa, che fa anche rima. Lascio da parte la battaglia politica, per cui – alcuni, non il sindacato – avrebbero votato Si per colpire il Pd, Renzi, Gentiloni ed ora – in ogni caso – non sono contenti. Presto troveranno altro, non ci preoccupiamo.

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Concerti al Santa Maria

“Ci Siamo! il 24 marzo parte SMS LIVE, tutti i venerdì fino alle 22.00 eventi, animazioni, presentazioni, musica, degustazioni al Santa Maria della Scala”. Chi legge questo blog sa come l’approccio sia quasi sempre il più obiettivo possibile e che il tentativo costante sia quello di analizzare le questioni a trecentosessanta gradi. E sarà così anche in questo post. Sul profilo Facebook (rilanciato da alcune condivisioni) del Santa Maria della Scala sono apparsi messaggio e immagini di cui sopra. Un accostamento semiotico, quanto meno, “ardito”. La foto pare scaricata dal web, ma riferibile genericamente ad un concerto qualsiasi di un qualsiasi cantante, mentre il messaggio parla di “eventi, animazioni, presentazioni, musica, degustazioni”. C’è perlomeno un po’ di disarmonia, visti i riferimenti al Santa Maria della Scala. Ma non solo. La connotazione semantica lega quella immagini ad una fruizione diciamo un po’ “allargata” del vecchio Spedale, presumo tutt’altro rispetto all’obiettivo degli organizzatori. Mi si dirà una cosa ovvia: l’importante è il contenuto, cioè che il Santa Maria della Scala stia riprendendo vita piano piano. Pacifico. Purtroppo  (o per fortuna) però la comunicazione non naviga in questo modo, visto che “il mezzo è messaggio”, come ci è toccato studiare all’Università. A parte il fatto che – ma sarà stata colpa mia – non ho letto da nessuna parte annunci o comunicazione sull’iniziativa di cui sopra, il messaggio semiotico complessivo che tale tipo di post fa passare non è proprio quello giusto. Il Santa Maria della Scala ha bisogno anche di un messaggio di un certo tipo.  E, sinceramente, in una città che deve fare del messaggio all’esterno – come all’interno – una forza prorompente, questo tipo di comunicazione proprio non funziona. Mi sto attaccando ad una piccola-grande immagine? Può darsi. Ma intanto è un inizio.

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Apertura (e tre ps)

Prendo spunto da un post su Facebook del presidente della provincia Fabrizio Nepi. “Oggi abbiamo nuovamente incontrato gli advisor che hanno seguito l’arrivo di LVMH nelle Terre di Siena. Il gruppo LVMH, è il gruppo più importante al mondo dell’alta moda con un fatturato annuo di decine di miliardi di euro e proprietario fra gli altri di marchi come Bulgari, Fendi, Kenzo, Louis Vuitton, Moët & Chandon.  In Provincia di Siena hanno deciso di investire con il marchio Celine con un nuovo insediamento produttivo da darà lavoro qualificato a centinaia di persone. Fa davvero piacere vedere soggetti di primissimo livello investire nella nostra Provincia e fa altrettanto piacere, sentirsi dire che la pubblica amministrazione, in un processo lungo qualche anno, ha lavorato perfettamente per creare le giuste condizioni. Senza proclami, senza annunci roboanti, ma solo con l’impegno del lavoro quotidiano”. Al di là del post in se stesso, quello che questo territorio dovrebbe cominciare a capire (per fortuna qualcuno lo ha già fatto, vedi le esperienze di Tls, tanto per citare un esempio molto pratico) è che il periodo (molto dorato per alcuni – magari i medesimi che adesso si lamentano di tutto, agitandosi sui social ma tenendo ben chiusa la bocca per non far scoprire il topo che c’è dentro) della autosufficienza montepaschina, dell’autarchia da Fondazione (spesso senza un preciso colore politico, perchè le elargizioni arrivavano a tutti) è chiuso. Finito. Non tornerà. Punto. Ergo bisogna pensare ad altro: come rendere “appetibile” o, dicono gli intellettuali, “attrattivo” questo territorio per chi vuole investire, utilizzando – che non vuole dire vendere – le bellezze che questo territorio ancora ha. La ricetta è semplice: competenza, professionalità, capacità. Tutto il resto è – sinceramente – noia. Compreso chi appiccica etichette – se preferite, nell’epoca dei social, “tagga” – sul passato, del tipo “quellostavaconquello” e “questostavaconquest’altro”. Tiriamo fuori i curricula, ma quelli professionali. Vogliamo tirare fuori quelli politici: facciamolo, ma di tutti. E per tutti.

Ps uno: vedo che La Martinella scrive del patto trilaterale. Cosa anticipata a dicembre da Elio Fanali sul Corriere di Siena. Ma quello che conta è il contenuto.

Ps due: vedo che il dibattito senese si sviluppa sempre di più. Adesso parliamo della camionetta tedesca che ha ospitato il sindaco Valentini. Ognuno ha le sue convinzioni, ci mancherebbe, ma da qui a farne una “battaglia”, sinceramente, ce ne corre. MI aspetto, in effetti, una sollevazione popolare anche per medesime cose nei prossimi gioni/mesi. Se queste sono le premesse, verso il 2018 ci aspettano mesi di “intense” considerazioni sul futuro.

Ps tre: ieri chiusura della Sport Siena Week End con tanti eventi, fra cui Judo, Atletica in piazza, nordic walking, passaggio dei cavalli per le lastre. Ancora non ho letto i soliti comunicati del fronte “no a tutto”. Strano.

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