Ricadute

Settemila persone a Gaiole in Chianti il 2 ottobre. Come minimo, perchè questi saranno gli iscritti alla corsa, poi sono da mettere in conto famiglie, accompagnatori, amici, curiosi, spettatori. Difficilmente si scende, dunque, sotto un tottale di diecimila unità. Anche questo sarà “L’Eroica”, fenomeno ormai mondiale giunto alla ventesima edizione, nella versione italiana. E’ l’esempio di come si possa “destagionalizzare” il turismo, di come lo sport sia ormai trainante per il territorio, soprattutto nelle stagioni meno “attratttive”. Innegabili i ritorni per le strutture ricettive o per gli esercenti in genere: gran parte degli iscritti arrivano da fuori (in molti dall’estero), del resto anche i “senesi”, in qualche modo, qualcosa lasciano. Questi alcuni dei vantaggi. Gli svantaggi? Beh al limite si dovrà tollerare qualche blocco del traffico sul percorso, qualche rifiuto sulle strade (ma chi partecipa ha sempre profondo rispetto per le “strade bianche” e gli organizzatori hanno sempre assicurato la pulizia nel dopo manifestazione). Mi aspetto tuttavia che qualcuno il giorno dopo o il giorno stesso strombazzi qualche baggianata su Facebook, tanto per avere un minimo di visibilità (“Queste corsette per dieci amatori” e roba del genere, già visto e scritto). Un paio di settimane dopo un esempio simile sarà l’Ecomaratona del Chianti a Castelnuovo Berardenga, che vanta un “giro” di almeno cinquemila persone. A questo proposito: le Strade Bianche 2017 farà l’ingresso nel World Tour (Strade bianche): quel giorno, insomma, niente paste del Nannini, vi avverto fin da adesso: ed il giorno dopo ci sarà la corsa per “amatori”, altro esempio di come si può unire sport e turismo, facebndo rimanere almeno un paio di notti in città tifosi, corridori, amanti dello sport, atleti, società e via dicendo. Per domenica segnalo anche un altro evento,  in Piazza del Campo: torna il “Judo Day”, un bel pomeriggio per osservare dimostrazioni ed entrare in contatto con il mondo delle arti marziali. Ci sarà l’azzurro Matteo Marconcini a fare da testimonial, oltre a dirigenti, istruttori e atleti del Cus Siena Judo.

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Un passo (e un ps)

Un altro piccolo passo verso la verità. Qualunque essa sia, s’intende. Oggi i legali della famiglia di David Rossi hanno avuto un incontro a Milano (incontro) e ci sarà una richiesta di proroga dei termini di consegna della relazione sull’autopsia, oltre ad ulteriori esami. I legali (giustamente) non si sbilanciano. Personalmente credo – come ho avuto modo già di scrivere su questo blog e di dire in televisione – che qualsiasi passo nella strada della verità sia un passo giusto, anche se dovesse richiedere tempo (per quanto, ovviamente, ne sia già passato già parecchio e capisco la necessità di arrivare alla fine prima possibile): meglio fare tutti i passaggi, anche i più piccoli, che avere lacune come – palesemente – quelle che ci sono state la sera del 6 marzo 2013. Per chi volesse, la redazione di Radio Siena Tv ha realizzato un nuovo speciale sulla vienda in onda questa sera alle ore 22.

Ps: Non ho capito cosa non torni a qualcuno, che leggo qua e là sui social, in alcuni passaggi dell’arrivo di Anna Durio a Siena. Li riassumo in maniera chiarissima, a prova di smentita da parte dei diretti interessati: Massimo Morgia (ex allenatore osannato a Siena) va a Rapallo, dove la proprietà è di Anna Durio; parla con la Durio e prospetta la possibilità di comprare la Robur; chiama l’avvocato Paolo Saracini (conosciuto da Morgia a Siena) perchè la stessa Durio ha bisogno di un legale per la gestione delle operazioni legali in città; Saracini indica due o tre colleghi, fra cui Alessandra Amato, declinando l’invito sulla propria persona; Anna Durio inizia l’operazione con Amato ed entra in contatto con Ponte e con l’amministrazione comunale (peraltro proprietaria dello stadio). In pratica qualcuno mi vuole far credere che che chi vuole comprare la Robur non debba parlare – a tempo debito, s’intende – con il sindaco? Magari gli stessi che se le cose vanno più o meno male fanno appelli allo stesso sindaco – chiunque esso sia e qualunque colore abbia – per tutelare squadra, società e nome? Già scritto altre volte (infatti anche basta): se il Siena va male, il primo cittadino deve “tutelare” la città intervendo; se interviene non va bene perchè la politica non deve intervenire; però se non interviene non va bene; se quando arriva qualcuno che vuole comprare ci deve parlare per capire le intenzioni che ha; se ci parla non va bene lo stesso. Fare pace con il cervello?

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La Carta straccia

Dunque il 4 si andrà a votare. Rettifico, al momento, andrete. O ci andrà chi vorrà. E, per favore, risparmiatemi la tiritera della democrazia, del fatto che “bisogna” andare a votare, financo a scomodare coloro che hanno “versato sangue” per permetterci di andare a farlo. Chi ha versato quel sangue non lo ha fatto per questo tipo di democrazia, per questo tipo di politica, per questo tipo, soprattutto, di dibattito politico. Perchè il punto è questo. Al momento (ma sto facendo la fotografia di adesso, magari nei prossimi due mesi la situazione cambia), la Costituzione è presa letteralmente a pedate. Da tutti e due i contendenti, siano essi quelli del “Si” che quelli del “No”. Salvo rarissime eccezioni, infatti, non c’è un dibattito, un’iniziativa, un confronto, un’analisi, una valutazione seria, sulle modifiche o le non modifiche della Carta; su quello che ci aspetta o non ci aspetta prima ed eventualmente dopo. Per colpa del premier, ma anche delle opposizione, la Costituzione è al momento utilizzata come carta da slogan (per non dire di peggio), come materiale per striscioni da stadio: contro questo, contro quello, a favore di questo, a favore di quello. Financo a posizionamenti strumentali a seconda di chi dice cosa, dimenticando il come, il perchè. Fregandosene, per davvero, di coloro che quella Carta, con il sangue prima e con lungimiranza poi, l’hanno scritta. Mi ero illuso di poter assistere realmente, ad un dibattito sui valori costituzionali, sui principi che la fondano; oppure anche sulla filosofia e sulla necessità di cambiarla. Anche questa si chiama cultura, che, capisco, nell’epoca dei post su Facebook è di difficile applicazione. Felice di ricredermi da qui al 4 dicembre.

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La buona scuola: a chi troppo, a chi niente

Meno male che l’hanno chiamata “buona”. Mi immagino il caos se il provvedimento fosse stato appellato semplicemente “scuola”. Non sono abituato a giudicare spacciandomi come “veggente” in tuttologia, ma i dati di fatto dicono che la “buona scuola” di Renzi, al momento, sta generando più caos che altro. Domani, vedremo. Secondo la denuncia della Cgil di oggi, anche in provincia di Siena, regna la confusione. “Il sistema informatico – dicono dal sindacato –  non ha funzionato causando numerosissimi disguidi, come l’assegnazione di più persone in posti inesistenti o, viceversa, la mancata assegnazione dei posti liberi agli insegnanti neo assunti. Inoltre la fallimentare gestione dei trasferimenti ha portato moltissimi docenti ad essere trasferiti in province lontane da quella di residenza; questi hanno quindi fatto domanda di assegnazione provvisoria, ossia hanno richiesto di poter essere assegnati per un anno a una scuola della provincia di provenienza, e sono in attesa di risposta. Si potrebbe dunque verificare che molti degli insegnanti assunti a tempo indeterminato nella nostra provincia lascino le nostre scuole per tornare a casa, domani stesso o tra una settimana o magari anche tra un mese, lasciando scoperte molte cattedre ad anno iniziato”.  L’esempio più eclatante è la scuola primaria di Monteroni d’Arbia in cui sono circa 18 su 26 gli insegnanti in attesa di sapere se la loro domanda di assegnazione provvisoria sarà accettata o no.  Non basta. Ciu sono anche scuole dove proprio gli insegnanti non ci sono. La situazione più allarmante è quella degli insegnanti di sostegno e degli insegnanti della scuola primaria specializzati nell’insegnamento della lingua inglese, in quanto il numero di insegnanti specializzati si è rivelato inferiore a quello dei posti disponibili. Cluni esempi, sempre della Cgil: nella scuola media di Monteroni d’Arbia mancano 4 insegnanti e mezzo di sostegno; all’IC di Piancastagnaio 4 posti di sostegno alla scuola primaria; all’IC di Chianciano Terme mancano 18h di sostegno nella scuola dell’infanzia, 1 posto e 8h di sostegno nella scuola primaria e 2 insegnanti di sostegno nella scuola secondaria di primo grado; all’IC di Abbadia San Salvatore mancano, nella scuola primaria, 5 insegnanti di sostegno, attualmente coperti da personale con contratto fino all’avente diritto, e 10h di inglese; nella scuola dell’infanzia 17h di sostegno e nella scuola secondaria di primo grado 2 insegnanti di sostegno e un insegnante di inglese; all’IC Mattioli di Ravacciano nella scuola media ci sono solo due dei 4 insegnanti di sostegno in organico; all’IC di Cetona mancano 3 posti nella scuola dell’infanzia, 10h di inglese e un insegnante di sostegno nella scuola primaria e due insegnanti di sostegno nella scuola media. Oltre ai tanti spezzoni da coprire in tutti gli ordini di scuola”. A chi troppo, a chi niente, verrebbe da dire. In una situazione in cui, di fatto, gli enti locali non possono fare assolutamente niente.

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Divina (e un ps)

Un po’ in ritardo rispetto alla massa e quasi in extremis (si chiude il 30 settembre), ho fatto “visita” alla “Divina Bellezza” in piazza Iacopo della Quercia. Premetto che non mi occupo qui e adesso della questione sulla concessione serale della piazza o di qualche polemica pseudopolitica su Opera; e che non essendo un critico d’arte o cose del genere (non sono abituato a spacciarmi tuttologo, come invece coloro che quotidianamente leggiamo sui social), posso solo dare un mero giudizio estetico. Alla presenza di un pubblico tutto sommato discreto (solo qualche sedia vuota, ma ovviamente mi riservo di capire quali siano i numeri reali), mi è apparso uno spettacolo veramente ben fatto. Sia nella parte tecnologica, con il videomapping, ritenuta da molti una nuova frontiera dell’arte e della fruizione della stessa (e probabilmente applicabile anche in altri luoghi cittadini in futuro, penso alla “Galleria del Palio” per fare un esempio); sia nella parte testuale, decantata come sempre magnificamente da Paolo Lombardi. Un percorso storico-romantico con punte emozionali che fanno riferimento al passato, certo, ma nelle quali io ho visto anche molto futuro. C’è da dire che lo spettacolo non mi pare sia molto fruibile da un pubblico non senese, perchè ha riferimenti che forse in tanti abitanti o residenti da Porta Camollia a Porta Romana non conoscono. Quindi bisogna capire meglio a cosa ci si vuole rivolgere con un’esperienza del genere. Vedremo anche alla fine della stagione della “Divina”, come detto, quali siano stati i numeri, per capirci qualcosa di più.

Ps: una piccola precisazione per qualche mio lettore più assiduo. Quando viene fatta un’intervista, si “giudica” a chi viene fatta, come, con quali domande, in quale contesto. Ma, soprattutto, il focus principale dovrebbe essere rivolto a cosa viene detto, al così detto “virgolettato”. Se non ci si ferma al titolo. O, forse, neppure a quello.

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Vorrei, ma non posso (e quattro ps)

L’importante non è solo dire “Si” o “No”, ma come e perchè si dice “Si” o “No”. Dico la mia sul gran rifiuto relativo a Roma 2014. Ben consapevole che è più facile fare un post “di pancia” che un ragionamento (o presunto tale, s’intende), un po’ più approfondito. Mi pare che la questione principale sia, sostanzialmente, stata quella di non accollarsi l’onere dell’organizzazione delle Olimpiadi per il timore di sprechi, ruberie e quant’altro, come ci sono stati in passato o in qualche altro paese. A dir la verità in “altri paesi” tali eventi sono stati traini economici più che importanti. Allora mi domando: il “malaffare” si combatte sul campo, oppure ci si ritira negli spogliatoi in vista di tempi migliori, magari provando ad allenarsi in vista di una gara che, però, potrebbe arrivare solo fra qualche altro decennio, quando magari quelle stesse opportunità non ci saranno o ci saranno per altre generazioni (mentre per alcune il bisogno è adesso)? E’ una domanda che non vuole avere una connotazione politica, ma generale. Si poteva fare un ragionamento più approfondito, anche motivando il “no” in maniera più solida, invece di tirare in ballo numeri senza conoscere la realtà, oppure lobby che si dovrebbero combattere per primi, in quanto istituzioni, invece di alzare bandiera bianca, senza entrare nel merito dello sport e dei valori olimpici? Mi pare tanto, insomma, un “no” buttato là. Anche quando si sposta l’argomentazione sulle “altre priorità”, nella inconsapevolezza che l’organizzazione di un’Olimpiade è una cosa, la costruzione di un ospedale (per dire), un’altra. Seguendo questo ragionamento teorico, in effetti, probabilmente staremmo tutti chiusi in casa, fino, che ne so, a quando non fosse realizzata la “piena occupazione” della masse di marxiana (o marziana?) memoria, tanto per parlare di lavoro. A me – in sostanza – piacerebbe che gli amministratori – rossi, verdi, neri, bianchi, rosa a pallini, grillini o api – avessero la capacità di dire “si, ma così e non come in passato” o anche “si, si fa così e vi dimostro che non ruberà nessuno”. E probabilmente sarebbe di gran lunga una grande soddisfazione – per davvero – dimostrare, sul campo, il tanto citato cambiamento: quello che è accaduto prima (quando hanno rubato) e quello che è accaduto dopo (quando nessuno ha rubato); ma su una realtà tangibile, non su un rifiuto formale, su un vorrei ma non posso. Perchè in un paese normale – come certo non siamo, ma che non saremo neppure entro breve, nonostante il gran rifiuto – gli amministratori – ripeto, di qualsiasi colore – governano, quindi controllano, quindi cambiano le regole, se queste non funzionano. Non si ritirano sull’Aventino. Un po’ come alcuni di quelli che, a Siena, erano contrari alla candidatura a Capitale europea della Cultura. Non per un motivo endemico, non per un’opinione sulla cultura o sul progetto, ma perchè “ci avrebbero mangiato i soliti” (anche se non sappiamo mai – dico mai – quali siano i nomi e i cognomi), oppure perchè – tristemente – secondo loro sarebbe stata legata a questa o a quella amministrazione e non al tanto decantato – e abusato – “bene comune”, al rilancio, ai giovani ecc. In tutto questo, evito di parlare, pena conato di vomito, di coloro che per meri fini politici attaccano la Raggi ora e che prima difendevano Monti per la medesima decisione. E viceversa, s’intende. Benchè trovi che sia poco coerente promettere un referendum sulle Olimpiadi e poi decidere senza farlo. Ma questa è un’altra storia. Oppure no?

Ps uno: oggi sarebbe stato il “fertility day”. Stendo un velo pietosissimo sulle campagne di comunicazione, che sono passate dal fascismo direttamente al nazismo (senza passare dal via); velo altrettanto pietoso sul divorzio far il ministro e la direttrice della comunicazione da parte della ministra Lorenzin: ci vuole far davvero credere che la “comunicazione” non le abbia presentato almeno un paio di alternative e che non sia stata lei, alla fine, a dire “visto si stampi”? (ah già, magari non sa neppure cosa voglia dire). Utile leggere il blog di Giampiero Cito (Cito).

Ps due: vedo riaffiorare qua e là qualche polemica su bilanci e storia della Robur. Un po’ di auto-promozione: andate a leggervi o rileggervi “Robur Anno Zero”, mio e del collega Filippo Tozzi; non sarà un capolavoro, non sarà esaustivo, ma lì ci sono dati (dati numerici, quindi non contestabili): forse, prima di sparlare o di dire “velodicoiocomesonoandatelecose”, sarebbe utile una lettura. Capisco, però, il libro è lunghino, si fa fatica: meglio sparacchiare a casaccio.

Ps tre: (legato al post) come volevasi dimostrare. Il comune di Siena dice “No” al Pisa che aveva chiesto di giocare le partite interne all’Artemio Franchi. Al di là del campanile, ci sono oggettive problematiche nella conca del Rastrello – non da adesso –  per accogliere, una volta ogni due settimane, un pubblico del genere, ivi compresa la chiusura totale e il blocco della zona di San Prospero (che già viene bloccato per le gare della Robur in legaPro, figuriamoci per una gara di serie B). Naturalmente, al partito dei “contro a prescindere” è una decisione che non piace: certo, in effetti gli ottomila pisani che sono andati ad Empoli si sono fermati a dormire, mangiare, visitare i musei e hanno lasciato tutto lindo e pulito, oltre a qualche mancia, per questo il Comune di Empoli non li vuole più. Ah, naturalmente chi contesta il “no” sarebbe stato in prima fila a protestare per (nell’ordine) : il blocco di San Prospero; la sporcizia; i negozi del centro che sarebbero stati bloccati per tutto il sabato; i parcheggi pieni; il traffico; il Nannini che aveva finito le paste. E sicuramente qualcosa d’altro, che adesso, ahimè, sfugge al mio pensiero.

Ps quattro (legato anche questo al post): interessante il post de La Martinella sull’argomento “No-ismo” (Noismo), anche per quanto riguarda il “ps”. Che ci volete fare: io quando leggo la Fisac Cgil sulle vicende del Monte dei Paschi non riesco proprio a resistere. Devo correre a rileggermi gli ultimi dieci anni di storia montepaschina.

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The Tube e due ps corposi

E’ con piacere che accolgo la notizia della riapertura de “Un tubo” (Tubo), il locale che lo scorso 30 marzo chiuse fra le polemiche. Non tanto (o non solo) per la solzione della questione, ma, semplicemnete, perchè c’è uno spazio in più in città. Questa è però la mia opinione da cittadino, che peraltro non abita nè in quella zona nè in centro storico. E che quindi può tranquillamente sostenere l’apertura di più locali possibili, aperti fino a tarda notte (naturalmente è una battuta). Comei miei venti lettori ricorderanno, Siena si divise nella consueta guerra di trincea fra “movidivisti” a tutti i costi e “silenzisti” a tutti i costi, spesso senza equilibri nei giudizi e senza la consapevolezza che, come amo ripetere, il centro storico di Siena (come altri) sia tutt’ora una convergenza di interessi spesso diversi e difficilmente integrabili fra loro. Leggendo nel comunicato ufficiale dei proprietari: “Abbiamo dichiarato che, con rispetto, attendevamo e auspicavamo una soluzione legislativa che facesse coesistere a Siena, così come avviene in tutta Europa, una città viva e una città vivibile, una città accogliente, dicevamo, aperta e internazionale. E la città di Siena non è rimasta ferma come forse qualcuno temeva. La gente si è mobilitata, il governo della città lavorava da tempo al tema della gestione della musica live, e finalmente, il 10 maggio il Regolamento per i pubblici spettacoli è stato approvato. Con questo nuovo Regolamento le condizioni per continuare a lavorare nel nostro settore diventano più chiare e torna ad essere pensabile riprendere il nostro progetto”. Mi pare un esempio di come il governo, in questo caso l’amministrazione comunale, abbia fatto da “equilibratore” fra i suddetti interessi. Naturalmente i problemi non sono tutti risolti e mi immagino che la guerra di trincea possa continuare, su altre zone e su altri fronti. Ma magari, ogni tanto, mettendosi al tavolino una soluzione si può trovare: come ad esempio pare stia avvenendo per la pedonalizzazione della zona nella Croce del Travaglio (perdonatemi, ma “Y storica” proprio non la digerisco), di cui accenno in un ps. Nel frattempo non odo le urla, da una parte e dall’altra, di chi gridava ad una Siena “troppo chiusa” o ad una Siena “troppo aperta”, anche se le parole erano, diciamo così, un po’ più “estreme” nei toni e nei volumi (per l’appunto).

Ps uno: il collega Giuseppe Nigro pubblica interessanti considerazioni di Proli (Proli), numer one di Milano, fronte basket. Da leggere, soprattutto nelle parti in cui, in sostanza, ammette come la Mens Sana sia stata superiore a Milano, senza se e senza ma. Questo non getta chiaramente una bella spugnata sull’indagine penale ancora in corso; ma certo mette in chiaro che sul campo c’era una squadra più forte; di più, c’era uno “spirito” vincente. Forse la pietra tombale sull’assurdo spiffero secondo cui si starebbe pesando a togliere alcuni degli Scudetti? Non lo sappiamo e non confondiamo troppo le acque. Basta che non lo si faccia anche a Siena: un conto sono stati i successi sul campo, un conto le magagne penalmente perseguibili. Ma amiamo fare di tutta l’erba un fascio, sempre: troppo complicato approfondire e dibattere, mentro tranciare giudizi. E fine.

Ps due: sull’argomento della pedonalizzazione copio e incollo una considerazione del sindaco Valentini: “Oggi si è svolta presso il Comune una riunione fra albergatori, commercianti, tassisti, categorie e la Giunta per valutare gli effetti della prossima pedonalizzazione di una porzione del centro storico. Discussione vera, accalorata ed anche polemica. Abbiamo ascoltato e pur tenendo ferma la strategia di fondo di limitazione del traffico, il Comune è disponibile sia a qualche deroga per il trasporto bagagli con il taxi e sia a valutare l’andamento della sperimentazione ad inizio anno. Quello che però mi ha colpito è che gli albergatori presenti hanno tutti ammesso che la stagione turistica in corso è stata un vero successo e che i numeri sono in aumento. Ne siamo davvero felici perché Siena ha ancora enormi potenzialità e gli eventi e le iniziative di promozione stanno funzionando. Spero che nessuno metta più in dubbio questi risultati (che sono di tutti) e che si riconosca che la strada imboccata è quella giusta“. Lo stesso sindaco, rispetto al puntuale post de La Martinella (pedoni) aggiunge anche che: “C’è un fraintendimento. Quando ho scritto che ci rivediamo a gennaio per verificare come va la sperimentazione intendevo dire (come specificato ai presenti alla riunione) che dal 1 ottobre le modifiche decise in Consiglio Comunale verranno messe in atto ma che dopo alcuni mesi siamo disponibili a verificarne gli effetti. In altre parole, per ogni modifica importante alle regole della circolazione il Comune non applica decisioni blindate ma vuole vedere sul campo come va in concreto. Quindi fra pochi giorni, via di Città e via Banchi di Sotto saranno pedonalizzate come il Corso”. Insomma si va avanti.

 

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