Diario dalla zona rossa – giorno trentuno

La natura si riprende la città? Sembra una pellicola del passato (“L’esercito delle dodici scimmie”, che peraltro ha inquietanti legami con la realtà…), è quello che ho pensato vedendo alcune foto di animali selvatici a passeggio per via Don Minzoni che, di fatto, è una strada a pochi metri del centro storico, essendo a ridotto delle cita murarie di Siena (le immagini sono tratte da alcuni profili Facebook).

Se vogliamo dare una spiegazione scientifica è perfino banale: meno automobili e persone in giro, più spazio per gli animali, che peraltro non sono pochi da queste parti e anche normalmente si affacciano vicino alle abitazioni. Certo vederli scorrazzare a due passi dalle mura è qualcosa che ci ricorderemo. Non so se poi ci sia una relazione karmica, sia un messaggio che ci sta mandando la terra, se sia la dimostrazione della piccolezza umana in mezzo all’universo o meno. Mettiamo anche questo ricordo nel cassetto.

La discesa dei dati sull’emergenza sanitaria, nel frattempo, sembra davvero arrivata. A questo si uniscono gli enormi stanziamenti sul fronte della ricerca (di cui non ho ricordanza in quanto a entità e immediatezza), oltre alle varie sperimentazioni. Aspetti che fanno ben sperare: ci sarà un’accelerazione nella ripresa? Impossibile dirlo adesso, è ancora troppo presto e i facili entusiasmi possono sfociare in pericolosissime ricadute, paradossalmente più complicate della durissima fase (per tanti motivi) che abbiamo affrontato.

Certo è che il paradossale entusiasmo e il commuovente conforto dello “stringiamoci a coorte” dei primi giorni, senz’altro positivi, sono scemati. Vuoi per un normale stress unito a una sempre maggiore preoccupazione del futuro, vuoi per una noia che subentra anche di fronte a una novità così clamorosa che ha interrotto una routine dalla quale è comunque complicato staccarsi. Meno challenge, meno cantate al balcone: spero che tutto questo non si trasformi in meno solidarietà, come era mio timore appena qualche giorno fa. Timore sempre più presente. Il conto dovremo pagarlo nei prossimi mesi, quelli che inizieranno con l’annunciata “fase due”. Alla quale, ancora, non siamo arrivati, peraltro.

Domani ultima fase della distribuzione delle mascherine. In questo periodo il confine fra buonista e rompicoglioni è molto labile: si può passare da una sponda all’altra in men che non si dica. In generale serve quello che sarebbe bene avere sempre, non solo in emergenza: equilibrio. Che, state tranquilli, non c’è stato, non c’è e non ci sarà.

Qui le “Visioni della città” di oggi anche su youtube.

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Diario dalla zona rossa – giorno trenta

Non mi sento affatto un eroe. Gli eroi, oltretutto in questa fase, sono altri: tutti coloro che sono in prima fila, operatori del settore sanitario (tutti compresi, nessuno escluso), tutti i volontari di qualsiasi ordine e grado, lavoratori “a rischio” (farmacie, supermercati, operatori ecologici ecc.). Personalmente mi sono sentito soltanto una goccia nel mare o anche di più, nell’oceano; anzi, forse anche meno, perché ho avuto il privilegio di dare il mio piccolissimo contributo alla causa “passeggiando” per le vie del centro storico (oltretutto nel territorio della mia Contrada) allo scopo di consegnare le mascherine distribuite dall’amministrazione comunale. E’ stata una sensazione strana, perché – ripeto – non ci siamo sentiti (come me altre persone che hanno girato oggi la città) certo dei paladini, però è stato facile notare come in tanti si siano affacciati alle finestre per cercare conforto e spiegazioni, aiuto e contatto umano. Al di là del fatto di quanto sia stato bello poter rivedere, dopo un mese, diversi contradaioli di tutte le età, fare una battuta e perché no, anche alzare la voce per farsi sentire in quei vicoli che, di solito, riecheggiano di canti, di vini e di notturne parlate. Come entrare in qualche portone buio e sentire quel “grazie” rimbombare per le scale, dopo la risposta a chi avesse avuto financo l’ardire di  scampanellare e perché.

Contatto umano. In tanti occhi ho visto questa richiesta. E mi è dispiaciuto dover tagliare in alcune occasioni quelle che erano palesi richieste di dialogo, mentre si parlava del più e del meno, attraverso una grata di una finestra o un portone mezzo aperto; io con guanti e mascherina, diviso a metà fra restare a parlare e in qualche modo soddisfare chi mi stava guardando da una finestra qualche metro più in là; e i miei interlocutori spesso in ciabatte e tuta, magari un po’ struffati o con la felpa un po’ logora che sa tanto di casa, con il viso un po’ stanco, ma con quello sguardo speranzoso. A volte basta poco per dare e ricevere calore. Basta rispondere con un sorriso o un semplice saluto alla persona che, sentendoti passeggiare in vicoli che da giorni risuonano solo di silenzio, apre quasi di fretta la serranda o la persiana, anelando chissà cosa e chissà chi; o cerca l’ascolto di una voce amica proponendoti, da lontano, di portarti un caffè o un bicchiere.

Sarà effimero, fra qualche settimana o mese ce ne scorderemo, ma intanto l’abbiamo vissuto e lo riponiamo nel cassetto dei nostri ricordi.

Anche dopo aver visto tutto questo, sinceramente e nel pieno rispetto di tutte le opinioni (ci mancherebbe altro), non comprendo alcuna polemica. L’ho scritto nei giorni scorsi: tante, poche, che arrivano dalla Cina, da Firenze, da Siena, da Palazzo Pubblico, dal Polo Nord. Ci sono, sono state messe a disposizione, sono arrivate a casa. Altre arriveranno (studenti fuori sede, forze dell’ordine, carcere). Non trovo il senso di scornarsi (anche) su questo, (anche) in questo momento. L’istinto sarebbe quello di dire solo una cosa: meno digitazioni sulle tastiere, più maniche tirate su, perché bisogno c’è. Imbustare, distribuire, aiutare. Qualcosa si trova. Poi, forse, ci sarà anche il tempo dei confronti.

Sarà un mio problema, certo; ma dopo trenta giorni e dopo stamani le mie orecchie non hanno molta intenzione di sopportare rumori di fondo.

Sulla questione “fase 2” e le possibili riaperture, ci sarà tempo di parlare e scrivere. Per chi vuole, qui e qui i video di oggi. Anche su youtube (uno e due). Torneremo domani.

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Diario dalla zona rossa – giorno ventinove

Pare sia davvero iniziata la discesa, almeno ad ascoltare le parole dell’Istituto Superiore della Sanità. A parte il fatto che il Coronavirus ha comunque fatto in tempo ad avere effetti devastanti, sia a livello mondiale che a livello personale (ma non voglio tediarmi sempre con i miei problemi), c’è sempre il problema della “fase due”, che non significherà (questo non mi stancherò a ripeterlo) tornare alla normalità. Anzi, paradossalmente sarà un periodo più difficile e lungo: perché a fronte di qualche perdurante restrizione, ci sarà il pericolo che anche un solo comportamento sbagliato possa farci ripiombare nella piena zona rossa che stiamo vivendo.

Tuttavia dobbiamo vivere alla giornata, quasi ora per ora, un po’ perché non possiamo fare altrimenti, un po’ perché questo periodo devastante rischia di esserlo ancora di più se pensassimo unicamente all’incertezza del futuro. Lo affronteremo, qualsiasi cosa ci regalerà.

Nel frattempo anche da queste parti sono arrivate le celeberrime mascherine. A Siena ne avremo quattro a testa (tre dalla Regione, una dal Comune). Dopo la consegna diventerà obbligatorio indossarle in qualsiasi uscita dall’abitazione. Ho l’impressione, per tornare a quanto detto poco sopra, che dovremo farci l’abitudine. E per parecchio tempo. Ho letto qualcosa, non sono uno scienziato, ma procedo per logica: se tutti le indossassimo, difficilmente il virus si propagherebbe. O, almeno, la percentuale si abbasserebbe di molto. Quindi facciamolo, senza far troppe polemiche su chi le ha inviate o indossate per primo e perché. Ci sono, mettiamocele. Poi, quando torneremo alla normalità, forse avremo il tempo anche di capire come, quando, cosa, perché e chi.

Fra le mie numerose letture di queste giornate vi segnalo questa sul giornalismo (qui) : dalle crisi nascono opportunità, dunque? Lo spero.

Nel mio piccolo, proseguo con “Visioni della città”. Domani, se tutto va come annunciato, puntata speciale con la consegna delle mascherine. Non perché il sottoscritto sia una persona speciale (tutt’altro), ma solo per dare un piccolo contributo, come dico sempre, alla documentazione di questo periodo a Siena.

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Diario dalla zona rossa – giorno ventotto

Inizia oggi la quinta settimana di “lockdown” italiano e, dunque, anche senese. Secondo gli ultimi dati la discesa comincia a prendere forma: diciamo che nella drammaticità della situazione è comunque una nota positiva, perché (come sottolineato altre volte) sarà comunque un periodo lungo quello che dovrà essere affrontato (più lungo di quello che ci siamo lasciati alle spalle), ma da qualche giorno dobbiamo pure cominciare, quindi meglio farlo prima possibile.

Non credo che tutti abbiano ben capito quale sia la situazione che stiamo affrontando. E quale sia l’immediato futuro da affrontare. Persi forse in beghe personali (l’ormai celeberrima guerra contro i runner, ad esempio) o perfino “divanistiche”, ci dobbiamo rendere conto che questa battaglia, forse meno lunga nel tempo, ma paradossalmente più subdola delle guerre storiche di cui narrano i libri, avrà pesantissimi strascichi nel tempo. Ci sono attività commerciali che rischiano seriamente di non riaprire, società, fabbriche, industrie che seriamente si pongono il dubbio se riattivare le macchine oppure no. E anche chi avrà la forza di farlo, dovrà con ogni probabilità procedere a tagli e ridimensionamenti.

Vogliamo guardare al nostro territorio? Con la crisi della banca, le “Terre di Siena”, al momento, puntano su sue settori principali. Il primo è la ricerca e la biotecnologia: su questo aspetto (la collaborazione Spallanzani-Tls è un esempio) Siena sta provando a ridiventare leader nazionale, questo peraltro potrebbe sancire anche un ulteriore lustro per l’Università (e il suo indotto). I riscontri occupazionali ed economici sul territorio non potranno però essere immediati, difficilmente potranno pareggiare le “perdite”. Il secondo è il turismo: e qui i problemi saranno enormi, almeno fino alla fine dell’estate, perché è logico pensare che le prenotazioni si siano azzerate per tutta la prossima stagione calda e, inoltre, in autunno molto dipenderà dall’evolversi dell’emergenza sanitaria nel resto del mondo e dalle eventuali restrizioni alla mobilità delle persone.

L’economia attuale è una sorta di “domino”: non c’è bisogno di essere degli analisti sopraffini per capirlo. Una catena con anelli molto legati fra loro, per cui è difficile che la crisi di un settore non investa pure un altro. Se pensate, per esempio, che la crisi delle presenze vada a colpire solo le strutture ricettive (intese ad ampio raggio), vi faccio un brevissimo elenco dell’indotto: personale (camerieri e cuochi, anche stagionali), pulizie, lavanderie, forniture alimentari, manutentori e ho solo citato i primi che mi sono venuti in mente. Pensiamoci.

Alcune news sparse. Sono realtà le mascherine distribuite in tutto il territorio regionale promesse da Enrico Rossi ieri (leggi per esempio qui), cui il Comune di Siena, da par suo, ha aggiunto 26mila mascherine. L’ordinanza della Regione è online (qui), da notare che l’uso diventerà obbligatorio a partire dalla distribuzione, come si legge. Nelle prossime ore verranno rese note le modalità di distribuzione. Le elezioni regionali verranno spostate (qui): era nell’aria,  ora arriva la certezza. Si andrà alle urne a ottobre. Infine una chiosa sul calcio: si riparte forse il 20 maggio, forse più tardi, forse si finirà in autunno per evitare ricorsi legali e quant’altro. Con una nota: la serie A è un conto, la serie C (che interessa la Robur) un altro conto, viste le difficoltà economiche che affronteranno le società della terza serie. Per cui dubito che la Lega Pro possa affrontare come “formalità” un’eventuale ripartenza. Per lo sport delle nostre parti, conclusa ufficialmente anche la stagione di pallamano (notizia di oggi).

Chiudo linkando due articoli interessanti. Il primo riguarda una ricerca tutta senese (Dario Caro e Edoardo Conticini) sulla correlazione fra virus e inquinamento. Da leggere tutto d’un fiato. Il secondo sulla rinnovata mancanza di equilibrio: occhio ai criminali della passeggiata!

Continua il viaggio di “Visioni della città” (qui e su youtube).

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Diario dalla zona rossa – giorno ventisette

E’ indubbiamente molto dura, soprattutto perché l’incertezza nel futuro getta una coltre di angoscia anche nel più ottimista degli animi. Sono sempre più pessimista, inoltre, verso questa ormai stucchevole e millantata “nuova società” che dovrebbe nascere dallo tsunami che stiamo vivendo. Probabilmente, invece, si allargherà la forbice fra chi ha e chi non ha adesso, fra chi aveva e chi non aveva prima. Altro che nuova società solidale: davvero ci crediamo che un “Fratelli d’Italia” urlato in terrazza ci renda tutti migliori e più buoni, come se fosse un perenne Natale? Spero di essere smentito, ma, per il momento, piccoli-grandi episodi mi danno ragione: vogliamo parlare di coloro che hanno affollato qualche mercato nelle grandi città? Vogliamo parlare di coloro che continuano a puntare il dito dal proprio comodo divano, il cui unico spostamento cerebrale è per raggiungere la tastiera del pc o del telefonino? Oppure di coloro che, nonostante il pingue conto corrente, rimpolpato anche il 27 del mese di marzo, ci propinano le loro ricette su come salvare l’economia del Paese? In caso di smentita, non avrò problemi a fare pubblica ammenda.

Visto che, comunque, questo blog (nonostante tutto) è frequentato, provo anche a dare qualche informazione. Ad esempio quella sulle mascherine che, come accennavo questa mattina nel video da Porta San Marco, diventeranno obbligatorie. Lo schema qui sotto mi sembra molto chiaro.

Spero che tutti, senza polemica verso Rossi, governo, Salvini, Fontana, Conte, opposizione, riescano a comprendere.

Ringrazio (ancora) tutti quelli, fra cui il Sindaco di Siena Luigi De Mossi, che hanno perso due minuti del proprio tempo per manifestare solidarietà rispetto alla chiusura del “Corriere di Siena”. E’ una brutta botta per la mia Partita Iva, forse decisiva. Mi prendo qualche ora di riposo, per sbollire l’amarezza e l’incertezza di cui sopra, per rispondere a tutti (e tanti) messaggi di vicinanza e poi dovrò trovare la forza di ripartire. Quella che permetterà, magari, di dare gambe a tanti progetti che sono nel cassetto. In questa situazione questo articolo (qui), fa anche più male.

Quella che permetterà, se ci sarà ancora, la vita di questo spazio e anche di “Visioni della città”.

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Diario della zona rossa – giorno ventisei

E’ un giorno triste, inutile negarlo. Il “Corriere di Siena” che potrebbe chiudere lunedì le pubblicazioni è un pezzo di storia (magari solo mia, s’intende) che se ne va. Utilizzo il condizionale per stare a quelli che sono – al momento – i fatti, per come sono abituato – da sempre – a fare. Non entro e non voglio entrare nelle scelte. Non ne ho le competenze, da una parte; non ne ho troppe facoltà, dall’altra. Ci sarà tempo per parlarne e ci sono sedi opportune per discutere. Del resto, io rimango un collaboratore esterno alla redazione, anche se ormai fra i più “anziani” del gruppo, avendo ascoltato i vagiti del giornale diversi lustri or sono. Vedremo come si svilupperà la vicenda. Queste che seguono solo considerazioni personali, magari opinabili e contestabili, ma che vengono dal cuore e senza secondi fini.

Qualcuno ha detto che questo virus ci cambierà. Non lo so. Potrebbe essere. Spero sempre in un rinato spirito solidaristico e sociale. Non tanto per me, s’intende, ma per tutti noi. Sono un po’ scettico se guardo (come ho scritto qualche giorno fa) ai messaggi sparacchiati sui social contro il runner (per esempio) di turno, spesso o quasi sempre da chi avrà, in ogni caso, accreditato nel proprio conto corrente un regolare stipendio: evidentemente dall’alto del suo divano può permettersi, pur in questa tragedia, di puntare il dito contro questo o quello, giudicando dal trono del suo salotto, senza conoscere niente del resto del mondo. Non consapevole del proprio giardino più verde di quello del vicino.

Copio e incollo, anche se non si dovrebbe, quello che ha scritto oggi Enrico Mentana su Facebook, perché calza alla perfezione. “Ne usciremo migliori. Ma davvero? Il fatto di essere costretti a casa, forzatamente virtuosi, impauriti e commossi per quel che vediamo e sentiamo, non implica purtroppo nulla di certo sul futuro, né per i comportamenti collettivi né per le piaghe sociali provocate dal virus. Quando sarà chiesto a chi avrà ancora un lavoro di privarsi di qualcosa per aiutare chi ha perso il posto saremo tutti così solidali? O diremo che ci deve pensare lo stato o l’Europa? Perché la cosa principale che non si dice di questa emergenza terribile è che allargherà ulteriormente il fossato tra chi è garantito e chi no, e la solidarietà casalinga a parole di oggi lascerà il posto a egoismi e corporativismi, e alla ricerca di appoggi alle forze politiche per tutelare interessi di gruppo. Quella frase di De Gasperi che viene spesso citata, “un politicante pensa alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni” si declinerà al presente in una realtà da dopoguerra in cui già le attuali giovani generazioni rischiano di essere espulse totalmente da ogni ciclo produttivo, magari nel limbo di un perpetuo reddito di cittadinanza. Dopo tre quarti di secolo la democrazia vivrà in Italia la sua prova decisiva. Reggerà se nella politica emergeranno gli statisti, e confronteranno le loro idee di paese. Senza passioni forti, capacità di visione e leader degni di fiducia rischieremmo il tracollo. Davvero”. 

Io guardo i fatti e questi dicono che, anche nella mia professione (ma non solo, s’intende), spesso si è preferito curare il proprio orticello ormai insecchito, magari anche asciugando la poca acqua degli orticelli vicini, senza pensare a un’irrigazione di sistema. L’ho scritto e detto altre volte (per esempio se avete voglia, andate a riguardarvi il discorso che feci per il Mangia di Tommaso Fabbri nell’agosto 2018, quindi non adesso): noi generazione di mezzo, noi Partite Iva, viviamo schiacciati fra le generazioni più anziane decise a non mollare i propri privilegi (in alcuni casi ottenuti oltretutto senza particolari meriti), quando anche mollarne uno ci permetterebbe di di vivere molto meglio; e quelle più giovani, pronte ad accontentarsi di un mezzo tozzo di pane (rispetto al nostro tozzo) pur di entrare nell’ipotetico mondo del lavoro, inconsapevoli di un futuro in cui potrebbe nascere qualcuno che si accontenta di un quarto di tozzo.

Non sto a tediarvi e a sottolineare la perdita per la “democrazia” e l’informazione. Lo ha già fatto qualcuno e lo faranno – se vorranno – coloro che ne hanno facoltà. Paradossalmente sono abituato ad affrontare le problematiche, conservo uno spirito dinamico e la mia Partita Iva, nella tragedia, si adatta a qualsiasi tipo di “nuova proposta” o situazione, nuova, vecchia, in evoluzione. Ne approfitterò, fino a quanto possibile, per aggiornami.  Questo è l’unico vantaggio, senza ammortizzatori sociali (non mi venite a dire che questi siano rappresentanti dai 600 euro una tantum), senza cassa integrazione, senza disoccupazione, senza ferie e malattie pagate, senza permessi, senza orari, senza niente. Anzi con qualcosa: il mutuo da pagare.

Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori. Sempre se in quel letame non si affoga. Sono versi poetici, poi c’è la realtà. Nel frattempo, ringrazio chi ha mandato un messaggio, chi ha alzato il telefono per una chiamata, tutti coloro che hanno espresso solidarietà e ringrazio anche chi non l’ha espressa.

Continuerò (finché ce la farò) a fare quello che posso, portare avanti questo mio piccolo spazio e quello relativo alle “Visioni della città”.

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Diario dalla zona rossa – giorno venticinque

Stiamo per chiudere la quarta settimana di zona rossa. Non nego che gli alti e i bassi si siano susseguiti in questo (quasi) mese di clausura e di isolamento, immersi nell’incertezza di un futuro che non riusciamo proprio a conoscere e appesi a quei dati e a quella conferenza stampa tutti i giorni alle ore 18, agognando una libertà, anche di abbracciarsi, che adesso proprio non abbiamo. Da una parte ci stiamo abituando, dall’altra non riusciamo proprio a farlo. Ed è anche normale vivere un periodo di entusiasmi minori, senza canti alle finestre, per esempio. Nella settimana che porterà alla Pasqua, però, dobbiamo cercare di rialzare ancora la testa, anche con un pizzico di ottimismo.

Slittamento o annullamento? La città si “logora” sul dibattito relativo alla Carriere del 2020, che comunque non potrà essere sciolto prima del 10 maggio. Personalmente sono combattuto. Da una parte sono scosso, come già detto, dal fatto che non ci saranno le Feste Titolari. Dall’altra il mio sguardo è rivolto più all’emergenza, prima sanitaria e poi economica. Per quanto riguarda lo specifico argomento, sono considerazioni valide quelle di coloro che ritengono sia necessario tenersi uno spiraglio aperto come quelle di coloro che ritengono giusto annullare tutto e passare direttamente al 2021, dovendosi (anche e soprattutto) concentrare su tutta una serie di altre problematiche al momento.

Non nego, non voglio essere ipocrita, un aspetto. Certo delicato e non così facilmente accostabile alla tematica relativa al Palio, che è civiltà, è rito, è cultura, è valori. Non possiamo però nasconderci dietro a un dito e pensare che quei giorni sia boccate d’ossigeno per l’economia cittadina, soprattutto in un periodo come quello che verrà. Da qui a dire che senza il Palio non si può stare (economicamente parlando) ce ne corre; come un ragionamento profondo andrebbe fatto sulla valorizzazione del turismo cittadino anche fuori dai giorni di Palio. Non possiamo passare però da un estremo (“Si fa il Palio per noi e basta, la città per i turisti negli altri giorni”) all’altro (“Il Palio per i turisti”). Una riflessione, del resto, che non può limitarsi a questo blog o alle considerazioni spicciole che, a volte, vengono fatte sparacchiando qualcosa sui social, sia che si difenda l’una o l’altra tesi. E’ un argomento certo delicato perché investe, appunto, valori tradizionali e culturali della città.

Prosegue il viaggio di “Visioni della città”. Video su Fb e su youtube. Ricordo alcune cose: queste “passeggiate” sono fatte in sicurezza (mascherina, guanti e distanziamento) e rientrano nello svolgimento della mia professione (giro sempre con tesserino di iscrizione all’albo dei professionisti, documento e autocertificazione) che è ritenuta come “servizio essenziale”, infatti quando sono stato legittimamente fermato dalle forze dell’ordine non mi è stato fatto alcuna rilevazione; nonostante questo, ritengo che questi filmati siano solo un piccolissimo aiuto per chi è in casa o chi è fuori Siena e abbia magari voglia di vedere piccole parti della città tutti i giorni; allo stesso tempo, ribadisco che si tratta di un esperimento (con buoni riscontri a dir la verità), criticabile, migliorabile e rivedibile; infine che sia solo un piccolissimo contributo alla narrazione di questa emergenza nella nostra città. Nei prossimi giorni proseguirò. 

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