Vampate

Un piccolo racconto tutto senese. Ieri, giorno dell’estrazione per il Palio del 2 luglio 2017. In postazione per Radio Siena Tv. Emozioni forti, come sempre. Da senese, da contradaiolo, ma da dominare in qualche modo: c’è da fare un servizio a chi ascolta. C’è da raccontarla quella emozione, più che da viverla. Non è facile – come sanno coloro che hanno avuto il piacere di fare più e meglio del sottoscritto – ricacciare in basso le vampate e le emozioni che salgono con il passare dei minuti. Ci sono riuscito quasi sempre. Quel “sempre” stavolta mi è mancato, trasforrmandosi in un “quasi”, anche solo per un momento, quando il popolo ha abbracciato il capitano. Ho sentito quel coro e mi sono girato: forse è stato quello l’errore, dovevo provare a rimanere con lo sguardo e il cuore verso Palazzo Pubblico. Nel sentire e nel vedere l’abbraccio mi si è rotta – anche se solo per un attimo – la voce, l’emozione ha preso il sopravvento. E credo si sia sentito in diretta. Da una parte un po’ mi dispiace, perchè ho sempre cercato di mantenere alto il livello di professionalità e di “distacco” che bisogna applicare sul lavoro, oltretutto quando si è, in qualche modo, personaggi “pubblici”. Dall’altro è forse proprio questo che narra la bellezza e la spontaneità di un sentimento che è difficile governare, anche in quei momenti in cui si sublima la propria vita e la propria appartenenza. Mi scuso da una parte, quindi; gioisco dall’altra. Non è “solo” la mia Contrada. E’ Siena.

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Nel vuoto, ci ha pensato la regione (e un ps)

Visto che in molti latitano (da destra a sinistra, passando per il centro e per le mille liste e associazioni), ci ha pensato la Regione a dettare l’agenda della campagna elettorale del 2018. Perchè il protocollo firmato da Enrico Rossi e dalle altre istituzioni (comune, provincia, azienda ospedaliera universitaria) si occupa di tante “priorità” del territorio, pare con progetti tutti già finanziati e quindi “cantierabili” entro un tempo relativamente breve. Strade, ferrovie, ricerca, università, addirittura rilancio di Ampugnano: temi che sarebbe interessante approfondire uno per uno (leggi qui). Insomma nel vuoto di un dibattito politico che si è piegato su alleanze e possibili candidature, non sfondando sui contenuti, le idee, le proposte concrete che non siano i soliti slogan vacui (“Puntiamo su questo e su quest’altro”, ma senza dire “come”), ci ha pensato l’ente maggiore. Le linee programmatiche sono tracciate, difficile uscire da questo schema. Però qualcuno le idee concrete di cui sopra potrebbe ancora svilupparle: che ne so, sull’occupazione giovanile, tanto per fare un esempio. Ma non vi preoccupate, non accadrà.

Ps: naturalmente questa sera dalle ore 17 vi aspetto alla Lizza (Tutti pezzi da 90).

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Se e se

Alcune cose mi colpiscono dell’informazione di garanzia recapitata al sindaco e a Anna Durio (e tre tifosi) sulla vicenda del passaggio di quote della Robur l’estate scorsa, come scritto stamani dal Corriere di Siena. Premessa, visto che qualcuno avrà già messo le dita sulla tastiera dopo aver letto le prime (due) righe: questo post non né a favore, né contro Valentini, Durio, Pd, Mele e socini (peraltro – per chiarezza – la querelle fra questi ultimi e la Durio è tutt’altra cosa), tifosi, curva, gradinata, Mps, sistema Siena, anti-sistema Siena, blogger, anti-blogger, opposizione, finta opposizione, vera opposizione, forum, muri, case e palazzi e compagnia cantante. Innanzitutto il rapporto amministrazione e politica con lo sport. In questo caso, come detto e scritto altre volte, le due cose non vanno sullo stesso piano. Spesso, anzi sempre (e non solo a Siena), si invoca, nel nome del “bene comune”, l’aiuto del sindaco o di chi per esso quando una società sportiva cittadina attraversa una crisi ed è giusto che un primo cittadino si interessi, senza ovviamente poter entrare nella trattativa privata, ma certo monitorando affinchè sia salvaguardata la vita stessa della società (anche se in molti casi al sindaco viene pure chiesto di fare da advisor); altra cosa è l’intervento della politica nell’ottica del pane e circensi, che a Siena abbiamo vissuto. Poi mi verrebbe anche da fare un paragone, neppure troppo ardito: ma quando negli stadi di mezza Italia si espongono striscioni con minacce neanche troppo velate, le Procure di mezza Italia fanno fioccare avvisi di garanzie a destra e sinistra se quei presidenti o quei dirigenti che si sentono minacciati poi lasciano i propri incarichi o cedono le proprie società? Se Ponte se si è sentito turbato (a posteriori) sulla trattativa fa bene a cercare di tutelarsi. Se la magistratura riceve un esposto fa bene ad indagare. Se e se. Tutto giusto. Poi, però, c’è una consecutio storica. E quella (mi pare) che sia tutta un’altra cosa.  Chi vivrà, vedrà; come sempre.

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“Tragedia”

Circola sul web e sui social un’immagine di un articolo relativo alle questioni di Monte dei Paschi. Titolo “Mps, una tragedia”. Il testo? Impossibile da leggere su Facebook dall’immagine linkata. E quindi ti domandi come mai tante “urla”, “mi piace” e “condividi”. Semplice. Ci si sofferma a leggere il titolo e i mal di pancia aumentano, evidentemente, nei tuttologi del web (Mentana ed Eco, al solito, hanno usato termini meno politically correct). Poi scorri il sottotitolo e, soprattutto, ottieni (dopo un po’ di tempo che devi “perdere” e una certa fatica a scorrere tutto il pezzo e a capirlo, s’intende) che le informazioni sono le medesime che circolano da giorni, già dette e ridette (su Radio Siena Tv, ad esempio), già lette e rilette. E’ il sintomo dei tempi: una assoluta (o quasi) incapacità di analisi, un agire solo con il mal di stomaco. Evidentemente un malanno che ci trasciniamo – perfino legittimamente – da quando la “tragedia” montepaschina, quella vera, si è consumata. Ma che evidentemente non ci ha insegnato molto, perchè anche allora – eccetto pochi – in molti abbiamo agito con superficialità, non capendo cosa realmente stesse succedendo. In ogni caso, tanto per provare a fare il mio mestiere, la situazione di Rocca Salimbeni, al momento, è la “solita”: domani cda per analizzare il piano di ricapitalizzazione (che non è quello industriale, che arriverà solo dopo il “salvataggio” vero e proprio) da 8,8 miliardi di euro. Per dare il via a tutto questo il triangolo Europa, Roma e Siena (in rigoroso ordine di importanza, con l’ultimo angolo ridotto al lumicino) deve trovare la quadra: come ripetiamo allo sfinimento, Bruxelles e Francoforte (Ue e Bce) non vogliono (non possono, per certi versi) concedere aiuti di Stato senza coinvolgimento degli obbligazionisti (in sostanza burden sharing), anche per non creare un pericoloso precedente. La partita si gioca sostanzialmente su questo: la ricapitalizzazione preventiva. Il secondo livello è quello dello smaltimento dei crediti in sofferenza, la vera zavorra che grava su Rocca Salimbeni. Poi circolano i numeri sugli esuberi e il “tira e molla”: 2.600 ad ottobre nel piano di Morelli (accettato dai sindacati), poi 5.000, ora 10.000. Da cosa siano derivati questi numeri, soprattutto l’ultima cifra (quasi la metà dei dipendenti di Mps, ad occhi e croce vorrebbe dire quasi chiudere) ancora non lo sappiamo. Ma fa molta più “audience” titolare “tragedia” che ragionarci – anche in maniera iper-critica – sopra.

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Allibiti

Non è un post politico, non è uno spot per qualcuno nè di livello mondiale, nazionale e tanto meno locale. Di questi tempi una premessa d’obbligo. E’ semmai un post legato a quello di ieri e alla furia superficiale con la quale, alcune volte nascondendosi dietro una falsa ironia, si commentano i fatti di questa città. La visita di Obama a Siena nel mondo “reale” è stata salutata con entusiasmo e perfino stupore; penso ad esempio ai tanti turisti e studenti americani, al di fuori del circuito mediatico italiano e cittadino, che sono rimasti letteralmente allibiti nel capire che il loro ex numero uno fosse a passeggio per le strade del centro storico di Siena; Obama era a pochi metri da coloro che, magari, otto anni fa lo avevano pure votato, ma che in otto anni non lo avevano mai avuto così a portata di sguardo. In quello “virtuale”, per fortuna solo in parte di esso, non sono mancati invece riferimenti diciamo “censurabili”, anche (ovvio) nei riguardi della stampa (certo, forse un po’ di accanimento di alcune testate c’è anche stato) o dei “costi per la comunità”, conditi dai normali “chissenefrega”. Ormai siamo abituati ai commenti da 14o caratteri, ma il punto sarebbe capire come la visita di Obama abbia avuto una risonanza mondiale e che anche un solo fotogramma dell’ex capo del mondo a Siena possa portare più benefici del migliore spot pubblicitario mai pensato (e pagato profumatamente dalla medesima comunità di cui sopra). Senza leccaculismi, ma con il cervello attaccato e funzionante: anche perchè, vorrei ribadirlo, la bellezza e l’attrattività della città non hanno colore politico. Almeno, non dovrebbero averlo.

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Broken

C’è veramente tanto da riflettere su quanto affermato – senza mezzi termini – dall’inventore di Twitter (leggi qui) Evan Williams. Come è stato precursore nel mondo dei social, rischia di diventarlo sulle implicazioni, chiamiamole pure sociali, a cui tali “invenzioni” stanno portando. Sono argomenti che – a volte banalizzando un po’ – ho provato ad affrontare anche su questo blog. Partendo sempre da un presupposto: non è in gioco la libertà di manifestazione del proprio pensiero, che di fatto viene ampliata dal web e dai social. Il problema è l’estremizzazione assoluta di questo diritto sacrosanto. L’uso spasmodico. Il continuo piegarsi alla tecnologia e non al pensiero che porta ai “webeti” di Mentana o, prima, alla “legioni di imbecilli legittimate dai social” di Eco. Il “sistema”, secondo alcuni, si sa creare da solo gli anticorpi e in questo senso alcuni piccoli passi sono stati fatti: basta pensare agli algoritmi cambiati da google od anche alle “precauzioni” prese da Facebook contro le fake news, che peraltro hanno già fatto gridare – in molti casi le suddette categorie – allo scandalo. Questi anticorpi, tuttavia, arriveranno con il tempo. E la nostra società, nel frattempo, cosa farà? Continuerà a digerire – o vomitare, a secondo dei punti di vista – di tutto di più, oppure comincerà pian piano a ragionare? E la categoria dei comunicatori/giornalisti/professionisti saprà capire che questo sistema non funzionerà ancora a lungo – pena la dipartita della categoria stessa – e che “deve” valere più una notizia “vera” di un “gossip” che porta milioni di click o di “mi piace”? La vedo dura. Ma lo sforzo è da fare.

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Biglietto

A volte credo proprio che per questo tipo di società ci siano poche speranze. Per fortuna è un pensiero effimero, anche se torna spesso a galla. Mi attirerò diverse critiche con questo post, ma non è così’ importante (“Spiacere è il mio piacere” cantava Guccini). Ho raccolto grande indignazione per la multa comminata alla anziana signora su un autobus cittadino, il cui biglietto era scaduto da quattro minutoni. Indignazione “riassunta” con i “click” agli articoli (ad esempio sul sito di Radio Siena Tv) e con commenti su Facebook, che, ovviamente, rientrano nella libertà di pensiero (e di lettura). Intendiamoci: l’episodio è assolutamente da raccontare prima, da condannare poi; è giusto analizzarlo a trecentosessanta gradi ed esprimere tutta la solidarietà del caso. E’ ovvio che fra applicare alla lettera una norma o creare un precedente o lasciare che nessuno paghi il biglietto ce ne corre: un minimo di tolleranza o di buon senso sarebbero graditi. Altra cosa è sparacchiare a casaccio su: extracomunitari “sudici” (cito), zingari, rumeni, albanesi, controllori, dirigenti Tiemme, pinchi palli e semproni. Scagli il primo biglietto chi da ragazzo (senese e italiano) non ha provato almeno una volta a salire sul “tramme” senza tagliando. Ma al di là di tutto questo, non vedo la medesima indignazione (espressa con i medesimi click e commenti) per cose – con tutto il massimo rispetto – che appaiono se non più gravi perlomeno con un coinvolgimento maggiore di persone. E questo denota se non altro una certa incoerenza. E’ un problema della società? E’ un problema di noi giornalisti? Difficile dirlo. Per fare un esempio – senza cadere nel facile populismo – la prossima settimana la Bce, la Ue e il tesoro (ho omesso volutamente Siena) licenzieranno il nuovo piano industriale di Monte dei paschi che – con tutti i se e i ma del caso – fa trapelare dubbi abbastanza importanti sul coinvolgimento degli obbligazionisti – nonostante le rassicurazioni passate del governo – e sugli esuberi. Oppure, per fare un altro esempio, la politica – di qualsiasi colore – senese che, in campagna elettorale già avviata, ancora non ha tirato fuori proposte concrete per il lavoro e l’occupazione, proprio in relazione all’ormai addio della fucina di Rocca Salimbeni in tale contesto. Capisco siano argomenti più complicati da affrontare in un commento sui social. Ma uno sforzo di tutti non sarebbe male.

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