La forza di Fazio

Quello che mi ha sempre colpito leggendo la storia di Fazio Fabbrini è stata la sua forza. Delle sue idee. Data dalla lungimiranza, dalla capacità di credere nella positività di una proposta e di riuscire a difenderla anche in situazioni non facili. Forse sarà scontato e forse non sarà stata una delle sue battaglie più aspre, ma la capacità nel 1965, qualcosa come 53 anni fa, di chiudere il centro storico di Siena alle auto è qualcosa di più di una mera “intuizione geniale”. Perché ha condensato, in una singola decisione, tante piccoli rivoluzioni: la tutela del territorio e dell’ambiente; quella del centro storico (anni dopo diventato patrimonio Unesco); quella dei beni artistici e architettonici; quella del turismo; quella sociale ed economica. E anche altre che all’umile cronista di provincia, probabilmente, sfuggono anche adesso, passato mezzo secolo. Non solo. Le cronache del tempo (e del presente) ci narrano di proteste veementi (leggi qui, per esempio), da tante categorie. Pensate cosa sarebbe successo se la lungimiranza avesse lasciato il passo al “populismo” di allora, magari anche giustificabile per certi versi. Mi permetto un pensiero. Quando giudichiamo una decisione di una qualsiasi amministrazione, prima di sparacchiare il nostro slogan sui social, fermiamoci un attimo a riflettere. Mi sia permessa l’ironia: chissà quanti commenti su Facebook avrebbe dovuto sopportare Fazio Fabbrini se nel 1965 avesse avuto un profilo social. Di una cosa sono sicuro: sarebbe andato avanti. “La storia mi darà ragione”: non solo. Fazio Fabbrini la storia l’ha scritta.

Ps: fra le moltissime storie raccontate in questi giorni su Fazio Fabbrini, anche da penne autorevolissime del nostro territorio, sulla argomento è da vedere anche Uno Mattina (clicca qui).

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Ci mancava Satana

Sinceramente pensavo fosse una bufala, una fake, perchè dopo aver sentito altri esponenti politici fare certe dichiarazioni pensavo fosse stato toccato il fondo. Oppure il sublime atto comico, dipende dai punti di vista. E per favore: non mi rispondete “eh ma quelli di prima”, perchè io non sto facendo un discorso politico, tanto che non nominerò alcun partito. In ogni caso  a “Uno Mattina” (in diretta…) Cristiano Ceresani, capo di gabinetto del dicastero della Famiglia, ha spiegato che “ovviamente è colpa dell’uomo, della sua incuria, ingordigia e avarizia se abbiamo calpestato questo pianeta”. “Ma – ha subito aggiunto – nell’uomo agiscono forze trascendenti, nel cuore dell’uomo agisce la tentazione”. E ancora: “Io nel libro cerco di spiegare come Satana, negli ultimi tempi che precedono la Parusia (la venuta di Gesù Cristo sulla Terra per la fine dei tempi), sarà scagliato sulla Terra con grande furore, sapendo che gli resta poco tempo proprio per prendere di mira il creato e la creazione, è un dato teologico”. Ceresani, infine, si chiede quale sia il motivo per cui questo tema dell’Apocalisse venga evocato e lo paragona “a quel che accade oggi. E quel che accade oggi – conclude – è qualcosa di totalmente inedito nella storia dell’umanità, che non è mai accaduto e gli scenari che abbiamo sono molto pericolosi per la sopravvivenza del genere umano”. Nel frattempo il detto genere umano, in particolare quello italiano, secondo il Censis (leggi qui) attraversa “una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico”, che “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria – dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”. Battuta per battuta, copio e incollo quella di Crozza. “Ricapitolando: odiamo gli extracomunitari, detestiamo l’Europa, amiamo il carbone, ce ne fottiamo del clima. Per fortuna è colpa di Satana, perchè a qualcuno potrebbe venire in mente che gli stronzi siamo noi”.

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Oblio

La manifestazione è passata. E adesso? Temo fortemente che fra cene degli auguri, qualche rinnovo delle cariche “di staff”, teoremi sulle prossime Carriere e su “chi monta chi”, tante delle valutazioni che ci sarebbero da fare su queste ultime settimane, diciamo dal Palio Straordinario in poi, cadranno nell’oblio. Un po’ perchè, ahimè, ci sono tematiche che “interessano” di più; un po’ perchè, semplicemente, affrontare quella della comunicazione, del rapporto con l’esterno, dell’approccio con chi sta fuori Porta Camollia e Porta Romana non è così semplice e scontato, come i fatti dimostrano. Anzi, è molto complicato, perchè gli slogan sui social sono nello stile anacronistico del “chiudiamo le porte” e abbuiamo le telecamere, cosa che peraltro non risolverebbe il problema e porterebbe a implicazioni non di poco conto, mentre, sull’altra estremità, si rischia di avviare una discussione pachidermica e poco efficace. Come scritto per milioni di volte, ormai, mi piacerebbe che invece partisse una vera discussione, seria, approfondita e scevra di pregiudizi.

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Cambio di passo (e due ps)

Si farà. Non più all’interno dei giardini di Piazza Amendola, ma in quelli del Parco Unità d’Italia. In Pescaia, dove qualche volta sono andato a correre, dove qualcuno porta i cani, dove qualcuno organizza pic nic e barbecue (soprattutto originari dell’est, a quanto ho visto). Le valutazioni da fare possono essere tante e di segno opposto, ma obiettivamente il passo indietro, al di là delle baggianate che qualche animalista scrive sui social (del tipo “siamo più vicini a Piazza del Campo”), è palese. Piazza Amendola era davvero una scelta infelice, in mezzo a una zona residenziale, vicino a negozi, in una zona di transito (stazione-Porta Camollia), oltre che vicino alle mura storiche e in un parcheggio molto utilizzato anche per chi vuole andare in centro, senza contare i giardini pubblici. E’ vero che Pescaia ha uno spazio dove sostare ed è in una zona anch’essa di passaggio, ma il fatto che gli animalisti da lì non potranno muoversi, cioè non potranno sconfinare dalla “buca naturale” dell’ex tiro a segno, aiuta. Poi ognuno farà le sue valutazioni su chi, cosa, come, perchè e quando. Io vorrei che, oltre a queste legittime valutazioni, la città andasse anche oltre nella riflessione, analizzando tutto quello che è successo in profondità e, come ho già scritto ormai milioni di volte, anche sugli aspetti comunicativi e di relativo approccio a queste questioni. Serve, cioè, un cambio di passo, chiamiamolo “propositivo” nella diffusione di cultura, cosa diametralmente opposta alla chiusura. E’ comunque difesa della storia, cultura e tradizione. E sommessamente penso sia più efficace, ma sono disposto a parlarne.

Ps 1: Sulla disciplina delle riunioni ha scritto l’ex sindaco Cenni (qui)

Ps 2: il vostro amato Elio Fanali ha azzeccato il concerto di capodanno di Alex Britti sul “Corriere di Siena” di qualche giorno fa.

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Sulla manifestazione

Restiamo in attesa di novità, pare sia trapelata la possibilità che la manifestazione (il presidio?) degli animalisti prevista per il 9 dicembre alle 12 (al momento in Piazza Amendola) possa essere spostata più lontano dal centro storico, come fu nel 2015. Tutto, sempre dando credito alle voci (che come normale si stanno susseguendo una dietro l’altra), verrà deciso nella riunione del 7 dicembre in Prefettura. Essendo laureato e masterizzato in comunicazione e in qualche modo “cultore” della materia (che non significa esperto, si intenda), mi incuriosirebbe capire le dinamiche, appunto comunicative, che hanno portato a una tale escalation, tanto da creare un certo clamore, misurabile sia in questi giorni sia, in realtà, il 9 dicembre. Questo, pur essendo coinvolto emotivamente nella vicenda, edulcorando il tutto da qualsiasi giudizio di merito, ma cercando di ricostruire invece i passaggi che hanno portato, per dirla in parole più semplice, a far aumentare così la temperatura. Sarebbe un’analisi interessante anche in un progetto più ampio, che ho citato più volte in passato e anche ieri, sul “paradigma comunicativo” che la città, intesa come comunità, dovrebbe o non dovrebbe adottare di fronte ai cambiamenti sociali, derivanti dall’avvento dei social, ma non solo. Vorrei che la manifestazione degli animalisti, passato il detto “caos”, speriamo al limite solo mediatico, sia un ulteriore spunto di riflessione su questi temi, come su altri. Lo sarà? O torneremo solo a parlare di fantini, cavalli e chi monta chi?

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Si interessa Salvini

Fa piacere che perfino Matteo Salvini si sia interessato alla difesa del Palio, di fronte all’ormai imminente manifestazione degli animalisti e a una temperatura che sta salendo ogni giorno di più (sarebbe interessante capire anche la dinamica comunicativa che ha portato a questo). C’è solo un piccolo problema. Salvini dovrebbe avere bene in mente di essere vicepremier e, soprattutto, il ministro dell’interno. E la prefettura, da che mondo è mondo, è, ahimè, proprio l’ufficio territoriale del ministero degli interni, così come la questura è un ufficio del dipartimento della pubblica sicurezza con competenza provinciale, alle dipendenze del ministero dell’interno. Siccome questi sono i due organi che, legittimamente o meno (a seconda delle opinioni) hanno “autorizzato” (lo metto fra virgolette perchè – come scritto altre volte – le manifestazioni di fatto non sono costituzionalmente soggette a vera e propria autorizzazione) la suddetta manifestazione, Salvini potrebbe intervenire con i suddetti direttamente. E “vietarla”. Ci sono i presupposti, come hanno detto sindaco, assessore alla sicurezza e Magistrato delle Contrade. Altrimenti è solo propaganda politica, è mera campagna elettorale, anche se questa è finita da tempo: e Salvini l’ha anche vinta, prima a Roma e poi a Siena; a meno che – ovvio – già non si guardi a europee e amministrative, ma questa è un’altra storia. Riuscisse a farlo, peraltro, da queste parti sarebbe un bel colpo. Elettorale. Detto tutto questo: a me la politica – in questo campo – interessa molto poco. Interessa la tutela della cultura (in senso letterale del termine) di una città. Io il 9 dicembre sarò da quelle parti. Fermo restando che non rinnego assolutamente ciò che ho scritto nei gironi scorsi: serve un cambio del paradigma comunicativo (e anche di altro), altrimenti non andiamo da nessuna parte. Parliamone.

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I nuovi cartelli (e un ps)

Torniamo un po’ a parlare di Siena. Ho notato – come presumo tanti altri – che è stata installata la nuova cartellonistica per i turisti. Mi interessa sinceramente poco di chi sia il merito: di questa amministrazione o di quella di prima, chi ha voglia può semplicemente scartabellare gli atti per avere risposte. Credo che sia da guardare il risultato raggiunto. Dopo anni, una cartellonistica chiara, semplice, non “impattante” sul territorio del centro storico, che “regala” preziose informazioni a chi arriva (e forse anche a qualche senesone…). Del resto la vocazione della città, dopo il crollo di Mps (per il sottoscritto anche prima…) è ormai segnata: turismo. Anche se poi tutto quello che fa da cornice e riguarda investimenti, diversificazione, creazione di posti di lavoro in altri settori (di questi giorni qualche problema in Gsk, per esempio) va senz’altro più che bene. La cartellonistica è dunque un passo in avanti.

Ps: sulla manifestazione animalista di domenica tornerò, presumo che in settimana se ne parlerà parecchio.

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