Ci sono giorni

Ci sono giorni in cui una telefonata o un messaggio ti invitano a fermarti e riflettere. In cui i pensieri vanno a tanti momenti scherzosi, belli e, perchè no, anche quei giorni un po’ meno stupendi, in cui ti sei arrabbiato, hai masticato amaro. Ma sei cresciuto. Lo hai fatto anche grazie a quella persona che adesso non c’è più. Quella che, in alcune fasi della tua vita, è stato un punto di riferimento: certo per uno dei tanti aspetti – importante, peraltro – della quotidianità. Ma di cui senti improvviso il vuoto, l’assenza. E sai che la sentirai ancora di più in quei giorni, quando fermarsi in Piazzetta a scherzare, a parlare di tutto, sembrava così semplice ed adesso diventa maledettamente non più possibile. E sai che già ti mancheranno quelle serate, ridanciane, scherzose, ma in fondo, profondamente vere. In cui non c’era differenza di età, di credo politico, di credo religioso, di pensiero sul mondo. C’era “solo” la voglia di stare accanto, insieme, sotto una bandiera. E gioire della vita. Non c’è un modo – prendo in prestito la frase di un’amica – per dirsi addio. C’è solo un modo per ringraziare di aver fatto un pezzo di strada insieme. Quindi, semplicemente, grazie.

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Non funziona qualcosa (e un ps a proposito di scissioni)

C’è evidentemente qualcosa che non funziona nella nuova “struttura” del 118 (non nei locali, ovviamente, inaugurati a Siena ieri) che ha unito, al momento, Siena e Grosseto (ma probabilmente arriverà anche Arezzo). Fermo restando la vittoria nella “battaglia” (fra poveri) che ha portato la centrale proprio nella caserma dei vigili del fuoco di Ruffolo e che prelude, probabilmente, ad un grande centro di emergenza-urgenza che comprenderà anche la Protezione Civile, sono quasi tutte le parti in causa a non essere convinte: i volontari (una parte di essi ieri non era presente, segnale abbastanza chiaro…) e i medici (o una buona parte di essi); ma anche la politica non pare avere tutte queste convinzioni, sia essa di opposizione o di maggioranza. Probabilmente dubbi e quesiti saranno con il tempo superati, visto che anche quando nacque il 118 qualche lustro fa non tutti parevano così positivi, ma resta il fatto che l’operazione mi appaia quanto meno un po’ forzata nei tempi e nei modi e che la decantata “concertazione” con tutte le parti in causa abbia avuto qualche lacuna di troppo. Sarà possibile colmarla in tempi stretti? Ne va del servizio, è evidente: che poi è quello che ci interessa di più.

Ps: un argomento decisamente più leggero ma gustoso. A proposto di scissioni, prendo in prestito (perchè se è una cosa è geniale si può fare, basta citare la fonte…) dal collega Matteo Puccinelli. “Il Pci nel 1991 si spacca in due. Il Pds da una parte, Rifondazione dall’altra. Dentro Rifondazione arriva anche Democrazia proletaria (che si era spaccata quattro anni prima, con Mario Capanna e altri che fondarono i Verdi con un pezzo di radicali che avevo spaccato il Partito radicale) e nel gruppo dirigente entrano anche gli ex Pdup-Manifesto che erano entrati nel Pci dopo esserne usciti a seguito dei fatti di Praga (nel mezzo avevano fatto Dp, ma poi si erano spaccati). Poi un pezzo di Prc si spacca, i comunisti unitari (ex Pdup) entrano successivamente nei Ds, emanazione del Pds più l’aggiunta di Cristiano sociali e Laburisti (ex Psi di Valdo Spini). Poi anche Rifondazione si spacca e nascono i Comunisti italiani. I Ds fondano il Pd insieme alla Margherita (ex Ppi, la sinistra della Dc) ma la sinistra interna se ne va a fonda Sinistra democratica. Nel frattempo dal Prc erano usciti prima i ferrandiani, fondando il Partito comunista dei Lavoratori; poi l’area trozkista che fonda Sinistra Critica (la quale anni dopo si spaccherà in due). A un certo punto Prc, Comunisti italiani, Sinistra democratica e Verdi si mettono insieme e nasce la Sinistra Arcobaleno. Che va male alle elezioni e tutto va a monte. Così il Prc si spacca, nasce Rifondazione per la sinistra. Che insieme a Psi, Sinistra democratica e Verdi dà vita a Sinistra e Libertà. Poi Sinistra e Libertà si spacca, il Psi se ne va, i verdi si spaccano alla loro volta e un pezzo di loro insieme a Rifondazione per la sinistra e Sinistra democratica fonda Sinistra Ecologia e Libertà. Nel frattempo Prc, Comunisti Italiani e Socialismo 2000 (ex Ds di Cesare Salvi) fondano la Federazione della sinistra. Che però si spacca e ognuno torna a casa propria. Si spacca il Pdci, esce Rizzo e fonda Comunisti sinistra popolare, poi diventata Partito comunista. Il Pdci cambia nome e diventa prima Pdc’I e poi Pci.  Dopodiché Prc, Pdci e Italia dei Valori fondano Rivoluzione Civile, con loro c’è anche Alba, raggruppamento guidato da intellettuali di rango e gli arancioni di De Magistris, a sua volta ex Idv. Ma l’esperimento va male e Rivoluzione civile si spacca, ognun per sé. Rimane in vita Azione civile. Però poi dopo Prc, Sel e Alba danno vita alla Lista Tsipras. Che non va malissimo, ma si spacca comunque. Rimane in vita L’Altra Europa con Tsipras. Intanto si spacca Sel, Migliore fonda Led, che poi entra nel Pd. Intanto il Pd si spacca a pezzetti. Prima esce Civati che fonda Possibile, poi escono Fassina e D’Attore. I quali insieme a Sel fondano Sinistra Italiana. Che però si spacca prima di nascere, visto che intanto Pisapia fonda Campo progressista”.

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Una frase per un equilibrio

Chi mi conosce almeno un po’ sa quanto sia stato e sia complicato per me scrivere di questo argomento. Sono stato praticamente in silenzio (assoluto) per due anni. E non è stato facile, ad esempio, dare per primo la notizia relativa alla decisione della Procura. Non tanto o non solo per la decisione in se stessa, nella quale preferisco non entrare al momento, ma perchè, in ogni caso, si riapre ancora un capitolo (mai chiuso) di una vicenda e di un periodo particolarmente dolorosi. Sopporterò poco volentieri anche il “dibattito” che si svilupperà da adesso in poi e per uno che fa il mio mestiere (o, almeno, prova a farlo) capite quanto sia difficile riuscire a rimanere sempre in equilibrio fra i pensieri personali e la necessità di fare informazione nella maniera pi completa ed imparziale possibile. Mi limito qui a riportare una frase della procura: “Sembra ovvio evidenziare che non è possibile acquisire ciò che non c’è e che certamente sarebbe stato interesse di tutti riscontrare” . Ognuno la interpreti come vuole, chiedo soltanto equilibrio.

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Di post non perisce (e un ps)

Ha suscitato un po’ di vespaio (non troppo, siamo sinceri…) un mio post su facebook di ieri. “Via Peruzzi riaperta. Ora di che parliamo fino al 2018? Ah già i lampioni…#barrinoaicaraibi“. Mi sembrava di essere stato ironico quanto altre volte, forse ho urtato la sensibilità di qualcuno o forse chi di post ferisce non vuole poi perire. Ma non importa. Utilizzo questo appiglio per ribadire un concetto. Con alcune premesse: nessuno mette in dubbio certe problematiche (quelle del traffico e dei commercianti per via Peruzzi, ad esempio; sorvolo sui lampioni, sinceramente, visto anche che è stato chiarito che tali accensioni non incidono sui costi sostenuti dalla comunità); come nessuno mette in dubbio che Siena abbia subito disastri, le cui conseguenze sono ancora da esaurire (insomma, per dirla con un slogan, “non va tutto bene”); come nessuno mette in dubbio la possibilità, di tutti, di dire la propria opinione su tutto. Cosa, che peraltro, vale in tutti i sensi (e quindi vale anche per il sottoscritto). Come su certe affermazioni conta pure il concetto che una baggianata resta tale se espressa al bar o su un social (anche se su questo si dovrebbe aprire un capitolo a parte…) e che alcune di quelle affermazioni andrebbero comunque sempre suffragate da fatti e approfondimenti, non da semplici frasi vergate con la tastiera. Il problema principale che altre volte ho segnalato è però il salto di qualità, che – pare – il dibattito politico e pubblico non riesce proprio a fare. Con tutte le premesse di cui sopra. A me piacerebbe si discutesse certo dei tempi di via Peruzzi, ma in maniera ampia e organica, a trecentosessanta gradi: ad esempio non facendo riferimenti al Giappone (ne ho letti…). Alessandro Pinciani ha scritto sul mio profilo che ” La mancanza di capacità di provare a riscrivere il futuro delle nostre terre intrattenendosi su questioni seppur rilevanti (problemi alla viabilità, all’economia della zona), non voglio certo dire di scarsa importanza. Faccio un esempio proprio su via Peruzzi. Tante parole sulla lentezza del ripristino della viabilità… (per carità, tutto può essere fatto meglio). Ma quanti si sono interrogati sul vero stato di salute delle nostre infrastrutture e su quali risorse puntare per il loro ammodernamento. Non parlo di nuove opere ma di quelle esistenti. Ecco la politica dovrebbe occuparsi di questo per essere tale. A Siena come nel resto della provincia, che peraltro pian piano si sta “allontanando” dal capoluogo… È questo è un altro grave problema”. Discorso che vale (o varrebbe) per tante, tantissime altre tematiche. Invece ci si ferma – come dice qualcuno – a guardare il dito invece che la luna. La medesima cosa, s’intende, può valere per le cose “positive” (le celeberrime” bici elettriche, per esempio). Bisognerebbe forse attivare un dibattito più alto, addirittura forse ancora più concreto di via Peruzzi e dei lampioni accesi: non chiacchiere vacue, ma proposte, idee, disegni realizzabili. Un esempio su tutti: il lavoro per i giovani. Un esempio più generale: il futuro che questa città e questo territorio intendono intraprendere. Tranquilli, non accadrà: troppo complicato, per la politica (tutta), figuriamoci per gli “internettologi”. E dirò di più: forse è il caso di finirla di dividere in due la città. Quelli che dicono “no” a tutti e tutti hanno sempre ragione; quelli che, ogni tanto, dicono anche qualche “ni”, invece, sono sempre dalla parte dei cretini. Lo ribadisco: è la medesima moneta di chi, nel passato, diceva sempre che andava tutto magnificamente.

Ps: mi dicono che su alcuni forum di tifosi della Mens Sana viene fatto il mio nome su alcuni miei scritti su Facebook (che peraltro confermo tutti: sono fatti e non opinioni, per l’appunto) sulla questione palazzetto. Non mi pare una bella abitudine confrontarsi senza confronto, comunque, per chi volesse, sono a disposizione: su questo blog, su altri spazi, dovunque.

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Affastellare (e due ps)

Capisco che “piove, governo ladro”, sia ancora più comprensibile in una città che ne ha subite tante negli ultimi anni. Capibile, comprensibile, perfino giustificabile, ma non apprezzabile, soprattutto in un tempo medio-lungo. Perchè affastellare tutto e tutte le situazioni non serve a ristabilire la verità e alla ricostruzione, anzi fa una grande confusione e basta, aumenta i mal di pancia invece di saziarli con la ricostruzione “storica” che tutti – giustamente – perseguiamo (o ci proviamo). Invece si mettono insieme i “graffitari” tipo il celeberrimo Hip-Hop con lo scandalo Mps, la questione del palaestra con la morte di David Rossi, che già detta così mi pare cosa abbastanza “antipatica”, per non dire di peggio. Ed ancora, si idolatrano prima le forze dell’ordine e subito dopo si denigrano perchè perseguono gli “scrittori” murali anti Mussari e non quelli che deturpano da mesi i muri del centro storico (non capendo – banalmente – che i primi – ahimè – sono andati in giro con maschere bianche addosso  e spray in mano alle 5 di mattina, i secondi agiscono nell’ombra più completa), fermo restando che – normativamente – sono punibili entrambi, mentre sul giudizio “morale” ognuno ha una propria coscienza e fa le opportune valutazioni. E’ il classico gatto che si morde la classica coda, perchè finchè questa città e questa “comunità” non sapranno agire con equilibrio anche di fronte a queste situazioni, la tanto sospirata “verità” non si raggiungerà. Mai.

Ps uno: Renzi ha dato il via  – pare – alla fase congressuale. Stabilito dunque il calendario del Pd (anche a Siena): prima congresso, poi elezioni. Via alla bagarre.

Ps due: l’associazione Polis organizza il dibattito “Tutte le strade (e le ferrovie) che portano a Siena”. Già sul titolo avrei da dire qualcosa, mi limito all’ “aperitivo conviviale” che segue l’iniziativa. Benissimo. Pagare i fornitori, nel frattempo?

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Essere o dover essere

Premetto che non sono un ascoltatore assiduo di San Remo e neppure troppo attento della musica italiana contemporanea. Non è una sorta di radical-chichismo, ci mancherebbe altro. Tuttavia credo che si debba essere un po’ meno snob quando si prova a “giudicare” certe canzoni. Quella che ha vinto il festival, per esempio, (“Occidentali’s Karma”) a me pare molto più profonda di quanto si creda: descrive, certo ironicamente, i malanni della società occidentale di oggi. Lo fa con slogan e frasi semplice, che però a sua volta sono le caratteristiche di oggi: una sorta di circolo vizioso, per cui si fa ironia in profondo sulla superficialità; o almeno io la interpreto così. Certo che a un primo ascolto (per l’appunto, in superficie) può apparire un testo leggerissimo; ma guardando fra le pieghe semiotiche della parole, Gabbani – pur con un motivetto orecchiabile e che farà ballare tutti – si gabba di una società che crede di un karma superficiale, del “tutto va bene” o del “tutto si aggiusterà” in qualche modo. Senza, ovviamente, sforzarsi di muoversi, di migliorarsi, di fare, insomma, qualcosa per cambiare quello che c’è intorno a noi. Ed anche pensando che la soluzione a tutto sia un post su Facebook, in cui esprimere il proprio pensiero, a patto di raggiungere naturalmente un alto livello di “mi piace”. Oppure che le filosofie orientali, proprio quelle che prevedono “karma”, siano una sorta di filtro semplicistico della realtà occidentale. “L’ottimismo Buddista non è quello fatalista di chi solleva le braccia e dice: ‘in un modo o nell’altro le cose si aggiusteranno’. Significa riconoscere il male o la sofferenza e decidere di superarli, credere nella propria capacità di lottare contro qualsiasi ostacolo o forza negativa. E’ un ottimismo combattivo (da “La Saggezza del Sutra del Loto”)”. Insomma, “Occidentali’s Karma” è un po’ come “Vorrei ma non posto”, tormentone dell’estate di Fedex e J-Ax: anche esso, certo, piegato alle logiche commerciali, ma testo che nasconde molto più di quanto si vuole credere o far credere. E paradossalmente si lega anche al testo della canzone della Mannoia. Basta leggere (ascoltare, in questo caso) e attivare i neuroni. Ma capisco sia più facile essere “Tutti tuttologi col web, coca dei popoli, oppio dei poveri”.

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Il vero problema

E così, come “predetto” (era facile, s’intende) ieri sul blog, Monte dei paschi chiude il 2016 in perdita (leggi qui). Prevedibile, perchè anche coloro che non sono laureati in economia o non fanno le analisi dei bilanci (ma seguendo Facebook pare lo facciano in tanti, quasi tutti) avrebbero facilmente intuito una situazione “complicata”. Ma nello spulciare i dati, più che il risultato negativo, dovuto in gran parte alle rettifiche sui crediti deteriorati, la problematica è, come evidenziato in qualche post delle settimane scorse su questo blog, la “fuga” dei depositi per “paura di fallimento”. Cosa che tecnicamente, per Rocca Salimbeni, non è realizzabile; come, per le norme europee (nemmeno italiane), non è realizzabile andare a toccare i conti correnti. Eppure – qualche indiscrezione dice anche da parte di persone molto legate alla banca stessa – nel 2016 la “fuga” è proseguita. Ovviamente si possono mettere sul tavolo tutte le teorie del mondo: commissariamento, statalizzazione, aumenti di capitale eccetera eccetera, ma se la banca perde la caratteristica principale di banca retail, ovvero la raccolta degli investimenti dei risparmiatori, possiamo direttamente chiudere il bandone, per davvero. Non sarebbe forse il caso di spendere due euro per una campagna della banca in questo senso? Tranquilli (lo dico ai tuttologi di facebook) con due cartelloni e due pubblicità il bilancio rimarrebbe comunque negativo: si chiamano investimenti, non si risana niente risparmiando su quelle due lire. Ma magari sono utili.

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