Disponibili al dialogo

Mancano sei giorni al ballottaggio e, allineandoci a quello che si legge un po’ ovunque, informo i due ballottanti Bruno Valentini e Luigi De Mossi che anche il Mef, Movimento Elio Fanali, è pronto ad aprire un dialogo in vista dell’appuntamento di domenica 24 giugno. Non ci interessano le poltrone e le nomine, come del resto non interessano a nessuno di quelli che hanno già chiesto di parlare o, meglio, di essere disponibili ad ascoltarvi. Ci interessa, come a loro, il futuro della città, i progetti, i programmi. In questo senso siamo disponibili a mettervi a disposizione il nostro ricco programma, il cui primo punto all’ordine del giorno è “Barrino ai Caraibi”: un innovativo progetto di marketing territoriale, che gestiremmo direttamente noi altri, su vostra delegata specifica, sulle spiagge individuate di concerto con il nostro staff. Questo punto programmatico, irrinunciabile per la nostra coalizione, potrà essere inserito in un contratto di governo come quelli che vanno di moda adesso oppure in un apparentamento, anche meglio. In fondo in fondo, però, non importa: va bene anche un accordo formale o qualche endorsement su Facebook, vanno tanto di moda anche quelli. Insomma fate voi, basta che ci mandate là.

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Nel via vai di un gay pride (a Siena)

Ho visto sorrisi, colori, giovani, bambini, famiglie, uomini e donne. Ho visto persone felici, ho visto amore, nel senso letterale del termine. Ho molto rispetto per le idee di tutti, ma non ho visto eccessi, non ho visto mancanza di decoro e di rispetto altrui. Ho visto una festa: questo è stato il Toscana Pride. E’ una manifestazione con significati profondi: il problema è che, come in altre occasioni, che bisogna perlomeno provare a capirli, senza pre-giudizi. Bisognerebbe, per ribaltare la questione, domandarsi perchè c’è bisogno di eventi del genere, anche oggi, nel 2018, quando alcune conquiste sono state fatte (le unioni civili, per esempio). Oppure bisognerebbe pensare che il “Pride” non è soltanto omosessuali che ostentano, vestiti in maschera. Sono donne, uomini, ragazzi, giovani. Ed anche avvocati, forze dell’ordine, famiglie, anziani: persone normali in un mondo che li vuole anormali. Sempre. Tutti i giorni. In ogni luogo. A chi sostiene che siano “carnevalate eccessive” concedo – normale – la medesima libertà di pensiero. Con una riflessione: provate a pensare come vi sentireste se, tutti i giorni e tutte le ore, voi foste dall’altra parte, da quella parte di chi non può liberamente manifestare la propria sessualità perchè additato, deriso, sbeffeggiato o oggetto di indicazioni e risolini. Perchè, è vero, le cose sono (parzialmente) cambiate rispetto a qualche anno fa, quando vedere due persone dello stesso sesso per mano causava sgomitate e strepiti: ma certi spazi non sono “normali”, sono ancora “concessioni”. Per questo c’è ancora bisogno di Pride. Di “carnevalate” in questa città ne abbiamo viste spesso, quasi sempre con significati meno profondi, per quanto rispettabili, e in luoghi diversi, ben più (teoricamente) rispettabili. nessuno si è sognato di denigrare. A chi ha sostenuto e parlato di cultura e valori tutti senesi che sono stati “stuprati”, consiglio, come già fatto in passato, lo studio dei libri di storia di questa città, molto più “libertina” di quanto si possa pensare nel suo Medioevo. E, poi, tranquilli: di nudi e di drag queen ce ne erano veramente pochi, di sorrisi e di bambini festanti, tanti. E dopo il corteo c’era una spazzatrice, che ci ha riconsegnato la nostra Sienina pulita e tranquilla, addirittura sonnacchiosa in questo pomeriggio quasi estivo. Se poi, proprio, non ce la fate, pensate almeno a chi comunque fra ieri, oggi  domani, ha un esercizio commerciale e ha accolto cinquemila persone nelle mura.

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Tenete accesi i telefonini

Credo che il traffico telefonico a Siena nelle ultime ventiquattro ore abbia subito un’impennata clamorosa. E credo pure che in questa notte i telefonini continueranno a trillare, per cui dopo il ballottaggio di domenica 24 giugno la medesima impennata arriverà alle vendite di cellulari, vista l’usura. Accordi, incontri, colloqui, telefonate, sms e whatsapp, caffè e magari anche qualche amaro (nel senso del liquore, ma non solo…). E’ la politica, bellezza; ed è perfino giusto che sia così nella logica del ballottaggio, oltretutto dopo un risultato che ha consegnato, a Siena, un risultato di sostanziale pareggio (fra Valentini e De Mossi ci sono 800 voti personali e 1000 come liste). L’accordo Valentini-Piccini pare cosa vicina, come riportato dalla stampa, ma nelle ultime ore del pomeriggio pare anche ci sia stato un avvicinamento, sull’altro fronte, De Mossi-Sportelli, in parte smentito. Attenzione: apparentarsi non significa sommare i voti, anche se teoricamente, queste sommatorie consegnerebbero un altro pareggio o giù di lì: basta dare uno sguardo ai voti delle liste (leggi qui) per capire. Ne sapremo di più nella notte o, meglio, nella giornata di domani, di fatto l’ultimo per presentare accordi “ufficiali” (anche se si può chiudere fino a domenica): si profilerà una divisione a metà fra i quattro candidati principali? E cosa faranno le liste che non saranno presenti in consiglio comunale? Tenete accesi i telefonini (anche per leggere questo blog), non si sa mai.

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Dalla direzione Pd via alle alleanze

La direzione comunale del Partito Democratico di Siena avrebbe dato, nella riunione che si è conclusa a tarda ora, il via libera agli apparentamenti in vista del ballottaggio. Attraverso un documento, votato dalla direzione, si darebbe mandato, in particolare, al candidato Sindaco Bruno Valentini  e comunque alla segreteria di allargare il fronte. Viste le notizie circolate in questi giorni,subito dopo il voto del 10 giugno, viene facile pensare ad una trattativa più “approfondita”, dopo gli approcci più o meno informali delle ore scorse, con la lista Per Siena di Pierluigi Piccini, ma lo sguardo potrebbe essere rivolto anche alle liste che hanno sostenuto Massimo Sportelli. Tutto verrà approfondito nella giornata di oggi, visto che il tempo per le alleanze “ufficiali” comincia a stringere e le trattative si fanno dunque serrate. Da qui a chiudere la “fusione” in vista del ballottaggio, dunque, ce ne corre, ma tant’è: la direzione del Pd si è espressa in maniera ufficiale.

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Vigni fuori? E quelli scranni da tutelare

Si chiama metodo D’Hondt e ogni cinque anni torna di moda: è il calcolo matematico, su base proporzionale, che si utilizza per l’attribuzione dei seggi, in questo caso per quanto riguarda il consiglio comunale.  A Siena ci sono da assegnare 32 poltrone. I calcoli non sono semplici da effettuare (ricordo ad esempio che nel 2013 in un primo momento sembrava che la sinistra di Laura Vigni dovesse prendere due seggi, invece ne prese solo uno) e possibile che ci siano ritocchi nel finale. Due i fattori principali, con la premessa che esiste lo sbarramento del tre per cento relativo al risultato delle liste: per prima cosa dipende da chi vincerà il ballottaggio; per seconda cosa se ci saranno o meno apparentamenti da qui a fine settimana. Fuori dal consiglio le liste Siena Doc (Chiti), Pensare, Confrontarsi, Difendersi (Pinciani), Casapound (Fucito), Siena alle Fonti (Maggi), ma, secondo i calcoli miei e dell’economista Marco Frigerio (ho sfruttato le sue passioni matematiche), se non ci fossero apparentamenti fra liste sarebbe fuori anche Alessandro Vigni, che ha superato come candidato il tre per cento, le cui liste (Sinistra per Siena e Potere al Popolo) superano la soglia del tre per cento (è sufficiente la somma del gruppo di liste), ma non entrerebbe in consiglio perché la percentuale di coalizione è comunque troppo bassa rispetto alle altre. Proviamo a capire cosa dovrebbe accadere. Senza apparentamenti i venti seggi della maggioranza vanno al centrosinistra (13 Pd, 7 In campo) o al centrodestra (8 Lega, 6 Voltiamo pagina, 3 Fratelli d’Italia, 3 Forza Italia) a seconda di chi vince, ovvio; gli altri dodici se li dividono cinque chi perde il ballottaggio, quattro Per Siena (Piccini e tre consiglieri), tre liste Massimo Sportelli (Sportelli, Siena Aperta, Nero su Bianco). Con gli apparentamenti dipende da chi si fonde con chi, ma in linea generale la “fusione” riguarderebbe sempre i venti consiglieri di maggioranza e allargherebbe non numericamente (resterebbero sempre dodici) ma ad altre liste i posti da assegnare alla minoranza e quindi questo aprirebbe le porte a Vigni. Questo il calcolo fatto a spanna: a voi le considerazioni del caso, per capire chi andrà in consiglio comunale basta prendere l liste e ordinarle per numero di preferenze ottenute. Chiosa finale proprio sugli apparentamenti, argomento del giorno (lo sarà ancora per poco, perchè entro la fine della settimana bisogna farli per legge): il mio pronostico è che non ci saranno, ci sono da tutelare gli scranni….ci sarà modo di parlarne quando la partita sarà conclusa.

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C’è qualcosa che non va (e un ps)

Non vorrei essere tacciato di essere antidemocratico, ma, come per l’abolizione delle provincie (riforma assurda che pare voglia essere riproposta), preferisco andare controcorrente. La legge elettorale per i comuni sopra i quindicimila abitanti ha qualcosa che non funziona. Partiamo dal dato dell’astensionismo, in continuo calo (anche rispetto al 2013 e alle politiche di marzo): hanno votato 27mila senesi circa rispetto ai 43mila aventi diritto, il 63 per cento. Qui c’è un problema di disaffezione, di confusione (le tante liste non hanno giovato, è evidente) e di lontananza della politica dalle persone, ormai endemica, anche da queste parti, sulla quale si può lavorare solo con il tempo e non è detto che si riesca a migliorare. Poi i dati oggettivi. Al ballottaggio vanno Valentini, votato da circa 7200 senesi; e Luigi De Mossi, votato da circa 6400 senesi. Significa il 27 per cento il primo, il 24 il secondo, ma rispetto a chi è andato a votare. E già questo vuol dire che il prossimo sindaco di Siena sarà scelto fra coloro che, almeno al primo turno, sono stati votati da meno di un terzo dei senesi. Se ci aggiungiamo coloro che non sono andati a votare da meno di un sesto dei senesi. Ora, diranno i miei venti lettori, in qualche modo bisogna decidere e la formula del primo e del secondo turno assicura comunque una certa governabilità. Senz’altro. Togliendosi i panni dell’antipolitica per forza, però, paradossalmente la formula migliore era quella del secolo scorso: si votavano gli schieramenti, poi in base ai rapporti di forza si creavano alleanze e si eleggeva il sindaco. E’ vero, gli “inciuci” potevano essere dietro l’angolo, ma ditemi se quello che è accaduto a Roma non è la stessa cosa? E, soprattutto, a governare non andava una maggioranza o per lo meno coloro che rappresentavano una maggioranza? E’ una provocazione, ovviamente, su cui però riflettere, anche se si tratta(va) di un’altra epoca, quando la politica, di destra, di centro o di sinistra, era una cosa seria.

Ps: ci sono persone che continuano a strepitare (destra, sinistra, centro, qualsiasi colore) sui social, commentando tutto di tutti. Poi vai a verificare i dati e non hanno preso più di trenta preferenze come aspiranti consiglieri comunali. Forse sarebbe meglio prendersi un po’ di riposo.

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Al ballottaggio, ma c’è già un vincitore

Ci sarà tempo per fare analisi più approfondite del voto, ma intanto i dati dicono che sarà ballottaggio “testa a testa” fra Bruno Valentini e Luigi De Mossi. Centrodestra contro centrosinistra, con il Pd che retrocede parecchio ma non crolla completamente da una parte e la Lega che avanza ma non sfonda. In un quadro finito sostanzialmente in parità fra i primi due, c’è però già un vincitore: Pierluigi Piccini, la cui lista Per Siena diventa il primo partito della città con il dicannove per cento dei consensi, mentre lo stesso candidato sindaco sfiora il ballottaggio e, soprattutto, si colloca come interlocutore privilegiato in vista del secondo turno. Con una lista sola a disposizione il risultato è sorprendente, anche rispetto ai vari strepitii sui social che si sono susseguiti e, ahimè, proseguiranno pure nelle prossime due settimane. A questo proposito invito a un’analisi più attenta dei dati, dei numeri e delle tendenze, prima di vergare sentenze definitive. Il ballottaggio non sarà così scontato, da qualunque parte la si guardi: da una parte e dall’altra servirà una riflessione profonda. Sportelli arriva quarto, obiettivamente sotto il preventivato, non tanto come posizione, ma come numeri. Gli altri, come si suol dire, persi per la pista, tanto che il solo Vigni dovrebbe entrare, di un’incollatura, in consiglio comunale e con un solo consigliere. Sui posizionamenti da qui al 24 giugno non mi pronuncio, rientrano nell’analisi di cui sopra e non sono così scontati come qualcuno pare pronosticare, guardando da destra o da sinistra. Chiosa finale sul Movimento Cinque Stelle i cui elettori, a naso, si sono equamente distribuiti, anche all’interno del partito degli astenuti.

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