Una data storica

Siena è ormai in modalità “Palio”, tanto più che alcune date hanno coinciso con il week end e hanno di fatto allungato i quattro giorni canonici. Da una parte la città si assopirà come sempre su certe tematiche e si accenderà improvvisamente solo su altre. Nel frattempo oggi l’attuale amministrazione festeggia il primo anno di insediamento. Da qualunque parte la si guardi è una data storica, perché ha segnato la svolta epocale, visto che per la prima volta nella storia Siena non è guidata da una maggioranza di sinistra o centrosinistra (e derivati). Edulcorato da qualsiasi giudizio politico, personalmente credo che un anno sia ancora troppo poco per dare un giudizio tranciante su un’amministrazione, oltretutto di rottura rispetto al passato, che piaccia o meno. Fra Palio e nomine della giunta prima, Straordinario e insediamenti vari poi (commissioni consiliari comprese), del resto, il tempo si restringe e con esso il metro sul quale esprimere un giudizio. Di solito si usano i primi mesi per impostare il lavoro del futuro, quindi dei prossimi quattro anni. Su questo la città è chiamata a giudicare, sono convinto che su questo giudicherà, perché alla fine in cinque anni (quattro da adesso) le chiacchiere da social lasciano il tempo che trovano. Nel frattempo prepariamoci alla Carriera.

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Voltagabbanare

Fa riflettere, a volte, la capacità di questa città (Siena) o in generale della realtà in cui viviamo, di voltagabbanare. Che è ben diverso da cambiare idea. Si può modificare la propria opinione, riflettere sul proprio pensiero, passare perfino dal bianco al nero, magari dopo attento ragionamento e addirittura profondo contorcimento interiore, arrivare anche ad ammettere i propri errori. A me piacciono le persone che hanno dubbi: nel dubbio si matura, si cresce, ci si fanno domande, ci si mette in gioco. Meno certezze e più dubbi. Un altro conto è fare il salto: “oplà”, da una parte all’altra del fiume in men che non si dica. Senza una ragione specifica, che non sia quella del vento, della moda, della (presunta) opinione pubblica, della chiacchiera da bar, dal bercio sui social. Manifestando, peraltro, l’incapacità di reggere il pur minimo confronto nello scambio di opinione, nella dialettica linguistica, nella difesa del proprio pensiero. Così, spesso, assistiamo a persone che prima, letteralmente, idolatravano questo o quel personaggio, che agognavano  un mezzo saluto per il Corso o sbavano per una stretta di mano, perfino si masturbavano cerebralmente per un caffè offerto (da loro, s’intende) in piedi. Poi diventano i loro più acerrimi nemici, i difensori spada in mano della moralità della società, gli arcangeli della giustizia, pronti a sparare lingue di fuoco contro la sbavata mano di cui sopra. Personalmente aborro questo tipo di comportamento. Preferisco la coerenza, anche la coerenza di saper cambiare idea, ci mancherebbe, ma con il rispetto per chi ci sta davanti. E, soprattutto, per se stessi. Per fortuna, credo ancora (forse sono troppo ottimista) che, al di là di qualche solone del web o del bar, gran parte della società sia come il sottoscritto. Rifuggendo dalle strette di mano per forza, ma avendo la capacità di riconoscere un rapporto vero, coerente, leale, anche nelle diversità di opinione. Poi, personalmente, sarà per la mia vicinanza agli “ultimi”, qualunque essi siano, a me i personaggi che “cadono in disgrazia” (magari non è neppure così) diventano automaticamente subito simpatici.

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Pd più Elle

E’ bastato “rialzare il capo” si direbbe dalle nostre parti, che il Partito Democratico, a livello nazionale, ha ricominciato a litigare. E’ bastato cioè diventare il secondo partito dopo la Lega (parecchio dopo): ci voleva poco, sinceramente, con questo Movimento Cinque Stelle. Bastava fare poco o niente, come in realtà ha fatto il Pd negli ultimi mesi: un sussulto per il congresso che ha eletto Zingaretti, poi poco altro: avete visto una traccia di campagna elettorale in vista delle europee? Il silenzio ha pagato (poco, in realtà), perché il Pd ha superato il derelitto CinqueStelle, viaggiando in terza, mentre i grillini hanno scalato in seconda (o anche in prima, vista la marcia all’indietro da un anno a questa parte). E’ bastato, dicevamo, questo sorpasso affannoso e sudaticcio per far riprendere fiato alle correnti interne. Al di là del fatto che giocare a nascondino con l’ormai vetusta “dialettica interna che poi si rivolve al momento decisivo” (perché non è così, soprattutto nei momenti decisivi) è ormai un vizio da ludopatici, la cosa che bisognerebbe far capire a lor signori è semplice: non frega una ceppa a nessuno dei distinguo, degli spostamenti più a destra o a sinistra o al centro di questo o di quello. Alle persone interessano i problemi quotidiani, che poi sono i soliti di sempre: lavoro, salute, giovani, economia. Se Zingaretti si è scaccolato con la destra invece che con la sinistra o se Renzi ha indossato una camicia celestina invece che rossa, sinceramente, importa poco, per niente. E a Siena? Diamo tempo a Massimo Roncucci di insediarsi, poi i problemi sulla camicia toccheranno anche a lui. Scommettiamo? Beppe Grillo sosteneva che il Pd era il Pd meno Elle per la vicinanza all’allora centrodestra. per me è il Pd più Elle. Partito del Litigio.

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Come si cambia

E’ bello vedere come le persone cambino opinione. Fino a poco tempo fa, recentissimamente, qualcuno sosteneva come i Capitani delle Contrade dovessero prima parlare con il proprio popolo e poi relazionare i giornali, radio e tv sugli affari relativi alla Carriera e al Palio. Prima i contradaioli, dopo la stampa e, quindi, il resto del mondo. Questione di opinioni: da una parte una logica interessante, dall’altra limitante per il lavoro di qualcuno e il diritto a essere informati. Peraltro, almeno in linea teorica, si tratta di due messaggi differenti, perché, da senese e da contradaiolo, capisco benissimo quanto le comunicazioni siano e debbano essere diversi. Ho sempre avuto, però, in questo senso un atteggiamento pragmatico, come dimostra (credo) l’equilibrio delle mie trasmissioni su Radio Siena Tv o degli articoli sul Corriere di Siena in tema paliesco. E quindi ho continuato ad averlo anche su questo particolare tema. Evidentemente, però, questo aspetto deve valere solo per i Capitani. O, comunque, per gli argomenti post Palio. Perché per altri argomenti, ne cito uno a casa quello sul nuovo Regolamento del Palio, questa regola, questo dogma, questo pensiero spesso sbandierato a destra e manca, non vale. Come si cambia. Per non morire?

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Chi l’ha visto?

Più di un anno dalle elezioni politiche (marzo 2018) e dall’insediamento dei nuovi parlamentari e mi sovviene una domanda. Potrà sembrare provocatoria e polemica (e forse lo è anche), ma vorrei capire quale sia stata, fin qui, l’attività del parlamentare a Cinque Stelle, onorevole Luca Migliorino. Eletto grazie alla piattaforma on line, cioè attraverso le partecipatissime primarie del Movimento, l’onorevole avrà sicuramente svolto un intenso lavoro nell’aula della Camera dei Deputati, a Roma. Perché a Siena, almeno il sottoscritto, lo ha notato poco. Probabilmente è giusto così, la cosa che un po’ mi stupisce è (anche) l’assenza dal dibattito pubblico, da quello politico. Ricordate qualche presa di posizione su un argomento qualsiasi? Una presenza a qualche dibattito-incontro-convegno-conferenza? Probabilmente sono stato particolarmente distratto. Qualche arrabbiatura? Qualche post ficcante? Qualche endorsement a favore del governo? Ricordate qualcosa? Onorevole, siccome c’è, batta un colpo.

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Whirlpool: parliamone seriamente

Qualche giorno fa ho parlato della necessità di proseguire con scientificità nel dibattito “Siena 2030” (leggi qui) per capire quali siano le reali prospettive di questo territorio, al di là degli slogan elettorali o, peggio, delle chiacchiere da bar degli scienziati che hanno conseguito la laurea su Facebook e la specializzazione su Twitter. Le questioni riguardanti gli oltre 330 operai di Whirlpool, in questo contesto, sono tornate alla ribalta dopo l’annuncio della multinazionale di cedere lo stabilimento di Napoli (420 operai a rischio), peraltro molto simile a quello di Siena. Questo ha giustamente fatto entrare in fibrillazione la sede senese, anche perché appena sette mesi fa è stato siglato un piano industriale al Mise che non prevedeva alcuna cessione: come dire, caduta una piccola-grande trave, potrebbe cadere tutto l’impianto. Di qui il “tira e molla” con le dichiarazioni di Di Maio e il (parziale) rientro della multinazionale. Quindi anche il dibattito politico. Cose che rientrano nella normalità, anche se, a volte, capita di leggere testi abbastanza non dico anacronistici, ma quanto meno che lasciano perplessità nella lettura. Come questa dei “Carc” (leggi qui) di cui, ignoranza mia, non ricordavo l’esistenza. Fermo restando che ognuno ha il pieno diritto di dire ciò che pensa e come vuole, rimangono, come detto, alcune perplessità: ad esempio sullo stile sovietico (o forse anche precedente) relativo alla costruzione di un comunicato stampa, che fa mille premesse con aspetti già conosciuti, manco fossimo al congresso del Pcus durante la relazione del segretario generale che parte dalla situazione economica mondiale e dalla nascita della Nato, per arrivare poi a chiedere la “partecipazione degli operai, precari, studenti”, naturalmente invitati dal primo cittadino, al consiglio comunale. A parte che mi pare manchi “dai campi e dalle officine” e anche l’invito a prendere la falce e portare il martello, i consigli comunali sono pubblici e non c’è bisogno di invito. E al di là di tutto questo, in ogni caso, mi lascia ancora più perplesso il fatto che il “Partito per i comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo” che, in linea teorica, dovrebbe cercare soluzioni, per l’appunto, per gli operai, non ci dica assolutamente niente sulle opzioni da trovare, fossero anche la statalizzazione della multinazionale, oppure, visto che ci siamo un bel “né Stato, né Chiesa” che ci sta sempre bene. La realtà delle cose dice che quegli oltre 300 operai sono da anni alle prese con una crisi endemica, con una solidarietà che va avanti grazie agli ammortizzatori sociali, a una produzione ridotta ai minimi termini: tutto cose alle quali non si risponde con slogan o con inviti in consiglio comunale, ma con una costruzione, seria, di un futuro per questo territorio. Senza filosofeggiare, perché poi c’è davvero da arrivare alla fine del mese. Ricordando, cari Carc, che di precari ce ne sono anche a 40 anni. Io, per esempio.

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Verso il 2030

Ho trovato estremamente interessante la giornata organizzata da Fondazione Mps e Camera di Commercio al Santa Maria della Scala dal titolo “Siena 2030, verso un nuovo modello di sviluppo del territorio”. Per prima cosa perché ha avuto un approccio “scientifico”. Non sul sentito dire, sulle chiacchiere da bar o sulle sparate dei soloni sui social, ma partendo dai numeri e dai dati, che, per quanto aridi e non esaustivi di tutti gli aspetti, sono comunque la base, per l’appunto, scientifica, dalla quale ripartire. Un’analisi, una fotografia del presente e recente passato (perché analizzare il trend di un solo anno non è utile al ragionamento) che fa capire la tendenza del territorio: ci sono tanti dati, se pur aggregati, sui quali ragionare (leggi qui) e con spunti molto interessanti. Per seconda cosa forse, finalmente, il territorio ha cominciato a domandarsi (questo blog lo fa da tanto tempo, ahimè) su come voltare pagina, superando gli errori (che non significa dimenticare o cancellare le responsabilità…) del passato, ma guardando al futuro da dare ai giovani e alla città. Facendosi, per l’appunto, delle domande e partendo dall’approccio di cui sopra: cosa ci dicono i dati, quali sono le vere eccellenze del territorio, quali sono i settori che possono portare a svilupparle, su quali settori investire per creare lavoro e qualità della vita, su cosa puntare per un futuro sostenibile. Non fantasie, non programmi meramente elettorali, ma strategie condivise e scientifiche. Un ragionamento certo complesso: di certo il futuro non si crea in qualche giorno, forse neppure in qualche anno, ma che le istituzioni fanno bene a cominciare da subito, senza perdere più tempo nella sterile polemiche di chi ha fatto cosa e di chi c’era o non c’era (e se c’era dormiva). Il dossier è molto interessante, invito a leggerlo, benché capisco sia più semplice vergare qualche frase a casaccio su Facebook.

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