Due teatri, due idee

Ci sono situazioni nel mio lavoro che regalano belle pagine. Ad esempio una sorta di contatto umano con le persone che intervisti: con alcune di queste si crea una certa empatia, una sorta di feeling e di sintonia. Non ho e non avrò mai il medesimo bagaglio culturale di Alessandro Benvenuti, ma – come si legge nella lunga intervista di questa mattina sul “Corriere di Siena” – del nuovo direttore artistico dei teatri di Siena mi è piaciuta molto l’impostazione, qualcuno direbbe la “forma mentis”. L’apertura e la condivisione, la voglia di partire dal basso (cioè le compagnie locali) e di ascoltarle. Allo stesso tempo, però, la necessità di elevarne la qualità e, soprattutto, quella di non accontentarsi mai, di progredire sempre, di cercare comunque un nuovo obiettivo da raggiungere. “Se entri in un salotto bello non ti devi accontentare di esserci entrato, devi puntare alla tua grande bellezza”, mi ha detto fra le altre cose. Ed ancora: la volontà di non accomodarsi su una stagione teatrale comunque già importante (quella dei Rinnovati), ma implementarla e affiancarla con un’idea di “officina” della drammaturgia e dei nuovi linguaggi teatrali al teatro dei Rozzi. Piccola postilla: a Siena e magari anche fuori città, la sensazione è che non si percepisca la grandezza di avere a disposizione non un teatro di serie A e un teatro di serie B, ma due grandi teatri, di enormi tradizioni, due “templi laici” (per usare un’altra espressione di Benvenuti). Su questo è giusto lavorare.

A margine, faccio e mi faccio una domanda, da profondo ignorante della materia: ma come è possibile che non ci sia mai stato un direttore artistico dei teatri di Siena fin qui? Non è polemica, è una semplice domanda. Per il resto, buona Pasqua.

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Sul centro storico (ancora)

Leggendo qua e là i commenti sui social (avete ragione: dovrei smettere) ho la percezione che quando si va a esprimere il proprio pensiero lo si voglia per forza di cose imporre e qualsiasi argomentazione, non dico contrastante, ma perlomeno di segno contrario non venga presa minimamente in considerazione. Eppure a me sembra tanto semplice. Cerco di fare un ragionamento molto banale (peraltro già scritto qualche tempo fa su questo blog). Per carattere a me piacerebbe vedere il centro di Siena come le Ramblas di Barcellona; allo stesso tempo se mi aprissero un locale con musica dal vivo sotto casa, probabilmente diventerei proibizionista in men che non si dica. E’ un discorso ovviamente estremizzato (nell’uno e nell’altro segno), che però serve a far capire che la verità non sta e non può stare da una parte sola quando si parla di centro storico a Siena.  Certo, non essendo coinvolto direttamente (non sono un esercente, non sono un residente) ho la possibilità di stare in equilibrio e avere una visione da esterno. Mi pare facile comprendere, però, che mediare non è e non sarà semplice. Comprenderlo, invece, mi pare più semplice. Guardando i social, evidentemente, non pare.

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Movida e residenti (e gli orticelli)

A volte mi sembra di scrivere sempre le stesse cose, ma da una parte capisco che alcuni hanno la classica memoria “da pesce rosso” (in realtà non provata scientificamente, tanto per aderire alla moda delle fake news sui social). Dall’altra che certe problematiche siano di difficile soluzione. In ogni caso la riapertura del locale “Cacio e Pere” a Siena, di cui avrete letto sicuramente in questi giorni, ha fatto riemergere un dibattito mai sopito: “movida sì o movida no” nel centro storico di Siena? Purtroppo il quesito non si può ridurre a questa semplice domanda, perché poggia su diverse esigenze e diverse istanze. Ed è questo che ho scritto spesso: ci sono “interessi” (nell’accezione positiva del termine) diversi che gravitano intorno al centro storico e alcuni sono in contrasto fra loro. Li devo, per l’ennesima volta, ricapitolare? Eccoli: quelli dei commercianti, dei residenti, degli studenti, dei lavoratori. In più c’è un problema di fondo e che riguarda più in generale il centro storico: “museo” o “luogo di aggregazione”, oppure un misto fra le due impostazioni? Non tutto è così semplice da comprendere, non tutto è così semplice da riassumere in due righe di un post. Non tutto è risolvibile, soprattutto, con una bacchetta magica. E non tutto è circoscrivibile al proprio orticello. Qualunque sia la verdura che produce, s’intende.

Per evitare di scrivere cose già scritte, consiglio una ricerca interna al blog, bastano le parole “movida” o “centro storico”.

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Un lustro di Robur Anno Zero

Un po’ di autocelebrazione ogni tanto non gusta. Oggi, ben cinque anni fa (sembra ieri), usciva la prima stampa di “Robur Anno Zero”, il volume scritto con il collega Filippo Tozzi. A distanza di quella emozione (con la presentazione presso l’ex Birreria “La Diana” e poi un tour per tutta la provincia), posso dire che puntualmente tutto quello che avevamo descritto e provato a disegnare per il futuro si è verificato. Nel bene e nel male, s’intende. Che, cioè, senza il Monte dei Paschi sarebbe stato complicato rimanere sui grandi livelli, vista la situazione societaria (ed edulcorandola dalle questioni giudiziarie tutt’ora in corso). E che, per consolidare invece una società del genere negli alti livelli del mondo del pallone, sarebbe stato necessario ripartire con un’organizzazione solida, un settore giovanile, un centro sportivo (tutte cose che si stanno provando a fare). Insomma certe cose andrebbero rilette e anche se a qualcuno può dar noia (soprattutto quelli che “lo sanno loro”), quel libro è sempre un punto di riferimento: uno dei tanti certo, magari non esaustivo, ma è altrettanto certo come sia costruito sui documenti, sui fatti, su una ricerca e su un approfondimento difficile da replicare semplicemente facendo una ricerca su google. Non so se sia stato “giornalismo d’inchiesta”, ma di certo ce l’abbiamo messa tutta. Tanti auguri a noi e a “Robur Anno Zero”.

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I rintanati della Robur

In questo blog esprimo spesso pensieri personali, anche se cerco sempre di distinguerli dai fatti e, allo stesso tempo, cerco sempre di supportarli con fondamenta concrete. Soprattutto, lo dico chiaramente: e questo post rientra in questo insieme. Ciò premesso, è necessario sottolineare come la sconfitta patita dal Siena sabato a Chiavari con l’Albissola non sia un campanello d’allarme, perché di campanelli ce ne sono stati altri: Pistoiese, Arzachena, ma anche le risicate vittorie con Lucchese e Olbia. Ogni gara, d’altronde, fa storia a sé e va analizzata anche per gli episodi che la determinano. Nel medio termine, però, si configura una tendenza e quella del Siena non è così brillante, come lo è stata nella parte centrale del campionato, con una serie infinita di risultati positivi. Detto tutto questo, è altrettanto innegabile come a Siena ci sia una tendenza tutta particolare, forse retaggio di un passato glorioso (ma temporalmente minimo rispetto a una storia ultracentenaria…e innegabilmente legato ai fasti di Monte dei paschi): quella di vedere uscire una miriade di detrattori che, appena qualche giorno fa, erano rintanati nelle proprie tane. Naturalmente adesso si nascondono dietro la propria “libertà di pensiero e di critica”, ma casualmente escono fuori soltanto in questi giorni. E se viene fatto notare, altrettanto ovviamente, ti “taggano” (come si dice adesso) come affiliato servile alla società e baggianate del genere. Fare un’analisi oggettiva significa anche criticare un periodo non positivo, ma significa avere anche una visione d’insieme; che comprende l’incazzatura (scusate il francesismo) per quello che è successo sul campo ultimamente, ma pure guardare a quello che è stato fatto dentro e fuori dal campo in questi mesi e anni. Devo fare l’elenco o basta citare campo sportivo, organizzazione, bilanci sani, stipendi pagati puntualmente, spese sul mercato? Tutte cose non così scontate come potrebbe sembrare o qualcuno vuol far credere, basta fare qualche chilometro o, semplicemente, guardare un po’ più in là: questa città, con tutta la sua bellezza, rimane una comunità di neanche sessantamila abitanti, che probabilmente e sportivamente navigherebbe in acque molto più agitate senza l’attuale proprietà. Certo, però, è meglio stare rintanati e uscire quando la squadra perde due partite.

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Mi domando cosa…

La premessa è d’obbligo. Non ho mai assunto atteggiamenti “scandalistici” (qualcuno direbbe “populisti”), ma ho cercato sempre di ragionare su fatti, documenti, atti ufficiali. E continuerò a fare così, per quanto possibile. Questo non significa, però, non avere la capacità di fare un ragionamento compiuto, oppure “essere buonisti”. Probabilmente è tutto l’opposto. Detto questo mi domando cosa stiano pensando alcuni ultras di noti partiti politici in questa giornata post assemblea Monte dei paschi. I fatti dicono, per l’appunto, che l’assemblea ha deciso di respingere le azioni di responsabilità chieste da Bluebell contro gli ex vertici (Alessandro Profumo e Fabrizio Viola) per l’errata contabilizzazione in bilancio dei derivati usati per coprire le perdite di Alexandria e Santorini e gli attuali (Stefania Bariatti e Marco Morelli, oltre ad altri componenti del cda) in merito alla carenza di accantonamenti in bilancio sui rischi legali. Non entro, come detto, troppo nel merito, benché sia concorde con quello che ha detto il sindaco De Mossi, cioè che ha più senso la prima delle due azioni rispetto alla seconda (ma è difficile riassumere la questione in poche righe). La decisione dell’assemblea è a verbale: la stragrande maggioranza dell’assemblea è in mano al Ministero del Tesoro e delle Finanze che con il suo quasi 70 per cento determina da solo l’esito. Il ministro del tesoro è membro del governo, l’esecutivo è espressione della maggioranza parlamentare, la maggioranza parlamentare è nota. Quindi? Cosa dicono? E cosa dicevano un anno fa?

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In diretta da viale Mazzini

L’assemblea di Monte dei paschi di Siena, non c’è niente da fare, regala sempre perle niente male. Uno spaccato sociale interessante e perfino ironico, benché su diverse cose ci sia ben poco da ridere. Si passa – l’ho scritto altre volte – dalla polemica tipicamente cittadina (di più, forse di quartiere e da bar), agli scenari mondiali. Per cui oscilliamo fra le (legittime, s’intende) asserzioni dei piccolissimi azionisti e le considerazioni di livello universale dei vertici. A me pare che la banca galleggi (al momento è proprio il caso di dirlo), un po’ nel mezzo fra la zavorre e le ali, a seconda dei punti di vista. Dei numeri, delle criticità e delle problematiche leggerete ampiamente sui siti online e sulla stampa (specializzata e non) di domani. Personalmente a me sono piaciute le parole del sindaco De Mossi. Non per piaggeria (non credo che un primo cittadino, peraltro, abbia bisogno di questo blog per continuare a sedere in Palazzo Pubblico), ma per un aspetto molto semplice: dalla medesima tastiera che sta or ora scrivendo, erano partite le medesime parole: che la zavorra del passato (pur presente e pur pesante e sul quale vanno accertate le responsabilità) non deve impedire di guardare al futuro. Detto questo, torniamo al faceto: oggi ho sentito Fisacche, bluebel, poesia in rima, inglesismi e neologismi, baggianate e cose molo serie. Nel contempo, il buffet di Mps è sempre ottimo.

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