Orecchie

Pare si sia risolto il “caso” della Bassilichi, le cui commesse con Mps e Poste Italiane erano a rischio e con loro anche circa ottanta posti di lavoro. Una vicenda che, edulcorata dalle questioni politiche (che ovviamente in fase di campagna elettorale ognuno tira dalla propria), deve insegnare un paio di cose. La prima: Siena è diventata una città “normale”, in cui non esistono più i “paracadute” del passato e in cui le crisi aziendali e i problemi occupazionali, ahimè, esistono eccome. Da una parte qualcuno potrebbe anche dire “finalmente”, perchè, guardandola in positivo, questa situazione dovrebbe (condizionale d’obbligo) stimolare ingegno e competenze. La seconda (che si lega alla prima): aver rinnovato (o aver strappato la promessa di rinnovo) è senz’altro una battaglia vinta da parte di azienda, lavoratori e sindaacti, ma è bene che tutti facciano il loro mestiere. E che quindi la prima tenga alta la guardia per reperire sul mercato alternative, senza cullarsi sugli allori delle decisioni più o meno politiche. In sostanza, stia sul mercato, come qualsiasi altra azienda, perchè niente (giustamente) è dovuto o calato dall’alto. Le altre due componenti stimolino a dovere la proprietà in questo senso. A ognuno, insomma, le proprie responsabilità. A pochi chilometri da Porta Camollia (o se volete da Porta Romana) funziona così. Da sempre. E chi ha orecchie per intendere, intenda. Altrimenti si contesta un sistema che però poi si invoca quando le cose ci vanno male.

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Due good news

Senza fare “apologia” dell’amministrazione (ci mancherebbe altro, vista la fase delicata e la doppia campagna elettorale), registriamo due “good news”. Intendiamoci subito con gli “ehmaisti”: non sono la panacea di tutti i mali, sono solo due fotografie positive. Il bando per la gestione della Palazzina Livi (quella che ospitava la Corte dei Miracoli, per intendersi) e il project financing per i cimiteri comunali. Lo spazio della Corte dovrebbe tornare ad essere un punto di riferimento cittadino, non solo per concerti ed eventi, ma perchè ospitava una serie di iniziative estremamente importanti dal punto di vista sociale. Aver scongiurato, come era in programma, la costruzione in quella porzione di territorio di nuovi appartamenti di lusso  (per chi, non si sa) era già una battaglia vinta; procedere con un bando che legalmente assegnerà gli spazi, un altro traguardo importante. Sui cimiteri e sulla loro situazione mi sono espresso e ho scritto a più riprese (con foto annesse). La speranza è che le questioni legali e burocratiche non abbiano intoppi e che il gestore che vincerà possa procedere speditamente nella, appunto, gestione, che prevede anche lavori di manutenzione per un milione di euro (e un nuovo forno crematorio). E’ il secondo “project financing” dopo quello sulle piscine: quello che in altre città è normale, in questa diventa stroardinario. O, semplicemente, Siena è diventata normale e lo straordinario c’era prima.

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Parliamo di libertà (con due ps)

“Parliamo di libertà”. Lo disse Fabrizio De Andrè ad un concerto in cui anch’egli venne “contestato” dagli autonomi. Erano gli anni Settanta, anni durissimi, soprattutto in certi ambienti, in cui spesso e volentieri si contestava tutto e subito. Parliamone. Perchè il “Toscana Pride” che si svolgerà a Siena il 16 giugno è soprattutto una questione di libertà, concetto di cui tutti (soprattutto sui social) si riempiono la bocca, però lo fanno a seconda dei “mi piace”. I propri, ovviamente. Non c’è bisogno di tirare fuori tanti concetti, non c’è bisogno di leggere tanti libri, non c’è bisogno di elucubrare su teorie più o meno bigotte o di educazione sessuale. C’è semplicemente da applicare un principio (oltretutto costituzionale): la libertà. Di espressione, per esempio. Di manifestazione, per esempio. Certo, una manifestazione può non piacere a tutti (anche questa è libertà), ma un conto è schiaffare un commento o, per l’appunto, un “mi piace” su facebook; un conto denigrare, contestare, offendere, opporsi ad una “semplice” manifestazione di libertà. Basterebbe, per esempio, stare a casa propria, anche se io consiglio vivamente di osservare, confrontarsi, parlare (e quindi, perchè no, scendere per le vie a guardare), prima di giudicare. “Parliamo di libertà”, ma facciamolo sul serio. E sempre (non solo quando si avvicinano le elezioni e questo vale per tutti i colori in causa).

Ps: a chi, sull’argomento, oppone il fatto che nello stesso giorno ci sarà il giro di una Contrada di Siena rispondo che sono convinto che tale Contrada abbia, nei suoi dirigenti e nei suoi contradaioli, tutto il buonsenso per equilibrare senza problemi le due cose, parlandone in assemblea, come d’uopo.

Ps due: a chi si riempie la bocca con la “Siena di una volta” rispondo da una parte che Siena era avanti anni luce rispetto ai bigottismi del Medioevo (basta studiare un po’ di storia). Dall’altra, se poi non siete ancora convinti, fatelo per la “Sienona” che avrà in quel giorno circa cinquemila persone in giro che, essendo uomini e donne come noi, mangiano, bevono, dormono.

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Il contentino

Da dove cominciare? Dai Cinque Stelle che – dopo il caffè – pare non trovino comunque pace (sto parlando di Siena, lasciamo perdere la polemica dei rimborsi) o dalla polemica – del tutto strumentale – sul gay pride a Siena? Ci sarà tempo nei prossimi giorni. Vorrei rilanciare una riflessione che a inizio settimana ha fatto sul “Corriere di Siena” Lello Ginanneschi. Il ruolo dei Deputati della Festa e degli Ispettori di Pista: un ruolo che viene affidato, secondo quanto leggo (e approvo in senso generale), come “contentino” per quei contradaioli che non hanno ricevuto incarichi o ai quali non sono stati assegnati particolari compiti. Nessuno si senta coinvolto nel discorso – lo voglio ribadire come ha fatto Ginanneschi – perchè è un tema che va a larghissimo raggio temporale, diciamo pure degli ultimi trenta anni. E quindi ci sono eccezioni, in un senso o nell’altro. Ed inoltre credo sia una questione che – a prescindere da quello che sia accaduto negli ultimi decenni, perchè sono concetti che è comunque importante ribadire – debba interessare tutti quelli che hanno a cuore, fino in fondo, Contrade, Palio, Siena. Il tema è stato rilanciato dalle problematiche degli ultimi tempi sulla giustizia paliesca, questione che coinvolge certo l’amministrazione, ma che non può esimere le Contrade dall’esercitare il proprio compito. E sul quale è certo necessario dibattere al proprio interno, evitando sterili battibecchi sui social, prendendosi anche le proprie responsabilità. Il ruolo dei Deputati e degli Ispettori deve essere affidato a contradaioli “di accesa passione”, comprovata cultura, autorevolezza, riconoscibilità, perfino esperienza su certi aspetti e certe dinamiche. In una parola: competenza, insomma, anche in questo Campo. Niente “contentini”. Non è proprio il momento e, forse, mai lo sarà.

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La Rubrica dell’Elia: bloccare i telefonini per il Palio, fra ozpione e provocazione

Altra puntata della Rubrica dell’Elia, stavolta scritta a quattro mani (Guido Elia e Laerte Mulinacci): uno spunto di riflessione che arricchisce il blog, semrpe aperto ale opinioni e ai contributi dotati di senno.

“Il Palio è rimasto vivo e reale perché si adatta ai tempi, altrimenti non sarebbe altro che un semplice rito, una rievocazione storica di plastica magari interrotta e rispolverata dall’armadio dalla pro loco.

Questa visione, per quanto un po’ retorica, ha dimostrato per decenni di saper sintetizzare – anche con un certo successo – l’ambiguo rapporto tra contemporaneità e una tradizione.

Negli ultimi anni però questa sfida pare aver preso una piega diversa: perché se prima era ancora possibile quantomeno cercare di gestire la comunicazione verso l’esterno, adesso la tecnologia e l’anarchia della rete ci privano di qualsiasi filtro con il mondo.
La marea comunque pare stia cambiando, con molti governi che preparano leggi ad hoc contro fake news, fomentazione di odio e manipolazione dell’opinione pubblica; tutte problematiche inerenti l’uso dei social.

Non c’è bisogno di spiegazioni, ce l’abbiamo sotto gli occhi quotidianamente: postare un luogo o un’esperienza è più importante che viverla e difatti non è un caso che il primo tentativo di limitare gli smart phones nasca proprio dal mondo della musica.

Artisti del calibro di Alicia Keys, Ariana Grande o i Guns n’Roses hanno già felicemente organizzato concerti con questa restrizione, esasperati dal trovarsi davanti un pubblico di telefonini puntati addosso, piuttosto che persone intenzionate a vivere l’evento.

A questo punto vi starete chiedendo, come hanno fatto?

Una piccola ditta di San Francisco ha ideato Yondr: un astuccio per cellulari che viene sigillato magneticamente fino alla fine dell’evento, negli ultimi giorni ne hanno parlato anche molti quotidiani nazionali.

Non è solo un divieto: è un invito a godersi qualcosa di speciale in maniera autentica ed il pubblico pare anche apprezzare. Una linea che ovviamente noi sosteniamo in toto quando si parla di Palio. Riteniamo inoltre che Yondr sia la dimostrazione che qualcosa si possa fare, anche se fosse solo aprire una fase di riflessione e di proposte al posto di una passiva accettazione che non aiuta nessuno.

Siamo consapevoli delle numerose problematiche logistiche che l’adozione di questo sistema comporterebbe ma non riteniamo che sia impossibile, gli steward e i controlli all’ingresso dopotutto già esistono: il Palio se lo vuoi vivere in Piazza lo puoi vedere gratuitamente, però con gli occhi che mamma ti ha fatto.

Ps
I senesi non sarebbero affatto esenti da questo ragionamento, dato che i pericoli l’immagine del Palio non provengono solo dall’esterno ma anche –e sono i più pericolosi- dall’interno dei popoli; ma lì non ci sono astucci magnetici da utilizzare, come ha scritto Repubblica alcuni giorni fa”.

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E’ morto il Sonar, viva il Sonar

E’ morto il Sonar, viva il Sonar. I  segnali che arrivano dall’amministrazione comunale di Colle val d’Elsa (che potete leggere sul “Corriere di Siena” stamani e anche qui) non appaiono incoraggianti. La situazione è complicata, ci mancherebbe altro (parco fluviale, abitato a poche decine di metri, insonorizzazione, viabilità e parcheggi), ma resta un fatto: la struttura è chiusa da due anni e le premesse (promesse?) erano state altre. I lavori sono slitatti a più riprese, facendo cancellare la stagione scorsa e poi anche quella attuale. Siccome (anche a Siena) si fa un gran parlare di assenza di locali, con tanti che, a intermittenza e a seconda della convenienza politica, si riempiono la bocca adesso di “divertimento”, adesso di “rispetto degli orari”, poi di “indotto economico” e quindi di “sicurezza”, vorrei provare ad accendere i fari pure su un locale che era diventato punto di rfierimento per almeno metà della provincia senese, forse uno dei pochi (anzi, punti) luoghi dove c’era comunque la possibilità di ascoltare ottima musica dal vivo. La speranza è che la situaizone si blocchi, ma la vedo buia. Parecchio. Intanto siamo a due stagioni di chiusura, poi si vedrà.

Ps: consiglio la lettura dell’intervista ad Alberto Monaci di stamani sul “Corriere di Siena”.

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Basta un caffè

Basta un caffè, ma qualche problemuccio rimane. Il candidato dei CinqueStelle a Siena Leonardo Franci fa “pace” con il Movimento senese (o, perlomeno, con alcuni appartenenti ad esso), ma certo la frattura c’è stata, c’è e ci sarà, almeno fino al voto del 4 marzo. E’ quello che emerge leggendo qua e là: per esempio qui, nel blog di una militante (ex?) anche candidata al consiglio regionale, per la serie di chi blog ferisce, di blog perisce. Insomma, come ripetuto altre volte, tutto il mondo è paese e, alla fine, tutta la politica è uguale o quasi: non sto dando giudizi positivi o negativi, ma fotografando la situazione. Del resto non è che gli altri (anche questo l’ho scritto a più riprese) stiano tanto meglio, perchè più o meno dappertutto – complice la legge elettorale – abbiamo assistito a candidati calati dall’alto, soprattutto su collegi ritenuti blindati per questo o per l’altro e soprattutto nei collegi uninominali o comunque nei posti “sicuri” dei listini. Una chiosa (letta qui) sempre sui Cinque Stelle. Dice Pinassi: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra, anche noi non siamo rimasti entusiasti del passato politico del nostro Candidato, ma è difficile che chi si impegna nella politica non abbia avuto precedenti esperienze, che io stesso ho vissuto all’interno di altre forze”. Sono d’accordo, ma da adesso in poi dovrà valere per tutti, o no? Come al solito, il problema non è la “politica”, ma la “mala-politica”.

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