La lezione di Masterchef (e tre ps)

Forse non c’entra niente. O forse sì. Pur non essendo un amante dei reality e dei programmi di cucina, mi “concedo” ogni tanto la visione di Masterchef. In una delle scorse puntate è andata in onda un’esterna da Matera. Ricordo perfettamente come la produzione avesse chiesto anche a Siena di effettuare una puntata nel centro storico, oltretutto valorizzando alcuni prodotti tipici e come sia stata la Soprintendenza a dire di no (poi bisognerebbe capire perchè no a Mastechef e si a tante altre cose, ma questa è un’altra storia). Premesso che una puntata di Masterchef non sarebbe stata la panacea di tutti i mali della città e premesso che sicuramente qualcuno avrebbe gridato allo scandalo (magari gli stessi che ora si lamentano della decisione di cui sopra), è obiettivo dire che sarebbe stata comunque una bella vetrina. Ma io vado oltre. Siena, a parere mio, dovrebbe fare alcuni passaggi, oserei definire “antropologici”, importanti. Primo: togliersi quel vestito, intriso di radical-chichismo (un po’ di sinistra, un po’ di destra elitaria), per cui ci si arroga il diritto di definire cosa sia “culturalmente elevato” e cosa no. Un vestito evidentemente cucito in passato, sia per una grande storia culturale (innegabile), sia (ahimè) per i soldini targati Rocca Salimbeni, che, alla fine, ci facevano issare muri e chiudere porte. Non si tratta, ovviamente, di svendere la città, ma di ponderare con equilibrio cosa sia giusto “ospitare” e cosa no, anche stando al passo con i tempi e non pensando di essere ancora in una campana di vetro, per cui chi vuole viene a vedere le nostre bellezze e chi non vuole, insomma, stia pure a casa sua. Secondo: cominciare a pensare di costruire qualcosa, non sempre di distruggere in nome e per conto della politica, che di danni ne ha fatti abbastanza. Per cui un successo (come poteva essere la Capitale della Cultura) non è un successo del Valentini, del Pd, del partito, del sistema, o di qualsiasi altro partito, movimento, ma della città. Da senese sto per scrivere una cosa abbastanza forte, ma in alcuni campi dobbiamo toglierci il giubbetto della propria contrada, con il quale l’importante, alla fine, non è vincere ma non far vincere l’avversario.
Un esempio di tutto questo? Lo abbiamo molto vicino, anche se di proporzioni forse inferiori. Ricordate la vicenda del Brunello, quasi dieci anni fa, che mise a serio rischio la “credibilità” su un prodotto di grande interesse economico per il territorio di Montalcino e non solo? Con una certa umiltà e senza spocchia, consapevoli cioè che non basta avere un ottimo prodotto (come è il Brunello e come è il “prodotto” Siena fatto di arte e cultura, che sono innegabili)  i produttori del Brunello si rimboccarono le mani, fecero azioni di marketing, “sporcandosi le mani” anche con i grandi circuiti commerciali (ricordate, per esempio, alcune citazioni nei film a grande distribuzione?)  e rilanciarono il “bene comune”: sotto una stessa bandiera, quella, per l’appunto, della comunità, consapevoli che perdere quella “eccellenza” sarebbe stato un disastro. Per tutti.

Ps uno: scontro “frontale” (più o meno) fra il sindaco Valentini e il consigliere Porcellotti (Vetriolo). A dir la verità è stato più il secondo ad andare contro al primo, con un post al vetriolo su Facebook dopo l’intervista, corposa, del sindaco rilasciata al “Corriere di Siena”. sembra incredibile, ma i due sono dello stesso partito, oltretutto entrambe renziani della prima ora. Manna dal cielo per le opposizioni. Contenti loro…

Ps due: “Il Sole 24 Ore” relega lo stesso Valentini all’ottantesimo posto nella classifica di gradimento dei sindaci. Condivido la valutazione de “La Martinella” (sindaco) e aggiungo, per l’ennesima volta, che le classifiche come questa non possono essere tirate per la giacchetta: o sono valide sempre oppure non sono valide mai.

Ps tre: mercoledì nuova udienza su Mps. Più o meno, visto che imputati sono il giornalista David Vecchi e la vedova di David Rossi (Vecchi).

 

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Si rinnova la Fondazione (più o meno)

E mentre continuano le rettifiche alla celeberrima “black list” di Monte dei Paschi (oggi è la volta di Acea) e dunque è corroborata la tesi di questo blog (vedi post dei giorni scorsi), spunta un po’ a sorpresa (si fa per dire) la Fondazione Monte dei paschi. Già perchè ad aprile di quest’anno si rinnova la deputazione generale (Deputazione). Pur essendo svuotata, pur contando poco o niente all’interno della banca, è sempre una Fondazione con un certo patrimonio e che addirittura chiuderà in utile il 2016 (Valentini su Fondazione). Dubito, dunque, che non ci siano rinnovati appetiti su dette nomine da qui a un mesetto, forse meno. Il sindaco ha di fatto sfiduciato già i suoi quattro attuali nominati (“Voglio avere il massimo di certezza possibile che le persone, a differenza di quelle che ci sono ora, siano piu’ rispettose degli indirizzi che vengono dall’amministrazione comunale”), vedremo gli altri cosa faranno (ricordo che oltre alle nuove entrate dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, ci sono Provincia di Siena che ne designa 2, Regione Toscana, Camera di Commercio di Siena, Curia Arcivescovile, Universita’ degli Studi di Siena, Universita’ per Stranieri di Sienache ne designano 1 ciascuno cosi’ come la Consulta Provinciale del Volontariato che deve pero’ indicare una terna di nomi tra cui sceglierne uno). Perchè ricordo che la deputazione generale (oggi così composta), peraltro, è quella che nomina quella amministratrice e che “regge” dunque il presidente (che come dice nel link il sindaco Valentini scade tra un anno e mezzo). Chiedere che siano nominate persone competenti e non per equilibri politici è forse troppo, ma almeno che rispondano ad una logica di legame con il territorio? Una chiosa legata in qualche modo al medesimo argomento. Enrico Rossi, evidentemente in piena trance da campagna elettorale per la segreteria del Pd, continua a sfornare la sua sulle vicende della banca Mps (Rossi su Mps). Sono convinto, come il governatore, che le colpe politiche non siano solo di una parte, ma certo Rossi quando dice di voler sapere “chi ha raccontato balle” potrebbe, per esempio, scorrere la lista dei nominati dal suo partito. Oppure, meglio ancora, rivolgersi a se stesso: perchè, come sopra ricordato, la Regione Toscana era coinvolta nella “gestione” della Fondazione Mps, maggioranza assoluta all’epoca dei disastri. O pare a me? Sull’argomento stasera alle ore 21.040 lunga intervista del sottoscritto all’avvocato Paolo Emilio Falaschi su Radio Siena Tv.

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Montagna e topolino in pasto al popolino

Sarà anche un “esercizio di trasparenza”, ma più i giorni passano, più – come espresso nei post scorsi – la pubblicazione (centellinata, come una partita a poker) della fantomatica “black list” del Monte dei paschi, al momento non ufficiale, sta provocando un dibattito vacuo, fatto di punti esclamativi prima e di rettifiche, smentite, precisazioni poi. Esce un nome, si grida allo scandalo e si annuncia “io lo sapevo”. Poi arrivano le smentite secche (Comune di Colle val d’Elsa o il Gruppo Marcegaglia per fare qualche esempio). Quasi tutti sembrano a caccia dello “scoop”, quasi nessuno approfondisce perchè e cosa, come, quando. E soprattutto chi. Perchè dietro alla montagna di crediti deteriorati (quasi trenta miliardi di euro, due noccioline insomma) si nascondono altrettante situazioni: dall’ago al milione (non di euro). E dunque pubblicare i primi cento nomi o comunque i “grandi debitori” ha il sapore, almeno per questo blog, vagamente forcaiolo e poco concludente. Il concetto deve essere molto chiaro: tutti gli esercizi di trasparenza sono utili, compresa questa pubblicazione o la commissione di inchiesta parlamentare. In linea teorica. Ma il risultato finale, in linea pratica? Perchè la montagna rischia di partorire un topolino, come scritto altre volte, frantumando nel frattempo (e ulteriormente) quello che serve invece alla banca (e dunque, nell’ordine, a lavoratori, famiglie, imprese, indotto): la credibilità.  Nel frattempo, senza il sopracitato approfondimento, non si capisce nè chi ha concesso tali crediti, nè quali siano le ipotesi per recuperare qualcosa. Ma l’importante è dare in pasto qualche nome al popolino, che, sazio, si posizionerà sul divano a guardare la tv. Nel frattempo qualcuno ballerà, come al solito, sulle macerie di detta frantumazione. E il topolino si morderà la coda.

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San Tommaso (e tre ps)

Ancora su Monte dei paschi, l’argomento mi pare molto caldo. Come sempre, andando anche un po’ controcorrente: o, meglio, contro quel sentimento che parte dalla pancia e non arriva al cervello, ma esce dalla bocca. Il Parlamento, con mozioni più o meno bipartisan e in entrambe le Camere, ha avviato l’iter per la costituzione della commissione di inchiesta. Applausi a scena aperta del popolo. Poi si “scopre” che il governo Gentiloni avrà vita breve e che le prossime elezioni ci saranno (se va bene) nel 2018: quindi la commissione d’inchiesta, sempre pensando positivo e dunque presupponendo che arrivi mai a qualcosa di concreto, avrà vita altrettanto breve. Certo, può essere riproposta, con relativi tempi di allungamento. Ma il popolo social applaude, ovvio. Lo stesso (o quasi) dicasi della famigerata o celeberrima, a seconda dei punti di vista, “black list” dei debitori, che “emerge quasi da sola” (Radio Siena Tv e Corriere), almeno dal punto di vista giornalistico e non “ufficiale”. Già, perchè come ho detto a Toscana Tv con Daniele Magrini o su Radio Siena Tv altre volte, per prima cosa “santommasianamente” dobbiamo prima vederla davvero questa lista per poi crederci: c’è la riservatezza bancaria da aggirare con una norma, mica scherzi. Poi, conosciuta e letta tale lista, dopo lo starnazzio e il gossip, dopo le interviste e le indiscrezioni, dopo i “io lo sapevo che quello si faceva dare soldi” vomitato su Facebook, ci sarebbero due cose molto concrete da fare. Prima cosa: recuperare detti crediti (o, almeno, provarci). Ho come l’impressione che in molti casi (quello del Comune di Colle val d’Elsa, tanto per citare una cosa a noi vicina) il Monte dei paschi dovrebbe fare causa contro se stesso. Seconda cosa: accertare la responsabilità di chi ha concesso tali crediti. Campa cavallo….che l’erba cresce. Già perchè nel frattempo ci sarebbe, come scritto altre volte (come ieri), una cosa da fare, molto più importante: far ricrescere l’erba nei Paschi. Una piccola chiosa autocelebrativa: il Corriere della Sera e altre testate citano i debiti di Mezzaroma, il coinvolgimento nel Siena e cose del genere. Tutto scritto (nel 2014) in “Robur Anno Zero”: leggere per credere.

Ps uno: altra assoluzione per l’ex Rettore Silvano Focardi (lo scrivono i quotidiani senesi oggi), per l’imputazione di falso ideologico. Poi vai a leggere le carte e scopri che tre persone erano alla sbarra perchè avrebbero fatto sparire un timbrop epr falsificare documenti sull’elezione del rettore stesso. Peccato che si trattasse di un timbro “generico” come se ne trovano a centinaia negli uffici e che non ci sono testimonianze della falsificazione di documenti. Misteri della giustizia. Nel frattempo, come sopra: valanghe di “Io lo sapevo” e di gossip su Facebook su questo o quello.

Ps due: Sempre su Mps un articolo interessante de L’Espresso (Piccoli risparmiatori).

Ps tre: Università di Siena ancora ai vertici per Il Sole 24 Ore (Il Sole): come al solito queste classifiche o si amano o si odiano. Sempre. Perchè qualcuno le ama in caso di negatività e le odia con la positività. Un po’ come si ama la Magistratura se indaga quel personaggio, poi però si odia quando lo assolve.

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Depositi

Siamo tutti un po’ banchieri, siamo tutti un po’ bancari. E siamo tutti a inseguire, nell’ordine, la commissione d’inchiesta prima e la lista dei primi cento debitori insolventi poi. Benissimo, giustissimo, applausi a scena aperta, anche se ho l’impressione che (come già detto) per la prima ci siano tempi lunghissimi e che la seconda possa rivelare poco o niente (succede quasi sempre quando una cosa è chiesta da quasi tutti…) nell’immediato, anche perchè ci sarebbe da “dribblare” la legge sulla riservatezza, peraltro: non impossibile, certo, ma normativamente periglioso. In ogni caso ben vengano entrambe, nonostante le perplessità del sottoscritto, soprattutto sui tempi della commissione. Detto tutto questo, mi pare perlomeno abbastanza strano un fatto. Che nessuno abbia sottolineato (per certi versi neppure la banca stessa), fra speculazioni politiche e incapacità endemica di guardare al futuro e non sempre e soltanto al passato (fermo restando la necessità di capire cosa “diamine” sia accaduto), come coniugare Rocca Salimbeni e un qualsiasi verbo al futuro sia legato ad una funzione perfino banale di una banca: quella, per l’appunto, di gestire i risparmi e di investire. Tradotto significa una cosa molto semplice: ricominciare a raccogliere depositi sul “mercato”, fermo restando una cosa molto chiara e netta (anche questa sottolineata ben poco): la normativa europea è molto nitida sulla intoccabilità dei conti correnti. Quindi chi ha un deposito in conto corrente all’interno di Monte dei paschi, di fatto, non rischia assolutamente nulla, neppure nella peggiore delle ipotesi. Se però dovesse continuare la fuga dei depositi che si è registrata negli ultimi dodici mesi, frutto evidentemente se non di una “campagna denigratoria”, di certo di una “paura” indotta da un’informazione “ansiogena”, sarebbero forse del tutto inutili i discorsi su piani industriali, futuro dei dipendenti, indotto e pure commissioni di inchiesta, debitori, eccetera, eccetera. Semplicemente, non ci sarebbe un futuro. Ma forse qualcuno – anche a Siena – spera proprio in questo. Altrimenti di cosa parliamo nella prossima campagna elettorale per le comunali?

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La provincia e le preferenze zero (e un ps)

Le recenti “elezioni” del nuovo consiglio provinciale (elezioni) impongono alcune riflessioni. Personalmente ritengo e ritenevo l’abolizione delle amministrazioni provinciali una profonda baggianata: non sono e non erano lì i fantomatici sprechi e i celeberrimi costi della politica (rimembrate i gettoni dei consiglieri provinciali…), a meno di non volersi abbandonare ai dolori e ai mal di pancia dell’antipolitica a tutti i costi; per questo ritengo e ritenevo un errore sia la legge Delrio che, di fatto, svuota gli enti e li declassa, pur mantenendone alcune funzioni che, tuttavia, non sappiamo come saranno supportate (anche economicamente). La fotografia attuale, però, questa è e mi fanno quantomeno sorridere coloro che – renzianamente “adesso” – vorrebbero tornare ad enti, senza soldi e senza personale, eletti dai cittadini. La speculazione politica è sempre in agguato, perchè qualche anno fa, quando c’era da fare una battaglia “scomoda” a difesa delle Province in molti – da destra a sinistra, passando per i movimenti vari – si accomodavano sul carro della detta “antipolitica” al grido di “aboliamo tutto”. E magari adesso sono sullo stesso piedistallo ad invocare interventi della medesima provincia per scuole, strade e quant’altro, forse non conoscendo lo svuotamento di personale e finanziario che hanno subito questi enti negli ultimi tempi.

Detto tutto questo, la cervellotica legge elettorale “provinciale” (alcuni dettagli qui) ha portato come detto al rinnovo del consiglio, con il presidente in carica altri due anni. La riflessione sui dati che mi viene da fare è che se Sparta lacrima, Atene ha il fazzoletto in mano. Il centrosinistra in provincia fa man bassa di voti, nonostante tutte le problematiche interne ed esterne: i consiglieri comunali  e i sindaci “tengono” e vanno a votare – più o meno – per i candidati della lista di centrosinistra, determinando una vittoria schiacciante. Che è più nei numeri che nei fatti, viste le questioni di oggettiva difficoltà che attraversa il Partito Democratico (e derivati) di questi tempi. Di contro, però, il centrodestra – in moltissimi casi travestito da liste civiche – non fa molto meglio, anzi, addirittura fa peggio (e non era facile) di due anni fa. Elegge solo due consiglieri provinciali, di cui un sindaco (di Pienza) e un consigliere di Siena, quindi con un certo “background”, mancando invece – abbastanza clamorosamente – l’elezione di un rappresentante dalla Valdelsa: nei numeri era possibile, addirittura scontato, eleggere tre rappresentanti come “minoranza”. E invece è passato pure l’ottavo consigliere in lista con il centrosinistra, l’unico consigliere comunale (di Monteroni d’Arbia) compreso in quella lista al fianco dei sindaci. Non solo, Davide Micheli – non ce ne voglia, s’intende – è passato con zero preferenze: avete letto bene, zero preferenze. Frutto della cervellotica legge elettorale, ma frutto anche – è evidente – di qualche errore. C’è di che meditare, a Sparta e ad Atene.

Ps: il post precedente a questo (Non cambia) sta provocando un discreto dibattito. Se son rose, come si dice, fioriranno. Altre volte sono appassite miseramente.

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Non cambia

Avrei voluto parlare di tanti argomenti stamani: liste civiche in pole position, Mps, situazione sponsor Mens Sana e altro. Invece sfioro un argomento che comincia a diventare pressante. La città di Siena sembra non voler cambiare in molti aspetti, fra questi anche quello dell’approccio con il giornalismo. Per anni, da un certo punto di vista giustamente, da un altro andando a “colpire” i bersagli sbagliati (cioè le ultime ruote del carro di una filiera che partiva dagli editori), ci si è lamentati di un giornalismo senese troppo asservito e che occultava o sminuiva. Premesso che su alcuni argomenti sarebbe interessante approfondire, prendiamo pure per buona la passata situazione. Meglio, che dovrebbe essere passata. Perchè la questione principale rimane: ognuno faccia il suo mestiere. Al politico spetta la politica, all’ingegnere l’ingegneria, al giornalista il giornalismo. Che significherebbe raccontare quello che accade. Sia che sia “simpatico” a qualcuno, sia che sia “antipatico” ad altri: certo con equilibrio, a trecentosessanta gradi, approfondendo e valutando tutti gli aspetti di una singola vicenda. Avviene così? Non sempre, per tante ragioni, fra cui quella delle “routine” lavorative. Diciamo che ci proviamo, il più possibile, soprattutto in alcune realtà, come quella per esempio di Radio Siena Tv, che ho la fortuna di vivere. Ma anche quando avviene a qualcuno la cosa non torna. Raccontare la verità o avvicinarsi molto a questa, evidentemente, non piace, viene “contestato”. Forse perchè ognuno ha la sua di verità, o, meglio la sua tesi: e se non viene scritta o detta, parte subito la contestazione, il richiamo al “regime”, la presunta appartenenza del giornalista a questo o a quello. Così non è, bisogna cominciare a metterselo bene in testa. Del resto alcune volte queste “contestazioni” arrivano – paradossalmente – dai medesimi che prima si lamentavano della “cappa” o del regime. Forse il problema è che si vuole – sempre – piegare il giornalismo, anche quello senese, alla propria tesi. E che non si è abituati, da nessuna delle parti in causa, ad un giornalismo che provi a fare “semplicemente” il suo mestiere: dire la verità, scomoda per molti, comoda per altri, a seconda. Insomma sembra quasi che si voglia semplicemente sostituire un potere con un altro, forse di diverso colore, forse di diverso tenore. Perchè non si è, evidentemente, abituati alla separazione dei poteri e ad un giornalismo che sia, realmente, “cane da guardia” e indipendente, per quanto sia difficoltoso ottenere questo risultato. Non sto parlando (solo) del sottoscritto, ovviamente, non sono così presuntuoso, ma sto facendo una considerazione generale, sebbene realissima. Ed infatti si  mettono in campo telefonate, messaggini, piccole-grandi velate minacce che non rettificano o modificano un concetto o un articolo, bensì vanno a insinuare altri aspetti, sviando l’argomento principale. Forse recrudescenza di metodi di un triste passato? Nostalgia, fosse anche di diverso colore? Il “cambiamento” si fa anche in questo. Sarebbe un argomento interessante di cui dibattere, anche in pubblico, magari se organizzato in un evento dall’Ordine o dal Gruppo Stampa o da chi volete. Nel frattempo, meditiamo.

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