Il tranquillo battagliero

Non mi era mai capitato di intervistare un Arcivescovo. O, almeno, di farlo in questo modo, seduti a una scrivania, prendendoci il giusto tempo anche per scandire parole e frasi, per cogliere il linguaggio non verbale, le espressioni del volto, i movimenti delle mani.

Per la rivista “Noi” ho avuto l’occasione. Di ascoltare le parole di Augusto Paolo Lojudice, di riportarle sul numero che proprio in questi giorni troverete in edicola. Non potevamo pensare che proprio ieri il Papa lo nominasse Cardinale. Una casualità, una concatenazione di eventi.

Vi invito a leggere la lunga intervista, perché fra le righe (ma spero anche in esse…) penso si riesca a cogliere la “luce” che emana il nuovo Cardinale di Siena. Attento, aperto, capace di tratteggiare le sfumature di una cultura e, soprattutto, al di là di come la si pensi, di aprire le porte della Chiesa: si renderla inclusiva, anche a mondi che in passato sono stati così distanti e tabù. Le unioni civili pè solo l’ultimo di questi argomenti.

Fra le tante cose che mi ha detto e che ho provato a riportare c’è anche quella frase che ha portato poi l’editore Targetti a scegliere quel bel titolo “Il tranquillo battagliero”. Perché, alla fine, anche il Cardinale è umano e si arrabbia come tutti noi. Per Lojudice, in alcuni casi, “bisogna” addirittura farlo, quando si parla di violenza, di ultimi, di vessati, di vittime, di ingiustizia. Anche se si è, come lui, un Arcivescovo. Anzi, adesso, un Cardinale.

Ps: so benissimo che questo blog sia latitante, ma il lavoro è tanto e complesso.

Pubblicato in Senza categoria | 1 commento

Addio, Sonar

Per la verità la speranza, benché, come si suol dire, sia l’ultima a morire, era ridottissima. Tuttavia qualcosa, una luce flebile in fondo al tunnel (peraltro, nome di un altro locale storico di qualche anno fa…), rimaneva. Anche solo per provare a conservare qualche ricordo che inframezzasse i discorsi al bar fra gli amici. Invece oggi è arrivata la notizia che, in qualche modo, ci aspettavano ( e da parecchio tempo). Il Sonar chiude (definitivamente) i battenti (leggi qui). Forse riaprirà da qualche altra parte, interpretando le parole dei rappresentanti di B-Side; ed è anche la speranza del sottoscritto.

Tuttavia, normale, niente sarà come prima (ed è giusto così). Non ci scapicolleremo più in questa strada a sterro che si insinuava dietro a palazzi in mattoni e si apriva su quel capannone, verso il quale noi, amanti della musica dal vivo e, diciamocelo, un po’ fuori dagli standard del “senese medio”, agognavamo un sabato sera alternativo rispetto alla consueta passeggiata in centro. Perché c’è stato un periodo che i concerti dal vivo a Siena si vedevano solo a Gracciano, per l’appunto. O, semplicemente, sapevi che comunque là potevi passare una bella serata con una musica un po’ diversa. A me piaceva, molto.

Era un punto di riferimento, insomma, quel capannone. Anche nelle “feste comandate”, Natale o Pasqua, dove, sinceramente, spesso non sapevi dove “andare a battere la testa” e in quei giorni un po’ da famiglia ti ritrovavi spesso con gente che aveva i tuoi stessi sentimenti, anche a ora tarda. Spesso con i Matrioska sul palco, altrettanto spesso con gruppi che, personalmente, conoscevo fino a u certo punto. Non importava. Valeva comunque la pena prendere la macchina e, almeno per me, macinare diverse distanze per arrivarci.

Ci mancherà, indubbio. Quello che verrà sarà sicuramente bello, forse addirittura migliore e più divertente, accogliente. Non sarà, però, il Sonar. 

Pubblicato in News | Contrassegnato , , | Lascia un commento

San Prospero sbadiglia più triste

Già ieri, ma stamani anche di più, il quartiere di San Prospero si è svegliato più triste. Sarà stata solo una mia impressione, ma gli sguardi di coloro che ho incontrato di prima mattina oggi per le vie del “mio” quartiere mi sono apparsi velati di pianto e amarezza. La notizia della scomparsa di Giacomo Muzzi, del Bar Silvana, ha lasciato tutti attoniti. Non solo per la giovane età, non solo perché non è mai bello registrare la morte di qualcuno che conosci o comunque sai chi è. Bensì perché Giacomo era uno di quelle persone che, in qualche modo, faceva parte della routine quotidiana, così uguale eppure così piacevole. Quando, per esempio, al mattino ti recavi a prendere i giornali e il caffè: una battuta, un sorriso, con la consapevolezza che fuori poteva esserci la tempesta o il Coronavirus, lui era comunque un punto di riferimento. Quel sorriso e quella sua bonaria battuta erano magari piccole azioni, ma alle quale in qualche modo di aggrappavi per affrontare la giornata e le difficoltà quotidiane. Ci mancherà Giacomo, siamo sicuri che la sua famiglia saprà portare avanti, anche nel suo nome, il mitico Bar Silvana, un’istituzione senese vera e propria, ma rimarrà il vuoto di quel posto dietro il bancone, mancherà quella sua passeggiata caracollante e il suo saluto per le vie di San Prospero.

Pubblicato in News | Contrassegnato , | Lascia un commento

Un’altra storia

A giudicare, come sempre, sarà il tempo. Nel frattempo, inizia un’altra storia. Quella armena, scelta dal sindaco Luigi De Mossi per il Siena calcio. L’ho detto in tempi non sospetti (ieri, per esempio, ad alcuni colleghi). A me piacciono i “salti nel buio”. Nel senso positivo del termine. Mi spiego, ovviamente secondo quelle che erano e sono gli elementi che posso valutare. L’opzione Franco Fedeli, come detto per quanto abbia potuto ricostruire, era lineare, di “ripartenza”: un progetto di calcio che avrebbe riportato (o avrebbe tentato) la Robur in serie C, lì l’avrebbe fatta sopravvivere, utilizzando fondi propri e “facendo calcio” per qualche anno. Come ha “vivacchiato”, per raccontare l’ultima esperienza, la Sambenedettese. Certo, in un periodo di crisi profonda, del calcio e dell’economia, averne di investitori che tirano fuori i soldi e masticano anche di pallone, oltretutto appoggiandosi, senza farne alcun mistero, a Lucianone Moggi (che è stato quello che è stato, ma nel calcio continua a insegnare a tutti).

Di contro, però, avere la possibilità di dar vita a qualcosa di diverso, più ambizioso da subito, nuovo, con quella sregolatezza che può avere chi non ha frequentato (o, perlomeno, lo ha fatto meno) i salotti del calcio italiano e, sempre da quanto si sa, ha potenzialità economiche importanti, oltretutto da voler allargare l’investimento ad altri ambiti della città, è qualcosa che mi regala più stimoli. Certo, è possibile che i rischi siano maggiori, che la famiglia armena faccia nel tempo altri tipi di valutazioni, al di là di quanto “controfirmato” davanti al primo cittadino.

Come filosofia, tuttavia, preferisco, almeno in certi casi, chi nella crisi cerca di fare il salto oltre l’ostacolo, per lasciarselo definitivamente alle spalle, rispetto a chi preferisce aggirarlo: magari il secondo ha qualche possibilità in più di arrivare sano e salvo alla meta, ma il primo vede un traguardo che il secondo non potrà mai agguantare.

Sarà davvero così? Non lo so, non lo possiamo sapere, ve lo potrò ridire solo fra qualche anno. Preferisco, per una volta, uscire da una sorta di “confort zone”, da un riparo sicuro dalle intemperie: espormi a una possibile tempesta, ma alla fine godermi il mare delle Maldive, rispetto a quello (con tutto il rispetto, visto lo frequento) già visto e vissuto di Castiglione della Pescaia. Siena vive una crisi (Covid) nella crisi (economica pre Covid) nella crisi (post Mps). Servono tempeste per ripartire, il quieto vivere lo abbiamo già vissuto: ed è uno degli elementi che hanno alimentato le rendite di posizione che qualcuno vuole continuare, imperterrito, a difendere.

Pubblicato in Senza categoria | Lascia un commento

Solo il farmaco ci salverà

Leggendo qua e là, credo che solo il farmaco ci salverà. Non è una rima voluta, bensì una frase giustificata da tante cose. Fra cui il fatto che, almeno seguendo quello che ha detto a più riprese Rino Rappuoli, la cura arriverà prima del vaccino e sarà perfino più “efficace”. Il mio, però, non è un post legato all’anti Covid. E’ piuttosto legato al ritorno alla normalità.

L’ultimo Dpcm mi ha dato questa convinzione. E’ inutile sperticarsi nel capire a cosa, come, quando e perché stiano pensando i nostri regnanti. E’ impossibile. L’ultima genialata di imporre le mascherine dalle 18 alle 6 di mattina, unita alla chiusura delle discoteche, mi pare qualcosa di esilarante. Come se il virus colpisse solo la notte e gli assembramenti si creassero solo in quegli orari. Non voglio, però, passare per populista o antipopulista per forza.

Il vero problema è che in questi lunghi, lunghissimi mesi, i regnanti di cui sopra hanno navigato e continuano a navigare a vista. Prova ne è il ricorso continuo a provvedimenti sport, senza una programmazione lineare e, per l’appunto, progressiva. Prova ne è il caos attorno alla scuola, con un’alta probabilità che si riapra (forse), ma anche no (forse) o si richiuda presto. Per non parlare di certi settori dell’economia o dello sport, dove si assiste al paradosso in cui il calcio professionistico viaggia a porte chiuse, quello dilettantistico a porte aperte (e non è solo questione di numeri, perché in certi casi mille o diecimila è la stessa cosa). Del resto sono riaperte le discoteche, poi sono state chiuse da un giorno all’altro. Mi sembra un comportamento più che lineare, insomma.

Per questo, inutile stare s scervellarsi più di tanto. Ci salverà soltanto il farmaco e poi ci salverà il vaccino (a parte il fatto che è già cominciata la battaglia del novax). Non tanto e non solo dal Covid. Ma dalla politica.  

Pubblicato in Diario dalla zona rossa | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Dal dolore si rinasce

Direttamente dal sito di Noi-Frammenti di Siena.

Ci risiamo.

Solitamente utilizzavamo queste parole alla vigilia di quei quattro giorni di emozioni, ansia, gioie e dolori, sbalzi umorali a seconda delle sensazioni prima o dopo una prova.
A seconda di quel barbero che veniva assegnato, di come quel giubbetto usciva dai canapi o di come usciva quello dell’avversaria.

Invece in questo sciagurato 2020 ripetiamo non quella ciclica tradizione che ci vede far sobbalzare il tracciato del battito cardiaco, ma quello già vissuto dal 29 giugno scorso.

Silenzio, ricerca di una socialità che non può esserci, a caccia di quelle emozioni che dobbiamo rimandare.

Sarà, forse, perfino più difficile, perché se qualche settimana fa ci approcciavano a giorni che solo i nostri nonni avevano vissuto e dunque in qualche modo era una, pur bruttissima, novità, stavolta ci siamo in qualche modo abituati.

Tant’è che non mi stupirei se qualche senese scegliesse di vivere, per la prima (e speriamo l’unica) volta il ferragosto come lo vive tutto il resto del mondo. In spiaggia, con un birra in mano. In montagna, in campagna a fare il barbecue. In pochi se ne staranno sul divano. Troppo doloroso pensare, in certi giorni. Meglio occupare il tempo. In qualsiasi modo, anche il più strano e inusuale per un senese che il 15 agosto non pensa mai alla gita fuori porta.

Chi rimarrà in città si troverà spaesato e probabilmente spererà di archiviare prima possibile questi giorni.

Sono però convinto (e non è soltanto ottimismo) che questi giorni in ogni caso serviranno.

A capire, come ho già scritto, che niente è scontato e anche, semplicemente, a farci gustare meglio quello che verrà. Perché Siena, le Contrade e il Palio, senza cadere nella retorica spicciola, sono immortali, come ha scritto la storia. Lo sono diventate, però, non semplicemente perché hanno resistito alle vicissitudini e a gli ostacoli, bensì perché ci sono state persone, uomini e donne, che quella storia l’hanno custodita, costruita, perfino rinnovata.

In fondo il Palio cosa è?
È storia di uomini e di donne, di emozioni e anche di paure, di passioni e di amori. Sono quelle storie che raccontiamo con la rivista “Noi”, sono quelle storie che hanno fatto, fanno e faranno Siena. Non mi aspetto che la città gioisca in questi quattro giorni, anche se sono convinto che le Contrade, fra un’iniziativa e l’altra, sapranno comunque creare quei momenti di socialità che vanno al di là del tufo e della corsa.

È anche dal dolore che si rinasce, è anche e soltanto toccando il fondo che ci si dà la spinta per risalire. Sempre meglio che annaspare.

Pubblicato in News | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

“Metti Claudio Villa”

“Metti Claudio Villa”. Forse ti ricorderò così. Intendiamoci, non eravamo amici. Perché, come sempre accade, quando una persona ci lascia diventa improvvisamente amico di tutti. Con Gabriello Lorenzini, “Colonnino”, non eravamo amici. E nemmeno parenti, come ci dicevamo sempre quando ci incrociavamo per via dei Termini, o, ultimamente, alla Costarella. “Non siamo parenti” urlavi quasi con quella voce forzatamente stridula “però ti leggo, scrivi bene, ci capisci”. Non eravamo amici, ma facevi parte di quel mio mondo tutto senese, quello in cui sono cresciuto con tante figure storiche, quasi mitiche. Avevi, come tutti noi, difetti, vizi, virtù e pregi. Sapevamo dove trovarti, soprattutto da quando eri andato in pensione. L’ultima volta che ti ho incrociato, per l’appunto, saranno state un paio di settimane fa, ero con il mio amico Tommaso. E ci siamo fermati a bere un gottino alla Costarella. “Metti Claudio Villa” urlavi costantemente al povero barista che a ora tarda, liberato dall’oppressione dei clienti, si impuntava a mettere De Andrè o Dalla, salvo poi canticchiare ugualmente le canzoni della storia italiana. Facevi parte di quel piccolo grande mondo di Siena, così lontano eppure così vicino, che potevi toccare con mano durante l’estate o durante le fredde serate invernali. Ciao “Professore”, mi mancheranno le tue previsioni di Palio e le tue taglienti battute anche sul nostro cognome. “No, non siamo parenti”.

Pubblicato in News | Contrassegnato , , | Lascia un commento

L’errore più grande di Anna Durio

Leggendo la nota diffusa dal Siena Club Fedelissimi emerge nettamente quello che i più attenti osservatori avevano già percepito e che, probabilmente, rimane l’errore più grande, forse la colpa maggiore, della gestione di Anna Durio, ormai ex presidente del Siena calcio, tutt’ora presidente, invece, della Robur Siena, visto che dopo la mancata iscrizione al campionato di Lega Pro le vicende sportive e le questioni societarie si sono separate (per sempre).

Così, in attesa di conoscere quale possa essere il futuro della Robur, assistiamo per l’appunto a quello che potrebbe passare agli annali come la suddetta colpa. Non quella di aver causato il secondo fallimento sportivo in soli sei anni, con la squadra costretta (forse) a ripartire dalla serie D. Non quella di dover, adesso, saldare i tanti fornitori (anche a Siena) per cifre che, sempre secondo i “si dice”, si aggirerebbero attorno al milione di euro. Non quella di dover, probabilmente, arrivare a un compromesso con i suddetti fornitori e dipendenti, per evitare istanze di fallimento e, poi, eventualmente, il fallimento. Non quella di aver dilapidato un patrimonio (alla fine, era il suo) non essendo stata capace di raggiungere quella serie B che, probabilmente, sommando tutti gli investimenti fatti sarebbe stata a portata di mano.

Bensì quella di aver spaccato in due la tifoseria del Siena. Come tutti ho un’opinione personale sulla questione, anche abbastanza netta, ma non è questo il luogo per esprimerla (non vi preoccupate, sono abituato a esprimerla e lo farò senza problemi a chi vorrà ascoltarla). Non entro, quindi, troppo nel merito della diatriba, partita con la “botta” della Curva e arrivata alla “risposta”, non meno dura del Club Fedelissimi. Sto ai fatti: e questi dicono che curva e gradinata, per utilizzare i due luoghi di “occupazione” dello stadio Franchi, sono molto più lontane dei pochi metri che separano fisicamente i posti del Rastrello.

Forse la gestione Durio ha scavato un solco in crepe che già c’erano. Forse, soprattutto negli ultimi mesi, le vicende che si sono succedute hanno esacerbato gli animi. Forse l’ennesimo fallimento sportivo allontana ulteriormente una parte degli appassionati e lascia campo libero a chi si pone su sponde lontane per forza di cose, per precisa volontà, per rinata antipatia, per qualsiasi ragione.

Di certo c’è che questa frattura non fa bene a nessuno, soprattutto in una fase complicatissima, in cui non sarà possibile ripetere i numeri allo stadio (abbonamenti compresi) di sei anni fa, in cui la delusione è stata forse più cocente, ma alla quale, paradossalmente, si è reagito con molti più sbadigli, quasi fosse subentrata un’assuefazione endemica; oppure, semplicemente, è possibile che i mesi della chiusura totale abbiano in qualche modo preparato alla non iscrizione.

Eppure proprio toccando il  fondo dovrebbe arrivare la spinta per ripartire. Energia che con una divisione, invece, rischia di disperdersi, irrimediabilmente. Forse, però, a qualcuno va bene così. 

Pubblicato in News | Contrassegnato , , , | 2 commenti

La scienza aveva detto altro

Torno sull’argomento lockdown. C’è stata un’altra “chiusura totale”, quella della Robur Siena, ma, ahimè, ci sarà tempo di parlarne. Torno sulla zona rossa estesa a tutta Italia perché leggendo i giornali di oggi scopriamo che, cito testualmente, “il lockdown totale fu una decisione squisitamente politica, non suggerita dal Comitato tecnico scientifico che avrebbe preferito misure più graduate”. Questo emerge dopo che è stato tolto un incomprensibile segreto su (parte) dei documenti a disposizione della presidenza del consiglio dei ministri.

Già, l’equilibrio fra scienza e politica. Per riallacciare il filo del discorso, ne ho parlato spesso. Ognuno deve avere competenza nel proprio campo, senza sconfinamenti. La scienza ha fatto bene a indicarci, per quanto ne sapesse, le problematiche del Coronavirus e, probabilmente, una chiusura totale all’inizio era anche logica e legittima. la politica, dal canto suo, avrebbe dovuto fare il suo mestiere: ovvero gestire e trovare soluzioni.

Invece, nel nostro Belpaese, prima ci si è affidati completamente alla scienza. Tutti a casa, per settimane. Come se la scienza, dal punto di vista medico-sanitario, dicesse che per non prevenire gli incidenti bisogna non prendere la macchina. E’ la politica che, invece, tenuto conto dell’esigenza di spostarsi, limita la velocità, utilizza i dissuasori e la multe per alta velocità. Per settimane di queste “precauzioni” non ne abbiamo vista l’ombra: semplicemente, bisognava stare a casa. Poi il caos su distanziamenti, come, dove e quando usare le mascherine.

Adesso scopriamo che, addirittura, la scienza è stata più lungimirante della politica. Non ha mai detto di chiudere tutto, come (secondo me già sbagliando) ci aveva fatto credere la politica, in sostanza scaricando il barile sugli scienziati.

La spiegazione? Semplice. Era (e, a volte, lo è ancora) più semplice. Chiudere tutto e cantare dal balcone, far godere (chi ce l’ha) della pensione o di uno stipendio pieno da dipendete statale o parastatale dal proprio divano per mesi, è più semplice. Non ci si prendono responsabilità, si prende un’unica decisione: state a casa.

Contenti voi, contenti tutti. Io no. Non tanto per andare contro a questo o all’altro governo o politico di turno, ma perché ognuno sono convinto debba fare il proprio mestiere, che comprende anche la presa di responsabilità. Questo sarebbe semplice. Non qui. 

 

Pubblicato in Diario dalla zona rossa | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Bianco nero e …grigio

Per certi versi pare una storia tutta senese quella attuale della Robur. Una serie di passaggi sui quali la chiarezza è mancata del tutto, o quasi. La premessa è stata un mercato di gennaio abbastanza incomprensibile (o comprensibilissimo, dipende dai punti di vista), in cui la punta dell’iceberg è stata la cessione di un giocatore (Serrotti) certo costoso e attempato, ma che fino a lì aveva giocato anche le partitelle del giovedì.

Si è cominciato poi con il mancato pagamento degli stipendi di gennaio e febbraio lo scorso 16 marzo. Certo, c’era il Covid, ma diventa difficile pensare che dopo qualche giorno di lockdown i conti correnti si sia improvvisamente asciugati tanto da non permettere il pagamento di due mesi di emolumenti.

Si è proseguito con voci e indiscrezioni di alcuni mancati pagamenti. Poi, a onor del vero, è arrivato il saldo degli stipendi e anche la partecipazione ai play off che, vista la situazione, è costicchiata (si parla di una cifra superiore ai 50mila euro). Finito (come prevedibile) il calcio giocato, è cominciata la “melina”, come si diceva una volta, sulla società.

Vendo, non vendo, rimango come azionista di maggioranza (come se fosse semplice trovare un socio di minoranza che spende e non conta niente…), cedo tutta la società, iscrivo la squadra, assicuro il futuro. Primo balletto.

Secondo (e più importante) balletto: vendo a questo, vendo all’altra, non vendo a nessuno, vendo a Foresti, poi agli armeni, poi di nuovo Foresti, poi arrivano Viola e Perinetti. No, ho venduto. Anzi no, ho “scelto l’acquirente di maggioranza” (citazione).

Da 48 ore, poi, il silenzio. E le domande che marzullianamente sorgono spontanee: se si è scelto l’azionista di maggioranza (verosimilmente non in poche ore), perché non dirlo a armeni e co?  E se si è venduto, perché non dirlo? Perché chi ha comprato non si presenta? Perché se l’operazione non è ancora conclusa non si dice? Perché se c’è l’intenzione di rimanere in società e per qualche tempo non si spiega? Perché a dodici giorni dall’iscrizione non si spiega quale è la reale situazione? Perché nell’unica e stringata nota stampa (anche abbastanza incomprensibile) si è parlato di scelta dell’acquirente e non di cessione definitiva e avvenuta? Ci sarebbero altre domande, ma le riserviamo a quando (e se) ci sarà la possibilità di farle.

Intanto, aspettiamo. Un attesa grigia, più che bianconera.

Pubblicato in News | Contrassegnato , , | Lascia un commento