Il silenzio è davvero d’oro? Gestire e non inseguire (e un ps)

Siamo sicuri che in questi casi sia il silenzio la soluzione migliore? Intendiamoci: gli appelli arrivati per evitare facili polemiche sui social sono legittimi. E contro certi pregiudizi, il silenzio non può che essere d’oro. Non racchiudiamo, però, tutto sotto un unico ombrello, perchè la situazione non è facile e quindi anche la soluzione non è così semplice come chiudere un profilo facebook o bannarlo dalla propria home page. Il silenzio apre comunque un vuoto comunicativo e in quel vuoto qualcuno ci si infila e lo riempie. Quindi bisogna ragionare con attenzione, proprio sulle dinamiche della comunicazione nella società attuale. Credo che la situazione, appunto non semplice, che stiamo vivendo come città, Contrade e senesi debba spingere a fare, finalmente, una riflessione seria e approfondita. Evitiamo di fare come altre volte:  fra un paio di settimane, quando presumibilmente sarà passata la bufera mediatica, non spegniamo la luce su aspetti così importanti, obliandoci su quelli relativi a “chi monta chi nel 2019”. Nel post di ieri ho segnalato uno degli aspetti più importanti. La comunicazione non va subita e inseguita, bensì gestita. Questo si può fare solo attraverso un’attività costante, sia di monitoraggio che di diffusione culturale. Che deve per forza di cose partire dal nostro interno, ritrovando quella educazione contradaiola e valoriale che in alcuni casi si è un po’ smarrita (e che investe anche l’utilizzo dei social) e arrivare all’esterno, attraverso un’attività di gestione della comunicazione “paliesca” e “contradaiola” che riesca a trasmettere messaggi e valori. In questo modo certe polemiche magari non verranno sopite, ma certo avranno un contraltare serio e credibile, autorevole e approfondito. Per un confronto serrato e capace di far fronte anche alle emergenze. E – paradossalmente – potrebbe non esserci bisogno degli appelli al silenzio. Ho letto, in questo senso, alcuni messaggi tesi a una certa “chiusura” del nostro mondo: tipo “abbuiamo le telecamere e le porte, facciamo il Palio solo per i senesi”. Al di là degli aspetti sociali (ed economici) e di quelli tecnologici (la diffusione di certi video non è arrivata tramite telecamere…), la soluzione, nel mondo di oggi, non è non comunicare, ma farlo bene.

Ps: La “Iena” Antonino Monteleone (come altri, ad esempio Selvaggia Lucarelli) si è posto a difesa di Siena. Bene, bravo, bis. Poi, però, apri il sito della trasmissione di Mediaset e in homepage appare il video dell’infortunio di Raol (non metto link): c’è forse qualcosa che non torna, benchè sappia la differenza?

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Le mie parole

“Di incidenti negli ippodromi ce ne sono a migliaia in tutto il mondo, non vedo lo stesso clamore mediatico, probabilmente perchè il Palio è cultura e tradizione millenaria. A Siena il cavallo è coccolato, vezzeggiato e adulato come in nessuna altra parte del mondo, basta pensare al posto d’onore che viene riservato al cavallo che vince o al fatto che, come è accaduto sabato, a Siena si possa vincere anche senza fantino”. Sono le parole che questa mattina ho utilizzato durante un intervento in diretta a TgCom (Mediaset) sul Palio Straordinario. “Questo – ho aggiunto – dal punto di vista, diciamo così, morale ed etico. Poi c’è anche un aspetto pratico: da vent’anni Siena ha adottato una serie di regole, un protocollo equino, che permettono l’assoluta tutela del cavallo che viene utilizzato in piazza del Campo. Regole che sono state prese come esempio in tutto il mondo. Invito gli animalisti a fare una cosa molto semplice: venire a Siena non per manifestare, ma per toccare con mano l’amore di questa città per i cavalli. Non significa negare gli incidenti, significa capire di cosa si sta parlando”. Poche parole (dato anche il tempo estremamente limitato), ma (spero) abbastanza chiare, per un messaggio semplice e (spero) profondo, in un contesto chiaramente lontanissimo dalle dinamiche cittadine, anche come comprensione culturale e sociale. Questo per provare a dimostrare che, secondo il sottoscritto, si può fare buona comunicazione per la città, per il Palio e per le Contrade senza prestare il fianco, anche in situazioni estremamente delicate come quella che purtroppo stiamo vivendo. Credo, in sostanza, che nel mondo della comunicazione di oggi, diverso da quello del passato (anche recente), sia necessario conoscerne le dinamiche, che non significa subirle o esserne dominati, ma neppure provare a “silenziarle”: bensì riuscire a gestirle. Non sono convinto, in sostanza, che il silenzio sia sempre e comunque la migliore risposta. Far conoscere è la chiave: so che questo mio punto di vista potrebbe essere frainteso, ma merita un approfondimento. Benchè, ovviamente, ci siano poi dinamiche complesse su cui fare attenzione: condividere post su Facebook, far girare filmati e cose del genere con l’intento di denigrarli, per esempio, crea esattamente l’effetto opposto. Questo rientra però nella conoscenza del mezzo. Ed è altrettanto vero che, in certi contesti e all’interno di certi dibattiti, è impossibile rispondere a chi ha un’idea preconcetta: in quel caso molto meglio il silenzio. Partiamo però da una considerazione: impossibile non comunicare, anche il silenzio è comunicazione e, oltretutto, lascia spazio a chiunque. E’ una ricetta, dunque, da utilizzare con una certa parsimonia e a seconda delle situazioni. Un’ultima chiosa: senese e contradaiolo, ma non credo che debba essere il sottoscritto il “primo difensore” della città.

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Una “mozione d’ordine” sull’Ordine

Siamo a ventiquattro ore (anche meno) dai giorni “ufficiali” del Palio Straordinario. Oggi dedico il blog a una questione relativa all’Ordine dei Giornalisti, postando il messaggio del consigliere regionale Domenico Guarino, sperando che questo stimoli dibattito e riflessioni. Ci sarà modo di riparlarne, qui o altrove. Buona lettura.

“Cari colleghi , credo sia giusto condividere con voi la situazione di profondo disagio che sto vivendo come consigliere OdG Toscana. Vi avverto. il post è un po’ lungo, ma se avrete la pazienza di leggerlo vi garantisco che i motivi di interesse non mancheranno.

Dunque, come probabilmente saprete, sono stato eletto consigliere 6 anni fa, nel solco del percorso che aveva portato all’approvazione della Carta di Firenze (ancora oggi l’unica carta deontologica di un ordine professionale che metta al centro la tematica della precarietà) di cui ero stato artefice (insieme con altri ovviamente) e protagonista. Nonostante fossi stato eletto in una lista ‘di opposizione’, sin dall’inizio, e non a cuor leggero, ho cercato di instaurare con i colleghi della ‘maggioranza’ un dialogo costruttivo, al punto tale che, all’atto dell’insediamentio, votai tutte le cariche da loro proposte:era un ‘apertura di credito, volevo fare gli interessi dei colleghi e non mi interessava partecipare al gioco correntizio. Sin da subito proposi tre assi su cui chiesi l’impegno del consiglio: un marchio di qualità (un ‘bollino blu’) per i siti di informazione che si fossero impegnati a rispettare le carte deontologiche ed i contratti di categoria, un microcredito ‘nostro’, dell’OdG, a vantaggio dei colleghi in difficoltà, un impegno a far rispettare la Carta di Firenze. Su nessuno di questi punti ho trovato un reale interesse nel consiglio. Ed infatti sono rimasti lettera morta. Avevo tuttavia scorto (ad esempio sulla formazione gratuita, come su altre piccole cose) qualche spiraglio interessante, una certa volontà di portare OdG fuori dalle solite logiche e dalle solite consorterie. E così, alla richiesta di ricandidarmi, due anni fa, ho accettato, ponendo però un paio di condizioni. La prima era che si facessero, precedentemente alle elezioni, degli incontri con i colleghi, sui singoli territori, per raccogliere suggerimenti, per ascoltare e per spiegare il nostro programma, a partire dalla Fondazione che si sarebbe costituita; La seconda , che nella consiliatura successiva, si fosse avviata una vertenza seria sul tema del rispetto e della 150 e dell’implementazone degli uffici stampa, a partire dalle pubbliche amministrazioni, considerandolo uno dei settori in cui avremmo potuto creare lavoro giornalistico. La prima cosa non fu fatta, ufficialmente ‘per mancanza di tempo, la seconda perché, così fu detto, è ‘impossibile’. E veniamo agli ultimi mesi: Siccome le idee camminano sulle gambe delle persone, avevo proposto che nel CDA della Fondazione, su sette ‘poltrone’ ne fosse lasciata una, una sola, non per me, ci mancherebbe, ma per un collega che fosse espressione del mondo dei freelance, del precariato, delle nuove professioni. Insomma: un nome nuovo, un segnale di ‘apertura’. Un centinaio di colleghi inviò una lettera a supporto della mia proposta. Lo stesso fecero importanti gruppi di categoria. Risultato? Niente! La proposta fu bocciata. E’ di pochi giorni fa, infine, la notizia che anche il nome che avevo proposto per il ‘comitato scientifico’ , un prestigioso docente di una prestigiosa università italiana, non è stato perso in considerazione, senza per altro che nessuno me lo comunicasse. Ho chiesto delucidazioni ma nessuno si è degnato di rispondermi. A questo punto, per me, la misura è colma. Ritengo l’Ordine della Toscana, per come è messo oggi, irriformabile. Non c’è volontà di rinnovarsi, né di dialogare. Anzi, noto un progressivo arroccamento sulle proprie posizioni. Tacere oltre per me era dunque impossibile: non voglio più fare la foglia di fico di un sistema in cui non mi riconosco e che è lontano anni luce dal mio modo di intendere la professione e finanche la vita. Vedremo se e come ripartire con un nuovo progetto. Molto dipenderà anche da voi. Nel frattempo #notinmyname“.

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Questione di ripartenza e di Mps (e diversi ps)

Ho letto con interesse l’articolo di Camilla Conti sul “Il Giornale” di ieri, dal titolo “Siena riparte senza il ‘babbo Monte’ “. Ricco, come sempre, di spunti e dettagli, del resto la firma è autorevole e anche in passato ha “letto” aspetti della città che non tutti sono stati capaci di fare. Pur non volendomi soffermare soltanto sul titolo, però, mi piacerebbe far notare che Siena quella “ripartenza” l’ha già avuta. Bene o male. Sommessamente, infatti, ricorderei che la crisi del Monte dei paschi è vissuta da almeno cinque anni (ma sono stato generoso) e le erogazioni a pioggia della Fondazione Mps sono ormai una sbiadito ricordo. Certo, gli effetti della crisi ancora non sono ahimè esauriti, ma c’è una Siena “normale”, fatta di giovani e meno giovani, non affrancata alle logiche politiche (di qualsiasi colore, s’intenda), che le maniche se l’è già tirate su. Per forza di cose, peraltro, visto che la situazione questa è e questa si deve affrontare. Certo, è cambiato il colore dell’amministrazione. Democraticamente è stato eletto un sindaco. Che, come cita Conti, ha annunciato in campagna elettorale che si avvarrà del supporto di Maarten De Jong per attirare finanziamenti e capitali privati. In attesa di capire quale sia il ruolo del banchiere olandese in concreto, al di là di quello che è stato annunciato anche nel pezzo giornalistico, la speranza è che le istituzioni locali prima e i cittadini poi sappiano dare impulso a questa ripartenza, senza girarsi sempre e comunque all’indietro, verso il passato “che non ha fatto e per il quale c’è ancora da accertare tutte le responsabilità”. Frasi che, come scritto altre volte, non devono rappresentare una zavorra per quello slancio e neppure affossare il dibattito sul futuro, come invece spesso accade.

Non lontano da questo argomento, peraltro, c’è quello relativo alla situazione di Monte dei paschi (leggi qui). Anche in questo caso si rischia di cadere in qualche contraddizione. Le responsabilità politiche del passato sono abbastanza chiare (e abbastanza ampie…); le decisioni sul recente passato anche. Adesso, però, il governo – ormai in carica da qualche mese – ha in mano il settanta per cento delle azioni, quindi può fare quasi ciò che vuole con la banca. Eppure la situazione non migliora. In questo caso non c’è ripartenza.

Ps uno: domani pomeriggio sarò fra i relatori di “Skills for future” all’Università di Siena (leggi qui). Grande onore e grande onere per il vostro amato.

Ps due: non entro nella questione, che impazza su Facebook, del Palio Straordinario di Montesano, bastano e avanzano i commenti che leggo. Mi piacerebbe che non si cadesse sempre nella banalità (del tipo “io lo prendo anche bianco” e similari), pur rispettando le opinioni di tutti, nell’analisi di una situazione palese.

Ps tre: stiamo per entrate in clima Palio Straordinario e, come di consueto, il blog rallenterà. Tanti argomenti vanno per qualche giorno in “frigorifero”, ma ci sarà tempo per riprenderli. Fra questi uno gustoso sull’Ordine dei giornalisti.

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Curiosità (e un ps)

Sono sinceramente curioso di vivere i quattro giorni – qualcosina in più, visto che in realtà si comincia a respirarne con le previsite al Ceppo – di Palio Straordinario. Semplicemente curiosità per capire come verranno vissute quelle ore, con appuntamenti diversi e organizzazione diversa rispetto al solito e qualche felpa in più addosso, rispetto alle magliette estive. Oltretutto questo sarà con ogni probabilità l’ultimo Palio Straordinario in questo periodo, perchè l’amministrazione – intesa anche come maggioranza e opposizione – intende mettere mano al Regolamento del Palio, viste anche alcune problematiche registrare nell’iter che ha portato a questa Carriera. E fra le modifiche ci potrebbe essere anche quella riguardante lo svolgimento degli Straordinari (nel periodo da maggio a settembre?). Questa curiosità, s’intende, non deve inficiare tutto quello che si possa o non si possa pensare su motivazioni, opportunità, iter (come detto), periodo, problematiche sulla chiusura delle scuole e quant’altro. Con un pizzico di fatalismo, però, ormai ci siamo e viviamolo.

Ps: vedo segnalazioni sui cimiteri su Facebook. E’ stato fatto un intervento, bene, benissimo. Ma gli ultras continuano ad accendere fumogeni (non è una metafora casuale): contenti loro.

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Fanno ridere

Mi fanno semplicemente ridere le affermazioni (oggi ne abbiamo una da parte della Cisl sulla stampa) di coloro che, improvvisamente, denunciano la cappa e gli intrecci di questa città. Come se, qualche giorno fa, non ne avessero fatto parte e fossero scesi da Marte o da Giove. Vogliamo, nel caso specifico, parlare per esempio nella gestione diretta da parte dei sindacati del Monte dei paschi fin, per l’appunto, a “qualche giorno fa”? Democraticamente è cambiato il colore dell’amministrazione della città di Siena (che rimane divisa in due, peraltro, visto il risultato), giusto che si lavori con tranquillità al bene della comunità: per l’appunto, lasciamoli lavorare, senza ultras da una parte o dall’altra (potrei fare mille esempi, come ho già scritto). Certo, è un vizio tutto italiano (e senese) salire sul carro di chi ha vinto, ma se si forza la mano si rischiano figure “cacine”, perchè la storia non si cancella ed è lì a portata di mano. Ognuno ha fatto le sue legittime scelte, non c’è bisogno di dire sempre e comunque “io non c’ero e se c’ero dormivo”, avendo masticato fino a ieri l’altro il topo in bocca. Perchè, altrimenti, giorno dopo giorno, post dopo post, dichiarazione dopo dichiarazione, va a finire che qualcuno si incazza e porta i dati di fatto. Un po’ come chi dice che “sono passati settanta anni di malgoverno”: come se a Siena, trenta anni fa per esempio, si fosse vissuto male e tutta la pletora di senesi che inneggiavano a “quanto si sta bene qua” fossero dei visionari. E a parte che 2018 meno settanta fa 1948…almeno la matematica…Ultima chiosa: è il caso di finirla anche con il ritornello della “libertà di informazione”: le cose sono cambiate da diversi anni (almeno sette, ma forse anche qualcosina in più), giusto parlare di quel periodo, ma non tiriamo fuori a ogni pie’ sospinto quella frase perchè la pagina è già stata voltata. Sempre che non si voglia scriverne un’altra uguale, sebbene di un altro colore.

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Il Pd: avanti così o, per dirla alla senese, “seguita”(e due ps)

Tanto per gradire, pare che il Partito Democratico non capisca. Fra quattro giorni si consuma il congresso regionale (Fabiani vs Bonafè), ma le liti, almeno verbali e sui social, non sono finite. In risposta alle dichiarazioni di Bruno Valentini pubblicate oggi sul “Corriere di Siena”, la ex vice segretaria Ginevra La Russa risponde su Fb: “Caro Valentini, a Siena ha portato alla sconfitta la tua riproposizione, come sindaco uscente. Ad aver allontanato tanti elettori e diviso in correnti la città è stato il passo indietro che non hai mai fatto. Se c’è una colpa nel nostro partito è quella di averti ri-candidato. Non lo dovevamo fare. Il Pd a Siena il 4 marzo ha preso 12.400 voti in coalizione, un grande risultato. Solo tre mesi dopo, con te candidato alle amministrative del 10 giugno, il Partito Democratico ha perso 5.000 voti. Un’emorragia senza precedenti. Un dato di fatto che meriterebbe analisi seria, rispetto e umiltà. Hai ragione oggi solo su un punto, quando dici che c’è “bisogno di una nuova fase di partecipazione”. Peccato che a questo bisogno tu non abbia mai risposto. Un bisogno che hai accarezzato quando ti abbiamo visto salire sull’onda dell’ex segretario Matteo Renzi, che hai finto di soddisfare quando promettevi di scardinare vecchie logiche. Poi, però, ti sei fatto dettare l’agenda dai soliti noti.  Gli errori, nel mio partito, sono stati tanti. È vero. Un errore di cui non mi pento però, e anzi rivendico, è la generosità e l’unità nella quale siamo riusciti a ritrovarci, nonostante le profonde divisioni sull’opportunità della tua candidatura, per correre insieme. Abbiamo corso con te e per te. Nonostante tutto, nonostante molti credessero fosse sbagliato ricandidarti. Ti abbiamo sostenuto in modo autentico e sincero, forse oggi mi chiedo se davvero siamo stati troppo generosi.  Una generosità che abbiamo avuto anche davanti alla tua caparbia autoreferenzialità che ha contraddistinto ogni singolo passaggio politico. Basti solo ripensare agli apparentamenti del ballottaggio, a come siano stati trascurati e persi tanti rapporti con la realtà esterna e con la complessità delle tante sensibilità cha caratterizzano la nostra città. Un pizzico di generosità e di senso di comunità sarebbe servito anche a te che, dopo decenni di politica in ruoli di primo piano, avresti dovuto fare un passo indietro per portare tutti in avanti.  La peggiore sconfitta sarebbe continuare a perseverare sulla stessa strada, con lo stesso schema autoreferenziale, con le stesse logiche. Se per le primarie di domenica mi fosse servito un motivo in più adesso ce l’ho. Andrò al seggio e voterò Simona Bonafé. Una persona non autoreferenziale ma generosa nel suo impegno politico, aperta alle tante sensibilità. Una donna che non riproporrà vecchie squadre e logiche. Con Simona Bonafé possiamo ritrovare l’unità, riappropriaci dei valori autentici del nostro partito e iniziare una nuova fase fatta di idee e contenuti. Libera dagli attacchi pretestuosi e dai livori personali. Voterò Simona perché voglio un Partito Democratico che guarda avanti, attento ai problemi reali delle persone, che non parla ai nemici interni ma agli iscritti, alle persone e per le persone”. 

Non si fa attendere la risposta di Valentini: “Cara Ginevra, sarò esplicito. Tu e il tuo gruppo avete screditato l’attività della amministrazione comunale uscente in modo sistematico, dando argomenti agli avversari. Non è colpa mia se a causa del vostro scarso radicamento in città non siete stati in grado di costruire un’alternativa alla mia candidatura. Le alleanze che avete coltivato sono state determinanti per farci perdere, perché si sono alfine schierati con gli altri. È paradossale che vi lamentiate dell’ apparentamento con la Lista Piccini, perché ne eravate i più convinti. Del resto, come tu hai confessato con qualche amico, non hai votato per me alle elezioni, quanto meno al primo turno. Per quanto riguarda il rapporto ed il giudizio su Renzi, ne sono stato fra i primi sostenitori quando non c’era alcuna convenienza, come mi era già accaduto anni prima con Franceschini. Il “tocco magico” di Matteo sì è però trasformato nel suo contrario e per il bene della nostra comunità e del Paese, credo che solo un’altra guida possa rendere credibile la nostra offerta politica. Troppe sono le contraddizioni del PD “renziano” , che soprattutto non sa fare autocritica. Cosa che ho dovuto imparare a fare anch’io perché condivido la responsabilità della sconfitta di Siena, maturata però per la combinazione del fuoco amico e del peso negativo del marchio PD che sarebbe illogico attribuire a me, senza quindi riflettere sui motivi della scarsa attrattività di un partito che anche a Siena è apparso dilaniato da lotte intestine. Resto grato a Renzi per quello che ha saputo fare per il PD e per l’Italia, ma non sono così cieco da non constatare cosa è diventato il partito sotto la sua egemonia e quanto la gente ci senta lontani. Una delle peggiori conseguenze di questo sfacelo è il brutto costume dell’ invettiva contro i propri compagni di strada, se hanno idee diverse o le cambiano nel corso del tempo. Ancora una volta faccio politica senza rete di salvataggio, solo perché credo negli ideali e non serbo rancore, anche se tutto questo veleno ammorba l’aria e provoca una graduale emorragia di militanti. Ricordiamoci tutti che dopo il congresso, dovremmo convivere in un’unica comunità e che i nemici sono altri e continueranno a fare male all’Italia se il nostro sport preferito sarà una danza macabra su quel resta del Pd e della sinistra”.

Avanti così.

 

Ps uno: è sinceramente stucchevole, stancante e chi più ne ha più ne metta, commentare la vicenda dei ripescaggi in serie B. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui, al 10 ottobre, esiste una squadra (la Virtus Entella) che ha già giocato una gara in un campionato (serie C), ma adesso non sa dove giocherà. Di più: non scende in campo. La ciliegina su una torta che oggi ha un’altra fetta nella nuova decisione del Tar del Lazio, che ha respinto i ricorsi di Siena e Catania relativi alla decisione dello scorso 11 settembre del Collegio di Garanzia dello Sport.

Ps due: ieri sera moderatore a un partecipato dibattito sul referendum (11 e 12 novembre) per fusione si-fusione no fra i Comuni di Rapolano e Asciano, per la creazione del Comune delle Crete Senesi. L’argomento, nonostante non sia ancora emerso prepotentemente nell’agenda dei media, è particolarmente interessante.

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