E’ Palio (non come quello di una volta)

Siena si ovatta e si estranea dal mondo esterno: è Palio, cominciano i giorni di gioia e anche di sofferenza, di “festa” (notare le virgolette) per la città, di passione. E’ importante ritrovarsi in questi sentimenti, viverli certo intensamente, ma pur sempre con una certa leggerezza: perchè se il Palio è una Carriera, non è una guerra; perchè se si tratta di una battaglia, non è questione di vita e di morte. Anzi è, come detto, gioia di vivere. Anche certi discorsi sul “Palio di una volta” (come quelli della “chiave che si lasciava nella toppa” o del celeberrimo “cazzotto sano”) sanno tanto di revisionismo nostalgico e stantio. Basta leggere il manifesto che pubblico (e che potete trovare nel locale di Massimiliano Muzzi in via Banchi di Sotto, angolo via San Vigilio) e che non è di trecento anni fa, ma appena dei primi del Novecento. Forse bisognerebbe aprire meno a caso la bocca nella difesa a spada tratta di una “senesità” che a volte mi fa paura: difendere i valori delle Contrade e della città significa anche conoscerne i cambiamenti e le contraddizioni. Come scrive Michele Masotti: “Il mitico “Palio di una volta” come valore è un’invenzione mitologica. Uno splendido manifesto d’epoca -1901- lo mostra nitidamente. Una settimana di Feste (tombole, opera lirica, corse ciclistiche, fuochi pirotecnici, balli) e solo all’interno della sagra (è il caso di chiamarla così mi pare) vi è, messo non certo in evidenza, il “Palio delle contrade medievali” con a seguire un ballo … l’attaccamento che vi è oggi per un Palio sacro, inviolabile, vitale, puro e organizzato ad arte e che da sempre è vita e morte di un’intera comunità è per lo più invenzione posticcia. Questa città ha bisogno di leggerezza, di essere rivoltata come un calzino, dissacrata, messa di fronte alla sua ingessatura secolare (quella sì, già denunciata da Tozzi sempre un secolo fa). Messa di fronte al gioco”. Personalmente, oltre ad aspettarvi su RadioSienaTv con il “Processo alla Prova” come di consueto, vi attendo anche il 15 agosto alle 11,30 al Teatro dei Rinnovati per la cerimonia di consegna del Mangia 2018 a Tommaso Fabbri: per me un grande onore e un grande onere presentarlo.

 

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Per ora dieci milioni mancano (e un ps)

Sinceramente mi interessa poco se e perchè anche il gruppo Pd abbia votato a favore della normativa che porta al taglio del bando sulle periferie. Rientra in quella interpretazione politica “forzata” (che sta prendendo corpo anche nella Siena post -elezioni…) per cui una cosa è giusta solo se ha una particolare colorazione politica; potrei dire infatti che se il Pd e altri l’hanno votata, la maggioranza Lega-Movimento Cinque Stelle l’ha addirittura scritta. La realtà è che a Siena, ad oggi, mancano almeno dieci milioni di euro che sarebbero serviti, tra le altre cose, per Taverne d’Arbia, San Miniato, Università per Stranieri e tanto altro. Soldi di fatto già stanziati, in base ad accordi già firmati, controfirmati e sottoscritti. Mi interessa molto poco, ad oggi, chi lo ha fatto e chi non lo ha fatto. Quindi c’è un problema, senza se e senza ma. Come si risolvono quelli che anche l’attuale primo cittadino Luigi De Mossi ha definito “criticità per Siena” dopo l’azzeramento del bando periferie? Le “giustificazioni” (come le dichiarazioni del viceministro Massimo Garavaglia che abbiamo letto su “Italia Oggi”) che parlano di “liberazione” di fondi regionali e di altri 900 milioni (totali) pronti per le opere che sarebbero state ultimate per le periferie convincono poco, perchè in Italia si ama giocare alle tre carte. Peccato che in quel gioco vinca sempre il banco. Qualsiasi colore abbia. In ogni caso: al momento quei dieci milioni mancano, quando arriveranno altri a sostituirli e le opere verranno completate, ne daremo conto. Oggi la situazione è questa.

Ps: siamo in attesa delle comunicazioni ufficiali (in un senso o nell’altro) da parte della Figc dopo il “balletto” ignobile di ieri su blocco o meno dei ripescaggi. L’impressione è che la forzatura ci sarà, anche se la Figc è stata evidentemente “spaventata” dalla mole di possibili proteste (leggi: ricorsi) nel caso di blocco ufficiale e serie B a 19 squadre. Comunque vada è un insuccesso.

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Il pasticcio all’italiana

Al momento è solo un’ipotesi, anche se la fonte autorevole (Nicola Binda della Gazzetta dello Sport l’ha scritto su twitter): serie B a diciannove squadre e blocco dei ripescaggi. Tutti. Una soluzione tutta italiana. Ci sono problemi? Colpo di spugna e risolvo tutto. E si va avanti, soffocando ricorsi e reclami, richieste legittime e meno legittime, martoriando (ulteriormente) il movimento, prendendo a calci un pallone, ma non nel senso ludico. Poco importa, infatti, se questi problemi sono stati creati da me medesimo (Figc e Lega) perchè in questo periodo non sono stato capace di tracciare una linea, di dare delle regole certe, di chiarire con fermezza cosa si può e si deve e cosa non si può e non si deve. La mancata pubblicazione, fin qui, della classifica delle ripescabili in serie B è un segnale (anche questo) del pasticcio tutto italiano: non la pubblico ufficialmente, anche se è determinata da parametri conosciuti; però la faccio trapelare, dico mezze frasi e mezze voci. Non ci metto la faccia “ufficiale”, però, perchè poi rischio di scontentare qualcuno e di sottopormi a critiche aspre. Adesso siamo arrivati a pochi giorni dal (teorico) inizio di campionato, quindi ripulisco con un colpo di teatro e vado avanti. In questo clima dell’accontentare tutti per non essere capaci di prendere una decisione, voglio essere “buonista” anche io. La decisione avrebbe (condizionale più che d’obbligo) anche una certa logica, perchè le tre escluse (Bari, Cesena e Avellino) sul campo la categoria l’hanno mantenuta. Al venir meno delle importanti credenziali di bilancio (Bari e Cesena sono fallite) e per l’iscrizione (problemi con la fideiussione per l’Avellino) sono state costrette a farsi da parte, quindi si sarebbe potuto ricominciare con quelle in regola. A luglio, però, non adesso; dopo due mesi passati a fare corsi, ricorsi, atti, processi e mezze dichiarazioni; dopo che alla richiesta della Lega B di fare un campionato a venti squadre, la Figc ha risposto ufficialmente “no, grazie, si rimane a 22”. E, soprattutto, dopo lunghe settimane in cui i vertici del calcio hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza e incompetenza e assenza di autorevolezza nello stabilire non dico regole certe, ma quantomeno comportamenti lineari. Staremo a vedere, di certo la farsa è dietro l’angolo.

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Le dita di una mano

Una città davvero strana, quel in cui vivo. La Robur è impegnata in quella che ieri ho chiamato un’ignobile corsa a ostacoli (leggi qui) e ti aspetteresti che ci fosse unità di intenti, vicinanza e unione di tutti: già la corsa è complicata, già i bastoni fra le ruote arrivano da chiunque, avere un’intera città che spinge sarebbe senz’altro utile. Invece c’è qualcuno, per fortuna di gran lunga una ristrettissima minoranza, che si diverte a tirar fuori qualche cavillo, quale “eh ma…”, qualche “però”, attaccando, visto che c’è, l’attuale dirigenza della società. Che senz’altro avrà fatto o farà qualche sbaglio, con la quale personalmente ho dialogo e non amicizia nel senso stretto del termine (come, tra l’altro, credo che sia giusto in un rapporto professionale), ma alla quale va fornito supporto assoluto in questa fase perchè, senza giri di parole, la serie B (che tra l’altro non arriverebbe per bontà divina, ma anche grazie ai risultati sul campo dello scorso campionato, non bisogna sottacerlo) sarebbe importantissima, se non fondamentale, per il calcio sotto la Torre del Mangia: non sto a elencare tutti i perchè, mi limito a citare visibilità e diritti tv. Tra l’altro una società in serie B è anche più facilmente vendibile e quindi la cosa dovrebbe essere gradita anche  chi non gradisce la famiglia Durio. Ma tant’è: meglio rimanere nell’anonima serie C e, magari, sprofondare ancora più in basso. In una mentalità tipicamente “paliesca”, in cui non solo meglio prima non vincere che far vincere l’avversaria, ma anche in cui quando una Contrada vince se ne purgano sedici e mezzo,  il tafazzismo travestito da “diritto di critica” già visto in altre occasioni (una su tutte: la candidatura a Siena capitale europea della cultura) impera. Per fortuna, devo dire la verità, si contano davvero sulle dita di una mano coloro che la pensano così e forse in questo modo rischio di dare anche eccessiva visibilità. C’è di che rifletterci, però, anche per altri aspetti della vita quotidiana. In cui una mano non basta.

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Una ignobile corsa a ostacoli (e due ps)

E’ una corsa a ostacoli quella che separa il Siena dal ripescaggio in serie B; una corsa a ostacoli ignobile per tanti motivi. Fra questi il fatto che la Robur – a dispetto di alcune concorrenti – ha il viziaccio di pagare con regolarità gli stipendi; oppure il fatto di aver perso sul campo solo in finale nei play off (e quindi logica vorrebbe di essere fra le favorite per l’ammissione in cadetteria). Oggi il Tar deciderà sulla richiesta di sospensiva dell’Avellino, che clamorosamente in caso di accettazione potrebbe essere reintegrato in B e non in sovrannumero (poi si vedrà …); giovedì il collegio di garanzia del Coni sentenzierà sul ricorso dell’Entella contro il Cesena: vorrebbe che la penalizzazione inflitta alla società romagnola (poi fallita) fosse applicata allo scorso campionato, in modo da far retrocedere il Cesena stesso e essere riammesso in serie B. Sono solo gli ultimi capitoli di una serie infinita di documenti, atti, ricorsi e controricorsi. Che hanno un comune denominatore: l’inefficienza totale del sistema calcio, che arranca inseguendo sentenze, senza alcun certezza e smentendo se stesso. Senza regole certe, ognuno è autorizzato a fare un po’ come crede e poi a gettare sul tavolo un ricorso e portarsi le mani a parare le parti basse (davanti o dietro, scegliete voi). nel frattempo siamo al 7 agosto e ci sono società (non solo il Siena) che vivono in un limbo ancora più ignobile: fra due settimane (e menomale che paradossalmente la C ha allungato i tempi) dovrebbero preparare una partita d’esordio. Già, ma in quale campionato? Solo in Italia.

Ps uno:  i colleghi de “La Nazione” hanno deciso di definire il progetto del centro commerciale (che è diverso da “outlet”, tanto per fare le pulci) a Isola d’Arbia prima un “sogno” e poi un ballon d’essai, che non è un palloncino per saggiare la direzione del vento ma una notizia diffusa prematuramente ad arte per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica. Sarà anche così, non mi permetto di giudicare colleghi così autorevoli, ma ribadisco il concetto: il progetto c’è, non ci sono state smentite (anche se non mi attacco a questo, ci mancherebbe) e l’interessamento di un fondo estero esiste. Se poi il centro e la metropolitana leggera a esso collegata siano o meno una “sciocchezza”, come leggo sul quotidiano, non sta al sottoscritto dirlo. Certo è curioso: alcuni politici a cui l’idea non piace hanno definito la notizia una “bufala”, non entrando nel merito dell’idea stessa; i giornalisti che hanno preso un “buco” (cioè non hanno una notizia che la concorrenza ha), come ne prendo tutti giorni io, narrano di sogni o di ballon d’essai.

Ps due: non entro nel merito delle proposte di sanzione per la Carriera di luglio: terreno scivoloso, su cui bisogna fare tante riflessioni. Su un aspetto, viso anche il dibattito che si è sviluppato, ho qualche perplessità da dipanare: siamo sicuri che, visti i tempi attuali, fornire queste proposte a ridosso della Carriera di agosto sia utile?

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Sul centro commerciale a Isola

Torna il blog dopo alcuni giorni di (meritato) riposo. Tanti argomenti da sviscerare nella settimana che ci porterà al Palio di agosto. Ne scelgo uno per (ri)cominciare, non entrando troppo nel merito della questione, ma prendendolo a esempio per provare a capire alcune cose. Nei giorni scorsi sul “Corriere di Siena” abbiamo pubblicato la notizia relativa all’idea (la proposta, se preferite) da parte dell’attuale amministrazione comunale di favorire la creazione di un centro commerciale nella zona di Isola d’Arbia, legandolo alla riqualificazione (parcheggio da oltre mille auto compreso) e al progetto di una “metropolitana leggera” per raggiungere il centro storico di Siena. Idea che arriva da fonte autorevolissima e che infatti non è stata smentita, nonostante nell’articolo non ci siano virgolettati ufficiali: come se, peraltro, ci fosse bisogno di dichiarazioni ufficiali per forza per pubblicare qualcosa di vero. Perchè la notizia – confermo ogni riga dell’articolo – c’è: sta nel fatto che la proposta esiste, è nella “testa” dell’amministrazione, insomma, tant’è che – come si legge – ci sarebbe già un fondo belga interessato. Da qui, ovviamente, a dire che il centro “si farà” ce ne corre, ma un giornalista deve fare il suo mestiere e raccontare un fatto. Nell’articolo si non si giudica il progetto, che naturalmente ha scatenato un ampio dibattito in città fra pro e contro, benchè il giornalismo sia anche “interpretazione” e approfondimento, non è questo il caso. Si racconta la proposta che c’è. Senza “fake”, come qualcuno si ostina a dire (l’ho letto anche fra le righe di un comunicato ufficiale….), forse perchè a questo qualcuno l’idea del centro commerciale a Isola d’Arbia non piace. Legittimo, ci mancherebbe: ma è un viziaccio tutto dei nostri tempi (o forse anche di quelli passati, quando si gridava al “giornalismo imbavagliato”?) bollare come “bufala” qualcosa che non ci piace. Il dibattito politico (e sociale) è giusto che ci sia, peraltro senza per forza rivangare il passato recente (del tipo “quando c’eravate voi”, ma questa è un’altra storia…). Ma non si porta avanti così, si porta avanti sui contenuti: anche quelli contrari a una proposta che arriva dall’amministrazione che – magari – si è sostenuto.

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Forse non hanno capito (e quattro ps)

Guardando la situazione dall’esterno, ho come l’impressione che qualcuno (anche qualche due) non abbia ancora ben compreso: il Pd  e il centrosinistra hanno perso a Siena. Per la prima volta dopo settanta anni. Di poco (neppure 400 voti), ma hanno perso. Fine delle trasmissioni. Leggo accuse e controaccuse, interne e esterne, rivolte quasi a tutti. Alcune sono perfino legittime (l’ho scritto qui), ma non tolgono le castagne: ad esempio non ho fin qui letto alcuna accusa rivolta verso il proprio operato (come, invece, si dimostra qui e qui…e non sono stato tanto esaustivo). Tu hai fatto, quello ha detto, arrivando persino a dire che la sconfitta “è stata dignitosa” (sentito con le mie orecchie). Insomma il Pd e il centrosinistra dicono “Si, in effetti abbiamo perso, ma abbiamo giocato bene”. Peccato che non sia stata una partita di calcio; e peccato che potrei rispondere semplicemente così: all’andata il Pd aveva vinto settanta (anni) a zero, al ritorno ha perso settantuno (a zero). Di un gol, ma ha perso. E qualcuno (anche qualche due) se ne deve assumere le responsabilità, invece di continuare a (s)parlare su quello che è accaduto. Si intenda. E’ perfino normale che ci siano scontri e posizioni diverse (vedi la querelle fra segretario provinciale Andrea Valenti e vice Raffaella Senesi), ma il problema è proprio che non si parte da un presupposto: a Siena c’è stata una sonora sconfitta. E quando si è sconfitti la prima cosa da fare è guardarsi allo specchio, tutti compresi, maggioranza, minoranza, correnti, rivoli, rimasti e fuoriusciti; poi – ma solo dopo – rivolgere lo sguardo al compagno, all’avversario, all’arbitro, al guardalinee, al tifoso, al dirigente, al semaio, a quello che vede lo zucchero filato e al bigliettaio. Invece qualcuno, per l’appunto, continua a propinarci la sua verità (ben consapevole come le cose siano ben diverse), magari facendoci ragionare sulla bontà del suo operato e sul fatto che gli altri sono stati brutti, sporchi e cattivi. Non sono mai stato per le epurazioni, ci mancherebbe altro e neppure voglio togliere il diritto di parola, ma è l’ora che questi qualcuno(i) facciano un passo indietro definitivo e contribuiscano, sempre dalla seconda (o terza fila, meglio) a un vero ricambio, perfino generazionale. Da subito. Senza se e senza ma. Non ne gioverebbe solo il Pd (del quale, sinceramente, mi interessa poco o nulla); ne gioverebbe la città.

Ps uno: dopo la celebrazione di Alice Volpi, giusto sottolineare anche l’impresa sportiva di una “senese acquisita”: Elena Vallortigara si allena al “Renzo Corsi” (ma non era un impianto fatiscente?) con Stefano Giardi.

Ps due: visto che siamo in clima di celebrazioni sportive, il Pattinaggio Corsa Mens Sana vince i campionati italiani su strada a Cassano d’Adda. Altro successo della Polisportiva, dunque.

Ps tre: ho letto i messaggi whatsapp (riportati dalla stampa, ovvio) che hanno condannato (per ora) a due anni di squalifica l’ex Siena Emanuele Calaiò. Mi sembrano poca cosa, più una leggerezza che altro (opinione personale, anche questo è ovvio), ma purtroppo chi guadagna quelle cifre per giocare a calcio deve anche stare attento alle leggerezze. Non è populismo, ma verità: si è pagati tanto anche per non incappare in certe cavolate.

Ps quattro: il blog si prende qualche giorno di vacanza, sarà (forse) aggiornato con molta calma.

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