Tutto ciò che passa per la testa

A parte la mia sconfinata passione per “Un giorno in Pretura”, non mi sono mai piaciuti i così detti “processi mediatici”, fin dall’epoca (sembra un secolo fa) del Cavaliere. E questo nella consapevolezza che la stampa debba far la stampa, quindi dare le notizie, analizzare, approfondire. Poi si può sempre pensare di farlo meglio, ci mancherebbe altro. Forse, sforzandoci di migliorare, si potrebbe mettere un freno ai “processi popolari” sui social, perchè se il giornalismo ha ancora una responsabilità è forse quella di provare a indirizzare il dibattito su canali, se non più civili, più consoni. E’ sempre il solito problema: senza scomodare Eco, la mia impressione è che i social funzionino da nascondiglio. Ci si nasconde dietro il legittimo diritto di manifestazione del pensiero per sparare tutto ciò che ci passa per la testa, insulti compresi. Ed è una cosa ben diversa. Magari, visto che ci siamo, si spruzza anche un po’ di ironia (e fatti ‘na risata, no?).

Sia chiaro: ogni riferimento a fatti o persone di questi giorni è casuale. O forse no, perchè, in realtà, il ragionamento vale sempre.

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La ciliegina sulla farsa

La realtà più grottesca e dolorosa della fantasia. Oppure al peggio non c’è mai fine. O ancora toccato il fondo, si può sempre scavare. Scegliete voi, tanto va bene lo stesso. Quello che si è consumato ieri pomeriggio a Cuneo (leggi qui) è qualcosa non semplicemente di “surreale”. Si va molto oltre. Stiamo parlando di un campionato professionistico, nel quale una squadra ha mandato in campo sette ragazzini di cui uno senza documento: ha dovuto attendere che il padre corresse a recuperarla e, nel frattempo, in campo è andato un massaggiatore (39 anni) che ha apposto un numero sulla maglia con il nastro adesivo e si è messo a fare il difensore centrale. Ho partecipato, nella mia infima carriera di calciatore, a tornei di tutti i tipi. Mai è capitata una cosa del genere, neanche in una partita a calcetto messa insieme in un pomeriggio o in una partita in piazza d’Armi. E stiamo parlando di Lega Pro, la terza serie del mondo pallonaro italiano. Come se non bastasse, si è poi stabilito il record (20-0) del maggiore scarto nella storia del calcio professionistico italiano. Scritta, dunque, una triste pagina che andrà a occupare gli annali del soccer. In realtà non è che la ciliegina su una farsa, i cui ingredienti sono stati messi insieme, uno sull’altro, da giugno scorso. Esclusioni, ripescaggi, non ripescaggi, ricorsi, contro ricorsi, rinvii, società che non pagano gli stipendi, penalizzazioni, ritardi, partite programmate e poi cancellate, partite sospese, poi rinviate, decise a tavolino, poi programmate. Perché vorrei ricordate come la Figc abbia “imposto” la settimana scorsa alla Lega di far scendere in campo la Pro Piacenza, per poi avere l’appiglio per l’esclusione: esponendo, di fatto, i poveri giocatori under 17 (con la complicità della Pro, s’intende) a questa figuretta, non avendo l’autorità (e l’autorevolezza) di intervenire in maniera diversa. Quello che è accaduto a Cuneo è il frutto non degli ultimi giorni, ma di tutto quello che si è consumato nei mesi. La credibilità è sottozero, quindi quello che è venuto fuori è un semifreddo. Oltretutto è affatto dolce. Come si possa pensare di continuare così, lo possono sapere solo coloro il cui sederone è attaccato alle poltrone di pelle.

Ps: la situazione è un po’ diversa nel merito, ma il risultato finale rischia, ahimè, di essere il medesimo anche nella Mens Sana Basket. Speriamo che non sia così.

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Bye Bye Matera (nell’anno della Capitale)

Sono ancora convinto che aver perso la corsa per la Capitale della Cultura 2019 sia stata un’occasione perduta da tutta la città, compresi coloro che hanno “zavorrato” la candidatura con critiche pregiudiziali: legittimo avere dubbi (anche sul “faldone” per la candidatura stessa), meno legittimo (a parer mio) dire sempre e comunque “no”. Non importa. Rilevo qualche dato. La vincitrice Matera, osannata anche da qualcuno da queste parti secondo cui sarebbe stata “il simbolo della purezza”, h avuto fin da subito problemi (come segnalato su questo blog, peraltro basta fare una ricerchina su google “Matera candidatura problemi”); la scorsa estate l’ho anche visitata e, fermo restando la bellezza assoluta della città, mi è parsa quasi assente la “spinta” della candidatura. Vedremo nelle prossime settimane-mesi. Registro attualmente, tuttavia, la scomparsa della società di calcio, proprio nel 2019. L’ha sancita la Lega Pro nel comunicato ufficiale (leggi qui) di ieri. Una triste vicenda che caratterizza ulteriormente l’anno orribile della Lega Pro. Peraltro, visto che la sciatteria imperversa (e parliamo di organismi ufficiali), segnalo come la Lega Pro non riesca neppure a scrivere correttamente 10.000 (nel comunicato è vergato un bel “10,0000”). E peraltro, venendo alle questioni senesi, continua la farsa sulla Pro Piacenza, squadra assente dal campo dallo scorso dicembre. Adesso la Figc ha imposto di “calendarizzare” le partite, rinviate ufficialmente fin qui. “Preso atto della comunicazione appena pervenutaci dalla Figc – scrive la Lega Pro – attraverso la quale il Presidente Federale “al fine di evitare gravi pregiudizi alle altre società e quindi all’intero campionato” per la mancata disputa delle gare, chiede alla nostra Lega di disporre la regolare indizione delle prossime gare della società Pro Piacenza, sospese con C.U. FIGC n. 34 A del 23 gennaio 2019, nelle more delle verifiche relative al procedimento di revoca ex art. 16 NOIF, sentito il Consiglio Direttivo, la Lega Pro ha prontamente provveduto ad attuare tale indicazione. Pertanto sin dalla gara Cuneo – Pro Piacenza del prossimo 17 febbraio, le gare della società Pro Piacenza sono regolarmente programmate come da calendario”. Cosa significa? Altro tempo da perdere, prima della radiazione. Nel frattempo il campionato “regolare” va avanti, anche con le incertezze di Cuneo e Lucchese. Altro che anno orribile, il fondo non è ancora stato raggiunto, in ogni caso siamo pronti con le pale.

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Verso la Terre di Siena

Post leggero, ludico e anche un po’ autopromozionale. Se le gambe (e le giunture) dovessero reggere anche quest’anno, il vostro amato proverà a cimentarsi nella Terre di Siena Ultramarathon (leggi qui). E’ dal 2014 che viene organizzata questa manifestazione e ogni volta riscopro la sua bellezza: a volte ho come l’impressione che noi che viviamo immersi in cotanta situazione non comprendiamo bene di cosa siamo circondati. Mi è capitato spesso, durante manifestazioni di questo tipo (Ecomaratona del Chianti per dirne un’altra o il Chianti Classico Trail a Bibbiano a inizio giugno, per citarne una delle neonate), di fare due chiacchiere con chi arriva da fuori Siena o da fuori Toscana (qualcuno anche da fuori Italia) e sempre ho letto nei loro occhi lo stupore e quasi l’invidia di poter correre in mezzo a tali bellezze. Ogni tanto ce lo scordiamo, impegnati come siamo a lamentarci di quello che non va bene e di quello che va male. Comprendendo, ovviamente, quei piccoli disagi al traffico o alla mobilità che questi eventi (come le Strade Bianche il 9 marzo, tanto per anticipare un tema) possono portare, non comprendendo quanto “indotto” (e quindi quanti vantaggi per il territorio) arrivino a elargire. C’è di che riflettere. Nel frattempo il vostro amato, il giorno prima della manifestazione, modererà l’ncontro “La corsa. L’esperto risponde. Aspetti metabolici, nutrizionali, cardiaci, meccanici e mentali”. Appuntamento il 23 febbraio, ore 16.45, nella Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico. Interverranno: Marco Bonifazi, Docente di Fisiologia umana e Coordinatore della Scuola di Specializzazione in Medicina dello Sport dell’Università di Siena, Paolo Benini, Specialista in Psicologia clinica e neurologia, Flavio D’Ascenzi, Cardiologo dello Sport all’Università di Siena, Barbara Paolini, Medico dietologo responsabile U.O. Dietetica e Nutrizione clinica dell’AOU Senese. L’evento si inserisce nell’ambito del saluto ai partecipanti di Terre di Siena Ultramarathon 2019.

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Fra ossigeno e Abruzzo

Sarà che in montagna l’ossigeno arriva meglio al cervello, sarà che dall’alto (a volte) le cose si osservano con maggiore lucidità e ampiezza. Non riesco, però, proprio a spiegarmi come possa andare avanti anche oggi la polemica (perfino politica) su Sanremo, da ogni parte e da ogni colore. Un paese che si attricca (e si avvinghia) sui risultati e perfino sul regolamento di un Festival e su chi e come debba votare mi sembra che abbia raggiunto il suo apice (o forse il suo fondo, ma si può sempre scavare). Sommessamente ricorderei, così a braccio, che a quella stessa manifestazione hanno trionfato i Jalisse, oppure Zucchero e Vasco Rossi – che dopo e anche durante hanno venduto milioni e milioni di dischi – hanno vinto la classifica guardandola al contrario. E’ un Festival importante, ma rimane una rassegna, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sarebbe forse il caso di tornare a argomenti un attimo più profondi e importanti per il paese (non so, il lavoro, magari?).

Più interessante, almeno per il sottoscritto s’intende, l’analisi del voto in Abruzzo. Che certamente penne più autorevoli del sottoscritto hanno già fatto. benchè complicato fare proiezioni sul nazionale è però forse scontato sottolineare come il centrodestra unito sia adesso sopra il 40 per cento e se si andasse al voto (cosa che ritengo non così lontana o almeno non lontanissima)  avrebbe il premio di maggioranza e governerebbe per cinque anni. Mentre il centrosinistra continua a leccarsi le ferite o poco più. La vera sconfitta a me sembra quella del Movimento Cinque Stelle, schiacciato fra la maggioranza virtuale (ricordo che nell’attuale Parlamento i grillini sono primissimo partito) e l’opposizione, in un “limbo” fra il governo (di oggi) e la lotta (di ieri). Per celare questa debacle, qualche attivista del Movimento vuole raffrontare questo voto a quello delle regionali di cinque anni fa: i grillini perderebbero solo un punto in questo caso. Sono convinto che in un momento in cui la politica è molto liquida sia difficile fare raffronti anche solo di anno in anno, ma teoricamente possiamo anche per prendere per buona questa analisi. Negare che il Movimento, però, sia in calo vertiginoso mi pare dura, durissima.

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Stupirsi (di che?)

In un paese che riesce a politicizzare anche Sanremo (che poi avviene anche l’incredibile, si è anche venuto a sapere che il vincitore avrebbe votato per un partito i cui fans lo hanno schifato) c’è poco da stupirsi. Ormai qualsiasi cosa tu faccia deve essere per forza di destra o di sinistra, mentre magari una cosa dovrebbe essere (più o meno, s’intende) giusta o sbagliata; anche perchè credo ancora che ci sia differenza fra una filosofia di destra e una di sinistra, ma è altrettanto vero che l’azione politica, quella concreta, quella sul campo, poi, non sia così distinguibile. Eppure se lo fa uno va bene, se lo fa l’altro non va bene. Abbiamo perso la capacità di analisi critica. Colpa dei social, dell’informazione, dei poteri occulti, dei complottisti, un po’ di tutti. Credo in realtà sia sostanzialmente colpa di tutti noi, nella mancanza di capacità di fermarsi, per un secondo, guardando le cose da una prospettiva più lontana, che ci fa vedere le cose nella sua ampiezza. Forse, sì, in quel caso ci sarebbe finalmente (e nuovamente) da stupirsi.

Il blog prende qualche giorno di pausa, sarà aggiornato ” a comodo”.

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Impossibile, ma Rossi c’è riuscito

Era quasi impossibile, ma il Governatore della Toscana Enrico Rossi c’è riuscito: scontentare tutti. Ma proprio tutti: sindaci, consiglieri regionali, territori, commissari. Da destra a sinistra, passando per il centro. Mission impossibile, ma Rossi si è vestito da Tom Cruise e nominando Antonio D’Urso come nuovo direttore della “aslona” Toscana Sud Est ha proprio fatto storcere la bocca a tutti. Dal sindaco di Siena Luigi De Mossi ai sindaci della provincia (Pd o non Pd), dal presidente (Pd) della commissione sanità Stefano Scaramelli, per non parlare dei rappresentanti dell’opposizione in consiglio regionale. Il “povero” D’Urso, suo malgrado, si troverà su una poltrona scomoda, al di là delle sue competenze sulle quali non mi addentro: una poltrona che già era traballante, perchè comunque Rossi nel 2020 abbandonerà il ruolo di presidente della Regione Toscana ed è forte il rischio che il nuovo numero uno voglia fare altre scelte. Se poi i territori – perchè non solo Siena è unita in questa contestazione bipartisan – non dovessero cambiare idea, la frittata è già confezionata con un anno e qualche mese di anticipo.

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