Limiti

A volte mi domando in che paese viviamo. Forse è il paese che ci meritiamo. Provo a capire: una povera ragazza è diventata donna senza saperlo. Nel senso che non lo sa, non sa più niente oramai da diciassette anni, da quando è rimasta coinvolta in un incidente. I genitori hanno dovuto sopportare il dolore nell’immediato e un dolore che si è prolungato per diciassette anni. Diciassette anni. Lo ripeto: diciassette anni. Moltiplicati per trecentosessantacinque mattine. Una vita. La scienza (e non lo dico io, non è una mia opinione, è un fatto, per chi non sa cosa vuol dire "fatto" basta andare su un vocabolario) ha dichiarato la morte celebrale, cioè la degenerazione irreversibile (anche questa è parola da vocabolario) dei neuroni. Fin qui la scienza. Poi c’è la giustizia. Uno dei poteri dello stato: ha dichiarato che può essere interrotta, come vorrebbero i genitori (i genitori, non un cugino, non un nipote), la somministrazione di vita artificiale. La cosa mi sembra piuttosto chiara. E invece no. Siamo in Italia. Di conseguenza un ministro dello stato si può permettere di minacciare le cliniche para-sanitarie: "Se fate questa cosa, sono cavoli amari…per voi". A casa mia si chiama abuso di potere, ma non importa. Siamo in Italia e quindi qualsiasi persona ha diritto di giudicare. E quello che è peggio, ognuno ha la possibilità di aprire bocca e sparare cazzate.  
 
Non mi voglio soffermare sulle critiche che arrivano dallo stato ospite a Roma. Ognuno è libero di pensare e dire quello che crede e di dirlo al mondo e di difendere le proprie idee. Forse a qualcuno giova però ricordare che la Costituzione (non la carta igienica di casa) dice che l’Italia è uno stato LAICO.
 
Siamo in Italia. Una paese (se lo è ancora) in cui una delle cose più ignobili è infondere il dubbio. Ieri sera ho guardato (solo per due minuti, mi sono bastati), "Porta a Porta". Il giornalista, non dico il nome, continuava a ripetere "forse sente dolore" come Terri Schiavo (un caso di qualche anno fa molto simile a quello di Eluana Englaro). Un esperto lo correggeva dicendo "Guardi che è appurato scientificamente dall’autopsia che Terri Schiavo non provava dolore. Un conto sono le opinioni personali, più che rispettabili, un conto i fatti". Lui no, insisteva. "Sì, ma insomma può darsi che Eluana provi dolore". E l’altro: "Non ci sono prove scientifiche".  Ancora lui: "Appunto". E l’esperto: "Appunto, non ci sono prove che provi dolore". In che paese viviamo.
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