Palio venduto

Aggiorno dopo tempo il blog e lo faccio con un breve argomento che qui non ho mai toccato (e forse non toccherò più). E che a molti forse non interessa, perchè di "nicchia". E che, ancora, io sono stato molto lontano da questo mondo negli ultimi anni. Noi senesi ci riempiamo spesso la bocca con il Palio, le tradizioni, la cultura, la storia, le Contrade. A volte credo che questo, in realtà, come vuole la società di oggi, sia solo e soltanto apparenza. Retto dall’apparenza, senza valori sotto. L’ultima questione, relativa alla Piazza del Campo concessa alla Contrada che ha vinto ad agosto (che non nomino perchè non è importante nella questione), va in questa direzione. Si fa sempre un gran parlare, ci riempiamo (appunto) la bocca con il rispetto della storia e delle tradizioni e poi ci facciamo guidare da un ‘altra logica. Quella commerciale. Quella della mercificazione. Quella dei soldi e del denaro. Premessa: non sono così ingenuo, so che il Palio è cambiato (come la società), che va avanti anche per tutta una serie di "indotti" commerciali che girano attorno alle Contrade. Non sono così ingenuo da svegliarmi adesso, da pensare che la storia sia mutata in 24 ore. Però il problema è un altro: la nostra consapevolezza. Inutile riempirsi la bocca se poi il contenuto della nostra bocca è privo di valori veri, di cultura, di quelle che chiamiamo tradizioni. Il problema non è la Piazza del Campo data a questa o a quella Contrada, il problema è generale. Di strutture come il Magistrato delle Contrade, ad esempio, cosa ne facciamo? Ho letto che il Rettore si è difeso dicendo che, sulla questione, non è stato interpellato. Mi domando: ma il Magistrato è a Siena, legge i giornali, vive la società o ha bisogno di un’interpellanza scritta per dare un parere? Un parere, non una decisione. Altra domanda: le Contrade vogliono veramente far sentire la propria voce, vogliono riappropiarsi della Festa? Sarò l’ultimo a doverne parlare, visto che con quello che mi è successo nella mia Contrada, a questi valori proprio non credo più. E i fatti, purtroppo, mi stanno dando ragione.
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