Strato di pelle

Credo che piano piano la nostra pelle si abitui. Sviluppi cioè una sorta di strato impermeabile, una pellicola ignifuga che ci isola dall’esterno. O, almeno, da certi tipi di esterno. Si sviluppa con l’abitudine. L’abitudine a sentire e vedere certe cose. Altrimenti sono io a non spiegarmi perchè la gran parte delle persone non pensino neppure a ribellarsi. Che dico ribellarsi, a contrastrale. Che dico a contrastarle, a discuterne. Che dico a discuterne, a parlarne. Una serie di cose che è come una collana infinita. Oppure una serie di collane convergenti e parallele (non è un paradosso), che ogni giorno riescono ad aggiungere un anello in più. Senza che nessunno dica niente. Tanto meno gli organi di informazione. Che dovrebbero essere, per l’appunto "di informazione". Cioè informare, dare informazioni. Non dare parte della verità, solo quella che vuole il potere. Così siamo e diventiamo talmente abituati a sentire certe cose che non approfondiamo, non  ci domandiamo. O ci crediamo o, più semplicemente, ce le facciamo scivolare addosso. Basta una partita di pallone, un grande fratello o un’isola dei famosi e siamo tutti contenti. E che cavolo, uno torna a casa dopo ore di lavoro e non può certo incazzarsi a guardare Report su Rai Tre. meglio sbomballare il cervello con C’è posta per te. Due lacrimine, due risatine e poi tutti a letto. Pensare, mai. Fa male alla salute.
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