Ci vorrebbe la rivoluzione

Gli italiani, gli intellettuali, gli artisti, sono poco coraggiosi?
Sì, lo sono sempre stati. Sono stati vent’anni sotto un governo
fascista, ridicolo, con un pagliaccio che stava lassù. Avete visto
quello che ha combinato. Ci ha mandato l’Impero, le falangi romane lungo
Via dell’Impero; ha fatto le guerre coloniali, ci ha mandato in guerra.
Eravamo tutti contenti, che c’era uno che guidava lui, pensava lui,
“Mussolini ha sempre ragione”, tutti stavano “bòni e zitti”. Adesso il
grande imprenditore ha detto: «Lasciatemi governare, votatemi, perché io
mi sono fatto da solo, sono un lavoratore, sono diventato miliardario,
vi farò diventare tutti milionari».

Benissimo, hai voglia: sono 15 anni che aspettano e credono. Gli
italiani sono fatti così: vogliono che uno pensi per
loro. Se va bene, va bene. Se va male, poi lo impiccano a testa sotto. Questo è l’italiano. Gassman e
Sordi ne “La Grande Guerra”? Avevano una
loro spinta personale, un orgoglio, una
dignità della persona che noi abbiamo perso, completamente.

Ormai nessuno si dimette, siamo tutti pronti a
chinare il capo pur di mantenere il posto, di guadagnare. Pronti a sopraffarci, a
intrallazzare. Uno la prima cosa che fa è di mettersi d’accordo con un
altro per superare le difficoltà. Non c’è
nessuna dignità, da nessuna parte. E’ proprio la generazione che è
corrotta, malata, che va spazzata via. Non so da che cosa, non so da
chi. O meglio: lo saprei. Ma lasciamo andare.

La speranza è una trappola. Una brutta parola, non si deve usare. La speranza
è una trappola inventata dai padroni,
quelli che ti dicono «state buoni, zitti, pregate, che avrete il vostro
riscatto, la vostra ricompensa nell’aldilà, perciò adesso state buoni,
tornate a casa – sì, siete dei precari, ma
tanto fra 2-3 mesi vi assumiamo ancora, vi daremo un posto. State buoni,
abbiate speranza». Mai avere la speranza. La speranza è una trappola, è una
cosa infame, inventata da chi comanda.

Come finisce questo film? Non lo so. Io spero che finisca con quello
che in Italia non c’è mai stato: una bella
botta, una bella rivoluzione.
C’è stata in Inghilterra, in Francia, in Russia, in Germania,
dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti
veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, che è
trecent’anni che è schiavo di tutti. Se vuole riscattarsi, il riscatto
non è una cosa semplice. E’ doloroso, esige
anche dei sacrifici. Se no, vada alla malora – che è dove sta andando,
ormai da tre generazioni.

(Mario Monicelli,
dichiarazioni rilasciate aRai per una notte”, edizione speciale della trasmissione “Annozero” di Michele Santoro, dal PalaDozza di Bologna, 25 marzo 2010, www.raiperunanotte.it).

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