Stato di crisi

Oggi sono trenta anni. Alle 10 e 25 del 2 agosto a Bologna si consumava uno dei (tanti, troppi) omicidi di stato di questo paese. Troppo spesso e troppo facilmente dimentichiamo le ferite che la storia ha inferto all’Italia e agli italiani: passa tutto nel dimenticatoio, soprattutto in questa nostra epoca di televisione rimbambente e di reality che di realtà hanno ben poco. Il refrain è sempre il medesimo: chisenefrega io sto bene, mangio, bevo e dormo, poi se trenta anni fa qualcuno mise una bomba di stato e fece 85 morti e 200 feriti non è affare mio. Che si deve fare? Niente, per l’appunto. Indietro non si può tornare, ma bisognerebbe sforzarsi nell’imparare dal passato per non ripetersi nel futuro. E guardate che nel nostro piccolo non è così difficile creare una coscienza comune. Come farlo? Semplimente palrandone, ogni tanto, a cena o a pranzo in casa. Autoinformarsi su quella che è la storia. La storia, non una verità di parte. E c’è una bella differenza. Anche perchè, come spesso accade in questo nostro disastrato paese, quella storia è ciclica. Stragi per debellare stati di crisi, economiche e politiche. Un’equazione molto semplice. Un’equazione tutta italiana, di un paese che ha bisogno di una crisi politica interna per far crollare una maggioranza il cui leader (e non solo) è un pregiudicato. In un paese normale non ci sarebbe bisogno di elezioni anticipate. Ci sarebbe già state, da mesi, da anni.
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