Anestetizzati (e circondati)

Siamo anestetizzati. A tal punto che neppure le rivelazioni di Wikileaks ci scuoteranno. Sono rivelazioni gravi, s’intende. Il problema è che queste cose le sapevamo di già, almeno noi in Italia. Non ci voleva un dossier americano per sapere che abbiamo un presidente del consiglio “incapace, inefficace, inadeguato e che fa i festini” e cose del genere. Il problema è un altro: che non ci scandalizziamo più. Siamo talmente assuefatti a queste cose, a quello che succedde a Palazzo Grazioli ad esempio, che tutto ci passa sopra. Ci siamo abituati. Come usare un antibiotico in continuazione: alla fine è come non usarlo, non attacca più il virus, anzi, forse, lo fortifica. Tanto è vero che il signor B. si vanta di alcune cose. E allora bisogna cambiare cura, bisogna cambiare antibiotico. Siamo (già) arrivati a questo punto, al punto che tutto diventa normale, tutto diventa giustificabile, tutto diventa assolutamente tollerato. Pure un ministro che, da vero diplomatico, definisce le rivelazioni “l’11 settembre della diplomazia”. Con la piccola differenza che l’11 settembre ci furono tremila morti. No, ma in realtà è solo fango gettato a caso e con il ventilatore. Oppure il riferimento era a quando governa (?) la sinistra. Anzi, ho sbagliato: gli Usa sono comunisti. Anche loro. Siamo circondati.

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