Compagno di viaggio

Alberto Granado era il compagno silenzioso del Che. Silenzioso perchè lui, forse, non passerà alla storia. O, meglio, non lo farà come il suo passeggero nei viaggi in sella alla “Poderosa”. Se vi capita, però, leggete qualcosa della sua storia, perchè, pur se vissuta all’ombra del carismo di Guevara, ci sono spunti interessanti. Che servono a capire, poi, anche la grande umanità del “Che”. Con quel viaggio in Sudameric, Alberto e il Che formarono la loro identità politica e culturale: nell’aiuto agli “ultimi”, ai lebbrosi, ai minatori, ai poveri sfruttati. Dalla conoscenza toccata con mano di una popolazione, quella sudamericana, che soffriva le angherie di regimi sfruttatori. Eppure due giovani (Alberto era un trentenne, Ernesto più giovane di qualche anno) si misero al loro servizio, da medici (o aspiranti tali). Alberto Granado è morto nella sua casa a Cuba, nel sonno. Lo immagino addormentato nel letto fra il fumo di sigaro e il profumo di menta.

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