Tempo di voto

Lo strumento del referendum, benchè io sia andato sempre a votare da quando me ne hanno dato facoltà, è stato troppo spesso abusato in nome di quella “democrazia diretta” che, in realtà, non si esercita (solo) con il voto dentro i seggi. Mi ricordo dei tanti tentativi di referendum del movimento di Segni o di quelli di Pannella, ad esempio. Questa volta, però, c’è un motivo in più. Viviamo in un contesto cultural-politico in cui le cose ci passano sopra e non ce ne accorgiamo: perchè non vogliamo o perchè non ce ne fanno accorgere, distogliendoci lo sguardo con baggianate (oggi è più caldo di ieri all’isola dei famosi) o veri o presunti misteri di cronaca nera (Scazzi e Yara). Quello di domenica e lunedì è un appuntamento per riprenderci un po’ della nostra vita e del nostro futuro. Ho già espresso la mia idea sul nucleare, il tuttoesubito della politica energetica. Sulla necessità di mantenere l’acqua pubblica non è solo una questione di filosofia di pensiero, ma di, appunto, necessità vitale. Non ammorbatemi la mente con il mercato, che ha fallito come l’estremo statalismo. Il legittimo impedimento, poi, è quella consultazione contro un provvedimento che serve a pochi: anzi, a uno solo. Ragioni molto buone per andare a votare, per quattro si, per dire no.

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