E i paragoni un po’ (forse) arditi

Tanto per chiarire un concetto. Sento parlare di libertà di espressione, articolo 21 e via dicendo. Chiariamo: io non sono contro la libertà di espressione, figuriamoci. Sono per chi si prende la responsabilità di quello che dice/scrive. Quando qualcuno dice/scrive qualcosa, giornalista o no, dovrebbe metterci la faccia: se si espongono i propri concetti con chiarezza e verità, non si possono e non si devono temere “vendette” del presunto potere. Quindi è assolutamente inutile nascondersi dietro l’anonimato, anzi, lo ritengo scorretto (scorrettissimo e anche di più) nei confronti di chi legge. Qualcuno dice che “Si scrive più liberi dietro un blog anonimo”. Non vedo un concetto più sbagliato. Si scrive più liberi se si scrive con correttezza la verità, è un po’ (un po’ tanto) diverso. Inutile gridare sempre e comunque al regime. Guarda caso la deontologia professionale (come dicevo nel post di ieri), fra i primi posti pone il rispetto del lettore. Non mi pare proprio rispettoso non far capire chi è che scrive. Se si è giornalisti si hanno poi ulteriori responsabilità e non privilegi (qualcuno mi ha anche detto che siamo immuni da querele, che ci pagano le cause civili…ma quando mai?? Leggetevi il codice penale e saprete che la diffamazione a mezzo stampa è considerata- giustamente – più grave): rispetto della carta deontologica, buon utilizzo dell’informazione e del diritto del cittadino ad essere informato (e dovere del giornalista ad informare) e tante altre cose che, purtroppo, tocca studiare per dare l’esame di Stato da giornalista e che non tutti quelli che scrivono (anche sui blog) hanno dato. Chi è giornalista ha reponsabilità in più, perchè, di mestiere, “gestisce” l’informazione. E’ bene che chi lo fa, ne abbia almeno qualche competenza. Poi ognuno può e deve dire ciò che vuole, ma prendendosi la responsabilità di ciò che dice e fa, nel rispetto di chi legge.  Senza poi contare che quando ho bisogno di un idraulico, non vado da un elettricista.

Una postilla odierna. Pur gravi, certi episodi mi pare che non possano essere paragonati. A parte che a me piace molto l’umiltà: mi considero un semplice cronista di provincia e se non sono diventato direttore di Repubblica qualche domanda me la faccio (forse non sono così bravo…): in ogni caso, anche se mi considerassi un fenomeno, mai mi paragonerei a Enzo Biagi o Indro Montanelli. Così fare un parallelismo fra un (presunto) rogo in Curia,  oppure paragonarsi ad eroi veri che la mafia uccide  come Borsellino e Falcone, mi pare (ma mi sbaglierò sicuramente) quantomeno ardito.

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