Siena, Report e il frullato diffamatorio

“Chissà quando questa città ha iniziato davvero a perdere la testa. Forse nel 2001, quando per qualcuno deve essere crollato il mondo e non si è più ripreso, oppure negli anni successivi quando la politica ha definitivamente perso peso per lasciare tutto il campo alle pulsioni individuali, agli scontenti singoli e alle famiglie, naturali o di fatto, molto arrabbiate senza il loro giocattolo. C’è la crisi, mancano i soldi che dava la Banca, la Fondazione annaspa, in Comune faticano a chiudere il bilancio. La colpa è della crisi, di scelte sfortunate, di decisioni sbagliate, del fato o di tutte queste cose insieme, ognuno può decidere come meglio crede. Ma il livore, la scientifica persecuzione nei confronti di chi si ritiene stia dall’altra parte, l’astio verso le istituzioni, non si erano mai visti a questo livello in passato.
La puntata di Report di domenica sera è stata l’apoteosi dell’autolesionismo. All’inviato Paolo Mondani, alla redazione e la conduttrice Milena Gabanelli, più che fare chiarezza sulle vicende senesi interessava mettere in burla la città con un affresco pazzesco, purtroppo pennellato attraverso le facce e le parole di alcuni senesi che hanno rovesciato davanti alla telecamera tutto il loro astio: ex potenti, ex politici, ex montepaschini, ex persone influenti che non hanno mai superato lo choc di essere stati soggetto passivo di un fisiologico ricambio. Banca, università, aeroporto, massoneria, Palio, fantini e contrade, sono gli ingredienti che siamo riusciti a fornire a Report per un frullato diffamatorio nei confronti della città. Il senese che ha guidato l’autore della trasmissione è stato condannato due volte per diffamazione, una volta rinviato a giudizio sempre per diffamazione e un’altra ancora sotto processo per rivelazione del segreto istruttorio. E’ questa la Rai? E’ questo il servizio pubblico radiotelevisivo? Con la scusa di raccontare le cose come stanno si accusano persone senza averne gli elementi, si costruiscono teoremi, si buttano in prima serata numeri e numeri e tutto va bene per dire che Siena è il paradigma negativo del Paese. E visto che non si ha notizia, diversamente da altre parti d’Italia, di qualcuno che ha rubato un solo euro e le inchieste si fanno, ad esempio, sulla regolarità di una gara d’appalto dove il vincitore doveva tirare fuori di tasca 40 milioni, lo si insinua. In ogni frase, in tutti i teoremi, alla fine c’è sempre questa domanda più o meno esplicita: chi si è messo in tasca i soldi?
Ma è giornalismo o fiction? si chiede lo spettatore normale quando vede il finto massone, che qualcuno già sembra aver riconosciuto, e assomiglia anche al dirigente Mps intervistato di spalle in una piazza di Roma. Ambientazioni notturne, voci falsate, cadute rovinose di cavalli in piazza trasmesse nonostante il diniego del Consorzio ad usare le immagini. Che Report faccia questo tipo di informazione non è una novità. E’ probabile che i soggetti presi di mira da Gabanelli si rivolgano a chi di dovere per avere soddisfazione, ma i senesi che si sono prestati consapevolmente a questa sceneggiata, che servizio alla comunità pensano di aver reso? La domanda non se la sono fatta perché magari qualcuno di loro avvelena il dibattito anche sui blog anonimi da mesi, pensando che questo gioco duri in eterno e che si possano colpire gli altri nascondendo sempre la mano. Non è una novità a Siena. Successe anche all’inizio degli anni ’90 quando centinaia di senesi finirono in elenchi di presunti massoni. Molti di loro ebbero poi soddisfazione in tribunale ma a pagare fu solo chi aveva pubblicato quei nomi. Non è detto che vada sempre allo stesso modo perché gli schermi del web e le barbe finte non sono metodi così sicuri per non farsi riconoscere da chi si ritiene danneggiato e non accetta il tiro al piccione anonimo”.

http://www.stefanobisi.it

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