Il Vero Verbo e le mezze baggianate. E una proposta

Ho letto, in qualche caso con piacere, in qualche altro caso meno, come è normale che sia, diversi commenti sulla serata su giornalismo e blog organizzata dall’Osservatorio civico.  Proverò a tornare, nei prossimi giorni (come dico sempre: compatibilmente con lavoro e impegni) sui tanti spunti che ha dato la serata. Comincio oggi da uno: l’appartenenza all’Ordine dei giornalisti, in particolare all’albo dei professionisti. Non ho mai detto, nè l’altra sera (ci sono tanti filmati….), nè mai, che l’appartenenza ad un ordine, in questo caso comunque certificata da un Esame di Stato, regali una patente di intelligenza e di capacità, come non la regala una laurea. O un master. O una cattedra. Magari, forse (sottolineo: forse) sono “bollini” in più, ma poi le capacità vanno dimostrare sul campo. Allo stesso tempo è pur vero che va variato anche l’approccio alla professione: il giornalista deve essere considerato di pari dignità professionale con un avvocato, un idraulico, un elettricista, insomma con un qualsiasi specializzato nel proprio campo, fermo restando che poi se un idraulico non ha capacità di aggiustare un tubo, magari lo chiamo una volta e poi mai più. Così come un giornalista lo si misura “sul campo”, attraverso quello che scrive/dice e attraverso coloro che leggono/ascoltano. In ogni caso non mi appiglio certo all’Ordine: perlatro ha bisogno di una profonda riforma (solo in parte avviata) e  il dibattito sulla sua abolizione è lungo e tempestoso, difficile da ridurre in un “sì” o “no”, per motivi che molti (anche alcuni di coloro che si sono sperticati in giudizi l’altra sera) di routine produttive non possono conoscere, ma che posso provare a spiegare, sempre se interessi qualcuno, pensando però che si parla di giornalismo bisognerebbe conoscere l’argomento in tutti i suo aspetti. Come non mi appiglio alla libertà di pensiero e manifestazione dello stesso, che la Costituzione ben tutela, con o senza tessera dell’ordine, anche se con altri “obblighi” (il rispetto, ad esempio, dell’altrui dignità). Mi appiglio ad un metodo di lavoro chiaro: verifica delle notizie, veridicità in quello che si scrive, linguaggio pertinente, diritto di cronaca/critica, rettifica, verifica e incrocio delle fonti e altro. Badate che queste non sono semplici parole, derivate da un “corsetto” (come qualcuno l’ha definito…) di giornalismo, ma da un metodo professionale, certificato, più che dall’ordine, dal sopraddetto campo, anche di un umile cronista di provincia, senza pretese di Premi Pulitzer. O forse abbiamo le pretese di insegnare a tutti e a tutto come si fa il proprio mestiere? Io, personalmente, non ho questa pretesa. L’altra sera sono stati fatti esempi in un senso, ne potrei e vorrei fare mille in un altro. La dicotomia blogger/giornalista non può comunque essere ridotta a questo aspetto. Nei prossimi giorni proverò a tornare su questi stessi argomenti e su altri, come trasparenza (forse il principale o comunque quello che mi preme di più in questo bella discussione), diffamazione, querele (incidenti di percorso di un giornalismo di inchiesta? Mah…), anonimato, età e look (sic…) e mezze baggianate che ho sentito/letto (come quella degli indirizzi ip…). Evidentemente la mia non è una posizione “indifendibile”, ma argomentabile su tutto, basta avere la volontà di ascoltare, almeno un po’, e non andare avanti solo per la propria strada e/o idea, pensando che sia il Vero Verbo, avere un po’ di meno di spocchia e più rispetto per chi questo lavoro lo fa da tempo e ci mangia (non molto, ma sopravvive, almeno per ora e fra milioni di difficoltà): peraltro, visto anche il titolo e gli argomenti di cui sopra, io non difendo nessun “sistema”, ma una professione, in particolare, la mia. A questo proposito, lancio un’idea: perchè non facciamo un bel dibattito pubblico a due (Elio Fanali e l’Eretico, per esempio) su questi temi? Sarebbe interessante, attendo nuove.

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