Teatro e teatrini

In questi giorni qualcuno (anche qualche due) mi domanda, più o meno “violentemente”, perchè io chieda con questa insistenza trasparenza, assegnazione chiara delle responsabilità e nomi. Pensavo di essere stato chiaro, ma cerco di farlo meglio. Il problema è capire bene chi ha fatto cosa, soprattutto in un periodo abbastanza oscuro e, anche per volontà di qualcuno, torbido, dove si preferisce la rissa e lo scontro alle idee e ai progetti e si preferisce inondare il mondo con dichiarazioni che spesso vanno contro ai fatti obiettivi o ai dati statistici (l’ultimo fatto in ordine di tempo è il presunto cambiamento dello Statuto del Monte, leggi http://www.sienafree.it/economia-e-finanza/264-economia-e-finanza/39943-banca-mps-precisazioni-sulla-proposta-di-modifica-dello-statuto). Peraltro c’è anche qualche giornalista che, pur spacciandosi per tale, anche quando, molto semplicemente e senza troppo sforzo di approfondimento (cosa che non mi trova d’accordo, ma capisco), basterebbe pubblicare TUTTE le opinioni, ne pubblica solo qualcuna. Probabilmente in questo modo ci sarebbe grande confusione, per chiarire e “trovare” il fatto, la notizia, bisognerebbe lavorarci un po’, ma sarebbe almeno un servizio “completo”. Non è importante, non è questo il punto. Il problema è che in questo periodo, appunto, torbido, bisognerebbe cominciare a filtrare le acque. Premesso: secondo me chi, in qualche modo, è stato amministratore, consigliere di banche, gestore, decisore o cose del genere negli ultimi venti anni non ha fatto TUTTO male, pur, in qualche caso, dietro lauto compenso. Qualcuno ha fatto benissimo, qualcuno bene, qualcuno così così, qualcuno male, qualcuno malissimo, come è nella logica delle cose. La situazione adesso non è bella, anzi proprio no; ma in passato la situazione non è stata questa e tutta la città (provincia) ne ha goduto, senza troppe distinzioni, ovviamente chi più e chi meno; è evidente che questo dipenda anche da alcune scelte fatte, nel bene e nel male. Ergo: per questo vorrei capire chi ha fatto cosa, chi ha avuto incarichi e dove, non per, come ho già detto, puntare il dito. Ma per chiarire e chiarirci.  Perchè ho come l’impressione, ma forse è solo una mia impressione, che molte delle accuse che arrivano adesso, provengono proprio da qualcuno che, in passato più o meno recente, era sul palcoscenico, non per forza su uno specifico, ma su uno dei tanti. Ora, magari, da poco o da molto, è invece sul loggione, più o meno nell’ombra e più o meno per scelte proprie o di altri. E cerca di portarsi dietro tutti gli spettatori del teatro nello sputacchiare addosso agli attuali, protagonisti o comparse che siano, attori.

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2 risposte a Teatro e teatrini

  1. Bruno Valentini ha detto:

    In ogni grande azienda, nella quale chi la dirige è persona diversa dai soci proprietari, c’è un contrasto potenziale di interessi e visioni. Spesso c’è un contrasto fra la tendenza conservatrice della proprietà (resistenza all’indebitamento, attesa di dividendi immediati, ecc.) e gli obiettivi di crescita dei managers. In questi anni in BancaMPS è accaduto il contrario. Tacitati da utili distribuiti a pioggia, talvolta al di là della redditività effettiva, gli azionisti hanno consentito una libertà d’azione all’alta direzione aziendale che ha distrutto ricchezza e indebolito il controllo societario. Invece di aprirsi al mercato per trovare nuove risorse per crescere, diluendo la quota di controllo, l’azionista principale e cioè la Fondazione MPS (ma anche gli altri) ha accettato il mandato ideologico di difendere la soglia del 51%, indebitandosi oltre ogni cautela e logica, ingannata dalle promesse di facili guadagni di ritorno. Tutto ciò ha precise reponsabilità in chi ha diretto la banca, in chi ha amministrato la Fondazione, negli enti nominanti, nell’establishment politico e sociale che ha avvallato tutto questo, nelle autorità di vigilanza che non hanno esercitato la propria funzione di controllo. L’autocritica che in tanti invocano non può essere un’infantile ammissione tardiva di errori bensì una svolta culturale che produca una ben diversa incidenza sulla realtà contigente. Per evitare di piangersi addosso fra qualche mese o qualche anno. L’esposizione debitoria nei confronti dello Stato ha evitato guai peggiori ma non può essere l’alibi per sottarre al controllo degli azionisti di maggioranza le decisioni strategiche o per ritardare azioni di risanamento aziendale orientate a migliorare il funzionamento interno ed esterno della banca. A nove mesi circa dal grande cambiamento aziendale è lecito tirare le somme per capire se BancaMPS è un’impresa migliore. La grande scommessa è il recupero di produttività, ma sembra un argomento assente nella vertenza sindacale in corso (ed anche nel dibattitto pubblico) dove il tavolo è occupato solo da quanto calano stipendi ed occupati. Non sono problemi che interessano solo la città di Siena o la provincia, o che si esauriscono nella lotta fra gruppi di potere che tanto appassiona giornalisti e bloggers, perchè sono grandi temi nazionali che riguardano la funzione strategica delle banche italiane, il ruolo dei lavoratori e le ricadute sulla società e sull’economia.

    • ferdinando ha detto:

      L’illustre intervento che mi precede mi solletica e invita ad alcune considerazioni: A Siena non si respira aria diversa da quella della regione Lazio o di altri Enti oggi sotto la luce attenta delle procure. Il problema sta nel fatto che mentre a tutti i privati cittadini si chiede di fare sacrifici per far fronte al particolare momento economico non solo della Nazione ma dell’intera Vecchia Europa nel recente periodo, lì ancora si tendeva a gozzovigliare infischiandosene dei cittadini stessi e del decoro che dovrebbe sposare chi assurge a importati ruoli istituzionali.
      Provando a portare l’esempio nella nostra piccola realtà locale non vedo molta diversità nell’atteggiamento del Pd che camminando tra gli errori degli ultimi dieci-dodici anni vedeva come unica priorità quella di ottenere quanto prima le consultazioni amministrative….Scendendo ancor più nello specifico delle vicende della banca, l’atteggiamento miope dimostrato in passato dalla Fondazione – obbligata a mio parere ad indebitarsi per far fronte all’ultimo aumento di capitale – non deve fare il paio oggi con la supina quanto tacita adesione a tutte le proposte dei nuovi organi dirigenziali della Banca. O, perlomeno se così deve essere perchè, come sostenuto anche da Profumo, altra via non esiste, occorre parimenti istituire un cammino di tutela per la Fondazione che deve trovare la sua massima applicazione in un’azione di responsabilità verso la vecchia gestione. Se fossi un dipendente della banca, al netto dei sacrifici che sono richiesti mi sentirei tutelato maggiormente da azioni di questo tipo che da silenzi ogni giorno più prolungati e marcati. Silenzi che fanno più rumore di quanto non si creda.

      Mi auguro di assistere a qualcosa del genere prima dell’Assemblea del prossimo 9 ottobre, anche nell’interesse di quei dipendenti per i quali da piano industriale si è pensato ad una collocazione diversa dalle tutele di un CCNL del settore bancario.

      Laddove questo non accadesse spero che qualcuno, non capendo di non riuscire più a fare il proprio dovere di amministratore, riconoscendolo, abbia il buon senso di rassegnare le proprie dimissioni: perché anche se non si sente il solo responsabile di queste vicende, anche se esistono colpe che devono essere distribuite tra più soggetti, certamente in un ‘ottica di cambiamento non si può continuare a far finta di niente ma perlomeno avere il coraggio delle proprie azioni.

      Se già da adesso la città, il partito , sapranno smarcarsi da certi personaggi che l’hanno amministrata, rinascendo così a nuova vita, solo allora si potrà cominciare a pensare, con forze nuove, ad un modo diverso di amministrare Siena.

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