Sul ddl

Premessa. Il ddl “Salva Sallusti” non mi piace neppure un po’. Come lo ha definito il presidente dell’Ordine dei Giornalisti è una “pistola alla nuca” dei giornalisti, soprattutto dei tantisismi precari, più o meno sfruttati, in tutte le testate. (http://www.odg.it/content/diffamazione-una-pistola-alla-nuca). Su questo ci sono pochi dubbi. Sul web e sui siti specializzati (fra cui http://www.anso.it/) potete leggere analisi del decreto e farvi un’idea. Attenzione, però, a non fare confusione e a generare il solito agglomerato di situazioni, in cui tutto va bene o tutto va male. L’analisi deve essere lucida e approfondita e senza troppi slogan.  Dobbiamo partire da un principio cardine: chi scrive, pubblica, dichiara, afferma, DEVE prendersi le responsabilità di quello che fa. La sua tutela? Principalmente due: la libertà di espressione, costituzionalmente sancita e la possibilità, normativamente sancita, di criticare (anche aspramente), mantenendosi nei principi di veridicità (ricerca delle verità), linguaggio adeguato e interesse pubblico del fatto (o notizia). Questa ultima normativa, dogma per un iscritto all’albo, è applicabile anche a tutto il resto del mondo, in via generale. Non sono lacci e lacciuoli alla libertà di stampa, perchè il rispetto di questi principi TUTELA la libertà di espressione, non la ammorba.  Tutela di chi scrive, tutela di chi “riceve” l’informazione. Perchè anche chi è oggetto di un post, di un articolo, di un servizio giornalistico DEVE avere la possibilità di tutelare la propria dignità e il proprio diritto all’immagine. Come farlo? Avendo gli strumenti, che non significa minacciare, ma avere la possibilità di chiedere (tramite querela, che non è una condanna, ma, in realtà, una richiesta di accertamento) se la propria dignità sia stata o meno lesa. A me sembrano principi molto semplici e chiari. Se poi non si vuole fare chiarezza, lanciare il sasso dell’offesa e nascondere la mano, magari con l’anonimato, è un altro discorso.

Ps: avviamola una discussione seria, trasparente e mettendoci la faccia. E lasciamo stare le mogli.

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16 risposte a Sul ddl

  1. margherita carignani ha detto:

    Mettiamo che io dico una cosa che so che è vera, ma non lo posso dimostrare. Secondo questo principio l’oggetto della mia critica mi può citare per diffamazione e quasi certamente vince la causa perché io non sono stata capace di dimostrare il vero, non avendo le prove in mano, e tuttavia so di aver detto la verità, ma intanto devo pagare i dànni a uno che ha approfittato di una legge che, non solo tutela i suoi diritti, ma anche i suoi misfatti. Tu hai ragione e quello che dici è sacrosanto, ma va bene per uno come te (e come tanti altri spero) che agiscono in buona fede. Ma con i furbetti del quartierino come la mettiamo? Come ci si difende da loro? Poi, per quanto riguarda l’anonimato (e io ci sto mettendo nome e cognome e sai chi sono), posso comprendere che sia un modo per evitare seccature. Se ti becchi una querela, anche se hai ragione, ti tocca spendere in avvocati, perdere tempo, la burocrazia e i tempi sono lunghissimi ecc., e non è detto che tu la vinca la causa. perché mica sempre vince chi ha ragione, di solito vince chi è più furbo e chi ha più frecce al suo arco. Quindi capisco che chi sceglie l’anonimato lo faccia per praticità soprattutto. Snza contare poi la seccatura di scoprire che amici e parenti sono stati “avvicinati” e “avvertiti” che hai detto cose che ad alcuni non piacciono. per carità, mica sono minacce di morte. però rompere i coglioni ai membri della famiglia di chi ha detto una cosa “spiacevole” non va bene. Meglio essere anonimi, a volte, così almeno proteggi e tuteli la privacy dei tuoi familiari che forse hanno altro da fare. Direi che la questione è aperta e un confronto tra addetti ai lavori sarebbe certamente interessante, e si spera profiquo.

    • eliofanali ha detto:

      A parte il fatto che io non sto parlando di principi, ma di regole già esistenti, mi dispiace ma il tuo principio non sta in piedi. Su quale base si dice una verità non dimostrabile? Io so che una cosa è vera se ho delle prove. In ogni caso la normativa stabilisce che tu non debba dimostrare per forza la verità, ma che hai fatto di tutto per “ricercarla”. Quindi la cosa è abbastanza differente. Non dovrai pagare proprio niente se provi che hai detto la verità (o hai provato a cercarla), lo hai fatto usando un linguaggio consono e se quello che dici ha interesse pubblico. Fra dire “Tizio è un ladro” e avere le prove e dire “Tizio è un ladro” e non avere le prove c’è una bella differenza, non so se riesco a farmi capire. La cosa che non riesco proprio a capire, nel tuo ragionamento, è la giustificazione chi si dà agli anonimi, per il fatto che non si può “sopportare” una eventuale querela o che, addirittura, in una causa “vince il piu’ furbo”. Quindi è giustificabile chi offende a caso e non ci mette nemmeno la faccia? E chi viene offeso? Non lo mettiamo in conto mai? Se c’è stato qualcuno che ha “rotto i coglioni”, come dici te, io saprei come fare. Molto semplicemente mi tutelerei nelle sedi opportune. Visto che chi “ha rotto i coglioni” lo ha fatto con nome e cognome, mentre gli anonimi non sappiamo chi siano e, per me, potrebbero anche essere gli stessi che il tanto nominato “sistema” hanno contribuito a crearlo oppure lo hanno sfruttato fino a ieri. Chi usa l’anonimato lo fa per praticità? Cio’ la praticità di offendere e non pagare mai le conseguenze, non prendersi mai la responsabilità di quello che dice, senza il rispetto e la dignità di chi viene colpito. Complimenti davvero. CHI DICE LA VERITA’ NON DEVE MAI TEMERE NIENTE.

      • margherita carignani ha detto:

        Non è che se uno dice la verità deve per forza offendere. E pur troppo non sempre la verità è dimostrabile. Se io ti pesco che rubi un borsello al mercato, poi te scappi e lo butti via, e non hai niente in mano e io sono l’unica che ti ha visto, te mi puoi querelare per diffamazione perché ho detto a tutti che sei un ladro. Tu sei stato più furbo e hai fatto sparire le prove. E io mi becco una querela. Ecco, come si fa. Guarda che non ci vuole tanto a far sparire la verità e a trasformarla in diffamazione. Se io non posso dimostrare che te sei un ladro, non significa che tu non lo sia. Magari lo sei, ma non si può dire. Questo è molto diverso da quello che dici tu. Una ragazza che conosco non può dire che il suo ex datore di lavoro le ha chiesto di firmare le dimissioni in bianco in cambio del contratto di assunzione. Non lo può dimostrare e nemmeno lo può denunciare, se lo denunciasse si beccherebbe una querela per diffamzione. Hai capito?Comunque questo è il mio parere, se non ti piace lo puoi anche censurare. Ciao.

      • eliofanali ha detto:

        Come ben vedi su questo blog non viene censurato niente. Su questo. L’esempio che hai fatto non calza con quello che viene scritto da altre parti, anche su alcuni blog anonimi, pure perchè si parla di situazioni di certo meno “concrete” di quelle che hai fatto. In tanti casi ho letto cose inesatte, forzate, offese gratuite, ricostruzioni non veritiere e quant’altro. Troppo facile dire “io ho la verità in mano”, chiedere di fidarsi di quello che uno dice (scrive) e non sapere chi lo scrive e su quali basi. IN QUESTI casi, non so se lo sai, conta anche l’autorevolezza (la firma) di chi scrive. Ti faccio un esempio io. “Dio non esiste”. Se lo scrive un anonimo è un conto, se lo scrivo io un altro, se lo scrive il PAPA un altro ancora. Ed inoltre: la giustizia in un paese normale (te dirai, non lo siamo…e va bene anche questo) chi dice qualcosa, chi accusa qualcuno, sarà strano, ma lo deve dimostrare. Se qualcuno si innalza ad avere la verità in mano, bene, mi dimostri che ce l’hai, anche tramite nome e cognome. Quindi se vedi rubare un borsellino qualcuno, ma non puoi dimostrarlo è ovvio che diventa difficile dire “quello è un ladro”. Ma rovescia la cosa: magari a qualcuno che viene detto “e’ un ladro” un borsellino non lo hai mai toccato. Hai capito?

  2. margherita carignani ha detto:

    Sì sì, infatti io non ho mica detto che il tuo ragionamento è sbagliato, solo che ci possono essere situazioni diverse e totalmente rovesciate. Bisogna tenere in considerazione anche il rovescio della medaglia. Ma vedo che, infine, siamo giunti entrambi alla stessa conclusione. Gli anonimi, io non lo so perché hanno deciso di esserlo. Avranno i loro buoni motivi. Ma di solito ce l’hanno le prove di quello che dicono..in molti casi. Onore all’Eretico che, come sai, ci mette faccia nome e cognome. E non è uno improvvisato..
    ciao

    • eliofanali ha detto:

      Avranno i loro buoni motivi (secondo me diversi da quelli che pensi te, ma questa e’ un’opinione, non un fatto) e NON siamo giunti alla stessa conclusione. Per me chi fa informazione o pretende di avere la verita’ in mano ci deve mettere nome e cognome. Di solito le prove di quello che dicono NON ce le hanno, invece od almeno non sono prove certe e circostanziate (e non mi venire a dire la fregnaccia della rettifica o dell’indirizzo ip). L’Eretico, almeno, ci mette faccia, nome e cognome, ma su quello che scrive, come ho detto a lui stesso, avrei molto da ridire, in quanto a prove e visione a 360′ come ci vuole far credere.

  3. margherita carignani ha detto:

    Quando ho detto che siamo giunti alla stessa conclusione facevo riferimento a questa tua frase: “Quindi se vedi rubare un borsellino qualcuno, ma non puoi dimostrarlo è ovvio che diventa difficile dire “quello è un ladro”.

    • eliofanali ha detto:

      Appunto: dipende da quale azione si descrive. E io guardo alle conseguenze non se (o non solo) abbiamo a che fare con uno colpevole di qualcosa sicuramente, ma con qualche presunto innocente (come vuole la legge italiana per la quale, ti ricordo, vale la presunzione di innocenza). Ergo: dimostra che uno e’ colpevole e l’innocenza cade. Fatti, prove, nome e cognomi. L’anonimato è fumo. Molto semplice.

      • margherita carignani ha detto:

        Detta così sembra quasi che tu voglia insinuare che gli anonimi in realtà sono degli untori che diffondono notizie false tanto per creare confusione.Hai le prove per dimostrare la loro colpevolezza? O per loro la presunzione d’innocenza non vale?

      • eliofanali ha detto:

        Io non insinuo niente. Ne sono certo: ho le prove che, in alcuni casi, non dicono TUTTA la verità e sono pronto anche al confronto, come ho già fatto (e spero di rifare presto, come sa anche lui) con l’Eretico. Basta palesarsi: poi ognuno porta le sue istanze e vediamo dove sia la verità. La presunzione di innocenza vale per tutti quelli che hanno un nome e un cognome, non chi spara o offende a caso.

  4. margherita carignani ha detto:

    C’è una differenza consistente tra queste due affermazioni:
    “..in ALCUNI casi non diconoTUTTA la verità” e “dicono SEMPRE bugie”…
    Ne convieni?
    🙂

    • eliofanali ha detto:

      Vedi Margherita, se non ci fosse tutta questa ambiguità nell’anonimato, si potrebbe parlare molto piu’ chiaramente, con calma e con trasparenza. Il problema è che vivere nell’ambiguità porta a dire bugie anche quando, forse, (e sottolineo FORSE) dici una PARZIALE verita’. Non so chi le dice, quando, come, chi e’…come faccio a sapere che dice la verità? Rileggiti l’esempio del “Dio che non esiste”…

  5. margherita carignani ha detto:

    Grazie Raffaele Ascheri, per la fiducia, ma non intendo mettermi in cattedra 🙂 . Io esprimo solo (forse anche ingenuamente) quella che è la mia opinione personale, che può essere o meno condivisa. Certamente il confronto dialettico è una ricchezza per tutti. Mi dispiace che c’è poca gente …
    ciao!

    P.S. Alessandro, l’ho riletto sì l’esempio del Dio che non esiste, e ti dirò che non era niente male.

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