Responsabilità

Quando si scrive un articolo, si fa una trasmissione televisiva, una dichiarazione in radio, insomma si diffonde un messaggio tramite l’etere, il web, qualsiasi altro mezzo di comunicazione, anche la parola, ci si prende una responsabilità. Una responsabilità grande: si diffonde qualcosa ad un pubblico, che può essere più o meno vasto. E’ una assunzione importante, che bisogna avere ben presente. Chi ci ascolta lo fa perchè vuole essere informato ed è suo diritto essere informato, con precisione e dovizia. Poi c’è anche un altro diritto: quello della dignità umana e personale. Perchè c’è la possibilità, più o meno remota. che quello che uno dice, scrive o trasmette leda proprio quest’ultimo diritto. Ma questo non vuol dire che non si debba dire niente e che si debba rimanere in silenzio. L’esatto opposto. “Basta” verificare, analizzare, conoscere, capire: in parole prove, trovare le “prove” di quello che si dice, gli atti concreti. La famosa “ricerca della verità”, che dovrebbe essere propria di una professione, quella del giornalista, se volete, del comunicatore, del blogger, ma, in generale, di tutti coloro che fanno (o provano a fare) informazione. Che poi è una tutela per tutti: per chi scrive, per chi riceve l’informazione (si può avere la sicurezza, dimostrata, che si sta leggendo la verità) ed anche per chi è oggetto del messagggio stesso. Non mi pare così complicato da capire, per questo non scomoderei troppo censura, attacco ai deboli e cose del genere. La norma sulla diffamazione (piu’ “pesante” per quella a mezzo stampa, perchè intende che il pubblico sia maggiore) è molto più chiaro di quello che si vuol far intendere. Non inquiniamola con deduzioni che poco hanno a che fare con i diritti di ognuno delle parti in causa: di informare, di essere informato, di tutelare la propria immagine. Si può scrivere tutto, se qualcuno si sente dimmafato, fa bene ad agire. Ci sarà poi un giudice terzo a stabilire se c’è stata o meno diffamazione.  Così, semplicemente.

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5 risposte a Responsabilità

  1. margherita carignani ha detto:

    Rieccomi! volevo fare questa considerazione: e se uno iniziasse il suo pezzo con delle locuzioni tipo “pare che”, “sembra che”, “c’è il sospetto che”, senza però affermare con certezza quello che si vuole dimostrare (anche se è vero e tuttavia, pur troppo, non se ne hanno le prove per le solite ragioni di cui si è già parlato), sarebbe più accettabile e meno querelabile?
    L’altra domanda è: se è inaccettabile (e lo è,ci mancherebbe!!) che chi fa informazione abusi del proprio ufficio per divulgare notizie false a suo uso e consumo, non lo è altrettanto colui che omette di informare?

    • eliofanali ha detto:

      Sintetizzo al massimo. Se leggi la normativa sulla diffamazione a mezzo stampa, anche per giurisprudenza, tre sono le caratteristiche per tutelare chi scrive/diffonde: verità (ricerca della), interesse pubblico della notizia (interesse generale) e pertinenza di linguaggio. Questa ultima parte è il riferimento a quello che dici: cioe’ inserendo quelle locuzioni chi scrive si puo’ tutelare maggiormente, anche se dovrebbero esserci tutte e tre le caratteristiche. Diciamo che è una parziale tutela. Sul secondo punto: direi di sì, ma il discorso è leggermente piu’ complesso e legato anche alle linee editoriali o alle routine produttive (ma qui il discorso si fa molto lungo e tecnico). In generale, comunque, sì.

  2. margherita carignani ha detto:

    Ma mi sembra che alcuni quotidiani locali non è che proprio tutti i giorni la facciano, con la dovuta diligenza, questa “ricerca della verità”. Mi vengono in mente un paio di articoli recenti, uno su La Nazione in cui si millantava la candidatura di Raffaele Ascheri con M5s (è noto che Ascheri non intende candidarsi né con M5s né con nessuno, lo sanno anche i gatti!), e un’altro sul Corriere di Siena, in cui si millantava la chiusura della famosa Legatoria il Papiro in via di città (posso confermare che i soci della legatoria non hanno alcuna intenzione di chiudere, né mai l’hanno avuta!). Per carità, non è che siano notizie gravissime, però sembra che questa ricerca della verità valga per alcune notizie e per altre no.

    • eliofanali ha detto:

      Non sono io a dover difendere i colleghi, che hanno la possibilità e le competenze per farlo. Però: “è noto che Ascheri non intende candidarsi né con M5s né con nessuno, lo sanno anche i gatti!” lo dici te (con tutto il rispetto per l’Eretico), evidentemente chi ha scritto aveva altre fonti. Stessa cosa per la Legatoria il Papiro, visto che (mi pare) l’articolo stesso riportava anche alcune frasi del proprietario. Come se non bastasse: entrambi gli articoli erano comunque firmati, riconoscibili dal direttore responsabile, rettificabili e smentibili. Inoltre non contenevano “linguaggio non peritente” e avevano comunque un certo interesse pubblico. Come scritto in un altro post.

      • margherita carignani ha detto:

        Per quanto riguarda il Papiro, l’intervista è stata fatta a uno dei soci che intende restituire le sue quote agli altri soci per ritirarsi, ma questo non significa che il negozio chiude. Il negozio resterà aperto perché i soci intendono tenerlo aperto. C’è una bella differenza se uno dei soci si ritira in pensione perché inizia ad avere una certa età , e se si scrive che l’attività chiude. Pensa il danno di immagine per la Legatoria il Papiro che ha filiali in tutto il mondo da NY a Melbourne, e che è quindi molto conosciuta. Per quanto riguarda Ascheri, glielo puoi chiedere anche te. Non so quali siano le fonti della Nazione, ma evidentemente non hanno chiesto direttamente a lui, che era la cosa più semplice e più attendibile. Mi pare poco professionale. Certo erano firmati, e infatti non so perché i diretti interessati non abbiano chiesto alle due redazioni di scrivere una rettifica. Vabbè..fatti loro. Ma io l’avrei chiesta.

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