Fra l’incudine e il martello: storia di una generazione

A Siena ci avviamo alla conclusione della campagna elettorale più brutta che io ricordi: niente idee, poche proposte, tanto veleno, tanto livore, il tutto condito da un bel po’ di sonore baggianate. Una fra queste: il dissesto del Comune di Siena. Qualche autorevole quotidiano, osannato appena qualche settimana fa, aveva parlato di 300 milioni di debito, di rischio elezioni, di dissesto e di nuovo commissariamento, notizia ripresa dai più a Siena e da tanti (tutti?) i politici. Proprio il commissario, sua eccellenza Enrico Laudanna, noto esponente del Partito Comunista Italiano (è una battuta) ha certificato proprio in questi giorni, ripetendo quanto comunicato un paio di settimane fa, come il Comune non sia in dissesto finanziario. Concetto ribadito dai sindacati e dai lavoratori del Comune questa mattina (ah proposito, i dipendenti di Palazzo Pubblico continuano ad essere in stato di agitazione, ma il Commissario straordinario secondo alcune forze politiche – anche su questo blog –  non doveva essere la panacea di tutti i mali?). Eppure non ho letto smentite, non ho visto passi indietro da parte di candidati a sindaco, nessuno di quelli che spernacchiava, anche anonimamente, il “povero” Elio Fanali ( qui e sul “Gazzettino” ho scritto che non ci sarebbe stato dissesto) ha detto  di aver sbagliato. Non importa. In questo clima di veleni e di bugie, comprese promesse elettorali assurde, quelli che ci rimettono sono, ancora, quelli della mia generazione. Troppo giovani per essere vecchi, troppo vecchi per essere giovani. Fra l’incudine e il martello: fra i “top” manager (intenso in senso largo) che del benessere e del “sistema” (tutto, senza colorazioni politiche ed anche allargato all’Italia, non solo e soltanto a Siena) hanno usufruito, in modo certo lecito, vivendo però al di sopra delle possibilità della società e che adesso s’incavolano se viene tolto pur un minimo; e i ventenni, o giù di lì, che per fare un certo tipo di lavoro si possono accontentare di livelli di sussistenza, perchè magari aiutati (giustamente)  dalla famiglia. Noi, lì nel mezzo: precari fino al midollo, troppo costosi per essere assunti (perchè magari qualcuno di noi ha famiglia, oppure ha un mutuo), troppo qualificati e con esperienza per essere pagati come apprendisti. Un esempio? Quello del mio mestiere. Siamo in mezzo al guado. Da una parte ci sono quelli che si approcciano a questo mestiere e hanno l’entusiasmo (non che a me manchi, s’intende, nonostante tutto) di coloro che iniziano, accettano anche lavori a poco per la voglia di provarci, per fare la “gavetta”. Dall’altro ci sono pensionati che vivono di una pensione, appunto, magari derivata da un’altra professione e quindi si accontentato di fare un tipo di lavoro a poco; oppure ci sono i “top”, cioè quelli che vivono di super stipendi in altre testate o realtà, quindi si accontentato in egual modo di fare lavori a poco. Quelli stessi che potresti invece far tu, a cifre di mercato, magari, non elevatissime (non siamo così stupidi da nonc apire il momento), per merito e professionalità, con emolumenti che a te servirebbero come il pane e che per le altre categorie, invece, sono superflui. Fra i tanti nostri problemi, c’è anche questo. Pure per questo, almeno nella mia professione, io sostengo la lista YABASTA (http://quellidellacartadifirenze.blogspot.it/) al ballottaggio (evento più unico che raro) delle elezioni  dell’Ordine dei giornalisti, fin qui “immune” e immobile rispetto a tutte queste dinamiche.

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Una risposta a Fra l’incudine e il martello: storia di una generazione

  1. Mirko ha detto:

    Tra i primi a cavalcare l’ondata sul dissesto del Comune è stato il candidato del PD Valentini.

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