E’ quasi finita. Oppure no?

E’ stata lunghissima, durissima. E bruttissima. Una campagna elettorale che dura da un anno, fatta di fumo negli occhi, di ulla e “berci”, di bugie, di assenza di approfondimento, di accuse reciproche, di promesse elettorali irrealizzabili e di alcune proprio illegittime. Neppure con la testa rivolta all’indietro si è riusciti a ricostruire la verità, neppure con cronache giornalistiche palesemente di parte, neppure con raccolte di commenti rilegati,e, ahimè, neanche con i tanto applauditi (non da me) blog anonimi, che hanno provveduto solo e soltanto ad avviare il ventilatore con schizzi di escrementi, che ha colpito a casaccio anche chi non c’entrava niente, senza dare notizie, ma solo illazioni. Si è preferito questa via: gettare una manciata di sabbia negli occhi dei cittadini, confonderli, renderli quasi ciechi per poi prenderli per mano e portarli alle urne. Dodici mesi vissuti fra bassezze elettorali (una delle ultime: la lettera di Legatumori a sostegno di Pasqualino Cappelli di “Siena Cambia”: è democratico che ognuno sostenga chi vuole, ma, come ammesso poi dal presidente Franco Nobile, inviare una missiva ai soci di una tale associazione è perlomeno opinabile), commenti a casaccio vergati sui social network, marchi e bolli affibbiati senza consapevolezza sui blog anonimi a questo o a quello, sentenze già scritte in 140 caratteri di twitter o degli sms, populismo e demagogia, all’insegna del “io lo so me lo ha detto coso”, tipico di questa città bella e meravigliosa. Dopo il commissariamento del Comune (anche su questo invece di approfondire si è preferito dare le versioni da comunicato stampa e basta, le dichiarazioni prima dei fatti) mi aspettavo, in effetti, un periodo da guerra di trincea. Poi, però, mi sarei atteso qualche proposta, qualche idea innovativa, almeno a poco dal voto. Nei momenti di crisi o ci si adagia o si trovano altre vie: oppure, come fatto a Siena, ci si accapiglia sulle responsabilità di una società che, senza colore o appartenenza politica, ha TUTTA vissuto al di sopra delle proprie possibilità. Invece di rimboccarsi le maniche si è preferito “io non c’ero, se c’ero dormivo ed è tutta colpa tua”, ci si è nascosti. E, come ho già detto, abbiamo vissuto per un anno una situazione di assoluto stallo: ah già, ma come hanno detto gran parte delle opposizioni e i sostenitori dei consiglieri comunali che un anno fa fecero cadere il Comune, “Il Commissario avrebbe fatto luce sul bilancio”. In effetti lo ha fatto, approvando quello che non avevano approvato loro.  Oppure, come detto da gran parte delle opposizioni, “avrebbe dato vita ad una stagione di verità”: infatti, chiedetelo alle innumerevoli associazioni che si sono lamentate della gestione commissariale, alle associazioni di categoria che non hanno avuto, per un anno, dialogo con l’amministrazione, all’assenza totale di dialogo con i cittadini anche per piccoli problemi quotidiani, ai dipendenti in stato di agitazione per il salario accessorio, senza contare che per rifare una strada o per tagliare le erbacce si dovrà attendere (forse) metà giugno, ecc. ecc. ecc. Insomma, commissariare il Comune sul niente (il bilancio è stato poi approvato) è stato un bel capolavoro per la città. Ma non importa. Quello che mi importa è che, alla crisi, si è aggiunta una crisi sulla crisi. Alla crisi economica globale si è aggiunta quella locale, affrontata senza un punto di riferimento in Palazzo Pubblico. E, come detto anche questo, a pagare il prezzo maggiore è stata la generazione dei più giovani ed anche la mia: senza lavoro, senza prospettive, schiacciata fra un passato che non c’è (quello dei privilegi di tanti che hanno dieci anni più di noi, di qualsiasi colore politico e che non hanno avuto la lungimiranza di capire che il panettone era finito da tempo, Antonveneta o no ) ed un futuro ancora meno roseo. Proposte? Nessuna, o quasi. Per lo meno domenica e lunedì si vota: servirà probabilmente la coda del ballottaggio, ma almeno è finita. E, forse, si comincerà a parlare d’altro: di idee, proposte, cambiamenti, meritocrazia (quella vera), professionalità (quella vera), anche nei posti chiave, anche in chi sarà nominato e dovrà provare a gestire questa situazione. Oppure no? Buon voto a tutti.

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