Il cielo e il dito

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. Leggo, in effetti, con grande stupore, le dichiarazioni del rappresentante del Gruppo stampa autonomo (sull’autonomo ci torno sopra dopo) dopo il voto per il rinnovo dell’Ordine dei giornalisti. Come scritto in altro post, ci sono stati dei segnali, palesi e da cogliere (https://eliofanali.wordpress.com/2013/05/27/elezioni-odg-da-yabasta-segnali-importanti-e-da-non-sottovalutare/). Provo a spiegarmi meglio. C’è tutto un “humus” di giornalisti, sia professionisti che pubblicisti, che vivono di questa attività e che hanno istanze non rappresentate fino ad ora. Con cui, con pari dignità rispetto agli altri, un organo che si fregia giustamente di rappresentare tutti, come l’Ordine (e, per certi versi, lo stesso Gruppo stampa) dovrebbe provare a dialogare. Con il gruppo Yabasta, lo dicono i numeri delle elezioni, abbiamo avuto la capacità di intercettare queste istanze: che non significa risolvere, ma provare “semplicemente” a rappresentarle e ascoltarle. Più persone a votare, al primo e al secondo turno, numeri che su Siena ci premiano, su base regionale ci consegnano comunque un rappresentante. Poi c’è la così detta analisi “qualitativa” del voto: obiettiva e non di parte. C’è bisogno di dignità nel nostro settore, di conoscenza e di competenza: con tutto il rispetto, ad ognuno il suo mestiere. Che l’idraulico faccia l’idraulico, l’avvocato si occupi di legge, il giornalista di giornalismo. Nessuno toglie la libertà di espressione, nessuno vuole togliere la libertà di esercitare un hobby o un dopolavoro, ma c’è professionismo (non solo certificato da un tesserino) e c’è dopolavorismo, senza accezione negativa. I rappresentanti siano rappresentanti e, soprattutto, conoscitori competenti di tutte le istanze, non solo di una. A questo proposito: una digressione sul concetto di “autonomia”: se lo si è davvero, se si dice (ma con il senno di poi) di rappresentare tutta la comunita’ senese, non si appoggia palesemente e convintamente, non come singoli ma come gruppo, solo una parte dei candidati, appunto, senesi ad una competizione. Si “sponsorizzano” tutti. E, in ogni caso, dopo la competizione si cerca almeno di capire il perchè sia successo che altri candidati si siano proposti, con quali istanze e su quali basi. Qualcuno ha detto che mentre “si indica il cielo, qualcuno guarda il dito”. Può darsi sia quello il problema.

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