C’è dibattito e dibattito

E dunque domani dovrebbe (condizionale d’obbligo, auspicio lo stesso) essere il “gran” giorno del nuovo Presidente della Fondazione Mps. Di nomi se ne sono fatti tanti: da ottuagenari della politica, passando per improbabili auto candidature o altrettanto “precari” candidati, spuntati da piccoli altoparlanti del web e che, addirittura, sarebbe gia’ al lavoro per questa/quella nomina all’interno della Fondazione. Ci si anticipa il lavoro, pare. Cose che capitano solo a Siena, ma non importa. La cosa importante è che questo presidente si faccia. Per due motivi principali (non sono i soli, ovvio). Per prima cosa sarebbe bene passare dai propositi o, se preferite, dalle chiacchiere, ai fatti. Siena ha vissuto un anno e mezzo, forse anche di più di campagna elettorale, di (tanta) polemica e (poco) dibattito. Adesso sarebbe venuto il momento di chiudere quella fase e aprire quella, finalmente, dei fatti, delle operazioni di rilancio della e sulla città. Quindi, fate questo presidente e mettetevi al lavoro, sul lavoro magari. Per seconda cosa, il non decidere continuerebbe ad alimentare un dibattito sordo in città. Che, in qualche caso, diventa addirittura comico. Intendiamoci: ben venga il dibattito, il confronto (non anonimo) fra idee diverse, ma bisognerebbe che questo fosse basato sulla verità e non sulle bugie o, meglio, sulle amnesie orchestrate ad arte. L’ultimo esempio? Le considerazioni dell’associazione Nero su Bianco (una di quelle migliaia nate nell’ultimo anno). Tralascio le idee scritte sul Monte dei Paschi, ognuno ha la sua e la Costituzione regala la libertà di trasmetterla agli altri. Ma che predicozzi e frasi da Vangelo, nel senso di Verità Assoluta, arrivino da un’associazione che ha espresso un autorevole membro del consiglio di amministrazione della banca Monte dei paschi (Alfredo Monaci) fino al 2011, mi pare quanto meno inopportuno. O stonato. “Il tempo delle appartenenze, dei professionisti delle nomine e delle incompetenze è finito per tutti” dicono i neribianchisti. Da che pulpito, appunto, aggiungo io. Che poi la Festa Democratica in Fortezza, sulla quale ognuno può certo avere un suo libero pensiero, sia definita la “solita bisteccata” mi lascia un po’ perplesso. Ma alcuni, autorevolissimi, membri di Nero su Bianco (il neo eletto in consiglio comunale Luciano Cortonesi, per citare solo un esempio, ex vicesegretario dell’unione comunale Pd dopo lunga militanza in consiglio e assessore ai lavori pubblici)  non sono stati iscritti, decidenti e dirigenti, fino all’altro ieri, del Partito Democratico? All’epoca la festa era una bisteccata o una grigliata? Come è che quando c’erano dentro loro il Pd andava bene e adesso che sono usciti va male? Delle due l’una: o andava male anche prima o va bene pure adesso. O, forse, che ognuno si prenda le proprie responsabilità, magari sarebbe meglio senza vomitarle sulle generazioni (tipo la mia) che seguono. Ma alla festa in Fortezza forse (non ho abbastanza memoria, mi scuserete) queste persone vi partecipavano solo durante i dibattiti, sul palco intervistati da questo o quel giornalista, preferendo non sporcarsi le mani con griglie e crostini o con vassoi da portare. Eppure, anche negli anni scorsi, io ho visto sindaci, parlamentari e assessori con grembiule e mani nere. Loro preferiscono parlare di banca, posti e nomine. Ad ognuno il suo: una volta si chiamava sinistra radical chic, adesso non saprei proprio come chiamarla. Vai, ora mi beccherò un bel post del “Gavinone”. Ah no, già, quello lo apriamo per le elezioni.

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Una risposta a C’è dibattito e dibattito

  1. Enrico Tucci ha detto:

    L’increscioso tira e molla all’interno della Deputazione Generale che finora non è riuscita ad accordarsi sul nome del nuovo Presidente è precisa responsabilità del Pd e precisamente dei signori Ceccuzzi e Valentini che continuano a darsele di santa ragione senza curarsi che nel frattempo la Città sprofonda. Speriamo che la visitina di Epifani e l’abbraccio (metaforico) di D’Alema a Renzi siano serviti a chiudere la questione perché non ne possiamo più e ci sono anche tante cose altrettanto importanti che vengono lasciate colpevolmente indietro.

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