Dove erano?

Quando si prova a difendere il proprio posto di lavoro si è assolutamente degni di rispetto e solidarietà. Per cui è da salutare in modo positivo la manifestazione di sabato scorso da parte di alcune centinaia di lavoratori della banca Monte dei Paschi. Fatta questa premessa, mi permetto di fare un paio di considerazioni. Non polemica, ma riflessioni, più o meno semplici, più o meno giuste. Per prima cosa sarebbe doveroso riflettere sul fatto che la banca (e non negli ultimi dieci anni o, almeno, non solo) sia stata spesso utilizzata come “un ministero”, cioè con metodi tipici di un organismo statale e indistintamente da tutti i colori politici, visto che il mio riferimento è anche a quando Rocca Salimbeni era gestita dal governo centrale, prima di diventare Spa. Ad esempio scatti di carriera legati al tempo e poco al merito (ovviamente non per tutti è stato così), oppure l’utilizzo dei così detti “commessi” (assunti senza concorso, ma con chiamata diretta) fino a pochi anni fa, quando invece il resto delle banche aveva abbandonato questo servizio interno da tempo. Tutto questo ha causato la nascita di un carrozzone pachidermico. Ma, soprattutto, ha generato una serie di privilegi che la mia generazione (anche quelli che lavorano in banca…) si sogna e si sognerà per lungo tempo ancora: stipendi alti, quattordicesima e quindicesima, malattie e ferie pagate e quant’altro. Difendere a spada tratta tutto questo “senza se e senza ma”, senza probabilmente rendersi conto che il mondo è cambiato e che qualche sacrificio qualcuno lo dovrà pur fare, soprattutto coloro che hanno ottenuto nel tempo privilegi ad oggi insostenibili, farebbe ricadere tutto il peso della crisi sulle generazioni più giovani, anche dei figli di chi è sceso in piazza. Secondo ordine di riflessione, forse più pesante rispetto a quella precedente. I lavoratori, ma soprattutto i loro rappresentanti sindacali, dove erano fino al 2011, cioè fino al cambio di vertici della banca? Perchè nessuno ha alzato la voce nel momento delle scellerate (con il senno di poi) scelte su Antonveneta e sulle operazioni ad esse correlate? E come mai il giorno dell’avvicendamento del direttore generale Antonio Vigni la Fisac Cgil uscì con un pesante comunicato a difesa del dg stesso, credo unico esempio in tutto il mondo in cui un sindacato difende l’operato di un direttore generale che viene avvicendato? Con il senno di poi siamo stati tutti bravi a lamentarci, la lungimiranza si vede prima, non dopo.

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4 risposte a Dove erano?

  1. E’ doverosa una correzione: la scelleratezza di Antonveneta fin da subito è stato evidenziata da due dipendenti, Roberto Boccanera (in relazione alle susseguenti operazioni in derivati su Londra) e da me (allora Area Controlli Interni). Lui l’hanno licenziato (in quanto Dirigente) , a me m’hanno messo a fare l’addetto alle Manutenzioni… finchè non si vede discontinuità rispetto a queste decisioni (chieste per mano, anzi per lettera, di Mussari) chi vuoi che abbia il coraggio di esprimere la propria lungimiranza, anche avendo poi fin troppa, troppa ragione..!!

    (Scritto nella pausa caffè)

    • eliofanali ha detto:

      Se leggi, ho parlato “soprattutto dei sindacalisti” si legge anche bene a chi mi riferivo. Contro le decisioni di cui parli, c’è la possibilità, come sai bene, di fare ricorso contro declassamenti, licenziamenti e, in generale, decisioni non motivate.

  2. Pingback: Mps, risultati e la solita domanda | Il blog di Elio Fanali

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