Panegirico

Si dovrebbe cercare di dividere nettamente il confine fra un fatto e un’opinione o, meglio, fra il fatto e l’interpretazione. Il primo è una cosa avvenuta, obiettiva, in qualche modo, certificata. La seconda è una mezza frase buttata là, qualche volta un’insinuazione, qualche volta un tarlo in un orecchio, altre volte una, certo rispettabile, opinione o, appunto, una tua versione. Spesso, quando il clima è velenoso, si fa molto confusione fra la prima e la seconda, volutamente. Si confondono le acque, si versano fiumi di inchiostro nero su carta bianca, si gioca con le parole, ci si diverte con le allusioni o le ricostruzioni, mescolandole con un po’ di ego. Su che basi si fa? Non lo sappiamo, a meno di non dare credito a chiacchiere da bar, al “io lo so vedrai me lo ha detto quello”, alle leggende metropolitane e a quant’altro. In certe situazioni, molto gravi e molto importanti, servirebbero però i fatti. Lo sanno bene i magistrati, ad esempio, che non vanno avanti per supposizioni o illazioni. E nemmeno sulle intuizioni, perchè queste certo servono, ma poi vanno supportate. Un bel panegirico, dirà qualcuno, per non dire niente. Si, può darsi. Sono fatto così. Non ho mai pensato di avere la Verità in mano o sulla punta della penna o fra i tasti del mio pc. Ho sempre vissuto molto umilmente questa professione, non ho mai sbandierato a destra e manca i miei (si fa per dire)  “scoop” (o presunti tali). Devo essere stato traumatizzato da bambino in questo: quando tutti, nel cerchio magico maschile, elencavano le proprie fidanzatine (o presunte tali, come gli scoop) io stavo in silenzio. Ho sempre preferito (e amato) il lavoro, quello vero, quello fatto di ore anche per cercare di far sopravvivere realtà, di prendermi anche responsabilità non per me (o non solo per me), ma per quelli che mi circondavano e su cose di cui non avevo la proprietà e, forse, la titolarità. Spesso, quasi sempre, ci ho rimesso, con mal di fegato continuo per battaglie in stile sindacalista che altri non volevano (o non sapevano, malgrado loro) combattere. E soprattutto poco capite. Forse ho sbagliato. Così come non ho mai sbandierato il mio curriculum, tirato fuori solo e soltanto quando veniva o viene, ahimè anche adesso, leso un mio diritto lavorativo. Nella consapevolezza che tutelare un mio diritto oggi, significa tutelare un diritto di qualcuno un po’ piu’ giovane di me domani. Così come parlare di questa professione: non è un mero giro di note e di parole, non uno sforzo che ripara me stesso, ma una difesa vera di chi questo mestiere lo vive quotidianamente versando lacrime e sangue, di fronte a privilegi conquistati a volte senza meriti, magari, o a pletore di (onesti) dopolavoristi. Qualcuno lo ha capito, qualcun’altro meno. Non importa. Io vado avanti a testa alta, con la fortuna di non dover ringraziare nessuno per quel (poco) che ho: e sono fatti, non opinioni. Contestatemeli, altrimenti. Ma quando lo fate, legittimamente, guardate anche al vostro passato. Incredibile, poi, anche io ho le mie idee, come tutti. E, altrettanto incredibilmente, cerco di non farle trapelare in quello che scrivo, perchè credo (ancora) in una professione che sia ripulita dalla propria ideologia, che, incredibilmente, non faccia campagna elettorale sempre e comunque. Poi è pur vero che le cose che si vedono o si sono viste in superficie, appunto, sono solo una pellicola che bisognerebbe almeno provare a grattare, invece di tranciare giudizi su questo o su quello, affibbiare presunte coperture e favoritismi, magari per sentito dire o per rimbombi quotidiani. Riesco a fare tutto questo? Non lo so, però ci provo, mettendoci la faccia. Anche su questo blog, che non pretende di essere niente, fra qualche raccolta di idee, qualche notiziola e qualche commento. Di certo non mi nascondo (mai) fra frasi gettate qua e là e fra mezze Verità. E non nascondo i miei limiti, pensando che ognuno ha i propri scheletri e nessuno è Santo o eroe o senza peccato in grado di scagliare pietre; e ascolto quelli che mi stanno intorno, almeno. Buoni, brutti, belli o cattivi che siano, con profondo rispetto di tutti i miei colleghi, più vecchi e più giovani, senza dover per forza citarli o sbandierarli. Con la consapevolezza, purtroppo o per fortuna, di sapere cosa significa lavorare dodici ore al giorno e toccarsi i tacchi nel sedere, da precario, da innamorato profondo del giornalismo, da umile operaio della notizia, mezzo cronista di provincia. E con la consapevolezza che, forse, come diceva un noto personaggio di Siena che purtroppo adesso non c’è più, forse è meglio che ”ognuno guardi nel suo bicchiere, pensi alle sue di sbornie, prima di guardare a quelle degli altri”. Non importa, andiamo avanti. A testa alta, come sempre.

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10 risposte a Panegirico

  1. Dario ha detto:

    Premetto che rispetto il lavoro di tutti: mi piacerebbe però consocere quali sono stati gli scoop (piccoli o grandi che siano) che si attribuisce?

    • eliofanali ha detto:

      Vuole l’elenco preciso o posso andare a braccio? E, se mi permette, quale è la sua definizione di “scoop”?

    • Dario ha detto:

      mi piacerebbe consocere quali sono stati gli scoop (piccoli o grandi che siano) che si attribuisce. Va bene che vada a braccio, non importa un elenco preciso.
      Adesso ritiene la mia domanda piuttosto chiara e puntuale? Può rispondere?

      • eliofanali ha detto:

        Visto che insiste, ne dico due al volo e a casaccio, cose che mi ricordo senza pensarci: per primo ho scritto della candidatura di Alessandro Corsini per la lista 53100 a Siena; per primo ho scritto delle primarie Valentini-Mugnaioli a Siena. Potrei ricordare poi le dodici ore di diretta per l’emergenza neve a Siena o altre cose sul Siena calcio… Poca cosa, certo, ma, come Le dicevo, difficile fare la classifica di importanza degli scoop. Ed in ogni caso non sono abituato a vantarmene o a fare graduatorie o classificazioni.
        Saluti

  2. Ferdinando ha detto:

    Ho letto questo post come una difesa sia del proprio status che del proprio operato. Se mi sbaglio tutto quello che sto per scrivere non ha importanza. Se invece ci ho preso ( mi basta averci preso anche in minima parte ritengo che quando qualcuno, indipendentemente dalla persona, è costretto o si trova costretto a ricordare quello che è e quello che ha fatto, poco o tanto che sia, significa semplicemente che di tutto ciò il mondo non se n’è accorto.

    • eliofanali ha detto:

      La prima che ha detto. Vede, io non mi trovo “costretto” a ricordare tutto quello che ho fatto: infatti, nel post, non lo ricordo. Le pare che io sia uno che ogni cinque post ricorda “io l’ho scritto e l’ho detto”? Non mi pare. Ho chiosato su alcuni aspetti. Quale difesa del mio status? Secondo Lei, con tutto il rispetto, non arrivare a fine mese, avere un mutuo da pagare, essere un precario cronico sarebbe uno “status da difendere”?
      Saluti.

  3. Ferdinando ha detto:

    Alessandro, scusa, ti chiamo per nome perché sono più vecchio ( un tempo questo era un valore). Poiché non ci ho preso la risposta si ferma al primo punto. Tutto il resto mio o tuo, si potrebbe cancellare e quindi non vale. Offro le scuse che spero accetti.

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