Ghirigori

Uno degli aspetti più divertenti (si fa per dire) nell’osservazione dei resoconti (anche qui si fa per dire) dell’assemblea del Monte dei Paschi è quello che possiamo chiamare il “gigionettamento” verso la ricerca di quella oscura o meno verità, vezzeggiando o ironeggiando verso questo o quel personaggio. Non un’analisi lucida di quello che è stato il passato degli ultimi mesi: il contesto economico, le problematiche derivate dai disastri del passato, le scelte fatte e gli errori, i vantaggi e gli svantaggi; non un’analisi lucida del presente, il puntuale resoconto delle scelte di Fondazione e banca; men che mai un’analisi per lo meno obiettiva, quando difficile è farla puntuale, di quello che potrebbe riservarci il futuro. Si continua a preferire lo schieramento di trincea. O dalla parte di Antonella Mansi o da quella di Alessandro Profumo. Quando, lo ribadisco, serviva, serve e servirebbe equilibrio: che non significa non prendere parte, anzi: l’esatto contrario. Significa prenderne parte con il cervello, farsi domande su entrambe le “trincee”, per provare a tutelare l’una e l’altra sponda. Ed invece se ne approfitta raccontando la propria storia, della propria parte. Basandola su cosa? Spesso un lunghissimo “ghirigoro” scritto per arrivare sempre e soltanto a quella soluzione finale: la colpa è sempre di qualcuno (spesso il solito), guarda caso il mio “nemico”. Se queste cose arrivano da cittadini, tira là, l’articolo 21 della Costituzione è sempre lì. Quando arrivano da giornalisti (giornalai?), forse c’è da riflettere. Se poi questa professione è tanto denigrata, perchè la si piega alla “mia” verità, anzi, alla verità che fa comodo per annaffiare il mio orticello, poi non ce ne stupiamo. L’omissione di alcuni aspetti, ad esempio, soprattutto quelli che aprirebbero armadi, all’interno dei quali si trovano grandi scheletri appartenenti a chi questi “resoconti” li scrive, è letteralmente scientifica, ma non da adesso. E’ la medesima storia di chi si dichiara “rottamatore”, ma degli altri e basta e mai di se stesso. Io non mi proclamo paladino di niente e di nessuno, vorrei solo che, per tutti, nessuno escluso, ci fosse una ricostruzione trasparente e obiettiva della propria storia. Perchè è facile soloneggiare o poeteggiare sul web, sui social, gridando scandalosamente a quello che è successo nel passato, omettendo però che, in tutto o in parte, di quel passato qualcosa si è toccato (o ti è toccato). E’ facile usare un peso per se stessi e una misura per gli altri. Così si scrive quello che si vuole o si vorrebbe leggere. Così si avvalora la tesi che ci si vuole sentire dire. Così ci si dà sempre ragione. Capita e capitava. Nei manicomi.

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