Vediamo il mercato

Attendiamo questa mattina (non siamo i soli, credo) le reazioni del mercato agli sviluppi dell’assemblea del Monte dei Paschi di sabato. Profumo e Viola hanno parlato di situazione di “incertezza” e di certo queste non sono situazioni che il mercato ama. Poi si può amare o non amare il suddetto mercato, ma questo è un altro discorso e, in ogni caso, è questo a determinare il valore del titolo. E quindi il valore della banca (almeno numerico). E quindi il valore della Fondazione, in quel gatto che si morde la coda (o qualcosa d’altro), di cui ho già parlato. Che la situazione rimanga drammatica e che, lo ripeto, ci sia poco da esaltarsi ed esultare non lo certificherà certo la seduta della Borsa di oggi. Di certo a questa situazione bisogna guardare, perchè se la scelta della Fondazione Mps ha, per il momento, salvaguardato la Fondazione Mps, non è che allo stesso tempo abbia segnato chissà quale svolta positiva. Per cui ha fatto bene la stessa Antonella Mansi a dire di “non festeggiare niente” dopo l’assemblea stessa: forse dovrebbero capirlo anche tanti “ultras” di Palazzo Sansedoni (qualcuno ricordando anche chi, in fondo, Antonella Mansi l’ha nominata….). Pur legittimamente condividendo quanto fatto per salvare la Fondazione, è bene anche aver ben presente le difficoltà dei prossimi mesi, forse giorni. L’aumento di capitale è a maggio, fra quattro mesi e mezzo, non fra un secolo. E  ribadisco anche un altro concetto: a me non interessa la posizione personale di Profumo e Viola, che possono anche dimettersi adesso per questo (di certo non ho la presunzione, come forse qualcuno ha, che le loro scelte siano dettate da un blog); a me interessa il futuro del Monte dei Paschi e in vista di un aumento di capitale necessario anche per evitare la nazionalizzazione (ah proposito, forse siamo finalmente tutti convinti che questa “è da respingere” come ha detto la stessa Antonella Mansi perchè azzererebbe Fondazione adesso e banca entro cinque anni), rimanere senza testa porterebbe ad altra incertezza. Spetterà agli azionisti, semmai dopo il 15 gennaio, giorno del prossimo cda, farsi carico (anche) di questo. Ma ci sono ancora quindici giorni, giù di lì, di tempo. E di mercato aperto.

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