Robur

Ci sarebbe molto su cui scrivere, visto anche quello che si legge in giro. Ricostruzioni a dir poco di parte, accuse e veleni sparsi un po’ ovunque, resoconti di non notizie (ancora), giornalisti (?) che si spacciano neutri quando di neutro non hanno neppure il sapone per l’intimo. Non sarebbe un problema, basterebbe dirlo. Invece c’è qualcuno che si mette le vesti di “paladino dell’equilibrio”, scordandosi il proprio passato, il proprio presente ed anche il proprio futuro. Oppure c’è qualcun’altro che, conoscendo pochissimo della pratica della professione, quella che ti fa sudare sette camicie per un tozzo di pane, vorrebbe pure insegnarti come si fa, perchè, quando, dove e come. Per un giorno (ancora) resisto, perchè non mi piace scendere su quel campo, dove altre volte sono sceso (anche in pubblico, mettendoci la faccia, senza pc di mezzo). Prima o poi ne vedremo delle belle, nel senso che cominceremo a parlarne, ma sul serio. Per una volta, dicevo, voglio parlare di quello che ho visto con i miei occhi ieri sera, a Firenze. Sarà mera poesia, qualcuno dirà anche che non voglio parlare di altro (posso parlare di ci che voglio nel MIO blog?), qualcun’altro che c’è altro nella vita di Siena, ma non importa. Scrivere è anche incanalare le emozioni positive, che attualmente, purtroppo, non sono così numerose. Ieri sera, però, sentire un pubblico di quasi mille persone stretto attorno ad una squadra di undici giocatori di pallone è stato semplicemente emozionante. Non è retorica, è storia. Undici giocatori, più allenatore, staff e “panchinari” che, magari, non saranno dei fenomeni, ma che sembrano davvero aver indossato quella maglia a strisce come una seconda pelle. Lo si è visto in quei novanta minuti dei quarti di finale di Coppa Italia a Firenze, orgogliosamente conquistati fra mille (milioni?) di difficoltà, cominciate questa estate con un’iscrizione a dir poco miracolosa e continuata fra polemiche, penalizzazioni, problemi che sono andati da dove andare in ritiro a dove fare i pranzi. Sul perchè si è vissuta e si vive questa situazione ci tornerò. Per una volta voglio provare ad esaltare lo spirito sul campo, quella voglia, quella rabbia agonistica, perfino quella volontà di ricacciare indietro un destino e una storia recenti che sembravano zavorrare irrimediabilmente la Robur. Questa squadra se li è scrollati di dosso,  ha spazzato via sul campo dubbi e interrogativi, con le prestazioni. Certo, sono emersi ieri, in passato e, forse, emergeranno ancora alcuni limiti: di tecnica, di palleggio, di quello che volete. Ma l’amore che questo Siena si è conquistato sul terreno di gioco va oltre, ha sorpassato il confine, una muraglia fatta di questioni quotidiane che avrebbero fiaccato un esercito nell’assedio di una fortezza impenetrabile. Invece il Siena quel muro lo ha abbattuto, con fatica, sangue e sudore: la conquista, così semplice (eppure così complicata a Siena) è stato il cuore dei tifosi. E credo che possa essere di esempio per tante altre cose, per tanti aspetti quotidiani, se è vero, come spesso diciamo (a vanvera?), che i senesi sono in grado di lottare, uniti, per risalire, anche in mezzo a mille difficoltà. Sbattendosene dei soloni di cui sopra.

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