Consulte e partecipazione

Parto da una premessa. Credo che l’ascolto dei cittadini, a qualsiasi livello e grazie anche alla tecnologia, sia un assunto fondamentale della vita pubblica, politica e amministrativa di oggi. Oltretutto in un Comune, primissimo riferimento, spesso anche senza le specifiche competenze, per il singolo cittadino e la singola famiglia. Quindi ben vengano, anzi, si aumentino, tutti gli strumenti che contribuiscono a questo ascolto, siano comitati, forum, associazioni e raggruppamenti vari. Meglio, ma questo credo sia addirittura una caratteristica fondamentale, sarebbe se le istanze che vengono portate fossero costruttive, anche se aspre o critiche verso questa o quella scelta. Credo dunque che, soprattutto oggi, la partecipazione sia fondamentale, ma anche che il singolo cittadino abbia il sacrosanto diritto di “delegare” ogni cinque, quattro anni, chi ha votato ad occuparsi di certe cose. La democrazia diretta è una cosa stupenda, ma personalmente non vorrei e non voglio decidere io cose che deve decidere chi ho votato o chi governa. O, perlomeno, non tutte: si rischia l’abuso, come è stato, per un certo periodo, abusato l’uso del referendum (qualcuno si ricorderà quelli, quasi a ciclo continuo, dei Radicali). Detto questo, la legge finanziaria del 2010 (una chiosa: difficile districarsi fra i meandri delle normative italiane, fra decreti legge, decreti attuativi, conversioni e “supercazzole” varie, mi si permetta l’ironia), ha abolito le circoscrizioni comunali nelle amministrazioni sotto ai 250.000 abitanti, dunque anche così come le conoscevamo a Siena. Non saprei dire se e quanto funzionassero, di certo erano un punto di riferimento (pratico) per il cittadino, almeno per alcune, per l’appunto, pratiche. Sono sparite dopo le elezioni del 2011: i più attenti avranno notato che alcuni locali sono stati messi a disposizione dei cittadini, altri adibiti a spazi per uffici comunali. Nel 2012, prima del commissariamento, il Comune (che ha competenze normativa su questi aspetti) aveva predisposto l’elezione delle consulte territoriali con le funzioni consultive e di partecipazione, con eletti peraltro a titolo gratuito (per la precisione: convocare le assemblee per informare e discutere con i cittadini; raccogliere pareri su questioni particolari legate ai quartieri di riferimento; proporre studi e ricerche per trovare soluzioni a eventuali problematiche; farsi portavoce presso l’amministrazione comunale di proposte di intervento, tese a migliorare la qualità e la funzionalità dei servizi; esprimere pareri richiesti dall’amministrazione per questioni di particolare rilievo, in particolare sulle politiche generali e sui grandi temi che riguardano i singoli territori di riferimento). Concetto questo ripreso dalla Regione Toscana, che recentemente ha teorizzato nuove forme di partecipazione. Il Consiglio Regionale, il 2 agosto 2013, ha infatti approvato la nuova legge sulla Partecipazione (46/2013) dal titolo: “Dibattito Pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche locali e regionali” in cui, all’art. 14, comma 5, si prevede sostegno finanziario, supporto metodologico, supporto logistico e organizzativo, con particolare riferimento alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione e alle attività di formazione. In tutto questo si inseriscono altri aspetti. Una recente riforma ha ridotto pure il numero dei consiglieri comunali in tutte le amministrazioni (ad esempio a Siena da 36 a 32), oltre al numero degli assessori, cosa che in alcuni comuni, anche del territorio senese, porterà a problemi reali di gestione del territorio (Un esempio? Il Comune di Castelnuovo Berardenga, uno dei più estesi della provincia, avrà solo tre assessori più il sindaco dal prossimo mandato, con “stipendi” miseri, peraltro). La ormai prossima “riforma” (si fa per dire) istituzionale porterà alla soppressione delle province così come le conosciamo adesso. Tralascio le incertezze sulle competenze (di cui altre volte ho parlato e che porteranno a reali problemi per i cittadini, per esempio), ma le province saranno enti di secondo grado non eletti direttamente dai cittadini, bensì nominati dai Comuni. Si allungherà, di fatto, il distacco fra cittadini e amministrazioni. O si andrà (forse) in Comune o si dovrà andare in Regione, in sostanza, per rendere conto di questo o di quello. Insomma, nonostante in tanti si riempiono la bocca con parole come “partecipazione”, di strumenti sembra ce ne siano sempre meno, sacrificati, a volte, sull’altare dell”antipolitica” e del taglio dei (si fa per dire, visto quello che costano rispetto al resto questi strumenti) costi della politica. In tutto questo non riesco a capire, ma è colpa mia e magari qualcuno me lo spiegherà, perchè alcune forze di opposizione nel consiglio comunale si stiano per l’appunto (legittimamente, per carità) opponendo all’istituzione delle consulte territoriali (per semplicità cito il sito dei Cinque Stelle http://www.siena5stelle.it/blog/2014/01/29/la-maggioranza-vuole-resuscitare-le-circoscrizioni-unoperazione-burocratica-che-non-favorira-la-partecipazione-vera-dei-cittadini/). A parer mio, al di là della capibile polemica politica, le consulte sarebbero elette democraticamente, non escluderebbero certo l’utilizzo dei referendum, del web, dell’ascolto dei comitati, dei singoli cittadini, di rappresentanti di associazioni e movimenti vari, rappresentanti comunque delegati da altri o addirittura estratti a sorte e quant’altro. Al limite potrebbero essere uno strumento in più, che non graverebbe sulle casse del Comune (la regione, in base alla legge di cui sopra, ha stanziato diecimila euro per la tornata “elettorale”) e di certo non costerebbero come le vecchie circoscrizioni, avendo funzioni “minori”. Insomma a me parrebbero strumenti utili di partecipazione, democraticamente eletti, consultabili e “stimolabili” dai cittadini, quindi direttamente legati al territorio. E che, soprattutto, come detto, non escluderebbero altre forme di partecipazione. Ma partecipazione vera e, soprattutto, espressione vera di cittadini. Perchè, a volte, si rischia di rappresentare solo se stessi.

Ps: una chiosa finale, che non vuole essere una polemica, ma solo un punto di vista, di cui peraltro mi piacerebbe conversare (amabilmente, se fosse possibile). Nell’ultimo comunicato (http://pietraserena.wordpress.com/2014/01/29/la-partecipazione-di-contrade-e-associazioni-alla-vita-della-citta/) si dicono cose condivisibili; mi permetto però di dire, lo faccio da contradaiolo, che sarebbe necessario fare una certa attenzione nell’accostare certe tematiche alle Contrade.

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6 risposte a Consulte e partecipazione

  1. Caro Alessandro,

    il Movimento di cui faccio orgogliosamente parte ha SEMPRE ribadito, e perseguito, la necessità di avvicinare il cittadino alle istituzioni, compresa l’Amministrazione Comunale: proprio in questi giorni, ad esempio, ci stiamo battendo per poter avere nuovamente la TV a trasmettere il Consiglio Comunale.

    Il problema di QUESTE CONSULTE (non delle “consulte” come idea, si badi bene !) sono le modalità con le quali saranno create. Credo infatti che, prima di criticare, bisognerebbe leggerne il regolamento: http://files.meetup.com/209457/Regolamento%20Consulte%202011.pdf

    Come potete leggere, tra le modalità di presentazione delle liste elettorali: “Ogni lista deve essere presentata da non meno di cinquanta e non più di 100 (50-100) elettori residenti nel territorio della Consulta Territoriale di riferimento, aventi diritto di voto ai sensi del precedente art. 4. Le sottoscrizioni sono autenticate dall’Ufficio Elettorale Comunale o ai sensi dell’art. 14 della Legge 21/03/1990, n. 53 come modificata dalla Legge n. 130 del 28/04/1998 e dalla Legge n. 120 del 30/04/1999.”

    Le “50/100 sottoscrizioni autenticate” sono analoghe a quelle necessarie per le elezioni amministrative e politiche e solamente chi ha dovuto affrontare questo scoglio, senza avere un consigliere comunale di riferimento, sa quanto sia difficile: questo è il punto che noi critichiamo, perché invece di stimolare la partecipazione BOICOTTA LETTERALMENTE tutti quei gruppi di cittadini che, non volendo afferire alle forze politiche presenti in Consiglio, non potranno “autenticare” le loro firme. E qui parliamo di un organo meramente “consultivo” !!!!!

    E’ questa la partecipazione che vogliamo, che i cittadini vogliono ? No, non credo.

    Questo è fumo negli occhi, perché in realtà solamente chi dispone di una forte organizzazione consolidata sul territorio (circoli ARCI et simila…), con tanto di consiglieri comunali ad autenticare le sottoscrizioni, potrà partecipare a queste “elezioni”: tutti gli altri si troveranno davanti a difficoltà incredibili e, credetemi, so benissimo di cosa si tratta (l’ho vissuta in prima persona).

    Vogliamo veramente la partecipazione ? Bene, iniziamo con il togliere la necessità di AUTENTICA delle sottoscrizioni ! Aggiungiamo poi anche la necessità di VINCOLARE l’Amministrazione Comunale a portare in Consiglio le decisioni delle Consulte, così che vi sia comunque una fase di discussione e di voto, altrimenti queste “consulte” faranno la fine delle tante “proposte di legge popolare” che ammuffiscono negli scantinati della Camera e del Senato…

    Spero di essere stato sufficientemente chiaro e rimango a disposizione per ulteriori approfondimenti.

    Michele Pinassi
    Consigliere comunale capogruppo “Siena 5 Stelle”

    • eliofanali ha detto:

      Grazie della precisazione e del commento. Una sola questione: se lo strumento delle consulte è comunque condivisibile, credo ci sia lo spazio per renderle ancora più “partecipative”, secondo le vostre idee, attraverso (anche) il confronto in consiglio comunale; senza per questo doverle per forza di cosa ostacolarle in tutto e per tutto. Saluti e buon lavoro, anche in consiglio comunale ed anche su questi temi.

      • La democrazia è composta essenzialmente di “numeri”: chi ha un voto più degli altri, decide. Giusto per ricordare come funziona il meccanismo, mi auguro che in Consiglio Comunale la maggioranza (PD+SEL+SienaCambia) approvi le nostre richieste…

  2. Enrico Tucci ha detto:

    Se devo giudicare dalla mia personale esperienza di consigliere, ovviamente di opposizione, in una delle Circoscrizioni poi soppresse, mi viene da dire che si trattava di enti essenzialmente finalizzati a gratificare con un discreto stipendiolo il Presidente, di regola un capobastone del Partito, ed organizzare piacevoli merende per i cittadini del territorio di riferimento, travestendole da eventi culturali. Senza contare che qualsiasi proposta od osservazione avanzata dall’opposizione veniva liquidata come proveniente da perfetti deficienti quali probabilmente eravamo perché disposti a tirar tardi per una – due volte al mese per tenere in piedi quella baracca. Credo di aver resistito un paio di anni, poi il sonno e la sensazione di essere preso neanche tanto garbatamente in giro prevalsero.

    • eliofanali ha detto:

      Qualche “capo bastone” ha cambiato bastone… al di là della battuta, hai fatto bene a portare la tua esperienza. Questo non significa, a parer mio, che lo strumento delle consulte sia inutile. Saluti e grazie

  3. Pingback: Le consulte territoriali, domenica si vota | Il blog di Elio Fanali

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