Incredibile, ma anche Renzi può sbagliare (e la riforma Delirio)

A colpi di slogan e di fiducia è arrivata l’abolizione, che poi abolizione non è, delle province. Come la penso l’ho già scritto più volte. Non  una mera opinione, bensì un pensiero argomentato. Ma tant’è: la valanga è nata e ha travolto. Una valanga, nell’accezione (politica) negativa del termine, che ha coinvolto un po’ tutti, nell’inutilità di un’informazione (pure locale) che non sa più cosa sia l’approfondimento vero, ma si abbandona ad essere piegata sui social, sulle urla, sulla sensazione superficiale. Non riesco ad arrendermi ad una politica, quella “buona”, che navighi solo sui social, sulle urla e sulle idee senza approfondimento. O forse sì. Lo stesso per l’informazione. Più che riforma Delrio, mi pare un Delirio. Eppure qualcuno, anche e soprattutto il Partito Democratico, dovrebbe avere la forza di dirlo. Di riappropriarsi di un dibattito politico che non sia solo slogan più o meno efficaci perchè capaci di colpire nel magma di informazioni che ci arrivano da una parte e nell’ignoranza o nell’incapacità di approfondire i temi dall’altra. Sì, anche Matteo Renzi, il mio ex compagno di scuola (si fa per dire), può sbagliare. Altrettanto sinceramente dico che mi fanno ridere (o forse altro) coloro che, anche in questa città (ma non solo), hanno gridato e gridano in passato ai presunti “bavagli” del sistema o del regime alla libertà di parola e di espressione. Perchè adesso nessuno si permette di dire, per l’appunto, che anche il premier attuale può sbagliare. Quel coraggio invocato in passato,  non c’è nel presente. Gli errori, ieri, oggi e domani, si dimostrano non con le opinioni (che possono – legittimamente – essere differenti), ma con i fatti; i dati; le notizie, insomma. Ne elenco qualcuna. Ci vorrà un po’ di impegno per leggerla e, per chi vorrà, approfondirla. Se preferite qualche idea o slogan buttato là su Facebook, potete subito cambiare sito o blog. Non si capisce a chi andranno competenze fondamentali per il territorio: scuola e manutenzione degli edifici scolastici, manutenzione strade, agricoltura, turismo, protezione civile, manutenzione del suolo e tanto altro. Alla Regione? Cioè al carrozzone dei carrozzoni: già mi immagino un assessore regionale o un dirigente regionale occuparsi della piena dell’Ombrone a Buoncovento. Ai Comuni? Già sono oberati di tagli e problemi di fondi, vorrei capire poi, per esempio, come si realizzano economie di scala se i 1800 chilometri di strade gestite fin qui dalla provincia si dividono in 36 comuni. In effetti tutti i libri di economia raccontano che la parcellizzazione realizza economia di scala. Risparmi? E quali? La Corte dei Conti, cioè un organo “terzo” ha già sancito, a più riprese, che con questa riforma non ci saranno risparmi, anzi. I dipendenti, ad esempio, se trasferiti sotto la Regione costeranno di più (fra indennità varie, per esempio). Il taglio si riduce ai consigli provinciali e alle giunte, ma a che prezzo per i cittadini? La Provincia di Siena su 100 euro che preleva dalle tasche dei cittadini ne ridà (ridava) 110 in servizi. Anche la Corte Costituzionale si è già pronunciata, sulle questioni di costituzionalità. Sburocratizzazione? E si attuerebbe “girando” le pratiche a Firenze? Già me lo immagino il cittadino di Chiusi che va a Firenze. E sul turismo? La Regione è già stata capace di abolire le Apt non sostituendole, eppure la promozione territoriale (il marketing territoriale per i cultori della materia) sono fondamentali non in Europa, ma nel mondo. Ed ancora: si urla tanto alla partecipazione e alla concertazione con i cittadini e si trasformano enti tutto sommato “vicini” ai territori in enti di secondo grado, cioè non eletti, ma nominati. Come i cda, insomma. L’antipolitica che si trasforma in politica, la stessa che vuole combattere. Una bella frittata a colpi di slogan. Potrei continuare, mi fermo. Lo Stato è da riformare, non c’è ombra di dubbio: la burocrazia e gli sprechi si sommano. Ma le riforme non si fanno con le frittate e andando a colpire le cose utili. Perchè non si tagliano le spese a Roma (Parlamento) o a Firenze (Regione), per esempio, in enti molto lontani dai cittadini? Perchè è troppo difficile spiegarlo, meglio sparare qualche baggianata ad effetto. Et voilà.

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