Quando punti il dito….

“Mentre in passato si faceva la bella vita, adesso tocca a noi stringere i denti e tenere alta quella tradizione (di questo territorio…), anche per gli errori di chi ha avuto sfilze di incarichi”. Una frase che ho letto su Facebook in un dibattito dei giorni scorsi. E che decontestualizzo, ma non troppo, perchè quello di cui si parla è un male tipico di questa città (Siena) e del suo territorio. Mancanza assoluta di autocritica, se non per poche – forse due – persone e amnesia completa del proprio passato, di quello che si è stati, degli incarichi avuti, delle nomine. Di amnesie ho già parlato. Del fatto che, in questa fase, chi critica dovrebbe prima esporci il proprio curriculum vitae, lo stesso: e non per limitare la sacrosanta libertà di opinione, ma per capire se quello che si critica si è contribuito – o meno – a creare. Un discorso che vale anche per le primarie. Che sono “belle e democratiche” a seconda: a seconda di chi vince, a seconda di quando si fanno, a seconda di questo, a seconda di quello. Un mese sono da fare, a tutti i costi. Il mese dopo, non andavano fatte. Se però non si facevano, andavano fatte. La coerenza non mi pare di questo mondo: la si piega- come la storia, che però è scritta e meno interpretabile – a seconda del proprio – inteso come personale – interesse. Ecco, per questi argomenti mi sento molto più “renziano” – pur non avendo tessere –  di tanti “renziani” della primissima, seconda, terza o quarta ora. O quelli che, saltando un po’ di quà e un po’ di là, sono stati renziani a vento, nel senso che, come i mulini, si sono spostati a seconda dell’aria che tira e che tirava. Naturalmente per interessi personali, scordandosi il proprio passato, fatto anche di privilegi. In tutta questa situazione a pagare sono le generazioni, come la mia, che non hanno avuto niente (il mio curriculum è pubblico e posso rendere pubblica anche la mia dichiarazione dei redditi, per esempio) e che si sentono magari dire “ma voi non avete mai detto niente”, quando, semplicemente, non ne avevamo la forza o la possibilità, anche professionalmente parlando. Ci troviamo in un limbo, fra precariato e voglia di ricominciare, ma spesso, quando ci muoviamo o proviamo a muovere, troviamo gli ostacoli nelle persone di cui sopra. Forse, per alcuni vale un detto buddista. “Quando punti il dito per giudicare qualcuno, guarda la tua mano: altre tre dita sono puntate verso di te…”.

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