Valentini, tutto sullo stadio

Vi posto il resoconto della lunga intervista realizzata ieri su “Piazza Robur” con il sindaco Bruno Valentini sulla questione della riqualificazione dell’area del rastrello, sperando di dare un contributo al dibattito. Naturalmente sono aperto ad altri contributi. Mi scuso per qualche eventuale refuso o frase non del tutto capibile e sono a disposizione per chiarimenti.
DEROGA “Siamo partiti dalla constatazione che l’attuale impianto è disponibile per fare calcio ad alti livelli solo attraverso delle deroghe. C’è uno stato di necessità, che la precedente amministrazione, anzi due amministrazioni fa (Cenni, ndr) aveva deciso di risolvere con il progetto faraonico a Isola d’Arbia, spostando cioè lo stadio dal centro della città. Noi siamo disponibili a cambiare quella versione, mantenendo la sede del Rastrello, con una grande ristrutturazione, per la quale la proposta presentata è convincente, che prevede di fare un nuovo impianto coperto, con la possibilità di utilizzare gli spazi all’interno delle gradinate. Spazi per varie funzioni che abbiano rendimento e redditività per rendere equilibrata la gestione sportiva, sempre se riusciamo a salvare la Robur, ma questo è un altro aspetto. Sarà un incentivo agli investitori”.
SPAZI “Consentiremo di utilizzare l’impianto e di utilizzare le nuove volumetrie, comprendendo anche spazi commerciali, palestre, centri benessere, locali commerciali nella misure giusta per l’inserimento nel centro della città. Abbiamo dovuto prendere atto di alcune prescrizioni, anche vincolanti, che sono arrivate da chi abbiamo dovuto consultare per legge, quindi obbligatoriamente, attraverso lo strumento della conferenza dei servizi. Molti paletti sono rilevanti, ne prendo uno per tutti, forse il più importante: la soprintendenza dei beni architettonici, che ha competenza nel centro storico, ha vietato di scavare vicino ai palazzi che sono lì da tanti anni. La Fortezza che è lì da qualche secolo, ma anche l’hotel Chiusarelli o il palazzo della Guardia di Finanza. Quindi si può lavorare solo sul terreno di riporto derivante dal cantiere degli anni Trenta”.
OPERAZIONE APPETIBILE “Sarò molto chiaro, fino a qui l’investimento prospettato è molto grande e intrigante, ma nessuno avrebbe potuto realizzarlo. Un sogno irrealizzabile, noi abbiamo trasformato quel sogno da utopia a realtà. Questo è alla portata di un investitore ragionevole ed è realizzabile. Meglio un passo prudente, che un sogno attraente e stimolante, che però sarebbe stato irrealizzabile. Non ci sono le condizioni economiche, tecniche e urbanistiche. Alla fine il disegno così come era sarebbe costato 100 milioni di euro, avrebbe comportato un canone di concessione che avrebbe sfiorato il milione di euro all’anno da pagare per cento anni. Quello che è sfuggito ai proponenti è che il diritto di superficie e non la concessione è legato al valore dell’investimento. Va parametrato ad analisi precise, che abbiamo già fatto e che rendevano l’investimento troppo elevato, irrealizzabile in un momento come questo. Un’operazione po devastante dal punto di vista urbanistico. L’operazione diventa appetibile adesso, prima non lo era.
BUROCRAZIA “L’Italia è un paese ostaggio della burocrazia, questo è il principale problema. Non a caso il capo del governo trova ostacoli. Devo dire anche se avessimo avuto un po’ di burocrazia in più su operazioni come la stazione, colonna San Marco o in alcune parti di viale Sardegna, sarebbe stato meglio. Bisogna capire dove la burocrazia serve e dove è un ostacolo”.
IL PROGETTO IRREALIZZABILE “Il progetto era irrealizzabile, ma se avessimo detto di si avremmo fatto finta di regalare alla comunità un progetto grandioso, però non c’erano le condizioni per realizzarlo. Se il Siena non avesse avuto debiti, l’investimento sarebbe comunque stato irrealizzabile. Oggi abbiamo un’operazione alla portata di un investitore serio, che potrebbe dare alla città e la movimento sportivo, un impianto coperto che potrebbe essere utilizzato non solo una volta ogni quindici giorni, ma anche per il resto del tempo per varie attività. Guardate quello che succede in giro, con project financing, la finanza di progetto, cioè un ‘opera pubblica con finanziamenti privati”.
FURBERIE “Non è un si a mezza bocca furbesco per mettere tanti paletti e non prendersi la responsabilità di dire di no. C’abbiamo veramente lavorato per rendere la cosa a portata di investimento nel 2014. Oggi è realizzabile, magari con soldi stranieri, pure in un contesto delicatissimo nella nostra città, nella quale non possiamo permetterci di aprire un cantiere che non finisce mai. Taverne d’Arbia dentro il cuore della città non avverrà mai come me come sindaco.
ITER “Adesso chi ha presentato il progetto può trasformare l’idea in progetto vero e proprio. Noi apriremo una procedura di variante urbanistica che può portare in quella zona un impianto sportivo invece di un parco urbano, destinazione attuale. Disponibili a farlo purchè il progetto sia coerente con le prescrizioni che abbiamo avuto e scritto nell’atto. A quel punto si entra nella competenza del consiglio comunale, maggioranza e minoranza”.
FUTURO SIENA “Se prima avevamo da trovare i soldi per investire in una squadra di calcio, oggi si deve trovare qualcuno che investa in squadra di calcio e in un’opera privata pubblica dalla quale trovare un rendimento che sia aggiunge ai costi della società. Una possibilità in più, che rimane aperta. Il primo ostacolo a trovare nuovi investitori è l’indebitamento diretto e indiretto che ha il Siena. Mezzaroma deve dirci come risolvere questa situazione, anche togliendosi di mezzo e a quel punto entrerebbe in gioco la classe dei debitori, Mps in testa, ma al momento la situazione è difficile. Questa cosa, cioè il debito, allontana molti investitori, io sento ogni tanto qualcuno che si affaccia, noi possiamo solo da mediatori.
CONSEGNA CHIAVI “Mezzaroma può consegnare le chiavi, ma deve dire anche cosa fare dei suoi debiti. Ha messo le azioni a pegno dei debiti, il gesto della consegna delle chiavi è fine e a se stesso, anzi se consegna le chiavi decreta il fallimento del Siena. Io penso che non convenga nemmeno a lui, credo che il gruppo si stia occupando di come gestire la situazione drammatica. Certamente un Siena in serie A sarebbe tutta un’altra storia”.

Aggiornamento uno. Aggiungo il commento del professor Mario Ascheri, che mi è arrivato per mail.
“Interpreto la preoccupazione di molti estimatori di Siena in città e fuori, a livello mondiale, per un progetto così incisivo a un passo dal cuore della città. Come promotore del Club Unesco di Siena auspico che il progetto sia portato a conoscenza non solo delle Autorità territoriali competenti ma anche a livello nazionale e internazionale tramite il Comitato Unesco Italiano presieduto dal prof. Puglisi. Il progetto di massima, al di là dei doverosi tecnicismi, deve potersi valutare molto attentamente dai vari angoli visuali per l’impatto paesaggistico, con puntuali fasi di esecuzione (tempi e modi) in modo che durante i lavori si possa fruire del sito bene dell’Umanità (prevedendosi pure la possibile loro interruzione). Si ricordano i problemi sorti a Dresda per il ‘famoso’ ponte e la possibilità concreta che l’ambito riconoscimento sia revocato? Il comunicato del Comune recepisce le preoccupazioni, ma sono i fatti concreti che contano. Buon lavoro, quindi, ma nella direzione giusta!”.

Aggiornamento due. Ottima l’analisi della delibera di giunta di Filippo Tozzi (https://filippotozzi.wordpress.com/). Chi volesse approfondire la delibera stessa, qui è scaricabile http://www.comune.siena.it/Il-Comune/Amministrazione-Trasparente/Provvedimenti/Provvedimenti-organi-indirizzo-politico/Giunta-Comunale/Delibera-242-del-20.05.2014-Studio-di-Fattibilita-Stadio-Artemio-Franchi-e-riqualificazione-funzionale-ed-ambientale-area-Rastrello-proposto-da-SIENAINSIEME-ai-sensi-della-L.147-2013-art.-1-commi-303-304-DICHIARAZIONE-PUBBLICO-INTERESSE.

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