Dibattito e Palio: parliamone

Inizia la settimana che porterà alla Tratta e, poi, al palio di Luglio. Sarò tutti i giorni al Tartarugone in piazza del Mercato per “Processo alla prova” su Siena tv (canali 682 -669 e http://www.sienatv.it), daklle 14 alle 16, quindi venite a trovarmi. Detto questo, un post su Facebook di Eugenio Neri su Palio e Contrade mi ha stimolato qualche riflessione. In sostanza lo stimato chirurgo, argomentando la sua tesi, dice che non assisterà al Palio perchè non “si diverte più”. Alcune sue riflessioni sono condivisibili, sui cambiamenti, su cosa è stato e non è stato fatto. Altre meno. Parto da una promessa. A me non piace la frase “Il Palio è cambiato”, pronunciata, quasi sempre, da quarantenni e over. Il Palio e le Contrade sono cambiati perchè è cambiato il mondo e Siena è nel mondo: non illudicamoci che le Contrade siano impermeabili al resto della realtà, anche se ne costituiscono una particolarità. E, probabilmente, il Palio è ruscito a resistere, conservando almeno parte delle sue tradizioni, proprio perchè è riuscito ad adeguarsi, a modellarsi, a plasmarsi su certe variazioni. Sono convinto che chi pronuncia quella fra lo faccia certo in buona fede, ma sia influenzato dalla propria età: a venti anni si vive in Contrada (e nella vita) in un modo, con meno preoccupazioni e più spensieratezza, per cui ci sembra tutto più bello e limpido. Venti anni dopo la si vive in maniera diversa. Questo pur notando che certe cose siano cambiate, anche profondamente (non sto a fare tanti esempi, uno su tutti la sera del Solenne Mattutino). Detto tutto questo credo anche che le generazioni sopra la mia ed in parte anche la mia abbiano avuto e abbiano delle responsabilità. Se la situazione è così, diciamo, “complicata”, si deve non solo, come dice qualcuno, all’amministrazione, alla “politica”, a questo o a quello. Prendiamoci le nostre responsabilità: che cosa hanno fatto i cinquantenni di oggi? E i quarantenni? E, soprattutto, cosa faremo nei prossimi anni? Credo, visto che mi “autochiamo” in causa, che sia necessario un dibattito su tali tematiche: serio, approfondito, senza tabù alcuno. Gestione del Palio, compensi ai fantini, gestione dei quattro giorni, tradizioni, cultura eccettera e tanto tanto altro. Ma senza pregiudizi su questa o quella “politica” e guardando al futuro. Un dibattito, come fu tentato qualche anno fa con il ciclo “Il tempo fuori dal Palio”, da sviluppare nei lunghi mesi invernali, ma non su Facebook o sul web, ma fra le Contrade e nelle Contrade. Ritroviamo il gusto di andare in Società e parlare di questi temi, internamente: discutiamone, facciamo carico le dirigenze di sviluppare le idee nate all’interno e condividerle con le consorelle. Con criticità, ma evitando le polemiche  su Facebook o sul web, dove si sparano (a volte) grosse panzane (magari lo fa anche il sottoscritto). Insomma alcune idee espresse nel post di Eugenio Neri sulla “massificazione” delle festa, sul suo snaturamento, sono condivisibili. Condividio meno (ne ho parlato anche con lui) il fatto di “abbandonare” la barca, senza lottare almeno un po’. Parliamone.

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2 risposte a Dibattito e Palio: parliamone

  1. antonio ha detto:

    sinceramente anch’io spesso ho polemizzato con certi atteggiamenti giovanili in contrada, ma poi ho ragionato e ho capito che il vero problema non erano i giovani o il palio che “cambia” (affermazione per me orribile) ma …io che invecchiavo! cerchiamo di capirlo, anche la vita di contrada ha le sue età e una volta accettato questo, sono tornato a vivere la contrada con passione, impegno e soprattutto spensieratezza. il problema sono i consensi ai fantini? hanno vinto, anche in questi ultimi anni, contrade con fantini nuovi, giovani, fuori o dentro certi gruppi, e con pochi soldi, come sempre è stato. io credo che anche qui si ragioni troppo con l’invidia contradaiola, facendo diventare certi argomenti i cosiddetti “pannicelli caldi”. mi fanno ridere quelli che dicono “il palio lo fanno i fantini non i dirigenti”. ma che dirigenti avete? e poi la storia del palio si ripete, andate a rileggerla. cento anni fa uno come il Meloni faceva il bello e il cattivo tempo, poi venne il Gentili, per arrivare al professionismo di Aceto fino a giungere al Bruschelli che ha perfezionato quello che già c’era, ma le carriere sono state sempre uguali: una volta lottate, un’altra dominate e via dicendo.
    capitolo cavalli: il protocollo non va bene, mi hanno dato un cavallo rotto etc etc. anche qui in tanti fanno finta di scordarsi i barberi che venivano presentati anni fa. nono sto a fare esempio, basta andare rileggersi le cronache, altro che rotti! il Palio è fatto anche di fato, destino, fortuna etc.
    capitolo violenza: l’esagerazione non va bene, è vero, ma anche la regolamentazione assoluta non va bene, dicono in tanti. salvo, poi, una volta protagonisti fare le vittime e invocare le autorità. cerchiamo di tornare con i piedi per terra e vivere tranquilli la vita contradaiola, o per lo meno con lo spirito vero, senza scappare, senza dimenticare che il Palio si può vincere ma anche (soprattutto) perdere ma la vita di contrada va avanti lo stesso.

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