Un paio di chiose

Ci sarebbero diverse cose da dire sulla situazione politica territoriale, fra consiglio comunale, ipotesi di Fondazione e quant’altro. Sarà l’aria estiva o quella di Palio, ma, al momento, non ne ho molta voglia e siccome questo blog è (per ora) mio e scrivo quello che voglio, lascio fatti (pochi) e commenti (tanti) ai soliti soloni del web, a qualche riscostruzione di parte, a qualche “autointervista” di qualche ex qualcosa, a qualche “sprone” di pseudo giornalisti a dar retta a qualcuno e non a qualche altro (mi devo essere perso qualcosa sul ruolo dei professionisti – eppure basterebbe così poco, tipo fare informazione seria e non tagliare parti ad hoc). Almeno per adesso. Per le ricostruzioni, fra le altre, segnalo (che non vuol dire seguire un pensiero come sopra, si badi bene) questa http://lamartinelladisiena.wordpress.com/2014/06/26/il-rinvio-del-bilancio-comunale-fra-motivi-tecnici-e-impressione-di-un-gia-visto/. Certo, alcune situazioni lasciano perplessi, basiti e sbalortiti (ancora dalla Martinella http://lamartinelladisiena.wordpress.com/2014/06/26/cortonesi-sbalorditivo/) e se mi tornerà la voglia, ci sarà di che scrivere. Parecchio e su tutti. Dopo questa lunga premessa, vorrei focalizzarmi sulla presentazione del Drappellone di ieri sera. Due chiose: la prima. Sul giorno della presentazione, “anticipato” rispetto ai programmi, non esiste un regolamento preciso, il fatto di fare la presentazione stessa è molto recente rispetto alla storia del Palio (1985, prima si faceva in Sala delle Lupe, prima ancora non si faceva affatto, fu introdotta, non certo secoli fa, dal sindaco Barni). Così come quella di farla “con la terra in Piazza”. Parlerei più di consuetudine che di tradizione culturale vera e propria, benchè a tutti noi possa piacere farla calpestando il tufo. Credo che sarebbe utile, per chi ne dibatte, conoscere prima il Regolamento del Palio e poi aprire bocca, secondo il proprio gusto. La seconda chiosa. Siccome se ne fa un gran parlare, spesso a caso, dico anche la mia. E vado diretto. Quel “forza Mens Sana” del sindaco Bruno Valentini al termine del suo discorso non mi è piaciuto (ma anche questa è opinione personale): fuori contesto, benchè tutti quelli che erano presenti sperassero (credo) in un successo della squadra di basket, in un giorno comunque di una certa solennità. Semplicemente, pur con tutto l’amore per la Mens Sana, non se ne sentiva il bisogno. Parecchio. Un primo cittadino deve avere anche la capacità di contestaulizzare le situazioni e capire a fondo l’humus di chi gli sta di fronte. Da qui a farne un caso di Stato, però, ce ne corre. Altrettanto parecchio.

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