Ripartenza, nel bene e nel male

Oggi riparte anche la Mens Sana (o ciò che ne resta). Stessa serie, la quarta, della Robur. Un pantano, per alcuni una fogna, nel quale immergersi, come paradossale bagno purificatorio. Una nemesi, se preferite, necessaria, per purificare basket e calcio dalle colpe che hanno portato a un fallimento e a a una mancata iscrizione (ancora non si può parlare di fallimento nel secondo caso, visto che formalmente Ac Siena spa adesso è “solo” in liquidazione ed è stato richiesto il concordato). Sul passato c’è da una parte un’inchiesta ancora in corso, visto che, tra le altre cose, il fallimento è stato chiesto dalla procura. Trasparenza formale, insomma, dovrà essere fatta dalla magistratura, a partire dalla suddetta indagine che ha visto Ferdinando Minucci andare ai domiciliari, attenuati poi ad obbligo di dimora. L’indagine non è ancora chiusa. Sulla seconda vicenda, al di là di quello che scriviamo con Filippo Tozzi in “Robur Anno Zero”, c’è ancora molta chiarezza da fare. Lo sport, però, non può attendere che tutto sia chiarito e che siano individuati i definitivi responsabili. A meno di non procedere con tempi “sabbatici”, bisognava ricominciare. Da serie “infime” se paragonate al recente passate, ma ripartire. Così è stato. E, al di là dei normali mugugni e dei legittimi giramenti (di scatole, non di testa) di tanti, registro un certo entusiasmo attorno alle due squadre e alle due società. Che pure hanno e attraversano mille problemi, essendo ripartire da zero (o forse anche da qualcosa in meno). I tifosi pagano e hanno pagato più di tutti, ci metto anche il resto della città (giornalisti compresi, soprattutto i free lance come me) che da calcio e basket aveva anche un piccolo sostentamente. L’attaccamento e la passione per i colori diventano allora fondamentali: la crisi come ripartenza, insomma. Quello che serve. Senza dimenticare niente del passato. Nel bene e, soprattutto, nel male.

Ps: ovviamente, nonostante il mio lunghissimo post relativo ad Agenda 21, in cui esplico tutto con estrema chiarezza, c’è qualcuno che fa dello sport “spargicacca” lo sport nazional-cittadino in ogni modo, traendo conclusioni assurde o, volendo pararsi le parti basse, tirando il sasso e nascondendo la mano. Non importa. I numerosi attestati di stima che mi sono arrivati in questi giorni, per il mio LAVORO passato e presente, cancellano di gran numero certe misere delazioni. Ribadisco, in ogni caso, alcuni concetti: chi volesse approfondire il ruolo avuto in passato e l’attività svolta, può fare domanda, tutto è a disposizione nella più assoluta trasparenza; non ho mai preso un euro dalla Fondazione Mps; il mio curriculum è a disposizione e consiglio di cercare meglio negli atti suddetti. Detto questo, il gioco a carte scoperte è bello quando tutti lo fanno e non solo io. Anche i beati. Anche ai commentatori, con o senza lode. Perchè a denigrare e a scoprire siamo bravi un po’ tutti.

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