Centralità del popolo

Mi dedico nei prossimi post ad un paio di osservazioni sul dopo Palio, anzi, post stagione paliesca. Osservazioni a cui ho accennato anche durante la trasmissione “Processo alla Prova” in onda in quei giorni su Radio Siena e Siena Tv (e per cui ringrazio tecnici, registi, ospiti e la preziosa collaborazione di Elena Pianigiani, Susanna Pioli, Tommaso Salomoni e Andrea Frullanti). La prima di oggi riguarda la scelta dei barberi da parte dei dieci capitani. Non sono uno storico, ma le esclusioni eccellenti e per manifesta superiorità ci sono sempre state (ricordo Gaudenzia); certo è che, magari, in passato non si era arrivati a escludere un cavallo che non aveva mai vinto. Credo però per prima cosa che alcune scelte dei capitani siano “condizionate” dall’iter della commissione veterinaria che, da par suo, dovrebbe e deve fare una valutazione “fisica” dei cavalli e se viene fotografato qualche problema, credo che la commissione stessa faccia bene ad escludere questo o quel animale. Per seconda cosa credo che i capitani stessi abbiano la necessità, di più, una legittima autonomia di applicare le strategie che ritengono più consone alla propria idea di Carriera e in favore della propria Contrada. Siano strategie che portano a escludere o includere, in riferimento alla presenza di una rivale o alla possibilità di montare o meno questo o quel fantino o in riferimento a qualsiasi altro aspetto da loro ritenuto opportuno. I capitani stessi dovrebbero o devono poi rispondere non ad una fantomatica “opinione pubblica” che vuole i “bomboloni” per “saltare” in nome del “Palio che fu” (a cui non credo, come ho scritto altre volte), ma ai propri popoli. Credo che sia questo il punto: la centralità del popolo che elegge un capitano e al quale chiedere il perchè di tali scelte, effettuate in “camera caritatis”, ovvero in Palazzo Pubblico al momento della scelta dei dieci barberi. Sarà poi il capitano a spiegarle al proprio popolo. Che, a sua volta, potrà o meno ribadire concetti come “si vole saltare” e cose del genere. Credo che il recupero di questa centralità e di questo rapporto, diciamo diretto, fra popolo e capitano possa essere una chiave. Una piccola digressione personale: appartengo ad una Contrada che ha sempre votato per i cavalli migliori, quindi potrei schierarmi da quella parte. Ritengo però che ogni capitano abbia, appunto, facoltà di fare scelte a seconda delle proprie idee. Il dibattito è aperto, sperando che si effettui più in società e meno sul web.

Ps: so bene come sia interessante il dibattito sulla nuova governance della Fondazione. In attesa di fare considerazioni più profonde da parte mia, vi segnalo http://lamartinelladisiena.wordpress.com/2014/08/20/letterina-al-presidente-clarich/.

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