Sempre e comunque

E dunque si è consumato anche l’ultimo atto della Fondazione Monte dei paschi sulla questione governance con la nomina del (la) vicepresidente. Adesso ci attende la scelta di due dei quattro consiglieri nominati dall’ente nel cda della banca che dovranno far posto ai “pattisti”. Ne leggete nei maggiori organi di stampa stamani (personalmente ho scritto un pezzo sul “Corriere di Siena”). Non sarà comunque finitia qui, ovviamente, perchè ci attendono adesso lunghi mesi per capire l’annoso dubbio: Profumo e Viola resteranno alla guida della banca, oppure no? E quindi dovremo “sorbirci” (con tutto il rispetto) il dibatto sui pro e sui contro. Dibattito, si fa per dire. Perchè, come in passato, non ci sarà un’analisi approfondita del perchè si e del perchè no, ma una guerra di guerriglia e di trincea, più che altro su Facebook, fra posizionamenti non di merito e di competenza, ma di opportunità (la propria, ovvio), in cui, a volte (e non vale per tutti), anche l’informazione fa la sua parte. Anzi, non la fa. Forse influenzata da quelli che se non leggono la loro tesi, anche se ciò che si scrive è argomentato e oggettivo (come dovrebbe essere sempre) attaccano. Sempre e comunque.
In tutto questo mi attengo a qualche fattarello. Ad agosto 2013 la nomina di Antonella Mansi fu salutata da gran parte della “critica” (si fa per dire) con negatività. Arrivò, è bene sempre ricordarlo (anche se ormai l’ho scritto quasi a sfinimento) con un compromesso “politico” (nel senso buono) fra gli enti nominanti, in primis Valentini sindaco e Bezzini presidente provincia. La negatività iniziale si è trasformata in positività e in tanti, quasi tutti, sono saliti sul carro dei “vincitori”, ma più che altro solo quando l’ormai vecchia governance, anche attraverso uno scontro frontale con Profumo e Viola, è riuscita a salvare la Fondazione stessa e a metterla in sicurezza o, perlomeno, lontano dalla bancarotta; mentre qualche altro ipotizzava commissariamenti e nazionalizzazioni od, ancora, svendita totale e distribuzione (?) degli utili ricavati da tale cessione. Adesso, almeno inizialmente, la cosa si sta ripetendo. Esce un nome e subito viene affibbiato a questo o a quello. Clarich? Non va bene, non porterà avanti le azioni di responabilità. All’annuncio dello stesso neopresidente che l’azione andrà avanti, si ipotizza una incompatibilità con la sua nomina nel Credito Sporitvo. Ieri Clarich ha chiarito: ha dato le dimissioni dal Credito Sportivo. Chissà adesso qualcuno cosa si inventerà. Probabilmente parleremo dell’apertura degli archivi del passato. Ho una mia opinione che, però, conta come il due di picche quando briscola è cuori, quindi mi limito a ripetere i due concetti di Clarich: “C’è un problema giuridico, se apriamo gli archivi lo dobbiamo fare a tutti e mettiamo in crici il nostro ufficio legale; c’è un problema di merito, poi: non farebbe bene al futuro della Fondazione, che è quello che mi interessa. Sul passato è bene che indaghi la magistratura”. Ognuno tragga le sue conclusioni. Forse sarebbe meglio cominciare a (ri) parlare di competenza, professionalità, merito e, soprattutto, di risultati. Approcciarsi ad un nome prima per le competenze (che, magari, in passato non c’erano) e poi ai risultati. Senza etichette. Nel frattempo c’è stata anche la nomina di Bettina Campedelli, in un primo momento candidata alla presidenza, a vicepresidente (e Clarich ha anche detto: “Nessuna guerra fra noi in deputazione generale”). I soliti “qualcuno” avevano ipotizzato che non ci sarebbe stata tale nomina, in quanto la professoressa sarebbe espressione di continuità con Antonella Mansi (la stessa, ripeto, nominata dalla politica, che però è “buona” o “cattiva” a seconda da dove la si tira). Ora, sicuramente, qualcuno dirà che non va bene lo stesso. Oppure che, addirittura, le sue “lamentele” hanno influenzato la scelta finale. Insomma non va mai bene niente. Sempre e comunque. Viva sempre Siena Tafazzi. E i gufi. Nel mentre che la città “dibatte” (sempre si fa per dire) su questi tempi, il lavoro langue e la politica (di destra, di sinistra e di centro) pure.

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6 risposte a Sempre e comunque

  1. se la politica dibatte di queste scelte e del tandem (invece che dei cestini dei rifiuti) non possiamo perlomeno dire che langua… il lavoro sì, molto e sempre peggio. Per questi si dibattta, si dibatta tanto e si faccia presto. Qualcosa.

    • eliofanali ha detto:

      Se lascio da parte qualche post e qualche “discussione” su Facebook, non vedo un dibattito, serio, approfondito, per quanto aspro, sulla questione, ma, appunto, solo guerra di guerriglia; al massimo comunicati incomprensibili e sgrammaticati. Sul lavoro, lasciamo stare, è meglio.
      Saluti

  2. Guido ha detto:

    Elio, sul rendere pubblici gli archivi di FMPS dissento da te con rispetto ma nel modo più assoluto. Innanzi tutto sarei curioso di sapere che tipo di problemi legali potrebbe generare questa apertura, dal momento che l’accusa di diffamazione potrebbe colpire solo coloro che divulgassero in maniera distorta le informazioni contenute. Secondariamente il fatto che “non farebbe bene al futuro della Fondazione” è un avvitamento paraculistico nemmeno tanto mascherato. E’ stato fatto un danno incredibile ed irrecuperabile a questa città, e niente come la voglia di trasparenza può ridare dignità ad una comunità assopita come la nostra. Per cui al futuro della Fondazione e della città farà casomai male il perseverare in una gestione opaca, pelosa, che non getta a mare i rifiuti ma continua a tenerli a bordo. Chi sbaglia paga, punto. Anche solo a livello di immagine, soprattutto in considerazione del fatto che non necessariamente tutto quello che ha portato la Fondazione al 3% deve essere illegale. Per cui, per quanto mi riguarda, chi non finirà in galera perché nonostante tutto non ha commesso reati, che sia perlomeno costretto dalla vergogna a passare da via dei Termini anziché da Banchi di Sopra.

    • eliofanali ha detto:

      Guido, sinceramente sull’argomento non mi sono fatto ancora un’idea così chiara. Mi spiego. Il neo presidente ha detto che aprire gli archivi porterebbero ad un problema di natura civilistica. Per usare le sue parole “aprire gli archivi significherebbe aprirli a tutti, quindi anche agli avvocati che sono coinvolti in processi di natura civilistica contro la Fondazione. Questi potrebbero trovare qualcosa nelle carte a cui attaccarsi e quindi esporrei l’ente a problematiche”. Sinceramente non so dire quanto questo discorso possa giustificare la mancata apertura degli archivi stessi, bisognerebbe farselo dire da un avvocato. Sul secondo aspetto io rimango garantista dal punto di vista dei reati e a me non piace la gogna pubblica. Detto questo, pendo fra un’operazione di trasparenza, cioe’ quella che vorresti, e il rischio che questa sia “incontrollata”, cioè de-contestualizzata da un’indagine a 360 gradi. Già, a volte, si mette alla berlina qualcuno per un post su Facebook, figuriamoci cosa potrebbe accadere de-contestualizzando una frase, una missiva o qualcosa del genere. Insomma rendere pubblici gli archivi non vorrei che diventasse solo un’azione spot senza costrutto vero. Bada bene, il mio è un ragionamento “a cielo aperto”, visto che, come detto, non ho convinzioni dall’una o dall’altra parte (mi accorgo di essere un po’ “democristiano”, lo so). Chiosa sul presidente: preferisco giudicarlo su quello che saprà o non saprà fare, che farlo a priori sul passato non suo. Vediamo. Di certo i titoli, lui, ce li ha, rispetto a chi lo ha preceduto (e preceduto Antonella Mansi). Vedremo se conteranno qualcosa.

      • Guido ha detto:

        Vedremo Elio, si spera tutti. Grazie di avermi spiegato più nel dettaglio il tipo di problemi che l’apertura dell’archivio creerebbe. La gogna pubblica però consentimi di dire che non è sempre un male. Nella cattolicissima Italia dove con due o tre pater nostri ti lavi le colpe e torni indisturbato al barrino, un po’ di esposizione al pubblico ludibrio potrebbe anche costituire un buon deterrente. Naturalmente il condizionale è d’obbligo.

      • eliofanali ha detto:

        Se fosse un vero deterrente, avanti con il pubblico ludibrio. Purtroppo la storia ci insegna che, da italiani, anche quello l’abbiamo gestito con le parti basse del corpo.

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