Il nodo del Pd di Siena

Assemblea o congresso? E’ il nodo che verrà sciolto (almeno, credo), questo pomeriggio (più probabilmente questa sera) dalla stessa assemblea comunale del Partito Democratico di Siena. Dopo le dimissioni di Alessandro Mugnaioli i Dem devono scegliere quale strada prendere, quella di aprire una fase congressuale, quindi richiamare gli iscritti (rimasti) e farli confrontare su più candidature (sempre che ci siano), oppure la convocazione di una nuova assemblea per la nomina di un nuovo segretario. Le ultime impressioni indicano la seconda strada, che parrebbe (condizionale d’obbligo quando si parla del Pd) abbastanza condivisa da tutte le “sensibilità” (leggi: correnti) del Partito. Per diversi motivi. Per prima cosa l’ultimo congresso si è tenuto neppure dodici mesi fa, quando Alessandro Mugnaioli fu comunque eletto dagli iscritti, come da regolamento: pochi o tanti quelli sono stati. Un’altra fase congressuale potrebbe magari chiarificare alcuni passaggi (ma con il Pd non mai è detto) del recente passato, ma rischierebbe di “stressare” ulteriormente un elettorato e una base di iscritti già assottigliata (e annoiata) dalle (e nonostante) continue primarie e, soprattutto, dalle continue discussioni. Oltretutto se il congresso fosse accompagnato da tante chiacchiere, tanti slogan e pochi progetti veri per la città, come in passato.  Poi i tempi: un congresso comunale ha bisogno di almeno un paio di mesi e, in vista delle elezioni regionali i tempi sarebbero molto stretti. Certo, il panorama dell’assemblea comunale attuale è variegato. Si va dalla componente ex Margherita, che dodici mesi fa candidò Alessandro Pinciani; a quella renziana (ma non tutta) con propaggini in Siena Cambia con Gianni Porcellotti punto di riferimento. Queste due minoranze sarebbero  d’accordo in un primo momento per il congresso, in una strana alleanza monacian-renziana. Poi ci cono gli ex (?) civatiani di Manuel Menzocchi. Quindi la “maggioranza” che faceva riferimento a Alessandro Mugnaioli: dagli ex ceccuzziani ai cuperliani, qualche renziano, qualche civatiano. Ed ancora i “giovani responsabili” come Giuseppe Bonura o Ciro Bonocore. Insomma un panorama che rimane liquido e difficile da decifrare. L’impressione, parola che per definizione vuol dire tutto e niente, è che si passi per una candidatura assembleare, magari attraverso un percorso di consultazione con gli iscritti: una via di mezzo, insomma, che potrebbe conciliare le esigenze di discussione delle minoranze a quelle di tirare dritto della maggioranza, o presunta tale. Ma niente è certo fino a questo pomeriggio. Magari, chissà, in uno slancio di responsabilità, al di là della formula e del segretario “condiviso”, si tornerà invece a parlare di programmi, di concretezza, di futuro, in quella che, teoricamente, dovrebbe essere la filiera ideale fra politica e amministrazione. Utopia? Mai perdere la speranza.

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