La domenica mattina: aprir bocca…

Seconda domenica consecutiva (incredibile) della rubrica domenicale sul tutto (e il niente). Altro vizio brutto di questo periodo storico, probabilmente enfatizzato da una superficialità latente e, perchè no, dalla brutta abitudine di parlare attraverso la tecnologia, che sia un telefonino, un sms, whats’app o qualche altro social netwoprk. Aprire bocca e lasciare andare. Come diceva Nanni Moretti qualche anno fa: “Le parole sono importanti”. O, perlomeno, lo sono per me. Anche se si scrivono per sms, figuriamoci se si pronunciano in un colloquio diretto. Siano esse d’amore, siano esse di rabbia; siano di affetto, siano di odio; siano intelligenti, siano stupide. Hanno un valore, un peso, un’importanza. Non è un problema di renderci la vita “pesante”, sono agli antipodi rispetto a questa imostazione quotidiana: la nostra esistenza è già pesante da sola. Un conto è però cercare di viverla con gioia;  un conto, appunto, con superficialità, aprendo la sopracitata bocca. Quando si pronuncia una frase su qualcosa o su qualcuno, insomma, bisognerebbe, in maniera preventiva, attivare il cervello: pensare alle conseguenze per chi si ha di fronte, qualsiasi esse siano, potrebbe essere ad esempio un buon inizio.

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