Niente fallimento, tanta rabbia

Volevo inaugurare oggi la mia nuova rubrica “S’io fossi sindaco”, ma slitto subito a quando non so. La notizia che mi ha colpito oggi è infatti lo scoop dell’amico-collega Andrea Bianchi che, sul “Corriere di Siena” (già, proprio quello..), annuncia il non fallimento dell’Ac Siena e l’accettazione, da parte del tribunale, del concordato. Un passo avanti importante, se non fondamentale, che potrebbe permettere dunque a Massimo Mezzaroma di evitare la procedura fallimentare. Adesso spetta però ai creduitori accettare la proposta stessa: dovrebbero pronunciarsi entro fine marzo. La prima considerazione è molto amara. Con il concordato qualcosa Mezzaroma dovrà sborsare e la cifra pare si avvicini a quegli otto milioni di euro che questa estate sarebbero serviti come il pane per iscrivere la squadra alla serie B. E’ chiaro che un conto è sborsarli dilazionati nel tempo, come pare indichi il concordato; una cosa tutti insieme per iscrivere una squadra che poi doveva andare avanti con stipendi e amministrazione (anche se, di contro, ci sarebbero stati alcuni introiti). L’amaro in bocca resta, nemmeno poco, tanto da trasformarsi in rabbia per una gestione, come raccontiamo con Filippo Tozzi in “Robur Anno Zero” che ha avuto, negli anni, poco di economico e tanto di assistenza sociale (del Monte dei Paschi). Non solo: in questo modo si mette una pietra sopra a certe situazioni, benchè esista ancora un’inchiesta penale sullo stesso presidente. Capisco, d’altra parte, che il concordato venga incontro alle esigenze di alcuni fornitori e, in generale, di chi vanta un credito: per l’indotto generato da una società di calcio, meglio prendere poco adesso con il concordato, che meno o niente fra qualche anno con il fallimento. La seconda considerazione è più positiva. Perchè se vogliamo cercare qualcosa di buono pur in una situazione come questa, qualcosa c’è. Con il concordato si potrebbero infatti accellerare i tempi per Taverne d’Arbia. La procedura potrebbe infatti permettere di sbloccare alcuni fondi che potrebbero essere utilizzati per tamponare la situazione dell’ormai ex centro sportivo. Attendiamo sviluppi, che ci dovrebbero essere anche per quanto riguarda il marchio.

Ps uno: riflessione interessante di Giulia Maestrini qui (http://www.labombacarta.it/aiutiamo-i-drappelloni-a-casa-loro/), che per gran parte condivido. Ci tornerò sopra.

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