Bottini con attenzione (e un ps)?

Stimolato dal blog La Martinella (https://lamartinelladisiena.wordpress.com/2015/02/23/rilanciamo-la-proposta-sul-museo-dellacqua/) e dal comunicato di Siena Cambia (http://www.sienacambia.it/siena-citta-dellacqua/), mi trovo a parlare di un argomento che mi suscita particolare interesse: quello dei “Bottini” (lettera maiuscola) di Siena, l’affascinante acquedotto medioevale che scorre sotto la città. Sinceramente entrambe sottolineano un aspetto che mi pareva scontato: far conoscere questo “museo” naturale, ma tutelarlo, perchè la struttura non può sopportare un turismo di massa e neppure un certo tipo di turismo, visto che, anche nei percorsi più agevoli, si scende sottoterra e in cunicoli non proprio indicati per tutti. Per fare tutto questo è stato infatti creato il “Museo dell’Acqua” alle Fonti di Pescaia (http://www.terresiena.it/it/musei/item/museo-dell-acqua, peraltro moderno e 2.0, anche se il percorso per visitarlo è attualmente ancora complicato e da migliorare). Le visite ai “Bottini” sono gestite (da anni) dall’associazione (tutta di volontari) “La Diana” (http://www.ladianasiena.it/inform.php, che peraltro si occupa anche di manutenzione), ma le prenotazioni (e gli incassi) sono a cura del Comune di Siena. Peccato che in questo momento e da qualche tempo (http://prenotazioni.comune.siena.it/museo-acqua) le visite siano “momentaneamente” sospese. In ogni caso il sistema non prevedeva uno smaltimento in tempi brevi delle richieste stesse, in quanto, per l’appunto, il numero di visitatori era limitato dall’oggettiva struttura dei “Bottini” stessi. Una lunga premessa che potrebbe apparire, almeno per qualcuno, scontata e banale. E invece non lo è. Serve per capire i possibili scenari futuri. Che sono tracciati, mi pare questa la vera novità, da un delibera della giunta comunale (http://alboj.comune.siena.it/publishing/AP/index.do?dispatch=search&d-5113963-p=16) del 16 febbraio. Fra le righe, ci sono alcune questioni da approfondire, sebbene ci siano anche spunti interessanti (organizzare meglio il “Museo dell’Acqua”, per esempio). Si legge, per prima cosa, la volontà di smaltire in maniera più celere la lista di attesa per le visite ai “Bottini” “in via sperimentale ed in maniera controllata”… “dando priorità, a un breve tratto di “Bottino”, altamente significativo per la quantità di elementi storici presenti, come quello di “Fonte Gaia”, nel tratto compreso tra la Biblioteca Comunale e Piazza del Campo, facendo ricorso prioritariamente al personale dipendente dell’Ente in possesso di requisiti formativi adeguati in materia di sicurezza ed assegnato alla Direzione Territorio”. Dunque i dipendenti comunali per quel tratto affiancheranno i volontari della “Diana”? Chi lo farà? Come e quando? Non sarebbe meglio destinare qualcuno alla manutenzione, attualmente quasi solo a carico dell’associazione? Nelle premesse della delibera si legge “il crescente numero di richieste per la visita con particolare riferimento degli acquedotti medioevali ma anche per il Museo dell’Acqua ha nell’ultimo periodo determinato una lunga lista d’attesa e che con la sola attività di volontariato, risulta difficile garantire un adeguata risposta alle innumerevoli e crescenti richieste”. La lista d’attesa è sempre stata lunga, a dir la verità, non solo nell’ultimo periodo: per le questioni oggettive di cui sopra. Ed ancora: si aumentano le tariffe e si prevede (giustamente) una bigliettazione legata anche al “Museo dell’Acqua”. Forse però bisognerebbe prevedere anche la destinazione di parte di questi introiti alla manutenzione dei “Bottini” stessi che non versano tutti in ottime condizioni, anche per la “pressione” urbanistica in alcune zone della città. Ma soprattutto, si parla di “convenzione” con l’associazione “La Diana”: la speranza è che in questa convenzione si punti sull’equilibrio fra smaltimento delle visite e sostenibilità delle stesse. Far conosce i “Bottini” è positivo, farli “aggredire” dai turisti meno. Perchè si può migliorare il sistema di prenotazione (del Comune), si possono utilizzare le risorse umane (del Comune), si possono riorganizzare gli accessi: ma senza un progetto (danaroso) di (ri) sistemazione globale i “Bottini” sono quelli e anche con un disegno serio non possono sopportare (e supportare) un turismo di massa. Sarebbe come far calpestare sempre il pavimento del Duomo. Insomma, rischiando di aderire incredibilmente a “SienaTafazzi”, mi trovo a chiedere grandissima attenzione per uno dei patrimoni più delicati della città. Attenzione è una parola che ha un significato,  non vuol dire rimanere fermi.

Ps: prima visita “ufficiale” di Glaxo a Siena (http://www.antennaradioesse.it/glaxo-alluniversita-di-siena-per-valutare-progetti-di-ricerca-su-nuovi-farmaci/). Senz’altro un primissimo passo per una collaborazione che interessa tutto il territorio (e le famiglie dei lavoratori dell’ormai ex Novartis).

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