La piccola grande fiaba di Tommaso Biagiotti

Di sogni realizzati si vive, dai sogni realizzati si trae linfa vitale per farne altri, nuovi, più grandi. Di certo Tommaso Biagiotti, giovane portiere della Robur, neanche diciassette anni, deve averne vissuto uno bellissimo ieri: entrare, esordire, parare un rigore, consegnare successo e, forse, campionato alla squadra della sua città, con la quale ha giocato da sempre, per la quale ha tifato da sempre. Senza retorica, senza enfasi: la sua è però una piccola-grande fiaba, di quelle che personalmente riconciliano con un mondo, quello del calcio, che vivo (per lavoro) quotidianamente e che, soprattutto per le esperienze passate in categoria superiore, di certo non è esaltante, diviso fra apparire (tanto) e sport (poco). Fra tatuaggi e veline, fra gossip e social network, la storia di Tommaso, insomma, è di quelle da gustarsi e da conservare nel proprio archivio personale. Benchè non creda molto alle “sliding doors”, nel senso che secondo me il percorso della vita può avere tanti bivi, ma che non c’è un “destino” preciso, bensì che  la strada sia scelta da chi guida, a conti fatti alcuni episodi possono fare la differenza. In pochi secondi Biagiotti è passato dalla panchina all’esordio in serie D e alla parata più importante che si può chiedere ad un portiere; la Robur da un campionato quasi perso ad un campionato quasi vinto. Mi sono piaciute molto anche le sue dichiarazioni a fine partita, al di là della “profezia” (“Ora entro e paro il rigore”), in particolare quelle riferite a domenica prossima: “Partita importantissima, gioco davanti alla curva dove facevo il tifo da bambino, ma gioco una partita di pallone, non vado in guerra”. Starà adesso a lui, al padre Luca che di calcio si intende, alla sua famiglia, alla società e allo staff mantenere umiltà e determinazione, guardare il cielo con i piedi per terra. Un unico appunto in questo bel sogno: oggi è stato deciso di non fargli rilasciare interviste. Un vero peccato. E non mi venite a dire che il ragazzo avrebbe perso la concentrazione in vista della gara di domenica: sarebbe stata l’occasione, invece, di raccontare meglio una piccola grande fiaba, di quelle che nel calcio di oggi sono sommerse dai “tweet”.

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