Mps promosso (e due ps interessanti)

In passato, da una parte anche legittimamente, ad ogni trimestrale in rosso, ad ogni oscillazione in basso delle azioni (denotando, peraltro, poca capacità di analisi “economica”), ad ogni giudizio negativo degli economisti (quelli veri) o della Bce, si sono scatenati i cacciatori con le carabine specializzati nel “tiro al piccione” sul Monte dei paschi. Ovviamente aggiungendo speculazioni politiche e “etichette” varie. In pochi, quasi in nessuno, ho visto riflessioni serie e approfondite, soprattutto rivolte alle problematiche dei lavoratori, delle famiglie e del territorio. Così anche questa notizia (http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2015/11/26/mps-promossa-dalla-bce-patrimonio-gia-oltre-minimi_2bbcbf38-99f0-4171-8d38-cfa8a6179b04.html), essendo squisitamente positiva, è passata in sordina o quasi. Perchè se va male il Mps, in sostanza, non si pensa alle problematiche del territorio, ma si pensa ad attaccare questo o quel partito. Che sicuramente di colpe ne hanno avute, s’intende. Tuttavia è ormai abitudine forzata della nostra realtà quella di enfatizzare le cose che non funzionano: non perchè non ce ne siano, ce ne sono a bizzeffe; ma il compito di un giornalista non è sarebbe non quello di “enfatizzare”, ma di “raccontare”. Sempre e comunque. E senza connotazioni.

Ps uno: una bella riflessone di Andrea Bianchi che copio e incollo. “Ogni giorno c’è un argomento per indignarsi fino a quando il giorno dopo viene tirato fuori un nuovo “caso” e allora quello del giorno prima viene archiviato nel dimenticatoio. E così via, nel più bieco conformismo del pessimismo filosofico-politico da bar. È uno sgomitare nel mare del niente, in questo la città non è cambiata affatto.  Nell’ultimo anno Sara Corti scritto quasi una volta al mese, sul “Corriere di Siena”, la mappa dei negozianti della città (soprattutto quelli storici) che via via sono stati costretti a chiudere la propria attività. Un lavoro che ancora non si è esaurito visto che altri esercizi commerciali stanno mettendo il lucchetto alle porte e nei prossimi mesi altri storici commercianti faranno lo stesso. E nemmeno la ristorazione sembra essere da meno in questo triste ed inarrestabile tramonto che vedrà l’alba di altre novità imprenditoriali che però non avranno certo il fascino dei vecchi, cari bottegai senesi. Senza parlare poi del dato drammatico delle aziende della provincia, fallite o in via di chiusura. Mi dispiace tanto perché tutto questo ci renderà umanamente più poveri, ci farà cambiare abitudini, ci provocherà un incancrenimento culturale. Vivremo una nuova epoca, ci dovremo adeguare ad una globalizzazione che non mi piace e che non mi appartiene. Le cause sono molteplici, ognuno saprà ragionarci. Non mi piacciono però gli “indignati sociali”, i “condivisori compulsivi”, chi punta sempre il dito contro. Mi chiedo quante volte nell’ultimo anno siamo entrati dentro un negozio per acquistare un cd, un vinile, un dvd anziché scaricarlo da internet? Per acquistare un bella borsa o un paio di scarpe nuove anziché andare in un outlet per lo sconto del 40% su oggetti di 3 anni fa? Per comprare una cornice artigianale, una ceramica o anche un mobile di qualità senza rifinire in un Centro commerciale, magari a 80 chilometri da qui? Per comprare un libro, un quotidiano, una rivista, un biglietto per un concerto o una partita senza andare al bar o restare in casa alla tv? Per mangiare piatti della tradizione e bere una buona bottiglia di vino, magari frequentare una volta a settimana una pizzeria anziché preferire il panino del kebab con lattina di Coca? Acquistare prodotti alimentari Dop senza cercare l’occasione nella grande distribuzione per poi lamentarsi della scarsa qualità? Oppure farsi consigliare e far lavorare un gommista anziché comprare prodotti scadenti sul web per abbattere i costi del 50% a scapito della sicurezza e professionalità? La mia passione per il collezionismo mi porta a frequentare tanti posti, negli ultimi due anni ho visto numerosi antiquari in crisi e crescere a dismisura i mercatini dell’usato. E alla fine capisci tante cose e rispondi, tuo malgrado, ai tanti perché di una quotidianità completamente ribaltata. Quando chiude un negozio, un ristorante, una libreria, una edicola, una azienda tutti siamo più poveri, prima di tutto culturalmente perché “chiudere” vuol dire perdere sempre qualcosa. E tra queste c’è anche la vita di una città perché le radici di un popolo si ritrovano soprattutto nella tradizione e nei costumi, nella conoscenza, nei rapporti umani. Ma oltre alla crisi generalizzata c’è di più: questa società contemporanea ci ha fatto cambiare le abitudini. C’è sempre da fare un distinguo, è vero, generalizzare è un errore, ma in fondo una verità c’è: quando chiude qualcuno pensiamo a quante volte siamo stati loro clienti. Serve molto di più che indignarsi… Ovviamente prima che domani si passi ad un nuovo caso su cui sparlare”.

Ps due: non tutto va male. General Electric incontrerà 17 aziende senesi per valutare possibili interessenze e collaborazioni. Un esempio concreto che declina il concetto di attratività economica. (http://www.ilcittadinoonline.it/economia-e-politica/general-elctric-oilgas-incontra-17-aziende-senesi/).

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Una risposta a Mps promosso (e due ps interessanti)

  1. …perchè quel parametro in pagella è solo virtuale:
    non porta alcuna ricaduta positiva in vantaggio dei lavoratori, delle famiglie e del territorio. Viceversa aver troppe volte avuto ragione in passato mi porta ad astenermi dal commentare, anche ciò che è successo nelle 4 banche dove sono state “bail_in-ate” le obbligazioni subordinante, perchè la Spoleto, Carige e (soprattutto) le successive potrebbero prendersi in antipatia la mia analisi, pur oggettiva, contrariamente alle sviolinate dei giornalisti e dei sindaci indagati che parlano senza conoscere i fatti cogenti.
    Cordialità.

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