Barca nella tempesta (e tre ps)

Non ci sarebbe neppure bisogno di scomodare lo Statuto (vecchio o nuovo che sia) della Fondazione Monte dei paschi, ma siccome in certe occasioni è bene andare per formalità, basta leggerlo (è anche all’inizio, per i più pigri, siamo appena all’articolo 3): “Nel perseguire  l’obiettivo dell’utilità sociale e per mantenere e incrementare lo sviluppo economico la Fondazione, fedele ai legami ricordati, garantisce il proprio impegno affinché: – siano mantenute nella città di Siena la sede e la Direzione Generale della Banca Monte dei Paschi di Siena Spa; – almeno la maggioranza dei membri ed il Presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca Monte dei Paschi di Siena SpA siano scelti tra persone domiciliate nel Comune o nella provincia di Siena”. Basta e avanza. Perchè le affermazioni del presidente Marcello Clarich (“Mantenere la sede della banca a Siena può non essere più un obiettivo realistico”) potranno anche essere “giustificate” (notare le virgolette) dalla aggregazione ormai prossima o addirittura dal fatto che la perdita della sede della direzione generale è ormai un tema che riverbera da molti mesi. Quello che trovo però  incomprensibile è questa forma di immobilismo in mezzo alla tempesta. Come se si navigasse sopra ad una barca sbattuta a destra e sinistra, probabilmente prossima all’inabissamento, e non si provasse almeno a portarla in salvo, attendendo inesorabilmente la sua fine in fondo al mare. La stalla sarà anche vuota, insomma, ma almeno proviamo a chiudere le porte. Del resto il presidente della Fondazione è nominato da una deputazione generale che a sua volta è nominata da enti ed istituzioni locali, Curia e Università comprese, che dovrebbero rappresentare i cittadini. Un conto è la necessaria autonomia gestionale nell’amministrazione, per recidere lacci e lacciuoli che nel passato hanno imbrigliato la Fondazione stessa, portandola a eseguire meramente gli ordini della Banca (e della politica); un conto è contravvenire di fatto allo Statuto e al legame con il territorio in cui è immersa. Rendere, cioè, la Fondazione quasi un corpo estraneo dal contesto. Per questo mi pare perfino necessario che la politica, di maggioranza per prima, di opposizione per seconda, intervenga duramente e apra un dibattito serio, approfondito, deciso. E dunque una domanda sorge spontanea, anche in conseguenza al dibattito delle ultime settimane. La politica deve o non deve interessarsi alle vicende del Monte dei paschi?  Il Monte dei Paschi è una delle aziende più importanti di tutta la Toscana e del centro Italia, per numero di dipendenti e indotto. Ergo la politica se ne deve occupare, come si occupa di tali questioni in tutto il mondo. Il problema diventa quando la politica si intromette senza competenza (come è successo) e quindi fa danni e quindi si trasforma in “mala” politica o quando non si occupa della difesa dei lavoratori, ma di “alta” finanza. Ma questa è un’altra storia. O forse no.

Ps uno: sempre sull’argomento Mps è interessante la riflessione de “La Martinella” (https://lamartinelladisiena.wordpress.com/2016/01/28/mps-e-territorio-meccanismo-al-contrario/) sulle dichiarazioni di Clarich e Viola.

Ps due: nel frattempo la banca torna in utile dopo ben cinque anni (http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/01/28/news/mps_torna_in_utile_dopo_cinque_anni-132239983/?rssimage). Tutto risolto? No. Basta leggere i dati con un po’ più di attenzione. Ma questo dato conferma che la stabilità dell’istituto, certificata dagli analisti e al netto dell’altalena in borsa, non è pura utopia.

Ps tre: benchè questo sia un blog personale, provo sempre a separare la mia opinione dai fatti o, comunque, quando ne posto una, cerco sempre di specificarlo. Nel caso del post di ieri, realtivo alle Aru, pensavo di essere stato chiaro. Ad uso e consumo, in ogni caso: non sarei certo felice di tirare fuori quattrini per posteggiare la mia auto sotto casa a San Prospero. Di base, tuttavia, non sono contrario alle Aru, se queste, come detto, fossero inserite in un progetto globale e generale di mobilità e traffico della città. Un po’ come avviene per le tasse: scoccia pagarle, soprattutto quando sei davanto ad uno stato inefficiente. Fosse efficiente, la cosa sarebbe ben diversa. Che ci volete fare, io la penso così.

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