Effervescenza (e tre ps)

Effervescenza. E non legata al vino. E’ però il termine che mi viene in mente ripensando alla due giorni di “WineandSiena” che abbiamo vissuto fra sabato e domenica (con l’inaugurazione di venerdì). Effervescenza intesa (anche) come volontà di creare qualcosa di nuovo o, se volete, ri-creare qualcosa che a Siena c’era (il Vinitaly è nato qui, per esempio, prima che la “boriosa autarchia” lo facesse partire per Verona). Effervescenza nei produttori, di Siena e non solo, presenti fra Rocca Salimbeni e Continental, vogliosi di far provare i propri prodotti. Effervescenza anche nei (tanti) che hanno deciso di partecipare, gustandosi i prodotti in spazi non del tutto conosciuti al grande pubblico (alzi la mano chi abbia avuto la possibilità o anche solo la volontà di conoscere a menadito le stanze di Rocca Salimbeni o del Grand Hotel). Domani gli organizzatori (Gourmet’s International e Confcommercio) daranno notizia dei numeri della manifestazione e si comincerà a ragionare su tanti aspetti. Siena dovrebbe anche domandarsi sul perchè l’idea sia venuta sostanzialmente da Merano, ma questa è un’altra storia, sulla quale proverò a ragionare. Il discorso si interseca anche con il futuro. Gli organizzatori hanno chiesto di allargare e aprire ad altri luoghi, primo fra tutti il Santa Maria della Scala. Dal sindaco Bruno Valentini (proprio ai microfoni di Radio Siena – Siena Tv, che – a questo proposito – hanno raccontato in diretta l’evento e lo faranno ancora) è arrivato un primo “si”, da una luminare di turismo e vino come Donatella Cinelli Colombini è (sempre ai microfoni di Radio Siena – Siena Tv) arrivato un convinto assenso (“Pensate agli spazi del vecchio Spedale, possono contenere mille produttori di vino e pensate a cosa potrebbe venire fuori per la città”).  Mi permetterei di aggiungere anche un  maggiore coinvolgimento dell’Enoteca Italiana, che peraltro sta provando a riprendersi dopo una burrasca. L’idea di un evento “diffuso” in tutto il centro storico farebbe diventare Siena la capitale del vino, anche come tempi la città del Palio diventerebbe primo riferimento annuale della “stagione” vitivinicola. E quale miglior territorio di quello senese, patria di ben cinque Docg, ma anche di innumerevoli prodotti alimentari certificati eventualmente da abbinare in una parte di questa manifestazione? Naturalmente ne guadagnerebbe (molto) tutto quello che è l’indotto, che non è certo un aspetto da sottovalutare. Cito solo un dato: degli ottomila posti disponibili come strutture ricettive a Siena, in questo periodo di bassissima stagione, rimangono a disposizione circa la metà. In tanti preferisocno chiudere per ristrutturare, ammodernare, dare le ferie al personale e quant’altro. Ma sono sicuro che avrebbero la disponibilità a rimanere aperti se ce ne fosse l’opportunità. Così come i ristoranti e anche le altre strutture legate al turismo, in un progetto generale di de-stagionalizzazione. Anticipo già la perfino scontata “polemica” (si fa per dire) della Siena Tafazzi, partendo dalla sezione “Ehmaisti”: “Eh ma costava troppo”, “Eh ma era organizzata così e non cosà”, “Eh ma c’era la fila” e amenità varie. Era la prima edizione, forse anche l’edizione zero: la miglior risposta, probabilmente, viene dai produttori protagonisti dell’evento, quelli che su queste cose ci vivono (per davvero) e sono abituati a fare prima che a parlare (sui social o al bar): grande entusiasmo, nella consapevolezza che tutto è migliorabile e che alcune cose vanno migliorate nelle prossime edizioni. Proseguo con la sezione “Benaltristi”, che coinvolgono anche coloro che hanno già espresso il proprio personale rifuto all’utilizzo del Santa Maria della Scala per questo evento. Si, Siena Capitale del vino per due giorni non basta. Ma aiuta. In quanto al Santa Maria della Scala, chiudiamolo e festa finita. E apriamo un bel capannone in Cerchiaia, almeno non ci sono problemi per la passeggiattina domenicale per il Corso a comprare le paste del Nannini e non si disturba chi guardando il cielo dice “Si stava meglio prima”. Chissà perchè, ma qualcuno lo diceva anche quando avevo dieci anni. Ed erano gli anni Ottanta.

Ps uno: su questo argomento mi trovo (e ringrazio per la citazione) d’accordo con il blog di Susanna Guarino (https://sonosusannaguarino.wordpress.com/2016/02/01/da-wine-siena-la-stoccata-vincente-ai-distruttori-sistematici/). A me non duole per me niente essere d’accordo con qualcuno…

Ps due: sempre sull’argomento, per chi non si fida di questo o dell’altro blog, questo parere è senz’altro più autorevole ( http://www.cinellicolombini.it/blog/vigne-e-vini/winesiena-primo-evento-nazionale-2016-del-vino).

Ps re: post che c’entra meno (ma non troppo). Riparte l’iniziativa “Febbraio al Museo” (http://www.gonews.it/2016/01/25/febbraio-al-museo-apertura-straordinaria-della-sala-dei-costumi-del-palio-al-pubblico/). Altro tentativo di de-stagionalizzazione, giusto, sbagliato lo diranno più che altro le cifre. Per la rubrica “Siena Tafazzi”, però , mi permetto di dare un consiglio a chi sparla a destra e manca. Non esagerate o, comunque, fatelo pure, ma con cognizione di causa: per fare un esempio il termine “monture” fa riferimento ai costumi delle Contrade; per quelli del Comune, invece, bisgona parlare di “costumi”. Da qui “sala dei costumi”. Occhio ad autoaffibbiarsi la coccarda di “senesità” (che a me fa paura, peraltro), si rischiano figurette. Così, semplicemente.

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