Ancora Aru (e due ps)

Ho letto sul “Corriere di Siena” della nascita di un Comitato di quartiere a  San Prospero contro la Aru. Sono lì residente e non ne sapevo niente, evidentemente è colpa mia. La cosa mi interessa molto, anche se, ribadisco, il problema non è (o non è solo) scagliarsi contro la Aru o la relativa “gabella” che ci sarebbe da pagare, ma capire il progetto generale della mobilità (https://eliofanali.wordpress.com/2016/01/28/aru-un-problema-complesso/). La nascita dei Comitati di quartiere è in genere positiva, perchè è positivo che i residenti di una zona si interessino e si attivino a difesa di un loro territorio e per portare avanti alcune istanze. A patto che tutto questo non sia poi marchiato politicamente da questa o da quella forza, per l’appunto, politica, sia essa di opposizione o di maggioranza. E che soprattutto la discussione verta su delle richieste costruttive, tenendo conto di tutti gli aspetti. Mi permetto in quetso senso di sottoscrivere un’intervista rilasciata da Leonardo Nannizzi, sempre al “Corriere di Siena”, alcuni giorni fa, in cui si diceva, in esteama sintesi, che nell’istituzione delle Aree a rilevanza urbanistica si debba tenere conto di tutte le esigenze, istituendo ad esempio zone a parcheggio (anche a pagamento) per i residenti, zone a pagamento per chi arriva, ma anche sosta gratuita a termine, in modo da non sfavorire troppo i commercianti. “Tenere conto di tutte le esigenze”: un mantra difficile da appplicare certo, ma lo sforzo dell’amministrazione deve andare in questo senso: anche a San Prospero, dove, nella parte “alta” c’è obiettivamente un problema di parcheggi, perchè la zona viene “sfruttata” molto da chi si reca nel centro storico. Ma, come detto e scritto nel post di cui sopra, il problema verte su più questioni: l’Aru non è “la” soluzione, ma neppure “il” problema.

Ps uno: sulla questione mobilità invito a leggere anche la considerazione del blog “La Martinella” (https://lamartinelladisiena.wordpress.com/2016/02/14/un-film-gia-visto-tante-volte/)

Ps due: si è diffusa, per fortuna non molto, la “bufala” secondo la quale l’albergo Toscana in via di Calzoleria sarebbe stato riaperto per ospitare 85 profughi. A parte che le regole dettate dalla Prefettura parlano di un massimo di 35 “ospiti” per struttura, la notizia è del tutto infondata. Il problema è che questa bufala è stata diffusa dalla politica. Da coloro che, insomma, certe cose dovrebbe saperle e che dovrebbe non “insinuare”, ma fare il bene della collettività e fare da “filtro”, spiegando quello che non è possibile che accada. Ed oltretutto conoscere le regole, anche quelle legate al numero dei possibili profughi per ogni struttura, per esempio. Poi ognuno può pensarla come vuole sui profughi e condurre le proprie battaglie politiche. Ma una battaglia politica non è una bufala. Purtroppo non è la prima volta, fra “selfies falsi”, foto fasulle e ritoccate. Per non parlare di dichiarazioni quanto meno opinabili.

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