Asili (e un ps)

Sulla vicenda dell’asilo messo sotto sequestro di cui si è dibattuto molto sui giornali e sui social in questi giorni, come al solito c’è bisogno di un equilibrio che, in tanti casi, non si riesce ad avere. La notizia ad effetto e scandalistica bisognerebbe lasciarla al gossip o al commento “facebookkiano”, l’approfondimento è (o dovrebbe essere) un’altra cosa. Non entrerò nello specifico, per il rispetto dovuto nei confronti di tutte le parti in causa e visto il procedimento attivato. E’ chiaro che da una parte, nonostante gli ottimi livelli del welfare senese (SienaTafazzi non è d’accordo) l’iniziativa privata di quel tipo sia comunque utile e permetta e abbia permesso a tante famiglie di arrivare alla fine del mese senza dover sopportare il pagamento comunque oneroso di asili pubblici o addirittura strutture private. Inoltre è altrettanto certo che ci sono strutture di quel tipo gestite da persone capaci e bravissime, che nel tempo hanno dimostrato la loro bravura. Dall’altra, il problema, però, è il medesimo di una laurea: un foglio di carta non fa automaticamente di una persona un mostro di intelligenza, ma certifica come sia stato fatto un percorso di studi. Sarà poi il “mercato” o un bando o un concorso, a fare di quella persona un professionista “bravo”. Non è un problema di casta o, dall’altro lato, di “ghettizzazione”, ma di tutela generale. Mi spiego meglio nel caso specifico. La Regione Toscana norma tutti i servizi educativi con un Regolamento cui, essendo una legge, tutti si devono attenere, i Comuni per primi. In questo regolamento vengono normati anche i Nidi “domiciliari”, i quali  devono avere dei requisiti (ad esempio titolo di studio di chi ci lavora, spazi interni con caratteristiche precise, requisiti previsti dalla normativa in materia di sicurezza, igiene e sanità, per la salvaguardia della salute e del benessere dei bambini e del personale addetto). Regole che se rispettate, portano all’autorizzazione da parte del Comune di competenza e all’attivazione del servizio, pagando le tasse e sottoponendosi ai periodici controlli del Comune stesso. Ma se i requisiti non ci sono il nido domiciliare non può essere aperto.  Quesot il link del regolamento regionale (http://www.regione.toscana.it/-/regolamento-per-i-servizi-educativi-per-la-prima-infanzia). Sia chiaro: nessuno in questo blog vuole condannare questo o quel provvedimento (non entro come detto nella vicenda), c’è bisogno però di rispetto delle regole, anche quando, purtroppo, si tratta di fogli, di burocrazia, di lunghe e noioisissime file, di pagamenti vari. Per le famiglie è, da una parte purtroppo, l’unica garanzia; la competenza e la bravura non si comprano al mercato, certo, ma un foglio in più aiuta a districarsi. Poi si possono e si debbono fare battaglie per snellire burocrazia e permessi, ma le regole ci sono e, ahimè, bisogna rispettarle. In definitiva è bene che ci sia iniziativa privata in una città che ha bisogno di creare “altre” iniziative; ma che tutto sia definito da regole precise e per tutti. E vale anche per altri campi.

Ps: ancora una considerazione degna di nota sul blog “La Martinella” (https://lamartinelladisiena.wordpress.com/2016/02/15/breve-riflessione-su-quanti-siamo/)

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