Il Polo e una città (forse) normale

Una notizia forse passata un po’ in sordina è la firma della convenzione fra Accademia Musicale Chigiana, Fondazione Siena Jazz e istituto musicale Rinaldo Franci per la creazione di un “polo musicale” di grandissima eccellenza a Siena. Stiamo parlando, infatti, di tre enti di livello internazionale, anzi addirittura mondiale, della nostra città. I quali, peraltro, formano (e si tratta di alta specializzazione) qualcosa come settecento allievi, tanto per dare qualche numero (Polo Musicale ).  La cosa che mi pare molto interessante è che si tratta di una convenzione non solo “sulla carta”, ma con finalità vere e proprie, pratiche: questo, per l’appunto, può portare a sviluppi concreti per fare di Siena davvero un polo di eccezione e di riferimento mondiale, più di quanto non lo sia già adesso. Ci sono tre “scuole” di eccellenza. Se producono sinergie possono creare una crescita esponenziale, che non è la semplice somma dei tre poli. La collaborazione – leggendo nella convenzione – prevede incontri periodici dell’apposito Gruppo di Lavoro composto da rappresentanti delle parti; scambio regolare di informazioni e documentazioni sulle attività programmate;  promozione di un interscambio tra allievi e docenti nelle attività didattiche e laboratoriali; sviluppo di specifiche attività di produzione e di sperimentazione, come coronamento dell’iter formativo; condivisione di attività di ampliamento e formazione del pubblico; sviluppo di sinergie operative nella promozione, nel sistema di accoglienza (per allievi, docenti, artisti), nelle infrastrutture (anche in termini di aule e laboratori) e nelle dotazioni strumentali/tecnologiche; disponibilità a far dialogare e collaborare le proprie strutture e il personale; sviluppo di partnership con altre Istituzioni cittadine (a partire da quelle  componenti il Sistema Universitario Senese), regionali, nazionali ed internazionali. L’unione, insomma, che fa la forza. Banale? Forse. Di certo prima nessuno c’aveva pensato. Ah già, ma prima Siena non era una città “normale” e poteva benissimo fare senza. Adesso, nel bene e nel male, è invece diventata una città “normale”, in cui i soldi non cadono dall’alto e a celeberrima attrattività va creata. A partire da quello che di buono c’è (ancora).

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