Un piccolo primato

Questa amministrazione comunale ha raggiunto un piccolo primato. Quello di riuscire a far creare un Comitato cittadino contro un progetto che non vedrà mai la luce. Perchè l’Area a rilevanza urbanistica a San Prospero non si farà. Né oggi, né mai: è stato chiarito a chiare lettere (https://eliofanali.wordpress.com/2016/03/18/niente-aru-a-san-prospero-e-due-ps/). Evidentemente le dichiarazioni, perlomeno dicotomiche, dell’assessore Maggi hanno creato però un bel pò di confusione sull’argomento (prima si, poi no, poi “Aru elastica”) e quelle del sindaco Valentini – derivanti dall’allarme lanciato dal Siena Club Fedelissimi – di cui sopra non hanno calmato le acque. In ogni caso il progetto non ci sarà, con sospiro di sollievo del Comitato stesso, nato fra commercianti e cittadini del quartiere, evidentemente proprio contro un progetto che da qualche parte prima deve essere nato e poi tirato fuori. Anche se alcuni esponenti del Comitato stesso chiariscono “tanto noi siamo contro tutte le Aru”. Legittimo, s’intende, ma preferirei che il Comitato parlasse di “continuare a sorvegliare” sulla questione San Prospero, che sperticarsi in giudizi su aree diverse e con (pare) opinioni diverse dei cittadini sull’Aru stessa. Anche perchè altrimenti sembra quasi di fare, per dirla alla senese, come il cittino a cui è stato tolto il giochetto e che punta i piedi per riaverlo. Non me ne vogliano, s’intende, i componenti del Comitato stesso: come ho già scritto quando c’è una mobilitazione dal basso è sempre utile, smuove le coscienze e i cervelli, crea fervore, discussione, dibattito, confronto. Magari ci fosse meno “speculazione” politica, ma fosse per davvero un movimento “civico” forse sarebbe meglio. Ma forse è chiedere troppo.

Ps: noto, con piacere, che in città è arrivata una nuova sfornata di architetti, ingegneri, mass-mediologi, antropologi, psicologi, psichiatri, critici d’arte, questori, poliziotti, generali, geometri, economisti, ragionieri, avvocati, giudici e magistrati. Che città di cultura siamo diventati. Umberto Eco aveva ragione. Sempre di più.

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