Regolamento (con un ps per par condicio costituzionale e un ps di quasi cucina)

Il nuovo regolamento sui pubblici spettacoli è realtà. Almeno un passo, dopo più di dieci anni, è stato fatto. Dodici pagine, in cui, in sostanza il Consiglio Comunale ha disegnato meno burocrazia e la possibilità di maggiori aperture: leggendo qua e là, stop alla musica in piena notte, gli esercenti potranno fare eventi musicali senza troppe scartoffie, ma entro limiti precisi. Non si potranno trasformare in locali pubblico spettacolo e quindi potranno farlo purché non diventino discoteche “simulate”, non facciano bigliettazione e non installino apposite  strutture che “stravolgano” l’esercizio; ma soprattutto purché rispettino le norme sull’inquinamento acustico e a condizione che la musica cessi entro la mezzanotte o al massimo all’una nelle serate di venerdì, sabato e prefestivi. Attività di maggiore impatto (bigliettazione, strutture ad hoc ed altro) saranno possibili, ma solo 12 volte all’anno di cui 5 anche con superamento dei limiti di immissione sonora purché venga presentato un progetto tecnico-acustico tramite una Scia, la segnalazione certificata di inizio attività. Tutto il resto sarà ovviamente soggetto a licenza di pubblico spettacolo (un riassunto lo trovate qui Regolamento) . Le reazioni? Prevedibili, non perchè io abbia la sfera di cristallo, ma perchè conosco il livello del dibattito cittadino. Ed infatti ci si divide di già fra coloro che considerano tale innovazione come una soluzione a tutti i mali e chi pensa invece che non serva assolutamente a niente. Per me è l’occasione di ribadire un concetto che pare molto semplice, ma che, evidentemente, non entra nella testa di tutti. Sul centro storico di Siena (anche per particolare conformazione…strutturale) vertono più esigenze e più interessi che sono stati, sono e saranno spesso (quasi sempre) in conflitto fra loro: prendo ad esempio quello di chi vuole “vivere la notte” e quello dei residenti, per farne due dei più comprensibili. L’equilibrio sta fra l’estremismo del “radical chichismo” di chi crede che Siena-va-vissuta-perchè-fa-cultura e la tolleranza-zero di alcuni (sottolineo: alcuni) residenti, la via di mezzo in sostanza, un pizzico di buonsenso ed evitare di incespicare in contraddizioni politiche (ad esempio di quelle forze che denunciano la “città-museo” e poi protestano contro la movida) potrebbe essere la ricetta giusta. Evitando, magari, i gusti personali: tanto per fare un esempio, al sottoscritto andrebbero a genio locali che fanno musica ogni tre metri. Tanto abito a San Prospero.

Ps uno (importante): come si dice, se Atene lacrima, Sparta non si sollazza. Perchè, come scritto ieri, se l’ipotetico comitato del “Si” a Siena per il referendum costituzionale ha creato un gruppo su Facebook utilizzando uno strumento del social e “pescando” qua e là senza chiedere il “consenso” (lo metto fra virgolette perchè teoricamente non è previsto dagli strumenti stessi di facebook), l’identica cosa è stata fatta per l’ipotetico comitato del “No”. Parlo per esperienza personale. Capisco, in entrambi i casi, come si sia fatta una cosa assolutamente legittima, che chiunque si può cancellare (personalmente non lo farò, sono curioso…) e che c’è di peggio nella vita (anche quella social). Ma, come scrivevo ieri, non si tratta di gruppi (con tutto il rispetto) di amanti della cucina valdostana, sono temi che investono la Costituzione e la politica. Un po’ più di attenzione e di, chiamiamola, “delicatezza”, non guasterebbero. Poi, infatti, non ci lamentiamo se le persone vanno a ingrandire le fila di chi non va a votare.

Ps due (di cucina, ma non solo): tirata quasi per i capelli, è arrivata la risposta, meglio dire sono arrivati alcuni chiarimenti, dalla Soprintendenza per la vicenda-Masterchef (qualcosa potete trovare qui Masterchef). La questione che andrebbe ampliata è però non nel merito del reality di Sky e alla fine neppure nelle responsabilità del si o del no a Cracco e compagni, ma della differenziazione fra promozione e mercificazione. Che è un argomento molto più complesso e molto più delicato. Di certo alcune cose non tornano: ad esempio la tolleranza su certe insegne, strabordanti anche in Piazza del Campo.

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