Orizzonti neri

Ho come l’impressione di dover assistere, purtroppo, ad un dejà vu. Nella speranza che la conclusione non sia proprio mal medesima, cioè quella della drammatica (sportivamente parlando, ma non solo) estate del 2014, in cui, all’unisono, furono cancellate le storie di Robur e Mens Sana. Le ragioni sono diverse, dopo i fasti (e gli errori) targati Monte dei paschi di Siena e lasciando da una parte le inchieste giudiziarie legate alle gestioni fallimentari. Società che poi hanno avuto la forza di ripartire, s’intende, rispettivamente dalla serie D e dalla serie B, passando subito alla Lega Pro e alla serie A2. Ma adesso che entrambe hanno concluso la stagione, sportivamente in maniera positiva (con tutti i se e i ma del caso, soprattutto per il calcio), lo sguardo si rivolge al futuro. E l’orizzonte non mi pare del tutto chiaro, limpido e trasparente. Nel calcio la gestione di Antonio Ponte non è stata proprio “economica”: se vogliamo riassumere e sintetizzare, a causa di tanti fattori i ricavi sono stati molto inferiori ai costi. Tanto che a febbraio c’è voluto il “jolly” dei due milioni di Anna Durio per sanare la situazione. Ma non basta, perchè i problemi fra i soci senesi prima e, soprattutto, l’attuale mancato accordo fra la stessa Durio e lo stesso Ponte per gestione corrente e valutazione complessiva della società rischia seriamente di far saltare il banco. E se davvero tale banco saltasse vedo molto complicato poter far sopravvivere la società in Lega Pro, perchè se a febbraio si rischiava seriamente il fallimento, a giugno dal rischio si passerebbe alla certezza. La situazione della Mens Sana è leggermente diversa, ma il rischio è più o meno il medesimo. Encomiabile il lavoro fin qui portato avanti da tifosi e Consorzio, ma certo la realtà è quella che è, così come il tessuto sociale di riferimento. La Polisportiva non è più in grado (e per la verità, in quanto “polisportiva” non è neppure il suo ruolo) di fornire supporto economico, tant’è che è scesa al venti per cento e tendenzialmente potrebbe anche scendere al dieci per cento. C’è dunque un mero, ma sostanziale, problema di bilanciamento fra costi e ricavi: gli sforzi fin qui profusi non appaiono sufficienti e anche in questo caso, facendo ovviamente una fotografia alla situazione attuale, gli orizzonti appaiono neri.

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