Santa Maria: l’analisi di Pitteri

L’intervista rilasciata dal direttore del Santa Maria della Scala Daniele Pitteri a Daniele Magrini nella trasmissione “Di Sabato” (Di Sabato ) ha regalato tanti spunti. Invito a rivedersela, magari “stimolati” da qualche appunto che propongo stamani, perchè il direttore ha analizzato con lucidità la situaizone, edulcorandola da logiche politiche o di appartenenza, nonostante la sua sia una nomina legata all’amministrazione, e non ha disdegnato critiche sul passato. Durante la settimana alcune parti dell’intervista saranno rilanciati dai tg di Siena Tv. Magari per stimolare un dibattito cittadino, nella speranza che non sia il solito “j’accuse” contro questo o quello, ma che sviluppi un’idea o una proposta per il futuro. “C’è una complessità iniziale – ha detto Pitteri -. Il Santa Maria è un luogo fuori scala, cioè molto grande per città di 50mila abitanti, per quanto Siena abbia visibilità internazionale e brand forte. Sono stati fatti investimenti, ma si soffre di una mancanza di una manutenzione programmata, cosa che costringe a dover pensare a interventi rapidi che consentano al Santa Maria di avere condizioni di sicurezza per pubblico e opere. Chi paga per questi lavori? Su questo bisogna ragionare e preoccuparsi. Per una parte di questi interventi di recupero sono stati recuperato due milioni di euro dai bilanci del Comune”. “Bisogna recuperare – ha aggiunto – la memoria del luogo, il suo essere commistione con altre culture del mondo, stiamo andando verso il ragionamento di svincolare il Santa Maria dall’idea che sia solo un contenitore; fare cioè modo che si trasformi da un luogo espositivo in centro di produzione artistica. E’ complesso, bisogna capire quali discipline e ambiti ed anche come intervenire. Svliluppare dunque un progetto complessivo coerente e per lotti. Ci sono attualmente ventimila metri quadri disponibili, ma altri ventimila metri recuperabili. Bisogna fare progetti, valutare la sostenibilità economica e non parlo solo degli investimenti per farli, ma per garantire condizioni che nel medio lungo periodo consentano tali progetti. La manutenzione è mancata nel Santa Maria ed è mancata anche nel progetto Canali, che io condivido nello spirito, ma del quale penso che ad una linea generale non sia stata affiancata una visione del futuro che non sia solo il recupero conservativo. Per realizzare un’idea complessa bisogna trovare i soldi. E Siena può trovarli nel mondo, ma ci vorrà del tempo”. Sulla questione Pinacoteca Daniele Pitteri ha parlato di “dialogo con il Polo Museale a 360 gradi. Il trasferimento della Pinacoteca non è un trasloco, prevede un progetto, tenendo conto del patrimonio. Un anno è il minimo per realizzarlo. A tale progetto vanno aggiunti i progetti architettonici, che non sono semplici. C’è un percorso, ma richiede alcuni anni. La mia domanda è nel frattempo cosa succede? Teniamo le opere in magazzino? Non si tratta di un trascloco, ma un trasferimento che richiede tanti passaggi, non ultimo quello dei fondi. Nel frattempo è giusto che le opere della Pinacoteca siano accessibili”. “I miei obiettivi? Principalmente tre – ha spigato ancora – Il rilancio del Santa Maria non solo come contenitore, selezionando molto quanto si deve esporre e negli ultimi anni non è stato così; speriementare un modello di gestione che metta assieme pubblico e privato, sul bando fatto conto molto perchè per la prima volta un’ente pubblico non pensa di sbarazzarsi di una propria attività dandola a terzi, ma pensa di creare un organismo congiunto in cui pubblico e privato gestiscono assieme un luogo così complesso, con direzione artistica e direzione contenustica che restano in mano al comune; la terza cosa è creare un progetto di massima sul futuro del Santa Maria”. “A fronte di un’enorme ricchiezza ideativa – ha criticato Pitteri –  non ho trovato nessun piano di fattibilità economica, nessun piano di investimenti, nessun piano di sostenibilità nel tempo. I conti mi dicono che abbiamo ventimila metri quadri da ristrutturare, soltanto il recupero costerebbe venti milioni di euro, ma naturalmente non è restauro di un appartamento, quindi va almeno raddoppiato, direi triplicato. Sull’esistente, se funzionasse al meglio e cioè il Santa Maria fosse sempre pieno per i limiti di sicurezza potrei al massimo fare 250mila visitatori all’anno, che con un biglietto medio di sette euro porterebbe un milione e mezzo all’anno di incassi. Il Santa Maria ad oggi costa un milione e trecento mila all’anno. Bisogna fare un ragionamento su questo. Museo statale? Non cambiarebbe molto, il problema si porrebbe comunque”.

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3 risposte a Santa Maria: l’analisi di Pitteri

  1. Guido ha detto:

    Mi pare un ragionamento lucido, però non capisco e non riesco ad immaginarmi in che senso possa diventare un luogo di produzione piuttosto che di esposizione artistica.

  2. antonio ha detto:

    è stata, quella del direttore Pitteri, un’analisi molto lucida, concreta, da persona che si è resa conto, lavorandoci, di tutte le difficoltà del luogo. troppe volte si è parlato a sproposito su quello che si deve e non deve fare, in questi anni, troppi voli pindarici e molta teoria, senza giungere a nulla, o quasi. spero vivamente che Pitteri riesca a infondere entusiasmo e soprattutto riesca a trovare l’unica vera risorsa che serve per sviluppare idee grandiose o minimali: i soldi.

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