Caino e Abele

Ventisei anni fa si consumava un dramma forse un po’ dimenticato a Siena. O forse no. Sergio Cosimini uccideva infatti a colpi di pistola i due militari dell’Arma Mario Forziero e Nicola Campanile. In via dei Gazzani, in una strada che, probabilmente, tutti noi calpestiamo centinaia di volte. Una semplice ricerca sul web può far capire a chi si ricorda meno o a chi non l’ha proprio vissuta, che quei colpi potevano benissimo essere destinati ad un passante. Oggi ho assistito alla cerimonia, toccante come sempre. Ho avuto anche modo di parlare con Marco Cordone, figlio di Antonio, che fu, appena qualche mese prima, la prima vittima di Cosimini. Per “deformazione” familiare, sono abituato, come altre volte ho scritto, a cercare sempre il perchè delle cose e quindi anche il perchè di un comportamento, pure se socialmente ritenuto “deviato”, scorretto, da “ultimo” di quella strana cosa che è la convivenza civile o,s e preferite, la quotidianità delle cose. Questo non toglie, tuttavia, che tentare di capire o, al limite, tentare di recuperare Caino significhi dimenticare Abele. Cordone ha in effetti fondato proprio un’associazione “Dalla parte di Abele”, perchè se c’è bisogno di capire perchè certe persone cadano in uno dei tanti vuoti della società, c’è altrettanto bisogno di non cedere al’eccessivo buonismo, all’estremizzazione e financo all’esasperazione del recupero sociale. Cosimini – ha ricordato Cordone – è stato riconosciuto totalmente infermo di mente, con l’aggravante della pericolosità seriale. Recluso in sicurezza detentiva prevalentemente all’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino, Cosimini è stato nel 1998 autore di un tentativo di fuga durante una gita al giardino di Boboli dopo essere stato lasciato solo; la vicenda si è fortunatamente conclusa con l’arresto. Lo scorso 6 gennaio, Cosimini è stato ricoverato all’ospedale San Giuseppe di Empoli dopo azioni di autolesionismo alle dita del piede, e in seguito al Rems di Volterra, approfittando della chiusura dei centri Opg. Rems è l’acronimo di “residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza sanitaria”, con una “piccola differenza”. Non hanno, di fatto, controlli di sicurezza. C’è da meditare.  Su Caino. Ma anche su Abele.

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