Del graduation (e un ps)

Andrò controcorrente, anche nei confronti di molte persone che hanno la mia stima o con le quali spesso mi trovo d’accordo. A me il “graduation day” dell’Università di Siena è piaciuto. Certo, è vicino ad una cultura che non mi appartiene, a me non piacciono particolarmente pure i termini anglofoni e similari. Mi ha però convinto la “filosofia” che sta dietro al graduation e all’iniziativa “Connessioni”, cioè la giornata organizzata dall’associazione Alumni, che racchiude gli ex studenti di Siena ed anche il progetto di “mentoring”. Perchè crea identità e comunità accademica, lega fra loro le persone, le “connette” con Siena nel tempo. Insomma si è sempre studenti, si è sempre un po’ senesi. E questo rientra anche nella tanto decantata “internazionalizzazione” e nell’altrettanto decantata “attrattività”, che poi devono avere proposte concrete e fattibili per essere realmente attuate, al di là dei tanti proclami. Tutto può essere migliorato, s’intende, ma a me è parsa un’esperienza positiva, che non va a scontrarsi con quello che c’è già. Senza chiudersi in provincialismi culturali che, peraltro, non hanno niente a che fare con la Siena che fu, città da sempre aperta e “di passaggio”.  Interessante anche l’esperiento di far tenere una lectio magistralis ad un ex studente dell’università, quest’anno Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del Fondo Monetario internazionale. Evidentemente Siena ha “prodotto” tante persone che si ricordano della bellezza della città in cui hanno studiato, che hanno avuto successo nella vita e qualcun’altro ne produrrà negli anni prossimi.

Ps ps “paliesco”: grandi emozioni ieri alla presentazione del Drappellone di Tommaso Andreini e del Masgalano di Chiara Flamini. Belle parole di Margherita Anselmi Zondadari e di Senio Sensi, grande emozione in quelle dell’autore. Non dò giudizi “artistici” sul Drappellone, non ne sono capace. Ma su passione e  cuore, invece, il commento non può che essere positivo.

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2 risposte a Del graduation (e un ps)

  1. Io ho partecipato all’evento e mi è piaciuto. Mi è però dispiaciuto per il tocco anziché il goliardo, come giustamente hanno fatto notare le Feriae, tra il serio e il faceto: non si tratta di un semplice particolare, specie a fronte delle molte parole spese sul legame storico-tradizionale che rende Siena e la sua università speciali. Mi auguro che per il prossimo anno questo aspetto venga cambiato, giacché è un peccato vedere una “macchia” del genere in quella che per il resto è stata una giornata piacevole con momenti davvero capaci di far sentire (finalmente) gli alumni del nostro ateneo parte di una comunità, accademica e locale, che si vanti di averli accolti e cresciuti.

  2. Pingback: Editoriale de Il Santo e Rassegna Stampa – Caso David Rossi, quei rilievi da fare prima… Le americanate di cui si può fare a meno… | IL SANTO NOTIZIE DI SIENA

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